La storia dall'era preistorica all'epoca romana di Legnano, comune italiano della città metropolitana di Milano, nell'Altomilanese, in Lombardia, ha il suo primo riscontro archeologico in un periodo databile tra il 3400 a.C. e il 2200 a.C., come testimoniato dal ritrovamento di un piccolo frammento di un vaso campaniforme realizzato nell'Età del rame e collegabile alla cultura di Remedello. Altri importanti reperti trovati a Legnano si riferiscono alla cultura di Golasecca e all'insediamento in Pianura Padana dei Celti, con le suppellettili legate a questi ultimi che sono ascrivili alla cultura di La Tène.

I ritrovamenti archeologici si sono poi fatti più frequenti per i reperti risalenti al periodo iniziato nel II secolo a.C., cioè quando la conquista romana della pianura padana era già stata completata. Durante le numerose campagne di scavo effettuate nel XIX e nel XX secolo sono state trovate molte suppellettili di epoca romana. In questi scavi, che sono uniformemente distribuiti sul territorio comunale, sono venuti alla luce resti murari di abitazioni, tubazioni in cotto, embrici, laterizi, necropoli, oggetti di uso comune in ceramica, metallo e vetro, monete, resti di are e di cippi votivi.

L'abbondante presenza di siti archeologici dimostra la presenza a Legnano di un vicus appartenente alla regio XI Transpadana e organizzato da un punto di vista amministrativo, sociale ed economico. Per l'antica Legnano passava una strada romana costruita nel I secolo, la via Severiana Augusta, che costeggiava il fiume Olona in corrispondenza del moderno corso Sempione e che collegava l'antica Milano al Verbano, ovvero al Lago Maggiore.

Il territorio

Il territorio di Legnano è caratterizzato dalla presenza di diversi tipi di roccia, che risalgono a epoche geologiche differenti e che si sono stratificate, per quanto riguarda la loro datazione, in modo incoerente.. Ciò è stato causato dal fatto che la penisola italiana si sia formata grazie a frequenti sconvolgimenti geologici, movimenti della crosta terrestre che sono spiegati da una teoria che è conosciuta come "tettonica a zolle".

Nell'era primaria il territorio appartenente a Legnano si trovò, per la maggior parte del tempo, sotto il livello del mare; durante questa epoca, il suolo sottomarino si arricchì di depositi calcarei, argillosi e sabbiosi. Dal Carbonifero al Permiano, ovvero verso la fine dell'era primaria, il mare scomparve per lasciare diffusamente spazio ad arcipelaghi che era perlopiù situati dove ora si trovano le Alpi. Per tale motivo, anche a causa delle piogge, iniziarono a accumularsi altri depositi alluvionali.

Nell'era secondaria avvenne un nuovo mutamento geologico, con il mare che coprì nuovamente le terre emerse durante l'era primaria; durante questa fase il fondo del mare si arricchì di depositi formati principalmente da materiali calcarei, dolomitici, arenacei e fangosi. Questo fondo marino emerse poi nell'era terziaria formando una catena montuosa, le Alpi. Contestualmente emersero parzialmente anche le Prealpi, con il territorio del Legnanese che rimase ancora sommerso dal mare. Per tale motivo il sottosuolo legnanese, da un punto di vista geologico, come già accennato, è molto vario, dato che è il frutto di ripetute e differenti stratificazioni di sedimenti che si sono succedute nel mare primordiale..

La geologia del territorio di Legnano è soprattutto legata alle glaciazioni, che coinvolsero il Nord Italia nell'era quaternaria e che diedero l'aspetto definitivo alla morfologia di questa area. Durante tale era geologica si formò la Pianura Padana e il suolo legnanese, in particolare, si arricchì di depositi alluvionali che furono portati dai ghiacciai e - in seguito - dai fiumi che scendevano dalle Alpi e dalle Prealpi, che erano ormai completamente formate...

