Il fronte orientale, aperto nell'agosto 1914 dai russi con l'invasione della Prussia Orientale, fu uno dei principali teatri di guerra della prima guerra mondiale. Su questo fronte si scontrarono Germania, Austria-Ungheria e truppe dell'Impero ottomano di supporto da una parte, a cui si affiancò la Bulgaria nel 1915, e l'Impero russo dall'altra, a cui si unì la Romania nel 1916.
Contrariamente a quanto accadde sul fronte occidentale, a oriente la guerra di manovra non finì mai completamente; la guerra di posizione si alternava alle manovre a livello operativo. Questo fu dovuto anche alla conformazione geografica del territorio di combattimento: le foreste della Lituania e le vaste pianure e acquitrini di Polonia, Ucraina e Russia, si rivelarono troppo ampie per poter essere saturate di uomini e armi.. Nell'inverno 1916-17 le divisioni tedesche tenevano settori larghi 20-30 chilometri, mentre nelle Fiandre, la stessa porzione di territorio poteva essere riempita con ben otto divisioni. Ambedue i comandanti degli schieramenti si resero conto di non avere le risorse necessarie a difendere i loro settori nello stesso modo dei loro omologhi ad occidente, per cui la tattica dell'ordine aperto e lo sfruttamento degli ampi territori permisero ad entrambe le parti operazioni manovrate molto distanti dalle limitate avanzate ad occidente..
Nonostante la superiorità nelle tattiche e negli armamenti delle potenze centrali, la Russia, avvantaggiata dal suo enorme potenziale umano, non fu mai completamente sconfitta sul campo. La sconfitta della Russia avvenne solamente a seguito delle rivolte interne scaturite dal malcontento generalizzato della popolazione, dando il via a una rivoluzione che destituì lo zar Nicola II e mise al potere un governo provvisorio, sostituito a seguito della Rivoluzione d'ottobre da una Repubblica Socialista Sovietica, che il 3 marzo 1918 firmò il trattato di Brest-Litovsk con le potenze centrali e di fatto fece uscire la Russia dal conflitto.
Premesse Se ad occidente le scintille che avrebbero scatenato la guerra risiedevano nella volontà tedesca di competere con il Regno Unito sul mare e nelle colonie, e nel rancore reciproco tra Germania e Francia, ad oriente le cause scatenanti erano legate alle ambizioni di Austria-Ungheria e Russia di estendere i propri territori nei Balcani e alle ambizioni tedesche nel Medio Oriente. La Russia dello zar Nicola II coltivava forti ambizioni nella penisola balcanica, e si ergeva a paladina di uno Stato slavo, la Serbia, che lottava incessantemente per ampliare i propri confini verso il mare.
D'altra parte non perdeva d'occhio nemmeno le minoranze slave, ucraine, rutene e polacche sotto il dominio austriaco, che vedevano la Russia come la propria protettrice. L'impero di Francesco Giuseppe dal canto suo cercava di mantenere intatta la sua mastodontica struttura, cercando di rispondere ad alcune esigenze delle svariate minoranze etniche al suo interno. Nel 1867, per soddisfare le richieste di tedeschi e magiari, Francesco Giuseppe era stato proclamato imperatore d'Austria e re d'Ungheria. Nella parte austriaca della monarchia duale, era stato ideato un sistema parlamentare che venisse incontro alle diverse minoranze, con la presenza di rappresentanti in sede legislativa. Tuttavia, benché non desiderassero modificare lo status quo, anche gli Asburgo aspiravano a tenere sotto controllo l'unico elemento disturbatore a sud, la Serbia, la cui espansione sembrava inarrestabile..
I sistemi di alleanze europee venutisi a creare nel tardo Ottocento, erano specchio dei timori dei singoli stati. I due Imperi centrali, Germania e Austria-Ungheria, erano legati da vincoli formali analoghi a quelli che intercorrevano fin dal 1892 tra Russia e Francia, le due nazioni con cui la Gran Bretagna aveva stretto un'alleanza per dirimere i contrasti; tali alleanze avevano fatto nascere negli Imperi centrali la paura di un accerchiamento..
