Si definisce Impero di Alessandro Magno (anche Impero macedone o Impero ellenistico) l'impero che si sviluppò sotto Alessandro Magno nel corso della sua campagna militare e si affermò nella sua piena grandezza dal 324 al 319 a.C. circa. La valutazione del regno di Alessandro Magno si basa sullo studio della gestione politica ed economica dei territori conquistati o sottoposti alla sua autorità.R. Cavenaile, L'Antiquité classique, XLI, 1972, . La prima conseguenza delle conquiste di Alessandro Magno fu la formazione di uno dei più grandi imperi mai formatisi fino ad allora, che riuniva l'Impero persiano achemenide, il Regno di Macedonia, la Grecia ed i confini nord-occidentali dell'India. Tutti i poteri che Alessandro deteneva, per eredità o per conquista, erano riuniti nelle sue sole mani. Apparentemente possiede un potere assoluto per diritto divino.

Poiché la posizione politica di Alessandro in alcune zone era diversamente legittimata e corrispondentemente egli esercitava diversamente la sua sovranità locale, nessun concetto di spazio geografico a questa creazione di stato poteva essere classificato diversamente che con il nome del suo sovrano.

L'Impero di Alessandro si basava su un'unione personale di tre diverse aree di sovranità: il regno dei Macedoni, la parte occidentale dell'impero degli Achemenidi e il regno degli Egizi (controllato, in quel periodo, dalla dinastia achemenide).

Oltre a ciò Alessandro aveva la sovranità sulla maggior parte delle città greche con la Lega di Corinto e su alcune tribù barbare balcaniche.

Il suo impero si estendeva su almeno 20 territori dei moderni Stati di oggi (Grecia, Macedonia, Bulgaria, Turchia, Siria, Giordania, Israele, Libano, Cipro, Egitto, Libia, Iraq, Iran, Kuwait, Afghanistan, Turkmenistan, Tagikistan, Uzbekistan e Pakistan) e toccava alcune altre nella loro periferia (Ucraina, Romania, Albania, Armenia e India). Tra il 336 e il 323 a.C., assorbendo la porzione occidentale dell'impero achemenide di Persia, portando la propria superficie da 1,2 a 5,2 milioni di km2; divenne così, per un ventennio, il più vasto impero del suo tempo.

Dopo la sua morte il suo impero si dissolse nel quadro delle guerre dei diadochi e fu diviso tra i suoi successori, i diadochi e gli epigoni. Di qui emerse il mondo dei cosiddetti regni ellenistici.

Caratteristiche

Secondo il moderno neologismo, per "Impero di Alessandro" si intende la costituzione di stati che seguirono storicamente l'antico Impero persiano degli achemenidi, con il quale esso era geograficamente pressoché coincidente, cui si aggiunge solamente la patria degli occupanti macedoni, che aveva esteso la propria egemonia alla parte europea costituita dalle città-stato greche.

Occasionalmente era perciò detto anche "Impero della Grande Macedonia" o "Impero macedone", soprattutto con la campagna di occupazioni di Alessandro, che aveva soppiantato l'antica casta dominante persiana con una nuova macedone, che si componeva della serie dei suoi compagni (hetairoi) e che come suoi successori (diadochoi) caratterizzarono anche l'ulteriore destino storico del Mediterraneo orientale, fino all'occupazione romana.

Inoltre l'Impero di Alessandro era uno stato multietnico, nel quale la sovranità si basava su diversi strumenti di legittimazione, che Alessandro aveva riassunto in sé nella sua unione personale. Solo le sue persone potevano rendersi garanti dell'unità dell'impero, per il quale non c'era un'idea di territorio geografico di appartenenza né esisteva un nome del relativo popolo.

Poiché Alessandro per tutta la sua vita di altro non si era occupato in modo così intenso che della conduzione della guerra, la sua funzione di modello come statista, organizzatore dell'impero e pacificatore fu ed è posta in discussione, tanto più che poco dopo la sua morte, in un decennio, il suo impero collassò.

