LOfficina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, nota anche come Farmacia di Santa Maria Novella o Antica Spezieria di Santa Maria Novella, è un'azienda italiana attiva nei settori della profumeria, della cosmetica e dei prodotti di erboristeria, con sede in via della Scala 16 a Firenze, negli ambienti storici del complesso conventuale della Santa Maria Novella.
Le sue origini risalgono al 1221, anno dell'insediamento dei domenicani a Firenze. Nel corso dei secoli la spezieria conventuale si è sviluppata fino a costituire una struttura organizzata, con una prima attestazione materiale nel 1508 e una gestione amministrativa autonoma documentata nel 1542.
Il 1612 è tradizionalmente indicato come l'anno dell'apertura al pubblico dell'Officina. Nel corso del tempo l'attività si è evoluta da spezieria conventuale a realtà attiva nei settori della profumeria, della cosmetica e del benessere.
Nel 2012, in occasione del quarto centenario del 1612, è stata oggetto di un'emissione filatelica della serie Made in Italy.
Storia
Fondazione come spezieria L'origine dell'Officina è legata alla fondazione del convento domenicano di Santa Maria Novella nel 1221. Nell'ambito della vita conventuale i frati coltivavano piante officinali e preparavano rimedi destinati alla comunità religiosa e all'assistenza degli infermi.
Già nel 1381 è documentato come i Domenicani di Santa Maria Novella vendessero l'acqua di rose come disinfettante, usato soprattutto nei periodi di epidemie. I frati coltivavano le piante medicamentose (i semplici, da cui deriva il nome del giardino dei Semplici) in un orto attiguo, distillavano erbe e fiori, preparavano essenze, elisir, pomate, balsami. Il giardino dei semplici riforniva principalmente la più vicina e gemella Farmacia di San Marco anch'essa fondata e gestita dai frati domenicani.
Nel 1508 è attestata la presenza di una piccola farmacia conventuale. mentre nel 1542 la spezieria risulta dotata di una propria organizzazione amministrativa autonoma, come documentato dal primo Libro di Entrata e di Uscita.
Sviluppo tra XVI e XVIII secolo Tra il 1590 e il 1591 la spezieria fu oggetto di un ampliamento e di una riorganizzazione degli spazi e delle attrezzature, con l'introduzione di nuovi arredi, strumenti e contenitori.
Il 1612 è considerato l'anno dell'apertura al pubblico. In questa fase operarono lo speziale laico Simone Marchi e fra' Angiolo Marchissi, figura centrale nello sviluppo dell'Officina nel XVII secolo. L'attuale profumeria infatti risale al 1612, quando ancora svolgeva anche l'attività di spezieria. Rinomata in tutta Europa, ricevette dal granduca Ferdinando II de' Medici il titolo di Fonderia di Sua Altezza Reale nel 1659, proprio durante la direzione di Fra' Angiolo Marchissi. Nel XVIII secolo i suoi prodotti venivano esportati fin nelle Indie e in Cina.
XIX secolo
Nel XIX secolo, sotto la direzione di fra' Damiano Beni, furono avviati importanti interventi di riorganizzazione e ampliamento degli ambienti, che portarono alla configurazione attuale. Nel 1866 il complesso passò al Demanio dello Stato; nel 1867 fu affidato in gestione a Cesare Augusto Stefani, mentre nel 1871 divenne proprietà del Comune di Firenze.
Storia contemporanea Nel corso del XX secolo l'Officina ha progressivamente assunto una struttura aziendale, affiancando alle pratiche tradizionali una produzione organizzata su scala più ampia.
A partire dalla seconda metà del Novecento, l'attività si estese progressivamente a livello internazionale, con una presenza crescente in Europa, nelle Americhe e in Asia. Parallelamente si è sviluppata una rete di punti vendita monomarca e di distribuzione selettiva, contribuendo alla trasformazione dell'Officina da realtà locale a marchio riconosciuto a livello internazionale.
Nella seconda metà del Novecento parte delle attività produttive è stata progressivamente trasferita al di fuori della sede storica, che ha mantenuto funzioni rappresentative e commerciali.
Nel XXI secolo l'azienda ha ulteriormente consolidato la propria presenza globale, mantenendo la sede storica di Firenze come centro identitario. Nel 2020 è entrata a far parte del gruppo Italmobiliare.
Storia architettonica Gli ambienti dell'Officina si sviluppano all'interno del complesso conventuale di Santa Maria Novella e riflettono una stratificazione architettonica che si estende dal XIV al XIX secolo. Un intervento determinante nella definizione dell'assetto attuale avvenne tra il 1847 e il 1852, quando, sotto la direzione di fra' Damiano Beni, l'architetto Enrico Romoli riorganizzò gli spazi e realizzò l'accesso monumentale su via della Scala.
L'antica "spezieria", oggi non più farmacia, bensì profumeria ed erboristeria, si trova in un vero e proprio ambiente monumentale, con decorazioni e arredi antichi, risalenti a varie epoche. Conserva anche una pregevole collezione di materiale scientifico, quali termometri, mortai, bilance, misurini, eccetera, oltre ai pregiati vasi da farmacia dal Seicento al Novecento.
Interni Ingresso e corridoio
L'ingresso attuale su via della Scala risale agli interventi ottocenteschi progettati da Enrico Romoli. Si accede al locale vendita della profumeria da un portale in pietra serena a tutto sesto, finemente scolpito, sormontato da un frontone, al cui centro è posto lo stemma dei frati domenicani, riconoscibile dal sole raggiante.