I rapporti con la Germania Dopo la guerra franco-prussiana del 1870 Bismarck tentò in ogni modo di isolare la Francia nello scacchiere europeo. Il suo primo sforzo fu quello di mettere d'accordo Austria e Russia attraverso un legame comune con la Germania, cercando allo stesso tempo di assicurare un assetto pacifico nei Balcani per evitare tensioni.. Le implicazioni della guerra russo-turca del 1877 lo indussero a stipulare un'alleanza difensiva con l'Austria-Ungheria nel 1879, nonostante le implicazione negative che ciò avrebbe potuto avere per la Russia, nel 1881 Bismarck riuscì in un exploit diplomatico a creare l'"alleanza dei tre imperatori" unendo formalmente Russia, Germania e Austria, che si impegnavano ad agire di comune accordo nei Balcani. Nel 1882 l'alleanza tra Austria e Germania fu ampliata con l'ingresso dell'Italia, mossa fatta per evitare una "pugnalata alle spalle" nel caso di guerra austro-russa..
Ma l'ascesa al trono di Guglielmo II minò immediatamente questo delicato sistema di alleanze creato da Bismarck. Il trattato di controassicurazione russo-tedesco del 1887 fu annullato e lo zar nel 1891 concluse un accordo con la Francia. Ma la mossa più provocatoria di Guglielmo fu il tentativo di assicurarsi il ruolo di "santo patrono" della Turchia, cosa che incrinò definitivamente i rapporti con la Russia, che aveva su Costantinopoli grandi ambizioni.. La Russia non fece altro che assicurarsi rapporti d'amicizia con i nemici della Germania, accrescendo la paura di accerchiamento dell'impero di Guglielmo II, il quale tentò in ogni modo un riavvicinamento con lo zar, che non avvenne. La nuova divisione in blocchi dell'Europa non era un equilibrio stabile, bensì una semplice barriera satura di esplosivo. La paura di un conflitto indusse tutti i paesi a dare sempre maggior potere ai vertici militari, autorizzati ad utilizzare a loro discrezione gli armamenti che le stesse nazioni si affrettavano ad accrescere.. Le prime scintille scoccarono nei Balcani nel 1908 e nel 1913 e coinvolsero indirettamente Russia, Austria e Germania, ognuna con pretese sui Paesi balcanici.
La crisi bosniaca
Regolate tutte le questioni della guerra russo-turca con il congresso di Berlino, nel 1878 la Bosnia ed Erzegovina fu ceduta all'amministrazione dell'Austria-Ungheria che, occupando la provincia ottomana, veniva così ripagata per non aver contrastato l'offensiva militare russa. Formalmente però la Bosnia-Erzegovina rimaneva dell'Impero ottomano e la Serbia poteva ancora sperare di unire il suo territorio a quello bosniaco. Per i serbi, infatti, la Bosnia-Erzegovina rappresentava una provincia nazionale.. Tuttavia nel 1908 l'Austria decise per l'annessione della regione, cosa che irritò la Serbia, che da decenni aveva conquistato l'indipendenza, perché vanificava la sua aspirazione per uno sbocco al mare Adriatico, precluso dall'Austria proprio con l'annessione della Bosnia-Erzegovina, annessione che peraltro avrebbe garantito all'Austria una base di partenza per attaccare la Serbia.. Serbia, Montenegro e Turchia erano fortemente contrari all'annessione ma, se Costantinopoli fu convinta con concessioni a riconoscerla, la Serbia non mollava la presa spalleggiata dalla Russia ansiosa di creare disordine nell'impero asburgico..
Solo la minaccia di un intervento tedesco fece desistere la Russia che il 24 marzo 1909 riconobbe la legittimità dell'annessione austriaca della Bosnia-Erzegovina.. Il 31 marzo sotto la minaccia di una mobilitazione austriaca, anche la Serbia si impegnò a mutare il corso della sua politica verso l'Austria.. Il 7 aprile raggiunto anche l'accordo col Montenegro (che grazie a Italia e Gran Bretagna ottenne alcuni vantaggi di sovranità sulla costa), il ministro degli esteri austriaco von Aehrenthal chiese alle potenze di riconoscere formalmente la soppressione dell'articolo 25 del trattato di Berlino, che appunto stabiliva la sola e semplice amministrazione austriaca della Bosnia. Riconoscimento che ottenne fra il 7 ed il 19 aprile..
