FilottèteLa pronuncia piana è conforme sia all'accento greco sia a quello latino. Vedi la voce () è una tragedia di Sofocle. Composta durante la Guerra del Peloponneso, è una delle sette tragedie di Sofocle ad esserci pervenute. Fu rappresentata alle Grandi Dionisie nel 409 a.C., dove ottenne il primo premio. La vicenda si svolge durante l'ultimo anno della guerra di Troia - dopo la maggior parte degli eventi narrati nell'Iliade - e descrive il tentativo di Neottolemo, figlio di Achille, e di Odisseo, re di Itaca, di condurre l'abile arciere Filottete, ormai invalido, dall'isola di Lemno a Troia, nella speranza che egli e il suo arco possano contribuire a porre fine al conflitto.

Anche Eschilo ed Euripide scrissero un loro Filottete, ma le loro opere sono andate perdute; il tema di un mito epico, tipico in Sofocle, fu trattato anche in testi anteriori, come il poema Piccola Iliade, anch'esso perso.

Antecedenti In prossimità della morte, Eracle espresse il desiderio di essere arso vivo su una pira funeraria. Nella tragedia Filottete, Sofocle fa riferimento al mito secondo cui soltanto Filottete accettò di accendere la pira di Eracle; in cambio di tale gesto, l'eroe gli donò il proprio arco (episodio attestato anche in testi successivi, come le Metamorfosi di Ovidio). Filottete partì in viaggio coi Greci sulle navi, per combattere la guerra di Troia, ma fu morso al piede da un serpente mentre camminava sul terreno del santuario di Crise, un luogo sacro, una punizione della dea per l'oltraggio commesso. Il morso gli procurava atroci e costanti sofferenze e la ferita, infetta e puzzolente, emanava un odore nauseabondo; per questo motivo, i compagni di viaggio, Odisseo e gli Atridi (i figli di Atreo), lo abbandonarono sull'isola deserta di Lemno mentre erano in viaggio dalla Grecia continentale verso Troia.

Trascorrono nove anni e i Greci catturano l'indovino troiano Eleno, figlio di Priamo. Egli predice che, per vincere la guerra, avranno bisogno dell'abile arciere Filottete e dell'arco di Eracle. I Greci incaricano Odisseo e il figlio di Achille, Neottolemo, che salpano alla volta di Lemno per recuperare Filottete e l'arco. L'impresa non è facile, poiché Filottete nutre un profondo odio verso Odisseo e i Greci per averlo abbandonato lì.

Trama Il Filottete di Sofocle si apre con l'arrivo dei protagonisti sull'isola di Lemno. Odisseo, eroe meschino e crudele, spiega a Neottolemo che, per ottenere gloria futura, dovrà compiere un'azione ignobile: ingannare Filottete con una storia falsa per indurlo a recarsi a Troia, mentre lui stesso rimarrà nascosto. Neottolemo è ritratto come un giovane d'onore e ciò richiede a Odisseo una certa opera di persuasione per accettare di recitare questa parte. Per conquistare la fiducia di Filottete, Neottolemo gli fa credere di aver litigato coi capo greci e di odiare in particolare Odisseo: a tal fine, gli racconta che Odisseo è in possesso dell'armatura di suo padre (Achille), sostenendo che essa gli spettasse di diritto per nascita e che Odisseo si fosse rifiutato di cedergliela. Dopo aver guadagnato con l'inganno la fiducia di Filottete e avergli offerto un passaggio per tornare a casa, Neottolemo ottiene il permesso di osservare l'arco di Eracle.

