Galati Mamertino (Jalati in ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Messina in Sicilia.
La sua conformazione urbanistica ricorda un'aquila ad ali spiegate che spicca il volo in direzione settentrionale.
È un comune del Parco dei Nebrodi e si trova ad un'altezza di 810 metri sul livello del mare ed è uno dei quattru paisi di li funci insieme a Mirto, Frazzanò e Longi. È un centro per lo più agricolo che vanta numerosi tesori e che conserva ancora un assetto urbanistico tipico dei quartieri medievali. Il territorio è ricco di noccioleti ed uliveti, faggete e querceti. Il centro cittadino si snoda tra la principale piazza San Giacomo e la chiesa madre.
Storia La fondazione di Galati Mamertino non ha una precisa collocazione nel tempo, ma uno storico locale la fa risalire alla calata di Ducezio, un condottiero dell'antica epoca siculo-greca proveniente da Siracusa. Il nome di Galati, dall'arabo Qal'at che vuol dire "rocca", si riferirebbe alla rupe su cui sorge il paese; l'appositivo Mamertino invece si ricollega ad un antico popolo siculo, discendente dai mercenari campani chiamati in Sicilia dai tiranni, che si professava discendente del dio Marte. Il borgo sorge in età araba normanna e sin dall'inizio del Rinascimento fu una città murata, con cinta muraria avente due porte: la Porta Marina che sorge nei pressi della chiesa di S. Caterina, e la Porta Montana, vicino alla chiesa di S. Martino, oggi del Rosario. La strada d'accesso al paese, sin dall'antichità, saliva dalla contrada Paratore e penetrava nel centro abitato dal quartiere del Fondaco, ove vi era l'unica fontana di acqua potabile (l'odierna a Funtana) che doveva essere inglobata all'interno della cinta muraria.
Monumenti e luoghi d'interesse Chiesa madre
L'attuale chiesa madre è dedicata alla Madonna.
Chiesa del Rosario Fu la più antica di tutte le chiese di Galati Mamertino, edificata intorno al 1530, ricoprì subito il ruolo di chiesa madre, prima sotto il nome di SS. Salvatore poi di S. Martino prendendo il nome dal quartiere di appartenenza, ed infine dopo l'ultimo rimaneggiamento a causa di un rovinoso incendio accaduto alla fine del Settecento prese il definitivo nome di chiesa del Rosario. Sull'altare maggiore è presente una statua marmorea della Madonna delle Nevi, sempre del Gagini. . Come altre statue: il gruppo scultoreo raffigurante la Consegna delle chiavi di Gesù a san Pietro (Gabriel Cabrera Cardona 1666), la restaurata statua di S. Rocco, S. Francesco d'Assisi, S. Antonio da Padova, la Madonna del Carmelo, S. Giuseppe con il Bambino, S. Francesco da Paola, la Madonna del Rosario e un crocifisso ligneo fine 600 del maniscalco. In sagrestia troviamo un armadio di legno, di artigianato locale risalente al 1830 circa e un'altra statua di San Rocco. Sulla destra è presente un tabernacolo di scuola gaginiana, inizi '600.
Chiesa di S. Caterina È una delle chiese della vecchia terra, posta vicino alla Porta Marina. Ha una navata con sei cappelle incavate nelle pareti laterali, tre per lato, separate da colonne corinzie di pietra. Al suo interno sono presenti: una statua marmorea gaginiana della santa del 1550, una statua lignea dell'Immacolata di Girolamo Bagnasco (XVI sec.) e un crocifisso ligneo del XVII secolo di fra Umile da Petralia, opera di estrema bellezza e pregio. Inoltre sono presenti alcune tele dei secoli XVII e XVIII tra le quali spiccano la Deposizione e la Sacra famiglia con i santi Anna, Gioacchino, e Giovanni attribuite al Tresca. Sull'arco trionfale si legge la data 1551 che indica l'anno dell'ultimo restauro, in quanto la sua costruzione risale a tempi molto remoti, probabilmente al primo periodo della dominazione normanna.