Ma la miccia non si era spenta. A San Pietroburgo, Aleksei Stepanovič Čomjakov, il presidente della Duma, assicurò l'ambasciatore serbo che in quel momento non era possibile intervenire, ma che in futuro la Russia avrebbe considerato ogni violenza fatta alla Serbia come l'inizio di un incendio europeo, pp. 123, 124.. In una lettera a von Bülow del 22 giugno 1909, l'ambasciatore tedesco a Belgrado scrisse riferendosi al popolo serbo: «Il piccolo gruppo delle persone veramente colte o semicolte [...] non vuole rassegnarsi, per la sua boria nazionale offesa, ad accettare il fatto dell'annessione. Si starà, perciò, come il cacciatore alla posta, per cogliere l'istante giusto per sparare un colpo a segno». L'ambasciatore non sospettava, certo, di quale colpo molto concreto si sarebbe trattato il 28 giugno 1914.
La questione balcanica
La vittoria serba sulla Turchia nel 1912 rappresentò uno smacco per la Germania. Il successo militare del piccolo Stato slavo metteva a repentaglio non solo il predominio austriaco nei Balcani, ma anche l'ambizione della Germania di potenza egemone nei confronti della Turchia, mentre la cessione di territori ottomani alla Serbia fu vista con soddisfazione dalla Russia.. A conclusione della seconda guerra balcanica, la tutela delle esigenze tedesche nei confronti degli slavi fu inizialmente perseguita non tanto dalla Germania in modo diretto, ma dall'alleata Austria-Ungheria. Fu a seguito di pressioni austriache che la Turchia concesse la creazione dell'Albania in modo tale da negare alla Serbia altri possibili territori per arrivare al mare. Cosa che nel contempo fece la Grecia, che impedì l'accesso al mar Egeo annettendo la Tracia a spese della Turchia..
Ma la sete di territori coinvolgeva molti stati europei: l'Italia nel 1912 occupò la Libia a seguito di un conflitto armato e la Bulgaria conquistò uno sbocco nell'Egeo, entrambe a spese della Turchia. La Serbia durante la seconda guerra balcanica occupò l'Albania conquistando temporaneamente il suo accesso al mare Adriatico; per questo il 18 ottobre 1913 l'Austria inviò un ultimatum a Belgrado intimando l'evacuazione dell'Albania entro otto giorni: i Serbi chinarono il capo. Ma il seme della guerra era ormai ben piantato, la Germania non fece nulla per impedire all'Austria un'azione di forza, come nulla fece la Russia per impedire la possibilità di un conflitto..
La Germania esercitò sempre un'azione di freno consigliando moderazione tra Austria e Russia, ma nello stesso tempo cercava di ampliare la sua influenza in Turchia. Questo non piacque affatto alla Russia, che vedeva svanire il suo sogno di mettere mano nei Dardanelli, sogno che i suoi ministri credevano ora possibile solo con un conflitto generalizzato. Obiettivo russo era ora quello di estendere la sua influenza nei Balcani, scossa da recenti avvenimenti.. Tentò quindi di conquistarsi le simpatie della Romania, cosa che preoccupò l'Austria, ove le diverse etnie interne provocavano già pericolose tensioni. I governanti austriaci erano convinti che scatenare una guerra oltre i confini fosse la migliore soluzione per reprimere il malcontento dei serbi e croati nei territori annessi e dei romeni in Transilvania. L'Austria non escludeva quindi di usare duramente la forza contro quel serbatoio di tutte le forze di opposizione interne, costituita dalla Serbia amica della Russia..
La scintilla che incendiò irrimediabilmente la miccia fu l'attentato di Sarajevo. Domenica 28 giugno 1914, il bosniaco Gavrilo Princip riuscì ad assassinare a Sarajevo l'erede al trono d'Austria-Ungheria, l'arciduca Francesco Ferdinando e la sua consorte Sofia di Hohenberg, venendo immediatamente arrestato. Ne derivò una crisi diplomatica che nel giro di un mese, a causa del delicato sistema di alleanze europee, portò allo scoppio della prima guerra mondiale.