Larcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2023 contava 100.100 battezzati su 100.500 abitanti. È retta dall'arcivescovo Orazio Soricelli.
Territorio L'arcidiocesi comprende quindici comuni della Campania, di cui quattordici in provincia di Salerno e uno (Agerola) nella città metropolitana di Napoli.
Sede arcivescovile è la città di Amalfi, dove si trova la cattedrale di Sant'Andrea Apostolo. A Cava de' Tirreni si trova la concattedrale di Santa Maria della Visitazione. Nel territorio sorgono anche tre antiche cattedrali: la basilica minore di Santa Maria Assunta e San Pantaleone a Ravello; la basilica di Santa Trofimena a Minori; e il duomo di San Lorenzo a Scala. A Cava de' Tirreni si trova anche la basilica minore di Santa Maria dell'Olmo.
Il territorio si estende su 154 km² ed è suddiviso da 77 parrocchie, raggruppate in 7 foranie: Agerola - Furore; Amalfi - Atrani - Ravello - Scala; Conca dei Marini - Positano - Praiano; Maiori - Minori - Tramonti; Cava centro-ovest; Cava est; Cetara - Vietri sul Mare.
Storia L'odierna arcidiocesi è frutto dell'unione di due sedi preesistenti, Amalfi e Cava de' Tirreni.
Amalfi Non si conosce l'origine della sede vescovile di Amalfi. La prima menzione storicamente documentata della sua esistenza è in una lettera di Gregorio Magno al suddiacono Antemio del 596, in cui viene citato il vescovo Pimenio (o Primenio o Pigmenio). Dopo di lui la serie dei vescovi si interrompe per mancanza di documenti, per riprendere solamente nel IX secolo. Da questo momento, fonti principali per lo studio della storia della città e della diocesi di Amalfi sono il Chronicon Amalphitanum e la Chronica archiepiscoporum Amalfitanorum, che riportano i nomi di diversi vescovi, a partire da Pietro I, documentato dall'829, e ancora vivente alla morte di Sicardo, principe di Benevento (839).
Il 13 febbraio 987, per volere del duca Mansone I di Amalfi, essa viene eretta in arcidiocesi e sede metropolitana; tale erezione fu confermata da papa Giovanni XV, che il 30 novembre dello stesso anno consacrò primo arcivescovo Leone II nella basilica lateranense a Roma. Nello stesso anno furono erette a sedi vescovili, suffraganee della nuova sede metropolitana, le città di Scala, Minori, Lettere e Capri.
Tra gli arcivescovi immediatamente successivi a Leone II sono da segnalare: Lorenzo, noto scrittore ecclesiastico; Pietro Alferio, che prese parte della delegazione romana inviata a Costantinopoli al patriarca Michele Cerulario, nei tristi giorni della nascita dello scisma tra le Chiese latina e greca (1054); Bartolomeo Pignatelli, ricordato da Dante nel Purgatorio.
Nel 1087 anche Ravello fu eretta a sede vescovile da papa Vittore III, con territorio scorporato da quello di Amalfi, e con il privilegio di esenzione dalla giurisdizione metropolitica amalfitana e l'immediata soggezione alla Santa Sede.
Durante l'episcopato di Matteo Capuano, il cardinale Pietro Capuano trasferì ad Amalfi da Costantinopoli il corpo dell'apostolo Andrea. Nel Cinquecento, mentre era amministratore apostolico di Amalfi, Giovanni de' Medici fu eletto papa con il nome di Leone X.
Nel periodo post-tridentino, si distinsero l'arcivescovo Giulio Rossino (1576-1616), nunzio apostolico a Napoli, che convocò due sinodi diocesani ed uno provinciale (1597); e Matteo Granito (1635-1638), che restaurò la cattedrale ed il palazzo vescovile, ed istituì il seminario arcivescovile.
In seguito al concordato del 1818 tra il papa Pio VII e il re Ferdinando I, con la bolla De utiliori Amalfi perse tutte le sue diocesi suffraganee che furono soppresse: le diocesi di Minori e di Ravello-Scala (che intanto erano state unite) furono incorporate ad Amalfi; Lettere fu assorbita dalla diocesi di Castellammare e Capri fu aggregata all'arcidiocesi di Sorrento. Da questo momento, Amalfi divenne semplice arcidiocesi, immediatamente soggetta alla Santa Sede.
