Figlio e successore di Kavad I (regnante dal 488 al 496 e dal 498/499-531), è forse il più noto dei re della dinastia sasanide, rimasto al potere dal 531 al 579.

Ereditando un impero che versava in ottime condizioni dopo la guerra iberica combattuta con i bizantini, Cosroe I strinse un trattato di pace con la controparte nel 532, la cosiddetta pace eterna, ai sensi della quale l'imperatore bizantino Giustiniano I pagò libbre d'oro ai Sasanidi. Cosroe si concentrò dunque sul consolidamento della sua autorità giustiziando i cospiratori, incluso il suo influente zio Bawi. Insoddisfatto delle azioni dei clienti e vassalli bizantini, i Ghassanidi, e fattosi convincere dagli inviati Ostrogoti giunti dall'Italia che gli riferivano di come Giustiniano fosse esclusivamente concentrato sulla sua campagna militare in Occidente, Cosroe violò il trattato di pace e dichiarò guerra a Costantinopoli nel 540. Durante la sua offensiva, riuscì a saccheggiare la città di Antiochia, raggiunse le coste del Mar Mediterraneo con la conquista di Seleucia di Pieria e organizzò delle corse dei carri a Apamea dove si unì alla Squadra Blu, che era sostenuta da Giustiniano, ma perse contro i Verdi rivali. Nel 541 invase la moderna Abcasia e la rese un protettorato persiano, dando così inizio alla guerra lazica. Nel 545, i due imperi decisero di fermare le guerre in Mesopotamia e Siria, mentre invece le ostilità in Lazica proseguirono. Nel 557 fu stipulata una tregua e nel 562 un trattato di pace cinquantennale.

Nel 572, Giustino II, successore di Giustiniano, infranse l'intesa di pace e scatenò la lunga guerra romano-persiana del 572-591 quando inviò una forza bizantina nella regione sasanide dell'Arzanene. L'anno successivo, Cosroe assediò ed espugnò l'importante città-fortezza bizantina di Dara, una dura perdita per Giustino II. I conflitti che tennero impegnato Cosroe non interessarono solo il fronte occidentale. A est, avendo stretto una fruttuosa alleanza con i Göktürk, riuscì a causare la caduta dell'impero eftalita, una potenza che aveva ottenuto varie vittorie a scapito dei Sasanidi nel V secolo, tanto da essere riusciti ad uccidere il nonno di Cosroe, Peroz I. A sud, le forze persiane guidate da Vahrez sconfissero gli Axumiti e conquistarono lo Yemen.

Cosroe I era noto per la sua grande attenzione verso la letteratura, la filosofia e il sapere in generale. Da un punto di vista culturale, sotto il suo regno l'arte e la scienza raggiunsero il periodo massimo di prosperità in tutto l'arco temporale di esistenza dell'impero sasanide. Durante il suo mandato, portò avanti il progetto di suo padre di realizzare importanti riforme sociali, militari ed economiche, promuovere il benessere sociale, aumentare le entrate statali, istituire un esercito ben addestrato e fondare o ricostruire molte città, palazzi e molte infrastrutture, tra cui pointi, canali e dighe. Per via della sua grandissima fama postuma, il suo nome divenne, allo stesso modo di quello di Cesare nella storia di Roma, una designazione di cui si fregiarono vari monarchi sasanidi di epoca successiva. Grazie ai suoi successi, alcuni lo hanno ritenuto uno dei re «più efficienti e più competenti che i persiani avessero mai avuto». Al momento della morte del sovrano, superando il primato precedentemente detenuto da Sapore II, l'impero sasanide di Cosroe aveva raggiunto la sua massima estensione, sviluppandosi dallo Yemen a ovest fino alle rive del fiume Oxus a est. Quando Cosroe perì, gli successe al trono suo figlio Ormisda IV.