Neottolemo tiene in mano l'arco mentre Filottete è colto da un dolore lancinante al piede (causato dal morso di serpente che vi ha riportato). Sentendosi in colpa per aver ingannato Filottete, Neottolemo valuta l'idea di restituirglielo. Sopraggiunge Odisseo e ne nasce un acceso confronto. Alla fine, la coscienza di Neottolemo ha il sopravvento ed egli restituisce l'arco. Dopo un reciproco scambio di minacce, l'infuriato Odisseo si allontana. Neottolemo cerca quindi di convincere Filottete a recarsi a Troia di sua spontanea volontà, ma questi rifiuta. Infine, Neottolemo acconsente a riportare Filottete in Grecia, pur sapendo che ciò lo esporrà all'ira dell'esercito. Questa sembrerebbe essere la conclusione della tragedia; tuttavia, proprio mentre stanno per partire, Eracle (ormai divinizzato) appare dall'alto e rivela a Filottete che, se andrà a Troia, guarirà e i Greci vinceranno. Filottete accetta di buon grado di obbedirgli e si imbarca verso Troia.

La tragedia si conclude qui. Quando in seguito Filottete combatte a Troia, il suo piede è guarito ed egli conquista la gloria, uccidendo molti Troiani, tra cui Paride.

Commento Un nuovo eroe Come in altre tragedie di Sofocle, il protagonista è un uomo colpito duramente dal destino avverso. Sebbene l'eroe sia fortemente collegato all'onore e alla tradizione, quindi costretto a mettere fine alla sua vita per salvare il suo onore in situazioni estreme, in questa tragedia nasce una nuova figura che concepisce l'animo dell'eroe. Filottete infatti termina la sua esistenza con un fine lieto e felice, sebbene tentato numerose volte di togliersi la vita sull'isola in cui è costretto a soffrire; e la sua salvezza la si deve alla bontà del personaggio di Neottolemo. Il giovane, che rappresenta l'innocenza e l'ingenuità della giovinezza, viene manipolato da un personaggio più astuto e forte di lui (Ulisse) che lo spinge a compiere cattive azioni solo per i suoi piaceri. Tuttavia in Neottolemo prevale il buonsenso per Filottete che va concepito non solo come un senso di pietà, ma anche come sentimento umano che lo spinge ad aiutare, animato da una forza sovrannaturale, un proprio simile in quanto essere umano. Filottete, sebbene ingannato da Ulisse e in un primo momento anche da Neottolemo, viene salvato da quest'ultimo che gli confessa l'imbroglio affinché possa riprendersi l'arco di Eracle e ritornare nella sua terra. Questa tragedia che finisce in maniera felice è considerata una sorta di dramma ricco di peripezie e di difficili situazioni che ispireranno anche Euripide per la stesura delle sue opere.

Assenza di una visione tragica Nel Filottete non vi è una visione tragica del mondo: infatti l'eroe, pur non rinunciando al ritorno in patria, sembra però disposto a piegarsi alla volontà del divino Eracle che appunto insegna a essere sempre devoti verso gli dei. Tuttavia all'interno della tragedia si apre una questione di conflitto tra giusto e utile.

Secondo l'etica aristocratica: gli uomini di natura aristocratica devono sottrarsi a vili inganni. Il problema etico, se sia lecito ricorrere all'inganno per ottenere qualcosa, diventa un insegnamento pedagogico: l'eroe infatti subisce una maturazione psicologica e morale.

Eroe del giusto si afferma Neottolemo che non vuole ottenere alcun tipo di vantaggio utilizzando mezzi sleali; in contrapposizione alla sua visione troviamo quella di Ulisse, che invece sostiene che per perseguire l'utile non bisogna tener conto di nessuna morale e di nessun rispetto. Sofocle tra queste due visioni diverse si colloca in quella del rispetto della morale e della lealtà, rinnegando perciò la morale utilitaristica di Ulisse.

Edizioni italiane

in:

in: - La Spezia, Fratelli Melita, 1987. - La Grande Biblioteca di Classici Latini e Greci, Milano, Fabbri Centauria, 2015; Invito alla lettura di Davide Brullo, Milano, Ares, 2025. - I Grandi Classici Latini e Greci n. 19, Milano, Fabbri Editori, 1994. in: - ristampa anastatica:

in: - in Tutte le tragedie, Collana Il pensiero occidentale, Milano, Bompiani, 2011; Collana UEF, Milano, Feltrinelli, 2022.

Note

Bibliografia

Voci correlate Filottete Sofocle

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