Taormina (Taommina in siciliano) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Messina in Sicilia.

È uno dei centri turistici internazionali di maggiore rilievo della regione, conosciuto per il suo paesaggio naturale, le bellezze marine e i monumenti storici. La città è stata un'importante meta del Grand Tour.

Geografia fisica

È situata su una collina a 206 m. di altezza sul livello del mare, sospesa tra rocce e mare su un terrazzo del monte Tauro, sulle pendici meridionali dei monti Peloritani della riviera ionica con l'Etna sullo sfondo.

Il clima è tipicamente mediterraneo, senza eccessi di caldo estivo o di freddo invernale. L'estate è lunga e soleggiata, ma secca, ventilata e mai afosa. L'inverno è breve e mite ed è la stagione più piovosa. La neve è rara, ma nel corso degli anni si è vista durante forti ondate di freddo. Degna di nota la grande nevicata del 6-7 gennaio 2017, la più intensa da oltre 50 anni.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +11,0 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +26,6 °C.

Storia

Sono molte le notizie sull'origine di Taormina (Tauromenion, Tauromenium, dal toponimo in greco antico Ταυρομένιον), ma non sono ben documentate né attendibili. L'ipotesi più accettata è quella che collega il nome alla posizione collinare della città.

Epoca sicula e greco-siceliota Diodoro Siculo, nel 14º libro della sua Bibliotheca historica, attesta che i Siculi abitavano la rocca di Taormina e vivevano di agricoltura e di allevamento di bestiame già prima dello sbarco dei Greci calcidesi nella baia (735 a.C.), dove alle foci del fiume Alcantara fondarono Naxos (odierna Giardini Naxos), la prima colonia greca in Sicilia.

Nel 403 a.C., il tiranno di Siracusa Dionisio I, alleato di Sparta nella guerra contro l'imperialismo di Atene ed erede della politica pansiceliota di Ermocrate al congresso di Gela, dopo aver unificato sotto la propria corona le città siceliote, tollerò poco la presenza a Naxos degli Ioni di Calcide, alleati di Atene, e mosse contro di essi, distruggendo la città. I naxioti superstiti occuparono quindi un territorio sul Monte Tauro, altura naturalmente fortificata, nella quale vivevano i Siculi insieme ad altri ioni che vi si erano trasferiti da Naxos. Detti fatti si verificarono negli anni della XCVI Olimpiade (396 a.C.), quando il condottiero cartaginese Imilcone II fece guerra ai Sicelioti e distrusse Messana. A Dionisio, che voleva riprendersi con forza il territorio dei Tauromeniti, essi risposero che apparteneva loro di diritto, perché i loro antenati greci ne avevano preso possesso prima di loro, scacciando gli abitanti locali.

Lo storico Vito Amico afferma che questa versione sulle origini di Taormina fornita da Diodoro è contraddetta nel 16º libro, quando egli sostiene che il tiranno di Tauromenion, Andromaco, radunò i sopravvissuti all'eccidio di Naxos del 403 a.C. e li convinse ad insediarsi nel 358 a.C. (e non 396 a.C.) sulle pendici del vicino colle "dalla forma di toro". Il nascente centro abitato prese il nome di Tauromenion, toponimo composto da Toro e dalla forma greca menein, che significa 'rimanere'Tauri moeniam ha come traduzione: mura attorno al Monte Tauro..

Mentre le notizie fornite da Cluverio concordano con la seconda versione di Diodoro, Strabone narra che Taormina ebbe origine dagli Zanclei (messinesi) e dai Nassi. Ciò chiarirebbe in qualche modo l'affermazione di Plinio il Vecchio, il quale sostiene che Taormina in origine si chiamava Naxos.

Secondo la testimonianza di Diodoro, Taormina, governata saggiamente da Andromaco, progredì e risplendette in opulenza e in potenza. Nel 345 a.C., sbarcò da Corinto Timoleone e raggiunse Tauromenion per chiedere l'appoggio militare della città contro la tirannide di Dionisio II che da Siracusa si estendeva su tutta la Sicilia ad est del fiume Salso.