Nel Legnanese, in questi processi di sedimentazione, ebbe un ruolo da protagonista il corso d'acqua che attraversa la zona, l'Olona. In particolare l'Olona continua a depositare il materiale morenico che fa parte di un ampio anfiteatro geologico appartenente a un antico ghiacciaio, ormai scomparso, che si trovava dove ora è situato il Lago di Varese. Nei periodi glaciali il ghiaccio arrivava fino a pochi chilometri da Legnano, fino alla Valmorea.

È da escludere, in questo periodo, la presenza antropica nell'Alto Milanese: la frequentazione umana, durante un clima così rigido, è attestata solamente in zone con temperature più miti, ad esempio alla foce del Rodano, sulla Costa Azzurra e sulla Riviera ligure, dove gli abitanti del Paleolitico riuscivano a trovare abbondante selvaggina da cacciare. Presenza umana sporadica nel Legnanese è ipotizzata solamente nei periodi interglaciali..

Per quanto riguarda la flora e la fauna, con il riscaldamento del clima avvenuto nell'Olocene, ovvero nell'epoca geologica più recente, le conifere sono state gradualmente rimpiazzate da alberi decidui come le querce, i noccioli, gli olmi e i tigli. Le renne, gli orsi e i mammut, adatti al clima freddo, si spostarono più a nord. Con clima più caldo diventavano comuni invece gli uri e i bisonti europei.

La flora presente

Per via dell'accumulo di depositi alluvionali il territorio legnanese, in origine, era costituito essenzialmente da groane, ovvero da un habitat caratterizzato da una scarsa fertilità del terreno per via della mancanza di humus e della presenza di un sottosuolo secco e sassoso, dove crescevano spontaneamente soltanto piccoli arbusti come la Calluna vulgaris, chiamata volgarmente "brugo" (da cui "brughiera", termine più comune con cui è conosciuta la groana)..

Nei campi legnanesi il brugo era diffuso fino al XIX secolo; era adatto principalmente per due scopi, come materiale per costruire pipe (in questo si adoperavano le sue radici legnose), e come materiale per realizzare scope (in quest'altro caso si utilizzano i suoi rametti), da cui il nome popolare con cui la pianta era conosciuta in dialetto legnanese: scùa, ovvero "scopa". Nel corso dei secoli molte delle specie vegetali autoctone del Legnanese sono gradualmente scomparse, così come le brughiere.

Queste ultime ricoprivano ancora una cospicua parte del territorio che si trova a sinistra dell'Olona fino al XVIII secolo, quando vennero sostituite da terreno adibito a boschi. Nelle poche selve presenti si potevano trovare querce, olmi, aceri, carpini, tigli e qualche nocciolo.

Con l'arrivo dell'uomo il suolo fu reso fertile e coltivabile grazie all'opera dei contadini e alla realizzazione di rogge e, successivamente, di canali artificiali, su tutti il Canale Villoresi. Dopo questi interventi, sul territorio legnanese si diffusero campi coltivati e boschi; in questi ultimi iniziarono a comparire platani, frassini, farnie, castagni, noccioli, pioppi e ontani, che vennero piantati dai colonizzatori..

Il gelso, un tempo molto diffuso e poi praticamente scomparso a metà del XX secolo a causa di una malattia, è stato introdotto nel Legnanese nel Medioevo; queste piante, che in dialetto legnanese erano conosciuti come murùni, davano poi il nutrimento ai bachi da seta, il cui allevamento, un tempo molto diffuso, si sviluppò contestualmente alla comparsa della pianta. Apparì invece alla fine del XIX secolo la robinia, pianta molto diffusa nei campi del Legnanese e impiantata in questa zona per consolidare le massicciate ferroviarie.

Origini del nome Il toponimo "Legnano" ha origini incerte, visti i molteplici nomi con cui il borgo è chiamato nelle fonti storiche.. L'appellativo della città potrebbe essere un aggettivo prediale e quindi sarebbe formato da una prima parte che deriverebbe dal nome del più importante proprietario terriero della zona e da un suffisso che definirebbe questa appartenenza.. Nel caso di Legnano, il nome di tale possidente potrebbe essere stato Lemennius o Limenius, a cui venne aggiunto il suffisso .

