Biografia

Gli anni del sacerdozio

Secondo di sei fratelli, Enrico Vanni nacque a Riccovolto di Frassinoro, in una località chiamata La Raggia, dal matrimonio tra Biagio e Rosa StefaniDon Luca Pazzaglia, Prof. Luciano Ruggi, Sig. Aldo Magnoni, “Memorie di Riccovolto - Ricordo di Don Enrico Vanni - Atti del convegno “Don Enrico Vanni, un prete di Riccovolto animatore della cultura italiana del primo Novecento” tenutosi a Montefiorino il 6 luglio 2002 a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Montefiorino”..

Venne ordinato sacerdote il 1º ottobre 1898 presso il Seminario di Fiumalbo, ma già nel 1891 insegnava grammatica latina e italianaGino Boilini, “Il Seminario di Fiumalbo - Centro di fede e di cultura”, Teic, Modena, 1979 - pag. 58-59.Luigi Paganelli, “Cattolici democratici cristiano sociali a Modena dal 1898 al 1918”, Mucchi, Modena, 1995. nello stesso. Nel marzo 1903 gli venne assegnato l’incarico di parroco della frazione modenese di FretoLe coordinate della Parrocchia di Freto e San Pancrazio sono 44° 40' 15.293" N 10° 53' 25.599" E., incarico che mantenne fino all’ottobre 1904. Ma nel corso di quel periodo, forse anche per provare a correggere le sue tendenze murriane, l’Arcivescovo di Modena, Natale Bruni, decise di inviarlo a Roma al Collegio LombardoLorenzo Bedeschi, “Don Enrico Vanni. Neanche all’archivio ci fu posto per lui”, in “Vita Pastorale”, Roma, Periodici San Paolo editore, n. 4, Aprile 2000 - pp. 58-62. e di fargli frequentare la Pontificia Università Gregoriana. Per questo, tra il 1903 e il luglio 1906Adriano Gimorri, “D. Attilio Pellesi - Uomo e scrittore”, Pievepelago, Editrice società Lo Scoltenna, 1951., il sacerdote riccovoltese risiedette spesso nella Capitale e, solo dopo avere conseguito la laurea in Diritto canonico, ebbe la possibilità di fare ritorno stabilmente a ModenaGino Malaguti, “Sul modernismo della rivista “La Ghirlandina” - Nonantola 1906-1907”, Nonantola, Centro Studi Storici Nonantolani, 2011 - pp. 49-50..

Dopo il ritorno, più precisamente negli anni della nascita e della diffusione del mensile modernista “La Ghirlandina” (1906-1907), divenne docente di Diritto canonico presso il Seminario metropolitano di Modena. Successivamente, però, dopo una visita apostolica organizzata per scongiurare la proliferazione delle idee socialiste tra i cattolici, fu assegnato suo malgrado al Seminario abbaziale di Nonantola (1907) e declassato da insegnante ad archivista. A Nonantola assunse la direzione dell’Archivio della Curia Abbaziale, ma nell’estate del 1911, dopo che, nel novembre 1907, Natale Bruni aveva iniziato ad applicare alla lettera le istruzioni della Santa Sede per debellare la piaga del modernismoQuesto anche se, in realtà, i rapporti tra Bruni e Vanni erano buoni, come può dimostrare del resto la visita alla casa natale del riccovoltese che l’Arcivescovo effettuò negli anni in cui l’ostilità nei confronti dei modernisti raggiunse il suo culmine., la Sacra Congregazione Concistorale decise di allontanarlo anche dall’archivio nonantolanoGiuseppe Pistoni, “Il Seminario metropolitano di Modena - Notizie e documenti”, Modena, Editrice Immacolata Concezione, 1953 - pp. 134-135..

