Gli antichi sovrani egizi Hatshepsut (ca. 1478 - 1458 a.C.) e Amenofi III (ca. 1388 - 1350/1349 a.C.) della XVIII dinastia, e Ramses II (1279 - 1213 a.C.) della XIX dinastiaTyldesley, Ramesses. Egypt's Greatest Pharaoh, Penguin Books, 2001, . pp. 122-4., affermarono su vari monumenti la propria origine divina per conferire ai propri regni un maggiore prestigio teologico e politico. Già un millennio prima, i primi tre faraoni della V dinastia egizia (2494 - 2345 a.C.) si erano proclamati figli carnali del dio Ra. La formulazione e lo sviluppo del concetto dell'origine sovrannaturale del faraone trovò il suo esempio migliore nell'affermazione del faraone-donna Hashepsut: il mito della concezione mistica e della nascita divina di questa controversa sovrana compare in un ampio ciclo iconografico sulle pareti del suo Tempio funerario a Deir el-BahariTyldesley (2001), p. 123.Cimmino, Franco, Hasepsowe e Tuthmosis III, Rusconi, Milano 1994. ISBN 88-18-70039-1. pp. 75-87.Christiane Desroches Noblecourt, La regina misteriosa, Sperling & Kupfer, Milano, 2003, ISBN 88-200-3569-3. pp. 117-33..
V dinastia: Userkaf, Sahura e Neferirkara La V dinastia regnò sull'Egitto dal 2494 a.C. al 2345 a.C.Shaw, Ian, a cura di. (2000). The Oxford History of Ancient Egypt. Oxford University Press. p. 480. ., succedendo alla IV dinastia di faraoni prestigiosi e potenti come Cheope, Chefren e Micerino. Come il fondatore della dinastia Userkaf sia giunto al potere non è noto con certezza. Pare tuttavia che i sovrani della nuova casata abbiano voluto legittimarsi accogliendo le speculazioni teologiche del clero di Eliopoli, centro del culto solareFranco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Milano, Bompiani, 2003 ISBN 88-452-5531-X. p. 87.: furono proprio questi faraoni a fissare l'uso del quinto e ultimo nome della titolatura cerimoniale dei faraoni, il nome di nascita (nomen) detto "sa-Ra", che significa "figlio di Ra". La filiazione diretta del faraone dal dio costituì quindi una certezza religiosa inaugurata dalla V dinastia, anche mediante il mito di una ierogamia, cioè il rapporto sessuale tra una divinità e un mortale. Uno dei racconti nel Papiro Westcar, redatto svariati secoli dopo, durante il Medio Regno, tramanda la leggenda delle origini divine dei primi tre faraoni della V dinastiaCimmino (2003), pp. 87-8.. Racconta che a Cheope sarebbe stata notificata la profezia secondi cui tre figli del supremo dio solare Ra (re degli dei e dio del Sole (identificato principalmente con il Sole di mezzogiorno), veniva ritenuto padre di tutti gli uomini) sarebbero nati dalla sposa di un sacerdote del dio medesimo, residente a Sakhebu. Questi tre fratelli - proseguiva il vaticinio - avrebbero cacciato i discendenti di Cheope dal trono: il faraone della Grande Piramide avrebbe allora cercato di metterli a morte.
Comunque, negli ultimi anni, gli egittologi hanno appurato che si tratta di una semplice leggenda (i tre sovrani non erano nemmeno fratelliAidan Dodson & Dyan Hilton, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Thames & Hudson (2004) ISBN 0-500-05128-3, p. 64.). Attualmente, le dinamiche che portarono alla fine della IV dinastia e al sorgere della successiva sono sconosciute.
