Pachino è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Siracusa in Sicilia.
È la città che ospita la coltivazione dell'omonimo pomodoro ciliegino IGP.
Geografia fisica Territorio Pachino è situata nell'estremo sud est della Sicilia, a 51 chilometri da Siracusa. I comuni limitrofi sono: Noto a nord, Portopalo di Capo Passero a sud e Ispica a ovest.
Spiagge Le spiagge del territorio cittadino modellano la costa per un totale di 8 chilometri. Le più conosciute sono quelle di Lido, Cavettone e Morghella sulla costa ionica (da Marzamemi verso sud), mentre sulla costa mediterranea ci sono quella di Cuffara (conosciuta anche come Carratois), Costa dell'Ambra, in zona Contrada Concerie, Scarpitta, Chiappa e Raneddi (Granelli), fino al porto Ulisse. Il mare, limpido e di un intenso azzurro sulla costa ionica, anche in considerazione dei fondali, è invece di colore verde smeraldo sulla costa mediterranea; ricco di fauna ittica, è assai pescoso, il che rende la zona un importante riferimento commerciale, soprattutto per il mercato ittico catanese.
Clima Pachino ha un clima mediterraneo subtropicale. Posta a 65 metri sul livello del mare, nella parte sud-orientale del libero consorzio comunale di Siracusa, a cavallo del mar Mediterraneo e dello Ionio, Pachino ha un clima secco in primavera e in autunno, mite d'inverno e caldo afoso in estate. La città in primavera ed estate è spesso ventilata. Le precipitazioni sono concentrate soprattutto durante l'inverno. Una ricerca dell'ENEA del 2001, ha rilevato che Pachino è il comune italiano con più radiazione solare.
La neve è un fenomeno assai raro. Gli episodi in cui il termometro scese a zero gradi risalgono al febbraio 1929 e 1956, e al Capodanno 2015.
Origini del nome Il nome viene attestato in greco antico come Πάχυνος (Pákhunos), riadattato poi in lingua latina come Pachynus o Pachynum. Secondo lo storico e teologo siciliano Tommaso Fazello, l'etimologia sarebbe da rinvenire nel greco παχύς (pakhús, ovvero "abbondante", "fertile").
Storia Preistoria Il promontorio di Pachino si è formato nel periodo del Cretaceo (più di 70 milioni di anni fa) da eruzioni vulcaniche sottomarine, le cui vulcaniti (le più antiche della Sicilia) ne caratterizzano il territorio. Pare che il Promontorium Pachyni fosse abitato sin dalle prime epoche preistoriche, anche se di queste presenze non restano molte testimonianze: circa 10.000 anni fa fu abitata la grotta Corruggi, nella quale vennero rinvenuti moltissimi reperti archeologici, che si trovano conservati in gran parte presso il Museo archeologico regionale Paolo Orsi di Siracusa. Si tratta di raschiatoi, coltelli, lance, punteruoli, aghi e altri oggetti di uso quotidiano.
Dalle grotte Corruggi e del Fico, durante il periodo neolitico (tra l'8000 e il 1500 a.C.), l'uomo passò a vivere nelle grotte (una delle più note di questa zona è quella di Calafarina).
Successivamente, nell'età del ferro, del rame e del bronzo, fino all'arrivo dei Siculi, le abitazioni rupestri si spostarono nella vicina zona denominata "Cugni di Calafarina". Qui nacquero villaggi e necropoli, un dolmen per i defunti ed un forno sotterraneo per la lavorazione dei metalli, i cui resti, portati alla luce da Paolo Orsi, sono tuttora ben visibili e discretamente conservati.
Antichità
Dal 750 a.C. in poi, il territorio di Pachino fu abitato da fenici, punici e greci.
Dal 200 al 400 d.C., a dominare la zona furono i romani, che ne fecero un centro di attività commerciali e di colonizzazione. Con loro si sviluppò notevolmente l'agricoltura, e specialmente la coltivazione della vite e del frumento. Nel periodo ellenistico, furono edificati alcuni templi, di cui uno dedicato ad Apollo Libystino. Ancora oggi rimangono i resti di un tempietto votivo agreste in contrada Cugni, località nella quale furono tracciate le rotaie della via Elorina, tuttora ben visibili sulla roccia. La contrada Cugni, per l'alta concentrazione di resti antichi, risulta essere una sorta di "parco archeologico".
