La Villa Medicea La Petraia è una delle più belle e celebrate ville medicee, collocata in posizione panoramica sulle pendici del monte Morello a Firenze. Si trova nella zona collinare di Castello, in via della Petraia 40. È museo statale dal 1984 e dal marzo 2024 è gestita dall'istituto autonomo delle Ville e residenze monumentali fiorentine, che riunisce le più importanti residenze suburbane signorili fiorentine.
Storia Il Cinquecento: Ferdinando I Nel 1364 il "palagio" della Petraia apparteneva alla famiglia Brunelleschi fin quando nel 1422 Palla Strozzi l'acquistò e ingrandì il possesso comprando i terreni circostanti. Nella prima metà del XVI secolo la villa passò di proprietà ai Salutati e infine nel 1544 a Cosimo I de' Medici, il quale la donò al figlio, il cardinale Ferdinando nel 1568. Alcune opere di ampliamento erano già iniziate dal 1566, ma fu con Ferdinando, quando divenne Granduca nel 1587, che iniziò la trasformazione vera e propria dell'edificio "da signore" simile a un fortilizio in una residenza degna di un Principe. Dal 1588 si ebbe un decennio di lavori che con poderosi sbancamenti di terra trasformarono la natura "pietrosa" del luogo (da cui il nome Petraia) in una scenografica sequenza di tre terrazzamenti. Gli architetti Davide Fortini e Raffaello Pagni riorganizzarono e ampliarono gli edifici attorno alla trecentesca torre per realizzare una villa signorile attorno al fulcro centrale di un cortile all'aperto. Nel museo è esposto un dipinto a forma di lunetta di Giusto Utens risalente al 1599-1602 raffigurante il progetto del giardino rinascimentale dell'epoca, il quale fino al 2010 si trovava al Museo Firenze com'era con gli altri dipinti raffiguranti le ville medicee. Nel dipinto della Petraia si vede la terrazza della villa con il frutteto di piante nane e la spalliera di aranci che separa il giardino formale dal selvatico; la seconda terrazza, il Piano del Vivaio, è dominata da una larga vasca centrale per l'allevamento dei pesci, con due rampe di scale ai lati e ospitava aiuole con piante "semplici" (cioè officinali, dal nome del Giardino dei Semplici) piantate secondo disegni geometrici, con due edifici loggiati ai lati che servivano da ricovero per le piante; la terza terrazza, la più grande e digradante verso la città, è occupata da due grandi zone ellittiche, con alberi e passaggi coperti chiamate cerchiate, utili per poter godere del giardino anche nelle giornate più calde. La villa ebbe una funzione prevalentemente di residenza e di caccia, rispetto alla Villa di Castello con funzione di rappresentanza. Questo spiega anche la presenza di piante di utilità, piuttosto che ornamentali e la mancanza di statue e fontane. Dopo le nozze del granduca Ferdinando nel 1589, la villa venne assegnata alla sua consorte Cristina di Lorena. Alla sua iniziativa risalgono gli affreschi celebrativi della casata Lorena eseguiti da Cosimo Daddi con le gesta di Goffredo di Buglione, condottiero della Prima Crociata, massivamente decorate con grottesche, sulla scia del gusto per lhorror vacui. A questo periodo risalgono gli affreschi della cappella privata al primo piano eseguiti da Bernardino Poccetti con una teoria di santi protettori dei re e regine di Francia e della famiglia Medici.
Il Seicento: gli ultimi Medici
La villa fu poi abitata da Don Lorenzo de' Medici a partire dal 1609, che la arricchì con il prezioso ciclo pittorico dei Fasti medicei, capolavoro di Baldassarre Franceschini detto Il Volterrano (1637-1646). Le scene vennero concepite su suggerimento di Lodovico Incontri e Pier Francesco Rinuccini, libere da successione cronologica e estrosamente sequenziate come una serie di grandi vessilli a tema storico che celebravano la Casata medicea. Don Lorenzo riunì anche una preziosa quadreria, un'antologia di vari generi, spaziando dal fiammingo Jan Fyt a Carlo Dolci e Giovanni da San Giovanni e ricostruita in una mostra del 1977 nella Villa di Poggio a Caiano. Cosimo III nel 1696 fece affrescare la sua camera da letto, dove oggi c'è la Cappella Nuova da Pier Dandini e Rinaldo Botti con una teoria di Ognissanti.
