Di famiglia portoghese, ma nata a Roma, all'anagrafe Leonor da Fonseca Pimentel ChavesCento storie di strada di Daniele Presutti, Bibliotheka Edizioni, 2014, ISBN 978-88-9880-17-56, viene ricordata nelle pubblicazioni tedesche, inglesi e italiane con il nome italianizzato che venne adottato dalla sua famiglia nelle residenze di Roma e Napoli; con lo stesso nome fu tra i protagonisti della scena politica di fine XVIII secolo.

Biografia

Di casato originario di Beja nell'Alentejopadre: Clemente Henriques de Fonseca Pimentel Chaves, nato nel 1723, conobbe la madre, Caterina Lopez de Léon, a Roma., poco dopo la sua nascita, a seguito della rottura dei rapporti diplomaticiAccusati di corrompere la gioventù e di essere i principali artefici della supremazia papale sul potere monarchico, i gesuiti furono espulsi dai principali regni e dalle loro colonie. In Portogallo, Sebastião José de Carvalho e Melo, marchese di Pombal, Ministro del Regno sotto Giuseppe I del Portogallo e fautore dell’assolutismo monarchico, entrò dapprima in conflitto con la Compagnia di Gesù per problemi legati alle reducciones brasiliane poi, nel 1758, accusò i Gesuiti di essere coinvolti nel fallito attentato a re Giuseppe I. L’anno successivo, nel 1759, il re confiscò i possedimenti dell’ordine decretandone l’espulsione (William Bangert -1990- Storia della Compagnia di Gesù, Marietti, Genova); ne conseguì la frattura con lo Stato Pontificio che, a sua volta, decretò l’espulsione dei cittadini portoghesi dai suoi territori. fra il Regno del Portogallo e lo Stato Pontificio, la sua famiglia si trasferìÈ dibattuto se il trasferimento sia avvenuto nel 1760 (Maria Antonietta Macciocchi (1998) Cara Eleonora. Passione e morte della Fonseca Pimentel nella rivoluzione napoletana, Libri S.p.A. Milano) o nel 1761 ("Une Portugaise au coiur de la Revolution Napolitaine" Online. ASTI) da Roma a Napoli.

Grazie all'aiuto di uno zio, l'abate Antonio Lopez"...uomo assai noto per la probità e valore nelle lettere..." (Arch. di Stato di Napoli, Atti del Proc. di separazione coniugale Fonseca. Tria, deposizione di D. Giuseppe de Souza, ff. 94-98), e soprattutto perché intellettualmente precoce e molto vivace e capace fin dall'infanzia di leggere e scrivere in latino e greco, si dedicò allo studio delle lettere e si cimentò nella composizione di versi (sonetti, cantate, epitalami). Era inoltre in grado di parlare diverse lingue moderneParlava portoghese, italiano, francese e sapeva leggere l'inglese (Arch. di Stato di Napoli, Atti del Proc. di separazione coniugale Fonseca. Tria, deposizione di D. Giuseppe de Souza, ff. 94-98); era inoltre appassionata di matematica e fisica, e seguì le lezioni di F.M. Guidi, matematico, poiché era "...molto portata per le scienze..." (idem, deposizione di F. M. Guidi, ff. 90-94) e, ancor giovane, fu ammessa all'Accademia dei FilaletiFileteti, ovvero "amanti della verità", altro nome con cui veniva indicata la scuola dei Neoplatonici Alessandrini, o Teosofi, fondata da Ammonio Sacca nel III secolo., dove assunse il nome di "Epolnifenora Olcesamante" (anagramma del suo vero nome e cognome), e all'Accademia dell'Arcadia, con il nome di "Altidora Esperetusa". Ebbe scambi epistolari con letterati tra cui Pietro Metastasio, colpito dalle sue capacità, a cui dall'età di diciotto anni aveva cominciato a inviare i suoi primi componimentiIn una lettera datata 9 ottobre 1775, in risposta ad una missiva di Eleonora, Metastasio lodava "la nobile e annoniosa franchezza" nel verseggiare nonché la "vivace immaginazione" e la sicurezza dell'erudizione storica e mitologicaPietro Metastasio (1832), Tutte le opere, Firenze, pp. 1048 ss. e 1088-1093. Si dedicò in seguito allo studio delle discipline storiche, giuridiche ed economiche. Fin dall'adolescenza partecipò ai salotti di Gaetano Filangieri, dove incontrò tra gli altri il dottor Domenico Cirillo e il massone Antonio Jerocades. Scrisse un testo di argomento finanziario e tradusse dal latino all'italiano, commentandola, la dissertazione dell'avvocato napoletano Nicola Caravita (1647-1717) sui pretesi diritti dello Stato Pontificio sul Regno di Napoli" Nullum ius Romani pontificis maximi in Regno Neapolitano: Niun diritto compete al sommo Pontefice sul Regno di Napoli. Dissertazione storica-legale del consigliere Nicolò Caravita", Napoli 1707. Inoltre in occasione del matrimonio tra re Ferdinando IV e Maria Carolina d'Austria compose, sedicenne, il "Tempio della gloria"Edito a Napoli nel 1768., un epitalamio per le nozze dei sovraniB. Croce ritenne l'epitalamio una "non poesia", dato il valore esclusivamente encomiastico. Per una lettura del testo completo, si veda Elena Urgnagni (1998), La vicenda letteraria e politica di Eleonora de Fonseca Pimentel, Napoli, La Città del Sole, pp. 36-74).. Per i suoi meriti letterari venne ricevuta a Corte e le fu concesso un sussidio come bibliotecaria della regina, ruolo che occuperà per molti anni.