Nel corso del 1912, dopo avere richiesto l’intervento del Governo, per risolvere la difficile situazione in cui si era venuto a trovare dopo l’allontanamento dall’Archivio della Curia Abbaziale, Vanni divenne Canonico della Basilica Palatina di San Nicolò di BariAlberto Barbieri, “Modenesi da ricordare - Ecclesiastici”, Modena, S.T.E.M. Mucchi, 1969.Pazzaglia, Ruggi e Magnoni scrivono che il suo passaggio a Bari avvenne grazie all’intervento del Ministero di Grazia e Giustizia, guidato allora da Camillo Finocchiaro Aprile, e aggiungono che fu Nello Quilici ad introdurlo in una “trafila laica che gli apriva l’entrata nel cosiddetto clero palatino di Bari, i cui associati erano di nomina regia”. Le basiliche palatine, infatti, furono chiese considerate di proprietà del regnante, e non della Chiesa cattolica. Questo almeno fino al 1929, ovvero fino alla stipula dei Patti Lateranensi. Ma l’attendibilità di ciò che è stato scritto da alcuni sulla sospensione a divinis che gli sarebbe stata comminata dopo l’allontanamento da Nonantola a causa delle sue idee moderniste sarebbe tutta da verificare, perché dalle carte “Vanni” dell’Archivio Diocesano di Modena-Nonantola (ACAMo, Natale Bruni, VIb, “Vanni”) si capisce chiaramente che fu il sacerdote riccovoltese a chiedere l’intervento dello Stato per portare a termine il trasferimento a Bari. Infatti, Vanni, riferendosi al suo desiderio di lasciare Modena, parla chiaramente di “scardinazione”, ovvero della procedura con cui un chierico viene distaccato dalla sua diocesi per essere assegnato a un'altra, e non di sospensione.. Prima di tale importante avvenimento, dopo avere conosciuto il giornalista e politico Filippo Naldi, aveva partecipato in prima persona, insieme a questi e al politico pavullese Giovanni BorelliA partire dall’ottobre 1912, Borelli fu anche socio onorario della prestigiosa accademia letteraria che Don Vanni aveva co-fondato a Pievepelago nel 1902: l’Accademia del Frignano "Lo Scoltenna", alla fondazione di un piccolo foglio liberale bolognese chiamato “Patria”, col quale egli stesso collaborò.

L’incontro con Filippo Naldi

Poco dopo la fondazione di Patria e prima del periodo barese, Don Vanni convisse per qualche tempo a Bologna con Naldi e il giornalista Nello Quilici. Tra di loro nacque un’amcizia che si mantenne anche quando il sacerdote assunse l’incarico che lo portò in Puglia. Insieme al primo dei due amici, nel dicembre 1912, il sacerdote effettuò anche un importante viaggio in Albania, dove Naldi si recava spesso come corrispondente del quotidiano La TribunaACS - UCI - B.30.. Proprio in tale periodo ebbe inizio la sua collaborazione con un altro importante quotidiano bolognese, Il Resto del Carlino, di cui lo stesso Naldi sarà condirettore, a partire dal 1913Filippo Naldi direttore de Il Resto del Carlino dal 24 dicembre 1913 al 27 aprile 1919. Insieme all’allora futuro direttore partecipò alla preparazione delle elezioni politiche che si tennero in quello stesso anno. In quella occasione si adoperò per valorizzare il lavoro e le idee dei cattolici liberali, ed affiancò Naldi per completare le operazioni pre-elettorali che questi svolgeva a quel tempo in collaborazione con l’Arcivescovo di Bologna, Giacomo Della ChiesaAntonio Scotta, “Giacomo Della Chiesa arcivescovo di Bologna, 1908-1914. L'ottimo noviziato episcopale di papa Benedetto XV”, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2002 - noto anche e soprattutto per essere diventato Pontefice della Chiesa Cattolica nel settembre 1914 col nome di Benedetto XV -.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, più precisamente dopo l’entrata in guerra dell’Italia, prestò servizio militare per quattro anni consecutivi, venendo assegnato all’Ufficio Storiografico della Mobilitazione Industriale, diretto dal suo conterraneo Giovanni Borelli. Tuttavia, alla conclusione di essa, Vanni rinunciò a fare ritorno a Bari, preferendo proseguire con la sua attività di giornalista, pur però non abbandonando mai l’abito talare e restando quindi “sacerdote nel senso più puro e rigido della parola”.