Questa proprietà terriera era più estesa della moderna Legnano e doveva avere le caratteristiche di un latifondo.. I nomi dei comuni limitrofi hanno un'origine più recente e quindi l'antica Lemoniano, Leminiano o Lemegniano, in seguito divenuto Limnianum e infine Legnanum, si estendeva ragionevolmente su un territorio piuttosto vasto. Il suffisso confermerebbe che la latinizzazione del territorio fosse completamente avvenuta. Per altre località, dove l'influenza celtica era presente in maniera maggiore, il suffisso aggiunto corrispondeva ad .

Un altro studio suffraga l'ipotesi che uno degli appellativi con cui la città era conosciuta nel Medioevo (Ledegnanum) derivi dal toponimo fondiario Latinanium. Sono invece da scartare le supposizioni che farebbero risalire il nome della città al toponimo celtico Lemonianum (ovvero "luogo del bosco sacro") oppure all'aggettivo prediale Laenianum, che deriverebbe a sua volta dal nome del proprietario terriero Laenius.

Non si conosce il periodo di fondazione di questa primigenia comunità: il toponimo "Legnano" avrebbe origini almeno medievali. Secondo alcune ipotesi la genesi dell'antica Ledegnanum risalirebbe a prima della nascita di Cristo..

Preistoria Dal Pleistocene all'Età del rame

Nei tempi più antichi gli abitanti di Legnano vissero a una certa distanza dall'Olona, su terreni che difficilmente sarebbero stati invasi dalle piene del fiume.. I più rilevanti ritrovamenti archeologici scoperti nella zona, dalla preistoria fino alla dominazione romana, sono stati trovati in prossimità dei pendii della valle scavata dall'Olona; questi scavi hanno portato alla luce principalmente necropoli, spesso ricche di oggetti di uso quotidiano...

La conformazione naturale di questa zona ha portato, fin dai tempi preistorici, un intenso passaggio di uomini e merci: la Valle Olona è infatti un naturale asse di comunicazione tra la Pianura Padana e le Alpi.. Inoltre a sud di Castellanza i pendii della valle scavata dal fiume diventano molto meno ripidi rispetto a monte, con le acque dell'Olona che sono più placide, e quindi l'insediamento umano, nella zona del moderno comune di Legnano, è stata favorita fin dai tempi più antichi.

I reperti preistorici più antichi scoperti a Legnano sono delle ossa di uro risalenti alla glaciazione Würm, ovvero all'ultimo periodo glaciale, che avvenne nel Pleistocene.; portate alla luce in località Costa San Giorgio, sono conservati al museo civico Sutermeister.. Il primo stanziamento stabile di cacciatori paleolitici nell'Alto Milanese è ipotizzato proprio poco dopo la fine della glaciazione Würm.

Per quanto riguarda la presenza dell'uomo, il più antico reperto antropico scoperto nel Legnanese. risale a un periodo compreso tra il 3400 a.C. e il 2200 a.C. ed è venuto alla luce, insieme ad altre suppellettili di età romana., grazie agli scavi effettuati da Guido Sutermeister tra il 1926 e il 1928... La presenza di reperti di epoche diverse nello stesso sito archeologico non dimostra la contemporaneità delle due culture, che in questo caso è, tra l'altro, anche impossibile, dato l'elevato arco di tempo che intercorre tra le due epoche, ma che la zona è stata soggetta a frequenti e costanti fenomeni migratori, che hanno gradualmente sedimentato gli oggetti sepolti.

Si tratta di un piccolo frammento di un vaso campaniforme realizzato nell'Età del rame e collegabile alla cultura di Remedello.. Trovato durante i lavori di costruzione della strada statale 527 Bustese in località "Paradiso" a Castellanza, nei pressi del confine con Legnano., è conservato presso il museo civico Sutermeister..