Medioevo
Dopo i romani, arrivarono prima i Bizantini (dal 500 all'800), poi gli Arabi (dall'800 al 1090) ed, infine, i Normanni.
Gli Arabi diedero il nome alla frazione di Marzamemi (porto delle tortore), nella quale costruirono la tonnara, rimasta funzionante fino agli anni cinquanta, introdussero la coltivazione degli agrumi, bonificarono le campagne, completarono l'acquedotto della Torre Xibini, costruirono le saline e i pozzi Senia per l'irrigazione dei campi (tuttora funzionanti), di cui uno alle porte di Marzamemi, detto u puzzu de quattru uocchi, utilizzato nei secoli, anche a livello industriale, da popoli diversi, pirati compresi.
Il declino della città inizia con i Normanni, gli Aragonesi e gli Angioini. In questo periodo furono erette le fortificazioni di Torre Xibini e Torre Fano contro le invasioni piratesche dei Turchi.
Età moderna Dal 1583 al 1714, nascono in Sicilia un centinaio di nuove terre feudali. In questo periodo si determina un sostanziale cambiamento della geografia dell'agro netino, con la fondazione, nella fascia costiera tra le tonnare di Marzamemi e Capo Passero e dei porti di Portopalo e della Marza, di Pachino e Portopalo.
La storia dell'attuale Pachino ha inizio quando, nel 1734, gli Starrabba di Piazza Armerina, proprietari dei feudi Scibini e Bimmisca e, come tali, aventi su tali feudi il titolo baronale oltre a quello di principi di Giardinelli, decisero di risiedere sul territorio per meglio curare i loro interessi. A tal fine, i fratelli Gaetano e Vincenzo Starrabba chiesero, nel 1758, a Carlo III di Borbone e, successivamente, nel 1760, a Ferdinando IV di Borbone l'autorizzazione a fondare una città (licentia populandi), decreto che fu emesso a Napoli, in data 21 luglio 1760, e che fu reso esecutivo in data 1º dicembre 1760, ottenendo così l'investitura del titolo di Barone della neonato feudo.
Colonia maltese Il principe Ferdinando I volle mettere in esecuzione le condizioni del Real Decreto. Invitò perciò i vicini maltesi a popolare il nuovo paese e diverse famiglie accettarono l'invito.
Seconda Guerra Mondiale Il 10 luglio 1943, nel tratto di costa che va da Licata a Pachino, ebbe inizio con lo sbarco in Sicilia da parte degli Alleati. L'attacco all'Italia fu deciso da americani e britannici durante la Conferenza di Casablanca; la pianificazione e organizzazione vennero affidate al generale Dwight Eisenhower.
LOperazione Husky costituì uno dei più grandi sbarchi della seconda guerra mondiale, permise l'occupazione in Europa delle potenze anglosassoni e l'attacco alle potenza dell'Asse. A mezzogiorno del 10 luglio i generali Alexander e Montgomery pranzarono all’albergo di Pachino dedicato proprio ai Savoia, di proprietà di Concettina Mescatello, al numero 13 di via Palestro, a pochi isolati dalla piazza centrale. A Pachino si erano infatti ritrovate anche le truppe che erano sbarcate a Marzamemi, oltre a quelle di Portopalo.Salvo Sorbello, Nome in codice Operazione Husky, LaSicilia quotidiano, 10 luglio 2018.
Difesi e accompagnati da un intenso bombardamento navale rivolto alla costa, intorno alle 3:00 di notte (9-10 luglio), presso Marzamemi, nell'area di Pachino (che dà il proprio nome all'erea geografica detta penisola di Pachino), i primi a sbarcare furono gli uomini della 231st Infantry Independent Brigade (la sopracitata brigata "Malta"), del generale Robert Urquhart, e la prima parte della 23rd Armoured Brigade (brigata corazzata) con gli Sherman, consistente nello Squadrone B del 46th (Liverpool Welsh) Royal Tank Regiment e nel 50th Royal Tank Regiment (il resto della brigata sarebbe giunta il 26 luglio).. Ken Ford, Assault on Sicily: Monty and Patton at War, 2007, cap. 7. La brigata indipendente dell'isola di Malta comprendeva tre battaglioni (2º battaglione del Devonshire Regiment, 1º battaglione del Dorsetshire Regiment e 1º battaglione dell'Hampshire Regiment), batterie anticarro e antiaeree, genieri, artiglieri e ambulanze con medici da campo (il 200° Field Ambulance del Royal Army Medical Corps). Costoro sbarcarono nel settore denominato Bark East, sul lato settentrionale della spiaggia detta Green Beach (divisa in Amber, Red e Scramble Red).
