La manipolazione dei mezzi di comunicazione di massa attiene alle tecniche con cui soggetti interessati creano un'immagine pubblica o un argomento che favorisca i loro interessi particolari, a discapito del conclamato intento di servire soltanto l'interesse pubblico.

Storia Dal punto di vista della sua storia linguistica, il termine “propaganda” fece la sua prima comparsa nella denominazione latina “Sacra Congregatio de Propaganda Fide”, il dicastero pontificio fondato il 22 giugno 1622 da Gregorio XV con la bolla Inscrutabili divinae.

Contrariamente a quanto molti pensano, il fenomeno delle fake news è sempre esistito. Ciò che è cambiato negli ultimi tempi è l'enfasi che viene data a questo problema. Le fake news hanno origini antiche, risalenti alle prime civiltà. Diverse testimonianze documentano l'esistenza di questo fenomeno già prima dell'invenzione della stampa, I faraoni egizi, i sovrani assiri, i re persiani, gli imperatori cinesi: tutti hanno lasciato iscrizioni monumentali che descrivono un mondo in cui il sovrano vince sempre, governa con saggezza e riceve approvazione divina. Le battaglie sono trionfi, mai fallimenti. Le rivolte interne vengono cancellate. Gli avversari sono barbari, malvagi, degenerati. Nell'Antico Testamento della Bibbia è presente una delle prime testimonianze scritte di un uso della propaganda, a scopi politico-militari, in riferimento all'assedio di Gerusalemme da parte degli Assiri: nel secondo dei libri dei re si narra il tentativo di Sennacherib, re di Assiria, di sottomettere la popolazione giudea di Gerusalemme attraverso una strategia di propaganda intimidatoria. Siamo all'altezza del 701 a.C. Nell'Atene di Pericle, modello mitopoietico della democrazia, Gorgia, maestro di retorica, insegnò all'aspirante politico l'arte del conquistare il favore dell'agorà attraverso la persuasione dell'animo congiunta alla parola, definita come “un gran dominatore, che con piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere” Un altro esempio può essere ricordato nel contesto del secondo triumvirato di Roma (43 d.C.). Durante questo periodo cruciale dell'antica Repubblica Romana, la disinformazione e le storie infondate giocarono un ruolo fondamentale nell'acuirsi delle gelosie e dell'odio tra i tre fondatori del triumvirato: Ottaviano, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido (come ricordano Wright e Frederick, 1937). Storie infondate e notizie false, accuratamente concepite e diffuse, contribuirono a seminare la discordia e l'odio tra i membri del Triumvirato, accrescendo la rivalità che alla fine portò a una serie di conflitti armati e intrighi politici noti come la "guerra civile romana". “La force est fondée sur l’opinion. Qu’est-ce que le gouvernement? Rien, s'il n'a pas l'opinion”, affermava Napoleone Bonaparte. Durante la prima guerra mondiale molti giornalisti furono costretti a riportare informazioni incomplete o inesatte, poiché l'accesso ai campi di battaglia era spesso vietato o limitato dalle autorità militari. Questa mancanza di accesso diretto portò ad una dipendenza da fonti ufficiali e comunicati governativi, che spesso filtravano o manipolavano le informazioni in modo da presentare una narrativa favorevole al proprio paese. Nella seconda guerra mondiale le agenzie di propaganda e i media governativi diffusero notizie false, storie inventate e narrazioni manipolate per plasmare l'opinione pubblica e rafforzare l'unità nazionale. Le strategie di disinformazione includevano la demonizzazione dell'avversario, la manipolazione delle informazioni sulle cause della guerra e la presentazione selettiva di fatti per favorire le posizioni del governo. Un esempio notevole di propaganda di disinformazione durante la seconda guerra mondiale fu il regime nazista in Germania, che utilizzò abilmente la propaganda per giustificare le sue azioni aggressive e promuovere l'ideologia nazista. «Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità», disse Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich dal 1933 al 1945. Le tattiche mediatiche di propaganda fondate sulla menzogna utilizzate dai nazisti sono le stesse utilizzate oggi dal capitalismo, sia per influenzare le idee politiche delle masse sia per sponsorizzare i famosi marchi delle multinazionali con pubblicità martellanti. Nella Germania nazista gli strumenti utilizzati per diffondere le informazioni erano: radio, cinema, ma anche le adunate oceaniche. Alla propaganda si aggiunse: censura sui giornali e il controllo della formazione scolastica. Altrettanto controllo manipolatorio sull'informazione era attuato dalle "veline" del regime fascista in Italia e dalla propaganda franchista in Spagna. Nel fascismo la manipolazione dell’opinione pubblica è avvenuta su due livelli: il primo, quello materiale, basato sulle Leggi speciali fasciste, riguarda la vita pratica, militare e privata dei cittadini e la gestione del tempo libero che limita gli spazi di libertà individuale; il secondo, quello ideale, agisce sulle emozioni proiettando un nuovo, unico e indiscutibile immaginario, quello fascista. Mussolini era fermamente convinto del fatto che i giornali dovevano essere utilizzati come una clava: “devono colpire dentro la testa fino a condizionare la formazione dell'opinione pubblica”. Mussolini riceve il capo del suo ufficio stampa ogni mattina, per dargli precise disposizioni (mutevoli di giorno in giorno) da inviare all'Agenzia Stefani, ai direttori, ai capo redattori dei giornali. Gli ordini vengono scritti in multi-copia con carta carbone su carta velina, per poi essere inviati a disposizione delle varie redazioni. La disinformazione fu particolarmente utilizzata in modo spietato per alimentare l'odio e il pregiudizio contro gli ebrei. Il periodo della guerra fredda (1947-1991) vide l'emergere di alcune delle più grandi bufale e campagne di disinformazione mai viste, orchestrate dal governo sovietico: lo stalinismo innanzitutto cercò di screditare e indebolire gli oppositori governativi sia all'interno che all'estero, creando una serie di campagne mirate a minare la loro reputazione. Eclatante il caso della rimozione dalle fotografie dei primi anni del sovietismo delle figure che erano entrate in contrasto con Stalin, e i cui volti venivano rimossi dalle immagini di parate o eventi pubblici nei quali erano stati ritratti a fianco del dittatore quando ancora non erano stati ostracizzati, come nel caso di Lev Trotsky. Nel 1969 la strage di Piazza Fontana a Milano viene imputata con immediato clamore dai media all'anarchico Pietro Valpreda, divenuto poi esempio di vittima sacrificale innocente per ragioni di strategia della tensione come difesa anti-etica dello Stato e dello status-quo. Angelo Favo, giornalista del Corriere, definisce Valpreda, «ballerino, anarchico, dinamitardo, sterminatore di innocenti», il Corriere della Sera stesso titola a tutte colonne "Il mostro Valpreda", un giovanissimo Bruno Vespa in diretta televisiva dagli uffici degli inquirenti strilla "Pietro Valpreda è un colpevole!", alcuni quotidiani si appellano a lui coma la "bestia umana", e poi "squilibrato", "violento", "sadico", "maniaco". Valpreda passò così tre anni da recluso, per essere poi riabilitato solo dopo molto tempo, quando la strage sarà finalmente imputata a neofascisti e servizi segreti deviati dello Stato Italiano. Per la sentenza bisognerà aspettare il 12 Luglio 1985: è dichiarata l'innocenza assoluta di Pietro Valpreda e scaricata la responsabilità della strage sui neofascisti Freda e Ventura, condannati all'ergastolo.