Augusto lo ha perciò criticato, rimarcando fortemente la funzione di sovrano come servizio alla pace, come sempre richiede l'occupazione di nuovi territori.Plutarco, Moralia, 207d.

Come tuttavia Alexander Demandt ebbe a osservare, Augusto dopo la sua vittoria nella guerra civile romana ebbe a disposizione ancor più decenni di sovranità, dei quali egli poté approfittare per consolidare la pace interna all'impero romano (pax romana).

Invece Alessandro morì a soli 33 anni di età, appena aveva potuto occupare il suo impero, ciò che lo collega piuttosto a Carlo Magno, Gengis Khan e Napoleone Bonaparte i cui imperi caddero parimenti presto, la cui politica però ebbe effetto ancora per secoli.Demandt, p. 353.

Soprattutto si potrebbe inquadrare Alessandro solo in parte nel modello più usuale di classica arte di stato, così Alfred Heuß, poiché egli, come antesignano dell'ellenismo, fu più efficace che come uomo di stato.Heuss, p. 61.

Tuttavia l'Impero di Alessandro, molto breve e legato all'esistenza di una sola persona, occupa nello sviluppo della teoria dello Stato una posizione molto significativa. Si trattò del primo Stato di grande estensione uscito da un ambiente culturale europeo, che si estendeva su più parti della terra e su più popolazioni, che rese possibile la diffusione della cultura greca oltre i confini delle loro città-stato di origine e che aiutò quest'ultima a diffondersi con l'ellenismo a livello mondiale.

La diffusione della civiltà urbana fu accompagnata dalla fondazione degli Stati di Alessandro, e con le scoperte geografiche annesse si ebbe l'instaurazione di un commercio mondiale euro-asiatico.

Per le successive monarchie europee la forma di stato dell'Impero di Alessandro, con la sua concezione della legittimazione della sovranità, divenne costitutiva, con i tre fattori per la prima volta collegati fra loro, della successione dinastica ereditaria, del riconoscimento da parte dell'esercito per acclamazione e del sacro innalzamento del sovrano a divinità.Demandt, pp. 361–362.

L'impero

L'impero occupato da Alessandro non era uno Stato unitario, nel quale la sovranità poteva essere acquisita con il subentro in un determinato titolo. Non vi era alcun "re del regno di Alessandro" bensì un re della Macedonia, dell'Asia, di Babilonia e dell'Egitto. La sua sovranità doveva essere giustificata con l'unione della competenza e del titolo, che i concetti tradizionali corrispondevano alle singole parti dell'impero.

A differenza degli achemenidi, Alessandro rispettava e, dove giungeva, reinstaurava anche le culture tradizionali come le tradizioni religiose dei popoli da lui sottomessi, come ad esempio spiega la sua intronizzazione in Egitto. Egli non voleva presentarsi di fronte a loro come un occupante o un sovrano straniero, bensì come conservatore dell'ordine delle loro comunità. In questo senso il suo regno rappresentò un concetto di sovranità staccato dai confini nazionali, che stava quale garante dell'unità del tutto e contemporaneamente quale protettore dei molteplici popoli da lui sottomessi. Già Niccolò Machiavelli ha notato con sorpresa l'assenza di rivolte delle popolazioni asiatiche contro la nuova sovranità ellenistica, tanto sotto Alessandro come sotto i suoi successori, mentre ancora sotto gli achemenidi, particolarmente babilonesi ed egizi, spesso vi erano sollevazioni.Niccolò Machiavelli, Il Principe, cap. IV. L'unità dell'impero si manifestava anche nella unica persona del re, il cui stato non poteva esistere indipendentemente da lui che, dotato di una potenza illimitata, poté organizzare e così lo fece diventare personale.

Alessandro non era neanche re "di" bensì "in" Asia e "in" Egitto, proprio come furono i suoi successori re tolemaici e seleucidi "in Egitto" e "in Siria". Sola eccezione rimane la Macedonia, ove i sovrani potevano chiamarsi "re dei macedoni", prima e dopo Alessandro.Siehe Demandt, p. 386.