Dominio dei tiranni di Siracusa Tra il IV e III secolo a.C. Taormina fu poi parte del regno ellenistico di Agatocle, tiranno di Siracusa, il quale, appena conquistato il potere, ordinò l'eccidio di molti uomini illustri della città a lui avversi e mandò in esilio Timeo, figlio di Andromaco. Il regno siceliota fondato da Agatocle continuò ad esistere durante la Prima e la Seconda guerra puniche sotto i suoi successori Iceta, Pirro, Gerone II, Gelone II e Geronimo, e Taormina vi soggiacque senza interruzioni fino alla conquista romana della Sicilia nel 212 a.C.

Epoca romana

Nel 212 a.C. Roma dichiara tutta la Sicilia provincia romana. I suoi abitanti vengono considerati alleati dei Romani, e, nella seconda orazione contro Verre, Cicerone accenna che la città è una delle tre "Civitates foederatae"Trad. Lat: "Stati Uniti", che nomina "Civis Notabilis"Trad. Lat: "Cittadini notevoli"Erroneamente tramandato, poi, come "Urbs notabilis".. Di conseguenza i suoi abitanti non sono tenuti a pagare decime o armare navi e marinai in caso di necessità.

Nel corso della prima guerra servile (134–132 a.C.) Tauromenium viene occupata dagli schiavi insorti, che la scelgono come caposaldo sicuro. Stretti d'assedio da Pompilio, resistono a lungo sopportando anche la fame. Cedono solo quando uno dei loro capi, Serapione, tradendo i compagni, lascia prendere la roccaforte.

Nel 36 a.C., nel corso della guerra fra Sesto Pompeo ed Ottaviano, le truppe di quest'ultimo sbarcano a Naxos per riprendere la città a Sesto Pompeo che l'aveva occupata in precedenza. Per ripopolare Tauromenium dopo i danni della guerra, ma anche per presidiarla, Ottaviano, divenuto Augusto, nel 21 a.C. invia una colonia di Romani a lui fedeli, e nel contempo espelle gli abitanti a lui contrari.

Strabone parla di Tauromenion come di una piccola città, più piccola di Messina e Catania. Plinio e Tolomeo ne ricordano le condizioni di colonia romana.

Tardo impero e caduta dell'impero

Secondo una diffusa leggenda nel I secolo, con l'avvento del Cristianesimo, San Pietro destina a Taormina il vescovo Pancrazio, che già prestava la sua opera di conversione nella regione, con questa nomina determinando di fatto la sede del primo vescovado in Sicilia.. Pancrazio avrebbe costruito la prima chiesetta sulle pendici orientali della città dedicata ai santi Pietro e Paolo apostoli; ma l'effettiva esistenza di questo personaggio non risulta da alcun documento storico: le prime menzioni risalgono a dopo la fine del dominio islamico.

Vescovi "prestantissimi per santità di costumi, zelo e dottrina", scrive Vito Amico, si succedono fino all'età araba. Poche sono le notizie in questo lasso di tempo, che annovera l’invasione dei Vandali nel V secolo, caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476, l'invasione e dominio degli Ostrogoti tra V e VI secolo, la riconquista dei Bizantini nel 535 e la conquista arabo-islamica nel 902.

Certo è che Taormina occupa una posizione strategica importante per la tenuta militare del territorio circostante: per 62 anni è l'ultimo lembo di terra dell'Impero romano d'Oriente in Sicilia insieme a Rometta e più volte resiste agli assalti dei saraceniGrazie alla presenza di numerosi sorgenti d'acqua potabile, alle cisterne ed agli acquedotti sotterranei., fino al 902.

Assedio del 902 e dominio musulmano Il 1º agosto 902, dopo un assedio, Taormina viene espugnata dagli Arabi.Alcune enciclopedie del XIX secolo sostengono che Taormina sarebbe caduta nel 906, dopo un assedio di due anni, cfr. ad esempio Nella stessa enciclopedia, a p. 406, viene riportata la data corretta (il 902). Altri testi datati (come gli Annali d'Italia del Muratori) riportano come data il 908, a causa di un errore dei copisti della Cronaca di Cambridge, cfr. Con la tipica esagerazione di tutte le cronache medievali, si narra che i suoi abitanti maschi sarebbero stati tutti decapitati, e tra loro il vescovo san Procopio, la cui testa sarebbe stata portata su un piatto d'argento al capo delle truppe saracene, l'aghlabide Ibrāhīm IIAl quale è intestata una via di Taormina.. Di sicuro la strage fu grande, contò molte donne e bambini e fu aggravata dall'indole crudele e dall'instabilità caratteriale di Ibrāhīm II.