Chiesa di S. Luca
Chiesa in stile rinascimentale, non visitabile in attesa di restauro. Ha la forma di croce latina col presbiterio rialzato su tre gradini e tre colonne. Si accede da un'imponente e monumentale scalinata di pietra a doppie rampe adiacente alla costruzione o da rampe laterali di minore importanza. La sua costruzione ebbe inizio alla fine del XVI secolo, e fu continuata, nel secolo successivo, dal parroco don Giacomo Bianco, e dopo la sua morte ultimata da don Annibale Bianco. Essa fu gravemente danneggiata dal terremoto di Messina del 1908, per cui le opere d'arte là custodite vennero trasferite in altre chiese. Originariamente questa chiesa fu intitolata allo Spirito Santo in quanto custodiva al suo interno la Triade del Gagini, oggi collocata in chiesa madre. Di grande effetto architettonico sono gli archi trionfali, realizzati in pietra serena. Risale al 1764, ha ricoperto il titolo di chiesa madre.
Chiesa di San Basilio Magno Sita nella frazione San Basilio.
Chiesa di S.Pietro Sita in località Trungali e risalente al 1687 di proprietà di privati del luogo, presenta caratteri architettonici tardo rinascimentali e settecenteschi. Fu sconsacrata verso la fine '800 perché adibita ad usi impropri per un luogo sacro. Della chiesa sono rimaste esclusivamente le quattro mura senza tetto, con gli angoli costruiti con blocchi di pietra arenaria e il campanile quasi integro con in cima una croce in ferro lavorato.
Santuario di Trofillo Chiesa agreste di inizio 900, conserva al suo interno opere di modesto valore devozionale. Questa chiesa, privata, è dedicata alla Vergine del Rosario che si festeggia nella prima decade di ottobre.
Palazzo De Spuches o palazzo del principe
Il palazzo del Principe è un'ispirazione di stampo tardo cinquecentesca, e fu costruito nella seconda metà del XVI secolo durante la dinastia del Lanza. L'ingresso principale realizzato in pietra serena è sovrastato dallo stemma della famiglia Amato, infatti Il primo ad abitare nella sontuosa costruzione fu Don Filippo I Amato con la moglie Margherita Maniaci Colonna, dei duchi di Santa Maria, Principi di San Michele e San Giorgio. I portali interni del palazzo, che danno sulla loggia che si ispira a Montorsoli, sono ricchi di ornati e di figure in bassorilievo; il palazzo inoltre è formato da numerose stanze, compreso il grande salone dove il barone o il principe, oltre alle feste, teneva i suoi consigli di Governo insieme coi nobili e i dignitari e nominava i magistrati. Si dice anche che, il principe, quando non poteva recarsi in chiesa, seguisse le funzioni religiose dal balcone che si affaccia sul sagrato della chiesa madre. Due delle caratteristiche di questo palazzo sono anche l'atrio e la corte aperta sul giardino.
Ruderi del castello In questo castello, di cui restano ormai solo i ruderi, per quattro secoli si svolse la vita feudale di Galati. L'edificio era in posizione ragguardevole sia per sicurezza che per possibilità di controllo del territorio, era dotato di un importante apparato di fortilizi posti nei dintorni. Costituiva l'ultimo bastione del complesso difensivo della vallata formato, oltre che da quello di Galati, da quelli di Bufana (S. Salvatore di Fitalia) e di Beddumunti (Frazzanò). Un autore anonimo scrisse che "il castello aveva molte belle stanze e cisterne" e la magnificenza di Don Antonio Amato Principe di Galati (1643–1667) vi faceva rinchiudere i delinquenti, giacché i Principi del tempo esercitavano anche il potere giudiziario. Nel 1124 Adelasia d'Aragona vi fece costruire il priorato dedicato a sant'Anna, santa a cui lei era devota. Nel 1320 fu ceduto da Federico II di Svevia, detto il Barbarossa, a Blasco Lancia e nel 1644 passò a Filippo Amato col titolo di principato. In seguito il comune divenne autonomo.
