Biografia Figlio di Gerardo Armeni e della nobildonna Maria Tazza, frequentò il Collegio Umberto I di Rieti e poi la Regia Accademia di belle arti di Roma, dove strinse fraterna amicizia col pittore e decoratore reatino Antonino Calcagnadoro e con il suo discepolo Luigi Catini, iniziando a dipingere fin da giovane.
All'Accademia conobbe anche i pittori spagnoli Angel Andrade Blázquez e Santiago Regidor Gomez: a entrambi mostrò le bellezze del lago di Piediluco e del fiume Velino, le cui vedute si possono riconoscere in due grandi tele di Santiago Regidor Gomez.
Completati tutti i vari corsi dell'Accademia entrò come insegnante in quello stesso Collegio di Rieti, dove aveva studiato. Sposò Zaira Magnatti, da cui ebbe tre figli. Successivamente insegnò e fu preside a Sansepolcro, Brescia, Ferentino, Rieti e Terni, fino al 1940.
Negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento collaborò con la rivista di letteratura, arte ed economia Vita Sabina scrivendo articoli sulla storia dell’arte italiana dal Medio Evo fino al Settecento e una storia del suo paese natìo col titolo Piediluco gemma dell’Umbria (1897). Scrisse anche parecchi testi scolastici e molte poesie in vernacolo e in italiano, sempre di forte connotazione satirica, pubblicate per anni sull’inserto per l'Umbria del Messaggero.
Opere pittoriche
Fu soprattutto pittore. I suoi quadri, pieni di luce e dalla forte vena poetica, trasmettono serenità e amore per la bellezza della natura. La sua pittura risentì soprattutto dell'indirizzo accademico, ma percepì anche gli aneliti anti-accademici, a volte impressionistici e a volte espressionistici, dei pittori italiani suoi predecessori o contemporanei, quali Filippo Palizzi, Cesare Fracassini, Luigi Morgari, Vincenzo Caprile, Federico Faruffini, Domenico Morelli e in modo speciale Antonio Fontanesi.
Partecipò a molte mostre, tra cui le esposizioni internazionali tenutesi rispettivamente a Genova nel 1908 e ad Amsterdam nel 1909: in entrambe vinse il Grand Prix e la Medaglia d’oro per il disegno ornamentale e geometrico. In Italia espose a Rieti nel 1926, 1928 e 1930; nel 1938 a Terni.
Degna di nota è la grande (3.50 x 2.50 m) tela a olio del 1903 Il farabuttismo vince sulla pietà: sullo sfondo di una fiera del bestiame, si vede in primo piano una chiromante che ha davanti a sé una fila di gente in coda per farsi leggere la mano, e in un angolo un povero vecchio dalla barba grigia a cui nessuno fa l’elemosina. Questa tela fu esposta nel padiglione italiano dell'Esposizione internazionale di St. Louis del 1904.
Opere letterarie
Riconoscimenti
Omaggi Nel 2013 la città di Terni gli ha intitolato il lungolago di Piediluco.
Note
Bibliografia
Voci correlate Antonino Calcagnadoro
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