Hatshepsut
Crisi dinastica Hatshepsut fu l'unica figlia di re Thutmose I (regno: 1506 - 1493 a.C. circa) e della "Grande sposa reale" Ahmose. Quando re Amenofi I morì senza figliDodson, Aidan & Hilton, Dyan. The Complete Royal Families of Ancient Egypt.Thames & Hudson, London, 2004. p.127., suo successore designato fu Thutmose (già padre di Hatshepsut) apparentemente una figura prominente dell'esercito. Non è chiaro se vi fosse un grado di parentela fra Amenofi e Thutmose; comunque si è ipotizzato che Thutmose potesse esser figlio del principe Ahmose-Sipair, zio paterno di Amenofi I. Indubbiamente Thutmose legittimò il proprio diritto a regnare sposando una probabile sorella di Amenofi I, AhmoseRoerig, Catharine (2006). Hatshepsut from Queen to Pharaoh. New York: The Metropolitan Museum of Art. p. 87., con la quale generò Hatshepsut e sua sorella Nefrubiti. Alla morte di Thutmose I, Hatshepsut era nella posizione migliore per succedere al trono, dal momento che i suoi fratelli erano morti: sembra infatti che Thutmose I l'abbia appuntata come sua eredeDesroches Noblecourt (2003), p. 24.. Questo progetto sulla successione non ebbe però seguito, poiché il trono passò a Thutmose II il quale, a differenza di Hatshepsut, era di sangue reale solo per parte di padre: a ben vedere, l'autentica erede, in linea di sangue, dei fondatori della XVIII dinastia era la regina Ahmose, figlia dell'eroico liberatore del Paese, re Ahmose I, e appunto madre di Hatshepsut. Hatshepsut dovette accontentarsi di diventare "Grande sposa reale" del fratellastroDesroches Noblecourt (2003), pp. 26-7.. Quando Thutmose II morì, pochissimi anni dopo, i suoi unici due figli oggi conosciuti erano ancora in tenerissima età. Come si era già verificato nella generazione precedente, la "Grande sposa reale", Hatshepsut, non aveva generato alcun principe ereditario, bensì una figlia: ciò comportò una crisi di successioneCimmino (2003), pp. 245, 247.. Il principino Thutmose, figlio di Thutmose II e di una semplice concubina o sposa secondaria di nome IsideAidan Dodson & Dyan Hilton, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Thames & Hudson (2004) ISBN 0-500-05128-3, p.139. divenne il nuovo faraone Menkheperra Thutmose, oggi noto come Thutmose IIICimmino (2003), p. 247.; non doveva avere nemmeno tre anni: a motivo della sua età, la regina vedova Hatshepsut assunse la reggenza dell'EgittoDesroches Noclecourt (2003), p. 51.. Tra il 3º e il 7º anno di reggenzaFranco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Milano, Bompiani, 2003 ISBN 88-452-5531-X. p. 245., Hatshepsut si attribuì arbitrariamente tutti i cinque nomi del protocollo realeDesroches Noblecourt (2003), p. 89. divenendo, di fatto, faraone. Un'azione così profondamente controversa, del tutto inedita nella storia politica del Paese, necessitava di una forte giustificazione teologicaCimmino (1994), p. 75..
Ciclo iconografico della nascita di Hatshepsut a Deir el-Bahari Il monumentale ciclo iconografico della concezione e della miracolosa nascita di Hatshepsut si trova nel Tempio funerario della sovrana a Deir el-BahariCimmino (1994), p. 76.. La composizione delle immagini e dei testi di tale mito avrebbero evocato la consacrazione con la quale il dio Amon (dio creatore, trascendente e creatosi da sé, protettore dei poveri e degli oppressi e oggetto di una devozione estremamente diffusa), protettore della dinastia, indicato come vero padre di Hatshepsut, l'avrebbe designata a regnareDesroches Noblecourt (2003), p. 117..
