Questa pagina contiene i quadri principali dei racconti de Le mille e una notte.

La narrazione della raccolta procede in blocchi, contenenti altrettante micro-storie, seguendo lo schema delle "scatole cinesi" (cornice narrativa).

Molte edizioni italiane de Le mille e una notte sono basate sulla classica traduzione in francese che Antoine Galland fece dall'arabo agli inizi del Settecento, che per prima fece conoscere in Europa questo capolavoro. La versione curata da Armando Dominicis, inizialmente pubblicata negli anni 1930, che viene rivista e aggiornata,Dalla prefazione: «Nella presente edizione viene reso un florilegio della traduzione del Galland, con scelta operata secondo criteri di agilità e di interesse, che sottraggano il lettore non specialista alla fatica di prolisse narrazioni o di intrighi poco utili ai fini della scoperta dello straordinario mondo sottostante al libro e tuttora vivo, nella sua agitata e pittoresca quotidianità, nelle città dell'Egitto e in molte delle medine maghrebine.» dalla casa editrice Newton Compton Editori è una delle più diffuse in Italia. Essa contiene 22 blocchi narrativi, incluso il prologo, raggruppanti le successive micro-storie.

Alla fine degli anni 1940, Francesco Gabrieli diresse un gruppo di esperti per una traduzione assai accurata dagli originali arabi (da lui personalmente supervisionata) per Giulio Einaudi Editore. Questa edizione, seppur anch'essa tenendo presente Galland come pure quelle della Mondadori e della Rizzoli, ha una "griglia" elaborata in maniera diversa.

1 - Storia di Sherazade e Shahriyār

Nella prima storia, che funge da prologo, dopo la morte dell'imperatore eredita il vasto impero il sultano Shahzaman, il quale dona al fratello minore Shahriyār il regno dei Tartari, con capitale Samarcanda. Il sultano ha soltanto una moglie, a differenza dell'harem di concubine, che però lo tradisce con un eunuco. Shahzaman è depresso e rammaricato, e confessa tutto al fratello, sostenendo che lui debba spiare la moglie durante la notte, per appurare se davvero lo tradisca. Shahriyār, di carattere più spietato e stupito dal fatto che il fratello non si vendichi subito, decide di accettare. Shahzaman però muore, e così Shahriyār, prendendone il posto, giunge nel regno dopo un periodo di soggiorno in Tartaria. Scopre che anche sua moglie lo tradisce con gli eunuchi, e cade in grave sconforto, uccidendo la consorte assieme alla schiera di guardie del corpo. Non bastasse, decide anche di vendicarsi dell'adulterio femminile in sé, sposando ogni giorno una ragazza del regno, per poi trucidarla all'alba del dì successivo, dopo una notte d'amore sfrenato.

Varie ragazze soccombono così loro malgrado, e un giorno al sultano tocca la principessa Shahrazād, figlia del visir imperiale. Con sorpresa, però, è Sherazade stessa a volere il matrimonio, in quanto il suo stratagemma, seppur ritenuto dai più folle, potrebbe convincerlo a risparmiarle la vita. Infatti, già prima delle nozze, Sherazade inizia a raccontare una storia al padre, quella del Bue e dell'asino, evitando di finire il racconto all'alba, costringendo così Shahriyār, affascinato dalla vicenda, a rimandare la sua esecuzione per ascoltare la fine. Storia del bue e dell'asino: un agricoltore ha un bue e un asino: mentre il primo un giorno, su consiglio dell'asino, si rilassa, il contadino affibbia tutto il lavoro al secondo. A fine giornata l'asino, sfinito dalla fatica e ormai pentito del consiglio dato, fa credere al bue che l'agricoltore voglia macellarlo, in modo tale che il bue riprenda a lavorare e così facendo l'agricoltore riduca il lavoro dell'asino.

Durante la prima notte di nozze, Sherazade fa venire nella stanza la sorella Dunyazad, che prima dell'alba supplica apposta Sherazade di narrarle una storia per farla addormentare. Sherazade inizia così la prima storia, suscitando la curiosità anche dal sultano.