Al momento della piena unione con Cava nel 1986, l'arcidiocesi di Amalfi comprendeva 50 parrocchie nei comuni di Agerola (6), Amalfi (6), Atrani (1), Cetara (1), Conca dei Marini (2), Furore (2), Maiori (5), Minori (3), Positano (2), Praiano (2), Ravello (3), Scala (4), Tramonti (13).Decreto 23 dicembre 1986 , Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 11 del 15-01-1987.
Cava Nei primi anni venti dell'XI secolo venne fondata l'abbazia della Santissima Trinità di Cava ad opera di sant'Alferio Pappacarbone. Nel 1058 il principe longobardo Gisulfo II di Salerno donò all'abbazia il territorio dell'intera vallata metelliana. Nel 1092 la terra de La Cava, l'attuale territorio di Cava, Vietri e Cetara, pur continuando a far parte della diocesi di Salerno, fu affidata, con bolla di Urbano IITesto della bolla in: Ughelli, Italia sacra, I, coll. 607-611., al governo spirituale e temporale degli abati della Santissima Trinità, che la governarono per tre secoli.
Il 7 agosto 1394, con la bolla Salvatoris nostri di papa Bonifacio IX, la terra di Cava fu elevata a città e la chiesa dell'abbazia della Santissima Trinità dichiarata cattedrale di una nuova diocesi, resa immediatamente soggetta alla Santa Sede, con territorio distaccato da quello della diocesi di Salerno. L'abbazia della Santissima Trinità di Cava non venne più governata da un abate, ma da un priore sottoposto al vescovo, e la comunità dei monaci formava il capitolo della cattedrale. Il vescovo che doveva essere un secolare, godeva di tutti i privilegi e di tutti i diritti di un abate regolare sull'abbazia cavense e doveva risiedere alla Badia, la cui chiesa venne dichiarata cattedrale della nuova diocesi.Paul Guillaume, Essai historique sur l'abbaye de Cava…, pp. 222-225.
Da quando nel 1431, il vescovo Angelotto Fosco fu elevato alla dignità cardinalizia e volle ritenersi in commendaIstituto in base al quale a uno stesso vescovo erano assegnate le rendite provenienti da più diocesi., percependone le rendite, l'abbazia e la diocesi cavense, fu affidata a vicari generali che si preoccuparono prevalentemente dell'amministrazione dei beni temporali, provocando il decadimento dell'azione spirituale e sociale della badia, che anche a causa dei rivolgimenti politici, si esaurì quasi del tutto.
Nei decenni seguenti l'abbazia perse il suo antico splendore di virtù e di santità. Nel monastero, nei priorati, nelle parrocchie e nelle chiese più remote i pochi monaci rimasti vivevano senza il rispetto della regola in assoluta libertà ed autonomia. Per l'abbazia della Santissima Trinità de La Cava, così come era già successo per tanti altri monasteri che da tempo versavano nelle stesse condizioni, si rese necessario riformare la regola cenobitica. Il cardinale Oliviero Carafa (1485-1511) decise di rinunciare alla commenda e riportò nel monastero benedettino la vita claustrale regolare. Pertanto, il 10 aprile 1497 con bolla di papa Alessandro VI, il monastero cavense con tutte le sue dipendenze fu incorporato nel movimento monastico riformato della Congregazione di Santa Giustina di Padova (detta poi Cassinese)Massimo Buchicchio, Reverendissimi in Christo Patres et Domini Cardinali commendatari de la abbazia de la Sanctissima Trinità et Episcopi de la cità de La Cava, Cava de' Tirreni 2011.
L'annessione dell'abbazia cavense alla Congregazione di Santa Giustina fu in un primo momento voluta ma poi contrastata dal popolo di Cava. I monaci, che avevano ritenuto la giurisdizione episcopale cavense voluta da Papa Bonifacio IX la principale causa dei propri mali, furono essi stessi a chiedere al cardinale Oliviero Carafa di includere, nelle clausole che andava a stipulare per il passaggio dell'abbazia alla Congregazione di Santa Giustina, oltre alla sua rinunzia alla commenda, anche la soppressione, alla sua morte, della giurisdizionale del vescovato di Cava.