L'intera area della penisola di Pachino era difesa da circa 1.000 soldati italiani: 250 di questi erano posti nei capisaldi costieri delle spiagge che videro lo sbarco dei Royal Marines e dei canadesi. Il 40° Commando nel prendere la spiaggia ebbe un solo caduto e 20 uomini feriti, mentre il 41° ebbe 7 morti e 17 feriti.. Sulle spiagge pachinesi, atterrarono inoltre anche gruppi di aliantisti (per errore); alcuni di essi, presi prigionieri, vennero liberati verso l'alba dai Royal Marines.
Nonostante isolati atti di resistenza, la difesa della penisola di Pachino si rivelò cedevole e poco ostinata; il nemico, quindi, alle 9:00 del mattino del 10 luglio occupò il centro urbano di Pachino in maniera pacifica (Pachino era un altro grosso centro del siracusano: nel 1940 sfiorava pure esso i 20.000 abitanti). Fu la brigata indipendente di Malta la prima a mettervi piede. Gli scozzesi, detti Jocks, furono così lieti di non trovare ostilità nella popolazione, che fin da subito regalarono a piene mani cibo, dolciumi e sigarette; il capostazione della città, rimanendo positivamente colpito da quel determinato comportamento, telegrafò al suo collega di Vizzini (cittadina dei monti Iblei che amministrativamente faceva parte della provincia catanese), mandandogli un messaggio di rassicurazione sul fatto che sebbene l'invasione fosse cominciata, non riteneva vi fosse alcunché da temere per la popolazione civile, poiché gli Alleati mostravano per essa benevolenza..
Verso mezzogiorno i canadesi presero l'aeroporto di Pachino; distrutto sia dalle bombe che dagli italiani, che lo avevano arato per impedire agli inglesi di utilizzarlo, ma questi in tempi brevi lo sistemarono e, come fecero con la piana di Cassibile, lo fecero divenire sede della Royal Air Force. Conquistata tutta la penisola pachinese, parte dei canadesi seguì la 51ª divisione e la 231ª brigata, rimanendo nel siracusano (dirigendosi verso Rosolini e Noto), altra parte di essi si diresse invece alla conquista della provincia di Ragusa; entrambe le parti si inoltrarono poi, su ordine improvviso di Montgomery, nella Sicilia centrale.
Simboli
Stemma
Lo stemma è uno scudo interzato in fascia: nel primo terzo è raffigurata la torre di avvistamento di Xibini, eretta nel 1493 dal barone Antonino Xurtino (o Sortino), signore dei feudi Scibini, Bimmisca e Belludia, il cui emblema era una sfera armillare, che ha ispirato la figura del mappamondo che compare nella secondo terzo; nell'ultimo terzo vi è un porcellino, attributo di sant'Antonio abate, patrono degli allevatori e degli agricoltori. Lo scudo è ornato da due tralci di vite.
Gonfalone
Il gonfalone è un drappo di rosso, caricato dello stemma cittadino e, sopra di esso, della denominazione istituzionale in caratteri dorati CITTÀ DI PACHINO.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa Madre SS. Crocifisso: edificata nel 1790 dal marchese Vincenzo Starrabba per la comunità cristiana, si presenta con una semplice struttura comprendente una sola navata con una cappella a destra dell'abside; vi si conservano i resti di Gaetano e Vincenzo Starrabba. Restaurata nel 2010; Palazzo e Chiesa della tonnara di Marzamemi: edificati nel 1752; Chiesa Madonna del Rosario di Pompei; Chiesa San Corrado Confalonieri (Padri Canossiani); Chiesa San Giuseppe; Chiesa San Francesco d'Assisi; Chiesa Sacro Cuore di Gesù; Chiesa Santi Angeli; Chiesa Santi Pietro e Paolo; Chiesa San Francesco di Paola (Padri Canossiani - Marzamemi); Chiesa Valdese, progettata dall'arch. Leonardo Ricci nel 1964.
Architetture civili