Nome e titolatura Gli studiosi impiegano tradizionalmente la versione in persiano moderno del nome del sovrano, ovvero "Cosroe", mentre la versione originale in pahlavi era Husraw, a sua volta derivante dall'avestico Haosrauuah ("colui che gode di buona fama").; . Il nome è traslitterato in greco nella versione Chosroes (Χοσρόης) e in arabo come Kisra.. Oltre che con il suo nome di persona, talvolta viene indicato nelle fonti con l'epiteto Anushirvan ("l'anima immortale"), ovvero la traduzione in persiano moderno dal pahlavi anūšag-ruwān.. Tra le altre varianti del nome si segnalano Anoshirvan, Anushiravan. e Nowshīrvān.. Un altro epiteto con cui Cosroe era conosciuto era Dadgar ("dispensatore di giustizia")..

Fonti e storiografia Molte fonti relative a Cosroe risalgono all'era islamica, tra cui la Storia dei profeti e dei re di Ṭabarī, scritta in arabo, e lo Shāh-Nāmeh ("Il libro dei re"), l'epopea persiana medievale di Firdusi (morto nel 1020). Entrambi i testi forniscono molte informazioni sulle riforme di Cosroe e si desume che entrambe riferissero le informazioni contenute nel testo di storia in medio persiano intitolato Khwadāy-Nāmag ("Libro dei Signori").. Altre opere relative al sovrano sono state realizzate senza ispirarsi a testi diversi, come nel caso del Sirat Anushirwan, il quale era forse un'autobiografia realizzata dallo stesso Cosroe, ed è sopravvissuta perché copiata nell'opera dello storico persiano basso-medievale Miskawayh (932-1030). Cosroe è altresì menzionato in diverse fonti greche, come quelle di Procopio di Cesarea, Agazia e Menandro Protettore, che forniscono tutte importanti notizie sugli atteggiamenti e le tattiche intraprese da Cosroe durante le guerre romano-persiane. Anche alcuni autori siriaci come Giovanni da Efeso e Zaccaria Scolastico includono Cosroe nei propri lavori, offrendo una percezione delle conseguenze che le sue spedizioni causarono sulla popolazione che viveva al confine romano.

Biografia Primi anni

Cosroe I nacque probabilmente tra il 512 e il 514 ad Ardestan, una città situata nella provincia di Spahan e nell'odierno Iran centrale.; . La città risaliva al periodo achemenide, ospitava un tempio del fuoco e stava vivendo una fase di prosperità.. Secondo la leggenda, fu fondata dal mitologico re kayanide Kay Bahman, da cui i Sasanidi rivendicavano la loro discendenza. Cosroe era il figlio più giovane di Kavad I, lo scià sasanide in carica.. Sua madre era una principessa del casato di Ispahbudhan e sorella del principale generale persiano Bawi.; . Gli Ispahbudhan erano uno dei sette grandi casati partici, le principali discendenze aristocratiche dello Stato, ed esse esercitavano una certa ingerenza nella politica dell'impero sasanide. In particolare godevano di uno status così elevato da essere riconosciuti come «parenti e alleati dei sasanidi».. La famiglia rivestiva inoltre la prestigiosa carica di spahbod dell'Occidente, ovvero delle regioni sud-occidentali dell'impero sasanide (la Corasmia)..

Seguendo la tradizione delle famiglie aristocratiche o dell'alta borghesia, a Cosroe fu assegnato un maestro (frahangestān) tra i cinque e i sette anni.. Grazie a lui imparò a scrivere e apprese a memoria gli inni zorostriani yasht, Hadokht, Bayān Yasn e Vendidad, allo stesso modo di chi all'epoca seguiva un percorso di formazione per diventare sacerdote (herbed). Inoltre, studiò la traduzione medio persiana dellAvestā, lo Zend. Successivamente, imparò come cavalcare, come tirare con l'arco, le regole del polo (chovgan) e le fondamenta del sapere militare.