Il dio Amon esprime le sue intenzioni su Hatshepsut
All'inizio del mito compare il supremo dio Amon assiso in trono, intento a consultarsi con dodici deitàNel registro superiore: Osiride, Iside, Horus, Nefti, Seth, Hathor. Nel registro inferiore: Montu, Atum, Shu, Tefnut, Geb e Nut. cfr. Desroches Noblecourt (2003), pp. 118, 360. circa una nascita imminente. La scena si svolge in cielo. Amon dice:Amon incarica quindi il dio Thot di recarsi sulla terra per osservare la regina Ahmose, futura madre di Hatshepsut, e accertarsi della sua identità. Al suo ritorno, il dio-ibis della sapienza riferisce ad Amon:
Unione del dio Amon con la regina Ahmose
Quindi Amon, assunte le sembianze del faraone Thutmose I, si fa accompagnare da Thot sulla terraBrunner, Emma (a cura di), Favole e miti dell'antico Egitto, Mondolibri, Milano, 2003. pp. 86-7., introducendosi nottetempo nel palazzo reale (tuttavia, per maggiore chiarezza, i rilievi continuano a raffigurare Amon con il suo solito aspetto di dio). La regina addormentata si sveglia al giungere del dioDesroches Noblecourt (2003), p. 120.. L'amplesso tra i due non è mostrato, bensì simboleggiato: Amon e Ahmose siedono uno di fronte all'altra su di un grande letto sostenuto dalle dee Selkis e Neith e lui appoggia al viso di lei il simbolo ankh della vita, mentre la regina gli sfiora delicatamente l'altra manoBrunner (2003), p. 88.. Per contro alla sobrietà simbolica delle figure, il testo è permeato di un'accesa sensualità, specialmente a partire dal riconoscimento di Amon da parte della regina inebriata: Bisogna sottolineare che Hatshepsut non intendeva affatto rinnegare Thutmose I come suo padre carnale: la legittimità del proprio diritto a regnare derivava proprio da luiCimmino (1994), p. 77.. Ecco perché, in queste scene, il dio annuncia ufficialmente la futura assunzione del potere regale da parte di Hatshepsut: la sovrana affermava così di far derivare la propria regalità da Thutmose I, ma il diritto divino alla corona dal dio Amon in personaCimmino (1994), p. 78.. Infine, sparendo, il dio dichiara solennemente, riguardo ad Hatshepsut appena concepita (è forse il punto focale dell'intero mito):
Intervento del dio Khnum e della dea Heket
Il mito si sposta nelle sfere celeste e prosegue con Amon che incarica Khnum, il dio-vasaio che si credeva modellasse l'umanità sul suo tornio, di plasmare e dare forma al corpo e all'anima (ka) di Hatshepsut: Khnum risponde:
Heket, la dea-rana delle nascite, compare in ginocchio davanti al tornio su cui stanno prendendo forma il corpo e l'anima di Hatshepsut, rappresentati come due bambini distinti, e gli avvicina il simbolo ankh della vita al viso, come aveva già fatto Amon con Ahmose nella scena dell'amplesso. Questa scena simboleggia e sintetizza la lenta formazione del feto durante la gravidanza. È interessante notare che entrambe le figure del corpo e dell'anima di Hatshepsut hanno genitali maschili: non è la persona della Hatshepsut storica a essere rappresentata, bensì, come ha sottolineato l'egittologa francese Christiane Desroches Noblecourt, "il titolare della funzione regia e il suo ka", cioè il concetto stesso di "faraone". Più legate alla realtà fisica, però, le forme grammaticali nei testi che accompagnano questo ciclo iconografico sono coniugate al femminile.
"Annunciazione" ad Ahmose, nascita divina e presentazione ad Amon
Successivamente compare di nuovo Thot - ambasciatore degli dei come l'Ermes greco a cui fu successivamente assimilatoBudge, E.A. Wallis (1904). The Gods of the Egyptians Vol. 1. pp. 414-5. - al cospetto della regina Ahmose. In piedi uno di fronte all'altra, Thot allunga il braccio verso la donna (un gesto che nell'arte egizia denota l'atto di rivolgere la parola a qualcuno). Ahmose è ritta in piedi, con le braccia distese lungo il corpo, immobilizzata dallo stupore e dall'emozioneDesroches Noblecourt (2003), pp. 123-4.. Dopo il salto temporale dei nove mesi della gravidanza, Khnum e Heket si recano a prendere la regina Ahmose per mano, per condurla verso la sala del parto pronunciando benedizioni. Il ventre di Ahmose è delicatamente arrotondato (dettagli anatomico assai raro nell'arte egizia)Desroches Noblecourt (2003), p. 125.Brunner (2003), pp. 91-2.. Khnum dice alla partoriente:Così come l'amplesso fra Amon e Ahmose, anche la nascita di Hatshepsut è descritta in modo puramente simbolico. La regina compare seduta su un trono arcaico, con la neonata già in braccio, e il trono si trova sulla sommità di due enormi letti a teste di leone, sovrapposti, mentre, alle estremità della scena, Amon e la dea-utero Meskhenet impartiscono benedizioniDesroches Noblecourt (2003), pp. 126-8.Brunner (2003), p. 93.. Queste scena occupa 7 metri di parete ed è affollata di divinità, geni, spiriti e balie divine: Amon, Meskhenet, Iside, Nefti, Bes, Tueret, i geni degli antenati e dei punti cardinali, una dea il cui copricapo è un paniere in cui sono stati deposti il cordone ombelicale e la placenta, e molte altre deità. La dea dell'amore e della gioia, Hathor, accoglie Amon che le si è presentato per vedere la sua nuova figliaBrunner (2003), p. 94..