Nell’ottobre 1914, prima cioè dell’arruolamento e della conseguente assegnazione all’USMCreato infatti solo nel 1916 per volontà di Borelli. Nel 1917 tale ufficio, il quale prima di tale data dipendeva dal Sottosegretariato Armi e Munizioni di Alfredo Dallolio, era ubicato al 143 di Via delle Quattro Fontane, a Roma. Ma, prima della creazione del Ministero per le Armi e Munizioni, avvenuta nel giugno 1917, l’USM dipendeva dal Ministero della Guerra, il quale si trovava in via XX Settembre, sempre nella Capitale, proprio dove oggi si trova il Ministero della Difesa., Vanni era stato testimone inconsapevole di qualcosa che, ben presto, avrebbe rivoluzionato la storia d’Italia, quando, nel corso di un viaggio in treno da Brindisi a Bari, Filippo Naldi, a quel tempo già direttore del Carlino, decise di parlargli di un ambizioso progetto che prevedeva la fondazione di un quotidiano socialista interventista chiamato Il Popolo d'Italia e la creazione di un grande giornale completamente liberale a Roma (si trattava molto probabilmente de Il Tempo, ovvero del quotidiano che Pippo avrebbe voluto fondare già nella primavera del 1915, ma che, purtroppo, non poté inaugurare prima del dicembre 1917, a causa dell’opposizione di Antonio Salandra).

Per la verità, il sacerdote di Riccovolto non fu solamente un semplice collaboratore di tale testata romana. Ancor prima che essa venisse fondata, formava già, insieme a Pio Sterbini, ex vaticanista de Il Giornale d’Italia e segretario al Ministero della Guerra, e a Nello Quilici una specie di “triumvirato” attraverso cui si doveva passare per giungere a Naldi e al suo futuro giornaleNota “Il quotidiano “Il Tempo” - 26 febbraio 1917” - ACS - UCI - B.32.. Anzi, Vanni era considerato addirittura come una specie di direttore di tale “troika”, nonché la vera anima di tutti gli affari che ruotavano intorno a Pippo.

Tornando al Vanni sacerdote, è veramente difficile stabilire se e quando gli fu comminata la sospensione a divinis di cui alcuni storici hanno parlato facendo riferimento ai provvedimenti presi da Pio X per punire le sue tendenze murrianePiero Barucci, Simone Misiani, Manuela Mosca, “La cultura economica tra le due guerre”, Biblioteca storica degli economisti italiani - pag. 168., perché non esistono documenti che possano provare che essa sia stata effettivamente comminata. Esiste però prova del fatto che, il 12 ottobre 1920, il Ministero di Grazia, Giustizia e dei Culti del Regno d’Italia dichiarò “decaduto dal suo ufficio il sacerdote prof. Enrico Vanni, canonico della reale Basilica palatina di San Nicola di Bari”“Bollettino ufficiale del Ministero di Grazia, Giustizia e dei Culti, volume 41”, Stamperia Reale, 1920 - pag. 811. Questo anche se esistono prove dei suoi frequenti ritorni nella città pugliese, da Ferrara, anche dopo la data indicata nella nota relativa alla dichiarazione di decadenza; ritorni, questi, che Vanni avrebbe effettuato per “adempiere agli obblighi del beneficio palatino ormai vicino a cessare coi Patti Lateranensi”.

Con Nello Quilici al Corriere Padano

Il primo articolo a firma di Vanni comparso sul Corriere Padano è datato 9 gennaio 1926, ma dalla chiusura de Il Tempo, avvenuta nel 1922, all’inizio della collaborazione con il quotidiano ferrarese, Vanni non rimase di certo con le mani in mano: infatti, mentre risiedeva a Roma, al 5 di Via Calandrelli, nelle vicinanze del brefotrofio di Monteverde, nell’abitazione di NaldiPrima, nel 1917, dopo il matrimonio tra il giornalista Nello Quilici e Virginia Cucchi e il conseguente insediamento della coppia in un’abitazione di Via Virginio Orsini a Roma, Vanni aveva vissuto con loro per un periodo.ASR - DM - 457 (1924)., collaborava regolarmente con il Corriere Italiano, anche se il suo nome, al contrario, ad esempio, di quello del suo amico Nello Quilici, non venne mai inserito nell’elenco del personale di redazione del quotidiano di cui si parla.

L’esperienza romana del sacerdote si interruppe probabilmente il 16 giugno 1924, quando, mentre si trovava nell’abitazione romana di Naldi, insieme a quest’ultimo e a suo fratello Bertrando, all’ingegner Attilio Consalvo, all’avvocato Giuseppe Reboa e al ragionier Giovanni Costa, fu interrogato dal Commissario di Polizia, Genghi, dopo l’arresto di Naldi per favoreggiamento nell’ambito della fuga del direttore de Corriere Italiano, Filippo Filippelli, implicato nel delitto MatteottiArticolo “Come fu arrestato Filippo Naldi”, comparso su Il Giornale d’Italia nel giugno 1924..