Il Sette e Ottocento: i Lorena
Con il nuovo secolo la villa dovette perdere di interesse agli occhi dei suoi proprietari, tanto da essere gradualmente spogliata: il principe di Craon che tenne la reggenza in vece di Francesco Stefano dal 1737, la trovò malinconicamente vuota. I Lorena riarredarono gli ambienti e ripristinarono il corredo della villa: fu realizzata una sala da gioco, una sala con una raccolta di acquerelli cinesi acquistati dal Granduca Pietro Leopoldo nel 1785, e venne ricomposto il giardino. La Fontana di Fiorenza, eseguita da Niccolò Pericoli detto il "Tribolo", Pierino da Vinci e Giambologna, che eseguì la Venere in bronzo (attualmente sostituita da una copia), venne trasferita dal parco di Castello al giardino di levante della villa, che ancora oggi si chiama da allora Piano della figurina, riferito alla scultura. Nel 1816 l'architetto Giuseppe Manetti curò alcuni lavori di restauro e ammodernamento.
Il parco romantico all'inglese risale al 1829, quando Leopoldo II di Lorena chiamò il giardiniere boemo Joseph Frietsch, già autore del rinnovo del parco di Pratolino. Allo stesso periodo (1833) risale anche il grande viale carrozzabile che unisce le ville della Petraia e di Castello.
I Savoia In epoca sabauda la villa divenne residenza di Vittorio Emanuele II e di Rosa Vercellana, sua moglie morganatica che amò molto La Petraia. La villa venne di nuovo arredata, questa volta con una serie di mobili di pregio che i Savoia avevano "ereditato" dalle case regnanti degli Antichi Stati italiani dopo l'Unità d'Italia. Arrivarono così pezzi di arredamento, tappeti, quadri e altri parati dalle ville e i palazzi reali di Lucca, Modena, Mantova e Piacenza e dalle altre ville medicee. Nel 1911 venne redatto un inventario degli arredi, che è stata la principale fonte per ricostruire la disposizione degli arredi per l'allestimento museale contemporaneo; vennero inoltre ridecorati molti soffitti con stucchi bianchi e dorati e con pitture a grisaille; fu rifatto lo scalone e venne installato un impianto di riscaldamento ad aria calda, tutto ad opera degli architetti della Real Casa, i torinesi Fabio Nuti e Giuseppe Giardi.
L'intervento più visibile di quel periodo resta comunque la copertura del cortile centrale con un'ariosa struttura in acciaio e vetro, creato nel 1872 in occasione delle nozze del figlio del Re e Rosina, Emanuele di Mirafiori, che divenne un vero e proprio salone centrale delle feste. Questa soluzione si è rivelata ottimale anche per la preservazione degli affreschi del cortile e senza diminuire la luminosità dell'ambiente e aggiungendo una struttura di pregio architettonico. Questa soluzione è stata in seguito "copiata" usata anche per altri ambienti, come il Chiostro dei Voti nella Basilica della Santissima Annunziata.
Contemporaneamente nel Piano della Figurina venivano montate due voliere su progetto di Ferdinando Lasinio, andate perdute, ma delle quali ci restano alcune fotografie d'epoca.
Il Novecento Nel 1919 la villa venne donata allo Stato Italiano, il quale la destinò, come altre ville, all'Opera Nazionale Combattenti, i quali monetizzarono la proprietà disperdendo arredi e decorazioni, ma anche i terreni stessi che facevano parte dell'immenso parco. La villa tornò allo Stato negli anni '60 e da allora, con un'impennata dopo il 1984 quando fu istituito il Museo nazionale, è stata oggetto di un lento e impegnativo progetto di recupero sia delle parti strutturali, che degli arredi sulla base del prezioso catalogo stilato al passaggio di proprietà allo Stato nel 1919.