Alla fine del 1771 morì la madre Caterina Lopez. Nel 1776 iniziò una corrispondenza con Voltaire, cui dedicò un sonetto (del quale non si conosce il testo) ottenendo, in risposta, un analogo componimento pubblicato sul Giornale letterario di Siena"Versi del sig. di Voltaire responsivi ad un sonetto della nobile ed egregia donzella E. F. di P. abitante a Napoli", luglio 1776, p. LXXIVersi del sig. di Voltaire responsivi ad un sonetto della nobile ed egregia donzella E. F. di P. abitante a Napoli (da Elena Urgnagni, 1998) Beau rossignol de la belle Italie Vôtre sonnet cayeole un vieux hibou Au mont Jura rétiré dans un trou Sans voix, sans plumes, & privé de génie. Il veut quitter son païs morfondu: Auprès de vous à Naples il va se rendre S'il peut vous voir, & s'il peut vous entendre, Il réprendra tout ce qu'il a perdu.

trad. Dolce usignolo della bella Italia Il vostro sonetto coccola un vecchio gufo Rifugiato sul monte Giura in un buco, Senza voce, spennacchiato, e privo di genio. Vuol lasciare il suo paese noioso; Vicino a voi a Napoli vuole venire, Se vi può vedere, se può ascoltarvi, Riacquisterà tutto quello che ha perso.

Nel febbraio 1778 sposò, presso la chiesa di Sant'Anna di PalazzoPresso la stessa chiesa era stata sepolta, nel 1771, la madre e, nel 1779, venne sepolto l'unico figlio della coppia, Francesco, morto all'età di circa un anno, il quarantaquattrenne Pasquale Tria de SolisCome risulta dagli atti del processo di separazione (Arch. di Stato di Napoli, Atti del Proc. di separazione coniugale Fonseca. Tria, fasc. 43), il matrimonio si celebrò presso la Chiesa di Sant'Anna di Palazzo. Il contratto matrimoniale prevedeva che la sposa portasse in dote il corredo, nonché ducati, di cui in contanti, e la somma di ulteriori 333 per l'acquisto, da parte del Tria Solis, di una proprietà. Di converso, il marito avrebbe dovuto concederle un donativo annuo di 50 ducati per "lacci e spille", ovvero per l'acquisto di beni personali. In realtà, come risulta dagli atti sopra citati, il Tria Solis non solo dilapidò ben presto la dote della moglie, ma non versò mai il cosiddetto "spillatico". Si consideri, per valutare l'entità della dote portata dalla Pimentel Fonseca, che a metà dell'800, il reddito medio di un operaio oscillava tra i 59 e i 73 ducati annui, che un professore dell'Università di Napoli raggiungeva i 210, e che il Segretario perpetuo della Società Economica Provinciale percepiva circa 240 ducati anno ("La Società economica di Terra di Lavoro", Alessandro Marra, Milano 2006, p. 93 e sgg.)., tenente dell'esercito napoletano (14º Reggimento Sannio). Nell'ottobre dello stesso anno nacque un figlio, Francesco, che morì dopo otto mesi; resterà l'unico figlio da lei avuto, anche a causa dei maltrattamenti subiti dal maritoCome risulta dagli atti del processo di separazione (Arch. di Stato di Napoli, Atti del Proc. di separazione coniugale Fonseca. Tria, ff. 94-98), deposizione di Eleonora:...giunse al pazzo furore di voler bruciare due libretti di epistole inglesi contenenti la storia di quell'isola ed altri di belle lettere francesi stampati in Olanda traendo argomento dalla lingua e dal luogo che dovessero essere ereticali ed affermando che egli come marito poteva e voleva guidare le mie azioni e la mia coscienza, che le causeranno due abortiNel 1779 scrisse peraltro una Ode elegiaca di Altidora Esperetusa per un aborto nel quale fu maestrevolmente assistita da Michele Renato Pean (M.R. Pean, inglese, è annotato nel Calendario di Corte come "chirurgo della Regina"). Per il testo si veda Elena Urgnagni 1998, pp. 161-172. Per il figlio morto scrisse cinque sonettiPer i testi completi dei sonetti si veda Elena Urgnagni 1998, pp. 156-161., pervasi di disperato amore maternoDai "Sonetti di Altidora Esperetusa in morte del suo unico figlio", Napoli 1779:Figlio, tu regni in cielo, io qui men resto Misera, afflitta, e di te orba e priva. Figlio, mio caro figlio, ahi! l'ora è questa ch'io soleva amorosa a te girarmi, e dolcemente tu solei mirarmi a me chinando la vezzosa testa. Del tuo ristoro indi ansiosa e presta i' ti cibava; e tu parevi alzarmi la tenerella mano, e i primi darmi pegni d'amor: memoria al cor funesta!

L'anno precedente (1777) aveva pubblicato a Napoli "Il Trionfo della Virtù"Testo completo, preceduto dalla lettera di Eleonora a Sebastião José de Carvalho e Melo, Marchese di Pombal, Primo ministro e Segretario di Stato del Portogallo, in Elena Urgnagni 1998, pp. 131-156., in cui manifestava il suo omaggio all'istituzione regale indicando il re come "...distributore della giustizia e della provvidenza...".