Ma la università della Città de La Cava, che non aveva gradito la clausola della soppressione del vescovato perché ritenuta lesiva del proprio prestigio e diritto della urbs episcopalis cavensis, nel dicembre del 1503, insorgeva contro i monaci.
Il contrasto esplose quando l'abate Michele di Tarsia si rifiutò di riconoscere l'impegno in precedenza assunto dall'abate Arsenio di far erigere un nuovo vescovato cavense costituendone la relativa mensa. Il 6 marzo 1507, mercoledì delle Ceneri, la popolazione capeggiata da Ferdinando Castriota, dalla famiglia Longo e da altri esponenti della università, prendendo a pretesto alcune questioni di pascoli e sfruttamento di boschi sorte con i benedettini, fece irruzione nel monastero e mise a saccheggio le celle e l'appartamento dell'abate. I monaci si rifugiarono nel priorato di Sant'Angelo in Grotta a Nocera Inferiore, mentre la chiesa dell'abbazia venne affidata a dei preti diocesani.
Con la morte del cardinale Oliviero Carafa, avvenuta il 20 gennaio 1511 la questione del nuovo vescovato si fece attuale e pressante. Iniziarono snervati trattative senza esito tra l'università di Cava e la Congregazione di Santa Giustina.
La controversia fu risolta solo quando, il cardinale Luigi d'Aragona chiese l'intervento di papa Leone X di cui fu valido sostenitore nel conclave del 4 marzo 1513. Il pontefice, a solo tre giorni dall'insediamento sul soglio pontificio, accolse la richiesta dei cavesi e con la bolla Sincerae devotionis del 22 marzo 1513Testo della bolla in: Ughelli, Italia sacra, I, coll. 616-618. soppresse la diocesi abbaziale istituita dal suo predecessore papa Bonifacio IX nel 1394 e costituì la nuova diocesi di Cava, resa autonoma dall'abbazia benedettina, con sede nella cattedrale di Santa Maria Maggiore a Cava. Con la stessa bolla, il papa trasferì il cardinale Luigi d'Aragona dalla sede di Capaccio a quella cavense in qualità di amministratore apostolico; il primo vescovo, Pietro Sanfelice, fu nominato l'anno successivo. La nuova diocesi comprendeva l'intera valle metelliana (comprensiva degli odierni territori di Cava, Vietri sul Mare e Cetara) ed il territorio di Sant'Arsenio (nella vallo di Diano), eccetto alcuni priorati sparsi.Paul Guillaume, Essai historique sur l'abbaye de Cava…, p. 293.
Dal 1520 la diocesi di Cava venera come patrono il vescovo Sant'Adiutore. Secondo i Bollandisti, questi fu uno dei vescovi africani che, in seguito all'invasione dell'Africa settentrionale da parte dei Vandali, si rifugiarono in Campania. Secondo la tradizione, Adiutore svolse il suo apostolato di evangelizzazione nella valle di Cava.
A seguito del concordato tra la Santa Sede e il Regno delle Due Sicilie, il 27 giugno 1818 con la bolla De utiliori di papa Pio VII, alla diocesi di Cava fu unita aeque principaliter la diocesi di Sarno.Nelle nomine dei vescovi, presenti negli Acta Apostolicae Sedis del Novecento, si usa sempre l'espressione: Cathedralibus Ecclesiis Cavensi et Sarnensi, invicem perpetuo unitis …. Con la stessa bolla, fu soppressa la diocesi di Nocera de' Pagani ed il suo territorio venne unito a quello di Cava, fino al 1833, quando fu ripristinata la diocesi nocerina.
Nel 1850 il comune di Sant'Arsenio fu ceduto alla nuova diocesi di Diano.
Il 15 ottobre 1979 cedette le parrocchie di Corpo di Cava e di San Cesareo, frazioni del comune di Cava de' Tirreni, e quella di Dragonea, frazione di Vietri sul Mare, all'abbazia territoriale della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni. Decreto Quo aptius, AAS 71 (1979), p. 1362.
Al momento della piena unione con Amalfi nel 1986, la diocesi di Cava de' Tirreni comprendeva 26 parrocchie nei comuni di Cava de' Tirreni (20) e Vietri sul Mare (6).Decreto 11 novembre 1986 , Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 278 del 29-11-1986.
Amalfi-Cava de' Tirreni