Nonostante ormai tutta la Sicilia fosse unificata nel potente Emirato di Sicilia, nel 911, però, la componente cristiana riprese il controllo della città, approfittando del traumatico passaggio del potere avvenuto nell'anno precedente tra la dinastia sunnita aghlabide e quella ismailita sciita dei Fatimidi.

L'emiro siciliano Aḥmad b. al-Qurhub, rimasto fedele alla deposta dinastia aghlabide di Qayrawān, organizzò una spedizione per riprendere il controllo di Taormina, inviando nel 913 suo figlio Alī ad assediare la città che, tuttavia, resisté strenuamente, tanto da indurre l'assediante a rinunciare all'impresa.

Nel 919 il nuovo emiro di Palermo Sālim ibn Rashīd, fedele ai Fatimidi, concedeva una tregua a Taormina e ad altre fortezze del Val Demone.

La tregua finì quando nel 962 l'emiro di Sicilia Hasan I pose di nuovo Taormina sotto un assedio durato 7 mesi e finito con la resa nel 963; le ragazze più belle furono portate all'imam fatimide al-Muʿizz, mentre le altre furono rese schiave. Molti degli abitanti superstiti fuggirono per ripararsi tra le montagne circostanti.

Assedio del 1078 e nascita del Regno di Sicilia

Della città si impossessò il Gran Conte Ruggero, il quale, espugnato Castronovo, volse alla conquista del Val Demone, cingendo d'assedio la città attraverso la costruzione di ben 22 fortezze; nondimeno, i difensori arabo-siculi dell'Emirato siciliano, ormai sgretolato, resistettero per molto tempo prima di capitolare nel 1078.

Nel 1130 la città entrò definitivamente a far parte del Regno di Sicilia fondato dal re Ruggero II.

Dal 1272 il governatore di Taormina fu Giovanni Natoli, Barone di Sparta.

Quando la sede vescovile venne trasferita nella città, Taormina divenne città demaniale, compresa prima nella diocesi di Troina e poi in quella di Messina.

Taormina seguì le vicende del Regno di Sicilia, sotto la dinastia degli Svevi, tra il 1194 ed il 1266, sotto gli Angioini, fino al 1282, passando sotto la dinastia d’Aragona con i Vespri siciliani. Nel 1410 il Parlamento Siciliano, uno dei più antichi d'Europa, tenne a Taormina la sua storica seduta al palazzo Corvaja, alla presenza della regina Bianca di Navarra, per l'elezione del re di Sicilia, dopo la morte di Martino I detto il giovane. Nel secolo XVI Filippo IV di Spagna (Filippo III di Sicilia) concesse alla città il privilegio di appartenere stabilmente alla Corona.

Assedio del 1675 e dominio francese Nel 1675, in occasione della rivolta antispagnola di Messina, Taormina rimase fedele alla Corona di Spagna e al Regno di Sicilia. Per tale motivo venne assediata dai francesi, alleati di Messina, che la espugnarono nel settembre del 1676. I francesi della Casa Orleans non la ritenevano una città importante, tanto che per un certo periodo fu posta sotto la giurisdizione militare della vicina Savoca che poco prima si era arresa ai francesi, concludendo con questi una vantaggiosa capitolazione. Nel 1678, sconfitti i francesi, Taormina ritornò sotto l'egida dell'Impero spagnolo, all'interno del quale il Regno di Sicilia era ricompreso sotto la guida di un viceré, con gli antichi privilegi.

Dalla fine del XVIII secolo ai giorni nostri Nonostante l'occupazione del Regno di Napoli delle truppe napoleoniche nel 1799, il Regno di Sicilia non fu mai invaso: si mantenne indipendente e uscì vincitore dalle guerre napoleoniche. Per questo motivo, il re di Sicilia Ferdinando III volle ringraziare Taormina per la sua antica fedeltà ai Borbone e nel 1806, durante una visita ufficiale, in segno di riconoscimento donò al sindaco dell'epoca, Pancrazio Ciprioti, lo Scoglio di S. Stefano.