Aree naturali Cascata del Catafurco La cascata del Catafurco è una cascata naturale che si forma in corrispondenza di un dislivello di circa 30 m lungo il corso del torrente San Basilio, frazione di Galati Mamertino. Alla base della cascata le acque si raccolgono in una cavità naturale, scavata nella roccia, chiamata Marmitta dei Giganti, dove, nella bella stagione, è possibile bagnarsi.
Area del capriolo Ha una superficie di e si trova a 905 metri s.l.m. È un'area di semicattività nella quale sono ospitati un gruppo di caprioli provenienti dal Parco Boschi di Carrega che vivono tra alberi di vario tipo, principalmente castano e cerro. Sotto queste distese boschive oltre alle abbondantissime felci, crescono il rovo, la rosa canina, la dafne, la ginestra dei carbonai ed il prugnolo. L'area ed i sentieri che la circoscrivono si prestano a attività di educazione ambientale e di fruizione sostenibile. All'interno dell'area è presente inoltre un rifugio montano nel quale si svolgono attività laboratoriali per scolaresche.
Società Evoluzione demografica
Cultura Musei Museo etnoantropologico All'interno vi è custodito il calco di un elefante nano alto circa 2 metri, vissuto in Sicilia circa anni fa, trovato a Carini, l'originale è custodito nel museo Gemmellaro di Palermo.
Feste religiose Festa dei tre Santi
Una delle feste più importanti di Galati Mamertino è sicuramente quella dei tre santi, ovvero Giacomo, Rocco e il SS. Crocifisso e tra le tante altre, questa è la più sentita, partecipata e vissuta. I festeggiamenti, in modo congiunto, si fanno risalire al 1860 per celebrare la liberazione del Regno Borbonico e l'unità al Regno d'Italia, questo affermato da alcuni studiosi di storia locali. Altri, invece, li fanno risalire al XVIII secolo. Molto probabilmente però la festa si è svolta sino al 1860 in tono minore, mentre a partire da quell'anno ricevette nuovo impulso sino a divenire la festa religiosa più significativa della cittadinanza. Le chiese in questione, ubicate in quartieri differenti del centro storico del paese, sono tre e i festeggiamenti si caratterizzano per le diverse processioni che si svolgono sempre con grande concorso dei fedeli e durano dal 23 al 26 agosto.
Ad aprire la festa è san Rocco che la sera del 23 viene trasferito alla chiesa madre, per poi essere portato in processione la mattina seguente. Nella serata del 24, dopo la santa messa le autorità civili e religiose e le varie associazioni cittadine, insieme con la comunità, si recano presso la piccola chiesa di S. Caterina dove, per rendere omaggio al SS. Crocifisso, viene fatta l'offerta dell'olio sacro e l'accensione della lampada da parte del sindaco, come segno di affidamento della città al SS. Crociffisso. La mattina del 25 la statua del Crocifisso, realizzata da Fra Umile da Petralia, viene deposta dalla sua sede ordinaria e collocata su un'altra croce e successivamente addobbato con spighe di grano intrecciate, in segno di ringraziamento per il raccolto effettuato. Nella serata è la volta di un'altra processione, che muove dalla chiesa madre con i simulacri di S. Giacomo e S. Rocco, i quali vengono condotti a spalla fino alla chiesa di S. Caterina, dove, al corteo, si unisce il simulacro del SS. Crocifisso.
Da qui i tre Santi si muovono assieme attraverso le vie principali del paese fino ad arrivare in piazza S. Giacomo, dove vengono fatti procedere lentamente, fino all'entrata in chiesa madre dove saranno custodite fino al giorno dopo. Il 26, giorno conclusivo dei festeggiamenti, si svolgono due processioni: una la mattina che vede i tre simulacri arrivare al cimitero, come visita per le anime dei cittadini, e una la sera, dopo la celebrazione vespertina che vede invece le statue dei Tre santi uscire dalla chiesa madre perché siano riportate nelle rispettive chiese. Tutte queste manifestazioni religiose vedono la partecipazione attiva dei fedeli del paese residenti e non, inoltre ha un grandissimo richiamo non solo per i gli abitanti, ma anche per tutti i fedeli dei paesi vicini.
Festa di San Giacomo