2 - Il Mercante e il Genio Un mercante compie un viaggio, e fermandosi nel deserto, inizia a pranzare, gettando i semi dei datteri nella sabbia. Al ticchettio continuo dei datteri caduti, risponde un jinn malefico, gridando furiosamente contro il mercante. Dice che con i datteri lanciati violentemente lui ha ucciso involontariamente suo figlio, e ora deve pagare il fio. Il mercante lo supplica di aspettare almeno un anno per la morte, anteponendo la scusa che deve compiere i suoi ultimi affari, promettendo che entro un anno esatto tornerà nello stesso luogo d'incontro per perire. Il genio (jinn) acconsente, e dopo un anno il mercante torna, adempiendo alla sua promessa. Trova però tre vecchi: il primo ha una cerva, il secondo due cani e l'ultimo è da solo ed è fortemente depresso. Compare quindi il jinn, pronto a vendicarsi anche dei tre malcapitati, oltreché del mercante. I tre però lo supplicano di ascoltare le loro storie, prima di prendere la decisione di morte; e il jinn acconsente: Il primo vecchio narra della trasformazione malefica di suo figlio e della sua concubina in vacca e vitello, per mano della moglie gelosa e sterile. Il vecchio, non sapendo di ciò, addirittura stava per uccidere le bestie, credendole un dono, ma solo all'ultimo, guardando gli animali negli occhi, riconosce i propri familiari. L'uomo chiama dunque una maga per fare una magia purgativa, e la donna chiamata acconsente, a patto che si sposi con il figlio. Dopo il prodigio, la maga si vendica sulla donna sterile e gelosa, tramutandola in cerva. Il secondo vecchio è, come il protagonista della storia, un mercante, fratello di altri due venditori spendaccioni, sempre costretto a contrarre debiti per mantenersi. I due ad un tratto cercando di ucciderlo per rubargli i risparmi, dovendo pagare altri debiti, ma sopraggiunge una fata, travestita da concubina, tramutandoli in cani rognosi. Il terzo personaggio è un viaggiatore, giunto lì sopra un tappeto volante da Ghazna, governata da re Bahman, padre della principessa Scirna. La ragazza era segregata in un palazzo inaccessibile, per via di una profezia nefasta, e l'uomo protagonista aveva tentato di salvarla con un tappeto magico. Nella torre del palazzo i due si innamorano e passano molte notti assieme, finché il padre non lo scopre. Il mercante viaggiatore allora si finge uno spirito di Maometto, e con una profezia improvvisata riesce a catturare la benevolenza del re, che lo venera. Passando varie notti con Scirna, un giorno la città di Gazna entra in guerra con il re rivale Cacem, anche lui innamorato della principessa. Tuttavia l'uomo riesce a vincere la battaglia tirando frecce dal tappeto volante, e a sposare Scirna in un bosco. Lì accende dei piccoli falò per rendere l'atmosfera più romantica, ma il suo tappeto prende fuoco ed è ridotto a un cumulo di cenere. Viene quindi scacciato via dalla folla, che lo aveva creduto uno spirito benevolo, e giunge nel deserto al cospetto del jinn.

Impietosito dalle storie dei presenti, il genio lascia andare via tutti.

3 - Il pescatore e il segreto delle Colline Nere

Durante una battuta notturna nel mare, un pescatore molto povero pesca un vaso di rame, sul cui coperchio vi è il sigillo di re Salomone; il pescatore, strofinando meglio il coperchio per leggere l'iscrizione, non si accorge che ha destato dal sonno un jinn, furioso e pronto a uccidere il nuovo padrone della lampada, perché anni prima era stato imprigionato nel vaso dal re Salomone, detestando lui dei padroni, ed ora ha voglia di vendicarsi anche di quest'ultimo malcapitato. Il pescatore tenta di discolparsi, senza smuovere però il jinn, che lo invita anzi a scegliere la sua morte con prudenza. Ad un tratto il pescatore pensa bene di ingannarlo, sostenendo il dubbio che sia impossibile per un genio così grande infilarsi in un vasetto così minuscolo. Dimostrando di poterlo fare, il jinn sparisce dentro il contenitore, che però viene chiuso ermeticamente dalla celerità del pescatore; il jinn ordina quindi di farlo subito uscire, benché il pescatore sia disposto a raccontargli una storia.

Storia di Duban: Il protagonista della vicenda è un medico persiano, Duban, che va alla corte del re di Grecia, ammalato di lebbra. Con l'aiuto di una polvere magica, Duban fa guarire il sovrano, che lo ricompensa con tanti doni. Un ambasciatore però avverte il re che lui è stato guarito solo perché il medico potesse ammazzarlo in maniera diversa. Il re risponde con una storiella che ha per protagonista Sindibad: costui aveva una moglie amante di un altro uomo, e desiderava tanto uccidere suo figlio, a costo che fosse Sindibad a farlo, con i suoi inganni. Sindibad però aveva un pappagallo parlante, in grado di raccontare tutto ciò che accadeva nella giornata. La moglie crudele provò a raggirare il pappagallo simulando una pioggia, affinché il pappagallo mentisse e risultasse inattendibile. E per questo fu ucciso da Sindibad, che però se ne pentì quando scoprì la verità. Allo stesso modo il re greco non vuole che l'ambasciatore provi a ingannarlo verso il medico persiano.

Il visir però racconta un'altra storia: una guardia del corpo deve sorvegliare l'incolumità del sovrano e del principe suo figlio durante una battuta di caccia. Purtroppo il ragazzo si spinge al di fuori delle possibilità di soccorso della guardia, che così non lo vede più, poiché il ragazzo è stato rapito dagli orchi, benché successivamente riesce a fuggire grazie agli Dei. La guardia del corpo però nel frattempo è uccisa per aver mancato ai suoi doveri.

Tornando alla vicenda del medico Duban, il re greco è persuaso dall'ambasciatore a metterlo a morte; Duban lo supplica, chiedendogli di dargli un giorno per regalargli un prezioso libro, in grado di dare la vita dopo la morte. Per convincerlo a credergli, Duban chiede al re di essere decapitato, e che la sua testa sia posta sopra la copertina del volume, ricoperta di stoffa. Così viene fatto, e la stoffa si anima, esortando il sovrano a sfogliare il libro per conoscere il segreto della vita eterna. Sfortunatamente, le pagine sono incollate, e il re, inumidendosi le dita per sfogliarle, beve il veleno contenuto nel volume e muore.