Nel 1937 Clyde R. Miller, insieme a Kirtley Mather ed Edward A. Filene, fondò l'Istituto Americano per l'Analisi della Propaganda (IPA: Institute for Propaganda Analysis), utilizzato per “ricerche scientifiche sui metodi usati dai propagandisti di ogni specie per influenzare l’opinione pubblica”. che elencò sette tecniche propagandistiche fondamentali: affibbiare all’avversario nomi e qualifiche diffamatorie, sfruttare luoghi comuni attraenti (appelli alla giustizia, verità, bellezza ecc.), trasferire il sentimento del soggetto da una situazione consolidata a un'altra di interesse del propagandista (tecnica del transfert), fare riferimento al prestigio di determinati personaggi (tecnica degli attestati), ricorrere alla semplicità nel linguaggio e nelle situazioni descritte, tecnica del “barare al giuoco” (menzogne, falsità) e, infine, sfruttamento della frase “lo fanno tutti”. George Orwell fu uno dei primi ad analizzare e condannare il fenomeno manipolatorio, sia nella saggistica ("La politica e il linguaggio inglese") che, soprattutto, nel romanzo distopico 1984, pubblicato nel 1948. “La guerra è pace!” dice uno degli slogan del Partito di potere nel romanzo orwelliano. Ed oggi una delle maggiori giustificazioni agli interventi militari è proprio quella di agire per la pace; non a caso non si parla mai esplicitamente di “guerre” bensì di “missioni umanitarie”, “guerre di liberazione”, “esportazione della democrazia” e così via. Modi pratici per fare guerre senza dichiararle e senza aver nulla da temere da parte dell’opinione pubblica. Un'altra espressione continuamente messa in gioco è “processo di pace”.

Oggi dove prospera il capitalismo si verificano concentrazioni di aziende anche nel settore delle telecomunicazioni, che comprendono quindi il vasto mondo delle televisioni, dei giornali, delle riviste, dell'editoria, ecc. Tali concentrazioni, nell'epoca della mercificazione totale e del tripudio dell'ideologia neoliberista sono chiaramente detenute da un pugno più o meno ampio di capitalisti. Nel maggio 2016 Michael Snyder ha calcolato che il 90% del consumo “mediatico” medio (circa dieci ore al giorno) di un normale utente statunitense fosse di fatto proveniente da aziende affiliate o controllate sostanzialmente da sole sei grandi multinazionali: Comcast, The Walt Disney Company, News Corporation, Time Warner, Viacom e CBS Corporation. Queste, a loro volta, controllano altre aziende di varie dimensioni in un enorme gioco di scatole cinesi.

Contenuto Si tratta di tecniche che possono utilizzare paralogismi, propaganda e teorie del complotto; spesso includono atti di eliminazione di informazioni o di opinioni caratterizzate da terzietà, mediante il sovraffollamento intenzionale delle informazioni offerte nella medesima unità di tempo o di spazio, secondo tattiche di diversione dell'interesse dell'opinione pubblica. Anche quando esse non si sostanziano in veri e propri depistaggi - volti a distogliere l'attenzione dalle malefatte del potere - esse determinano una "spirale informativa" tale da confondere, a volte, ciò che è fondamentale da ciò che è accessorio.

Quando si approfitta della sete inestinguibile degli elettori di informazioni su coloro che li rappresentano, ad esempio, la delegittimazione attraverso la vita privata assume una connotazione specifica: «essa proviene semplicemente dal lavoro di rivelazione svolto dai media che, meccanicamente, fanno emergere informazioni negative dalla massa di immagini, testi, servizi, inchieste e confidenze che essi raccolgono e trasmettono»F. Cammarano e S. Cavazza (a cura di), Il nemico in politica. La delegittimazione dell'avversario nell'Europa contemporanea, Bologna, Il Mulino, 2010, p. 164..