In Europa Alessandro fu innanzitutto re dei Macedoni (basileus Makedonōn), come legittimo successore del padre Filippo II e grazie al riconoscimento da parte dell'esercito macedone. Poiché nello Stato macedone oltre alla monarchia non esisteva alcun organo di controllo, come all'incirca l'eforato a Sparta o il senato a Roma, il re deteneva un potere assoluto come capo supremo. La sua volontà in questioni amministrative e in politica interna ed estera era legge. Solo l'esercito macedone deteneva una funzione indiretta di correzione della sovranità regia, il cui riconoscimento in base alla prova delle sue qualità di comandante e la sua adeguata partecipazione alle vittorie in guerra doveva essere acquisita. Questa forma di legittimazione della sovranità fu caratteristica dei macedoni durante la loro intera storia e si protrasse infine anche nei regni dei diadochi.

Inoltre Alessandro disponeva della posizione, ereditata dal padre, di capo supremo dell'esercito della Lega tessala, di tago, che è paragonabile alla figura di duca nel primo medioevo. Dall'esterno egli era de facto il sovrano della Tessaglia, le cui città per la politica interna mantenevano la loro autonomia. Una simile costellazione si rassegnava di fronte alle città greche rappresentate dalla Lega di Corinto (poleis), che davano alla loro libertà interna molta importanza. Ugualmente Alessandro era subentrato al padre nella posizione del comandante (hēgemon, cioè "Egemone") della lega ed era il loro capo supremo sul campo (strategōs autokratōr). I rapporti delle città con l'egemone erano regolate contrattualmente, ed essi riconoscevano dall'esterno più o meno volenterosamente la sua conduzione politica e militare, specialmente in relazione alle campagne di rappresaglia concluse contro l'antico nemico persiano. Inoltre toccava all'egemone la posizione di potenza garante dell'osservanza della pace comune del territorio (koinē eirēnē), che egli, all'occorrenza manu militari aveva imposto, come nel caso del tentativo di defezione da parte dei tebani nel 335 a.C., che sfociò nella distruzione della città. Come contromossa l'Egemone era obbligato al riconoscimento dell'autonomia interna delle città, nella quale egli non doveva interferire.

Alessandro fu accolto in Egitto come liberatore dall'egemonia straniera dei Persiani e a Menfi fu incoronato Faraone con l'antico rito egizio, onore che i re persiani avevano rifiutato. Similmente egli si comportò a Babilonia, ove fu parimenti accolto come liberatore e, secondo il Diario astronomico di Babilonia, come "re del mondo" (šar kiššati). Abraham Sachs, Hermann Hunger: Astronomical Diaries and Related Texts from Babylon, I, Diaries from 625 BC. to 262 B.C. (1988); Übersetzung von Bert van der Spek: Darius III, Alexander the Great and Babylonian scholarship, In: Achaemenid History, Vol. 13 (2003) 289–346.

La sovranità persiana fu, qui come in Egitto, decisamente respinta; la città fu più volte occupata e la distruzione dei suoi templi a torre (Etemenanki) da parte di Serse I aveva creato simili reazioni anti-persiane come in Grecia.Alessandro, dopo il suo ingresso in Babilonia aveva disposto la restaurazione degli Etemenanki. Strabone 16, 1, 5.

E tuttavia Alessandro rivendicò un legittimo diritto di successione come erede dei re persiani, che dovevano giustificare la loro sovranità in Asia.

Non in ultimo perciò l'impero di Alessandro può essere visto come stato successore dell'impero persiano. È comunque controverso quando Alessandro abbia avuto in programma questa successione. Quando egli nel 334 a.C. iniziò la sua campagna militare verso l'Asia, voleva innanzitutto una rappresaglia per i precedenti attacchi dei persiani contro la Grecia (Guerre persiane) e la prioritaria liberazione delle città greche lungo le coste ioniche nell'Anatolia.