Trattative con Costantinopoli sull'adozione di Cosroe

Nel 520 circa, Kavad, per assicurarsi la successione di Cosroe, la cui posizione era minacciata dai fratelli rivali e dalla setta dei mazdakiti, propose all'imperatore Giustino I di adottarlo. Quest'ipotesi fu inizialmente accolta con entusiasmo dall'imperatore bizantino e da suo nipote, Giustiniano, ma il quaestor sacri palatii di Giustino, Proclo, si oppose alla mossa, forse perché preoccupato dalla prospettiva che in futuro Cosroe avrebbe tentato di impossessarsi o avanzato delle pretese sul trono bizantino. Costantinopoli avanzò a sua volta una controproposta per adottare Cosroe non come un romano, ma come un barbaro.. Alla fine, i negoziati terminarono con un nulla di fatto e la proposta si arenò. Secondo quanto riferito dalle fonti, Cosroe si sentì insultato dai bizantini e il suo atteggiamento si deteriorò nei loro confronti.

Mahbod, che insieme a Seose (Siyawush in fonti persiane) aveva agito come diplomatico nei negoziati, accusò quest'ultimo di sabotare di proposito le trattative. Ben presto ulteriori accuse furono mosse nei confronti di Seose, ritenuto dedito al culto di falsi idoli e reo di aver sepolto il corpo della moglie morta, una pratica vietata dalle leggi persiane. Per questo motivo, gli studiosi hanno ritenuto Seose molto probabilmente un seguace del mazdakismo, la setta religiosa che Kavad aveva in passato sostenuto per propugnare le sue riforme politiche ma a cui in seguito aveva voltato le spalle. Sebbene Seose fosse un caro amico di Kavad e lo avesse aiutato a fuggire dalla prigione, quest'ultimo non cercò di impedirne l'esecuzione, forse allo scopo di limitare l'immensa autorità di cui godeva Seose come capo dell'esercito sasanide, un incarico che aveva attirato la gelosia di agli altri nobili. In virtù, di queste premesse, si decise di giustiziare Seose e di abolire la carica che ricopriva. Nonostante il fallimento dei negoziati, fu solo nel 530 che scoppiò una guerra su vasta scala sulla principale frontiera orientale. Negli anni successivi, le due parti preferirono compiere incursioni per procura, incaricando gli Arabi alleati nel sud e gli Unni nel nord..

Persecuzione di Mazdak e dei suoi seguaci

Mazdak era il nome del rappresentante principale movimento religioso e filosofico chiamato mazdakismo. Il pensiero non si sviluppava soltanto in insegnamenti teologici, ma affermava anche che fossero opportuni dei cambiamenti da realizzare tramite riforme politiche e sociali che avrebbero avuto un impatto sulla nobiltà e sul clero.. Il movimento madzakita si dichiarava contrario alla violenza e chiedeva la condivisione di ricchezza, donne e proprietà, tanto che non a caso vari storici hanno considerato tale dottrina alla stregua di una sorta di forma arcaica di comunismo.; . Secondo gli studiosi moderni Touraj Daryaee e Matthew Canepa, l'ipotesi di condividere le donne era molto probabilmente una voluta esagerazione compiuta da Madzak e un proclama finalizzato a sottolineare la necessità di allentare le stringenti regole alla base del matrimonio per aiutare le classi inferiori.. Le potenti dinastie secolari intravedevano in questo concetto un ideale che avrebbe minato il proprio lignaggio e i propri diritti, che molto probabilmente era proprio l'obiettivo perseguito dal sacerdote. Kavad sfruttò la dottrina di Mazdak come uno strumento politico finalizzato a frenare il potere della nobiltà e del clero.; . Poiché la nobiltà e il clero videro la propria posizione indebolirsi, Kavad fu in grado di compiere le riforme che intendeva attuare con minore difficoltà.; . Una volta promulgate, il sovrano non aveva più la necessità di parteggiare per Mazdak negli anni 520, ragion per cui abbandonò il suo sostegno ai seguaci del filosofo.; . A tal fine, il sovrano convocò una sorta di concilio durante il quale non solo il clero zoroastriano, ma anche esponenti cristiani ed ebrei condannarono ufficialmente Mazdak e chi lo idolatrava..