Nel prossimo futuro verranno esposti al pian terreno i modelli dei giardini realizzati in occasione della Mostra del giardino italiano del 1931, una curiosa serie di plastici di giardini in miniatura che si trovano in deposito nella villa.
Ultimi anni Negli ultimi anni sono stati effettuati interventi di restauro di varia entità delle tele e degli ambienti della villa curati da Alessandra Griffo e Mauro Linari.
Dal 2013 la Villa La Petraia è inserita all'interno del sito seriale delle Ville e Giardini Medicei in Toscana appartenente alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.
La villa
Piano terra Gli ultimi restauri La prima sala ospita gli ultimi lavori del Centro europeo del restauro ed è pensata con un allestimento mutevole nel tempo, fatta eccezione per l'opera più importante qui esposta: una versione del ritratto di Ferdinando in vesti cardinalizie di Scipione Pulzone prima della sua chiamata a Firenze alla guida della Toscana.
Il cortile centrale Il fulcro della villa, attorno al quale si sviluppano tutti gli ambienti, è il cortile.
Nelle due pareti principali le scene che raffigurano le Gesta di Goffredo di Buglione alla presa di Gerusalemme, sono di Cosimo Daddi e risalgono al 1590 circa. Sotto i loggiati laterali invece sono raffigurati i Fasti medicei, capolavoro del Volterrano, dipinti tra il 1637 e il 1646. Da sinistra le scene sono: L'incontro fra papa Leone X e Francesco I di Francia L'ingresso trionfale di Cosimo I a Siena Caterina de' Medici con i figli Il predominio della Toscana sul mare Giuliano Duca di Nemours e Lorenzo Duca d'Urbino sul Campidoglio Alessandro primo duca di Firenze (questa scena contiene un autoritratto del pittore) Cosimo II riceve i vincitori dell'impresa di Bona Maria de' Medici regina di Francia con i figli Cosimo I associa al governo il figlio Francesco Clemente VII incorona a Bologna Carlo V
La copertura in ferro e vetro fu realizzata in occasione della festa di fidanzamento del figlio di Vittorio Emanuele II, Emanuele conte di Mirafiori con Blanche de Larderel tenutasi nella villa il 1º settembre 1872. Negli stessi anni a Firenze si cominciò a costruire con questi due nuovi materiali da poco introdotti dagli architetti europei, come il tepidarium del Roster, il mercato centrale e le poste reali all'interno della Galleria degli Uffizi. Per l'occasione il cortile fu illuminato con il grande lampadario in cristallo color ametista ancora oggi visibile e il pavimento fu rifatto con un mosaico alla veneziana.
Le altre sale
Attraverso una porta sulla destra si accede alla grande sala da pranzo, la cosiddetta Sala degli arazzi o Sala rossa, dove sono esposti alcuni arazzi fiamminghi dei inizio Seicento. I soggetti intessuti sono I quattro elementi, Le quattro stagioni, I mesi di Maggio e Giugno e Cosimo I che riceve l'omaggio del Senato, quest'ultimo eseguito a Firenze nel 1655 su cartone di Agostino Melissi.
La successiva Sala da musica prende il nome dal grande pianoforte-armonium costruito a Napoli nel 1868. Le pareti sono tappezzate da velluti francesi, mentre è di particolare pregio l'orologio francese in bronzo dorato datato 1770. Lo Studio del Re ha un parato di fattura francese in velluto cremisi su fondo giallo laminato in oro. Il mobilio antico risale soprattutto allo stile Impero, tipico del primo decennio dell'Ottocento.
La Cappella Nuova, così chiamata per distinguerla da quella più antica situata al primo piano, era un tempo la camera da letto del religiosissimo granduca Cosimo III. Aveva fatto realizzare gli affreschi a tema religioso da Pier Dandini e Rinaldo Botti verso il 1696, che un secolo più tardi furono ritenuti più consoni a un luogo di preghiera, infatti la stanza venne consacrata e fu realizzato l'altare, sulla cui sommità oggi vi è una copia di una Sacra famiglia di Andrea del Sarto.