La galleria d'accesso alla Sala di Vendita non è l'ingresso originario della Farmacia; essa fu, infatti, aperta solo alla fine del Settecento. L'apertura ufficiale della farmacia al pubblico, nel 1612, vedeva l'accesso dal Chiostro grande, oggi di proprietà della Scuola Sottufficiali Carabinieri, attraverso il portale a forma di conchiglia progettato da Matteo Nigetti. L'antica spezieria, oggi Erboristeria, è stata il locale riservato alla vendita e all'esposizione dei prodotti dal 1612 al 1848.
Nell'atrio classicheggiante si aprono lateralmente due esedre, ciascuna con una statua marmorea: Igea e Galeno, rispettivamente la personificazione della dea della salute e del dio della medicina. Il piccolo vestibolo è in stile neogotico, con decorazioni prevalentemente blu e oro, e dà accesso alla principale sala di vendita.
Grande Sala di Vendita
La grande Sala di vendita era in origine una delle cappelle del convento, dedicata a san Niccolò di Bari, di patronato della ricca famiglia Acciaioli. Secondo la tradizione la cappella fu un dono di riconoscenza di Dardano Acciaioli ai frati domenicani. Si racconta che essendo Dardano ammalato e non sapendo i medici diagnosticare, né curare la sua malattia, per salvare la loro reputazione, gli ordinarono come cura una particolare uva detta “ursina” o “lugliola” che in quel periodo dell'anno era quasi impossibile da reperire. La mancata guarigione sarebbe quindi stata attribuita all'impossibilità di trovare la “medicina”. I frati di Santa Maria Novella, venuti a conoscenza di questo, raccolsero dal loro orto questa uva e la offrirono a Dardano che miracolosamente guarì. Il nobiluomo, per riconoscenza, propose ai domenicani di donare loro qualcosa che restasse a memoria perpetua ed essi chiesero che contribuisse alla costruzione di una cappella "per comodo degli infermi". La cappella sorse nei pressi dell'infermeria in maniera che i malati potessero così seguire le funzioni religiose anche dal proprio letto.
Alla fine del XVII fu concessa alla Compagnia di Sant'Anna dei Palafrenieri, che approntarono resatauri e modifiche: fecero aprire l'ingresso su via della Scala e rifecero la volta e il tetto. Una volta soppressa con la riforma di Pietro Leopoldo, la sede della Compagnia fu adibita a magazzino. Una grande ristrutturazione avvenne nel 1848 quando la sempre crescente notorietà della farmacia rese necessario un idoneo salone per accogliere i clienti. Tutti i lavori furono voluti da fra' Damiano Beni, uno dei più importanti direttori della farmacia. Il locale venne diviso in due ambienti: sala di vendita e magazzino. In quell'occasione la volta fu decorata da Paolino Sarti con allegorie dei quattro continenti, secondo la convenzione iconografica dell'epoca (Europa, Asia, Africa e America), a indicare la diffusione e la fama internazionale dell'Officina. L'arredo è composto da armadi neogotici in noce nei quali sono esposti i prodotti dell'officina.
Sala Verde
A destra si accede alla cosiddetta Sala Verde, prospiciente al giardino, che venne costruita tra il 1335 ed il 1337, tra l'infermeria del convento e la cappella, per farne un appartamento privato, ma non fu mai usata a tale scopo. Dal 1542, anno in cui con il primo libro delle entrate e delle uscite ebbe inizio l'attività commerciale della farmacia, questa sala ospitò le stufe a piramide per distillare, i fornelli ed i vetri. Nel Settecento la Sala Verde, divenne sala di ricevimento per gli ospiti di riguardo, ai quali venivano servite le specialità della farmacia come l'Alkermes o la China, ma soprattutto la cioccolata, bevanda allora di grande moda. Oggi la sala è arredata con mobili in stile direttorio del XVIII secolo.
A destra, sulla parete, domina leffigie del santo domenicano Pietro da Verona di Lorenzo Lippi, inserita in uno scudo coronato intagliato e dorato circondato da tre putti che tengono le palle medicee e intorno al quale è avviluppata un serpente, attributo del dio della medicina, Esculapio. Lo stemma e l'effigie, che forse nasconde un ritratto, fu donato entro il 1659 dal granduca Ferdinando II al rettore fra' Angiolo Marchissi, a dimostrazione del favore mediceo verso l'istituzioneChiara d'Afflitto, Lorenzo Lippi, Pisa, 2002, pag. 301..
Sulla parete di fronte si trova lo stemma dei Domenicani di Santa Maria Novella con la ricca cornice intagliata e dorata, sotto la quale vi è il busto marmoreo di Fra' Tommaso Valori, uno dei direttori. In alto sono i ritratti tutti i direttori dell'Officina dal 1612, anno della fondazione ufficiale, in poi.
Sala dell'Antica Spezieria
L'Antica Spezieria, oggi Erboristeria, fu la sala riservata alla vendita dal 1612 al 1848 e vi si accedeva dal Chiostro Grande di Santa Maria Novella attraverso il portale progettato da Matteo Nigetti, ai fianchi del quale esistono tuttora due lapidi che ricordano l'attività farmaceutica dei frati, privilegi concessi dal granduca ed ospiti illustri della farmacia.
Nel 1755 fu oggetto di un importante intervento di rinnovamento degli arredi e delle decorazioni. Oggi la sala risulta impreziosita dalla ricca decorazione in stucco del soffitto a volta del Settecento, con animali fantastici, sfingi, draghi, aquile reali maschere, festoni di frutta e rose, tutti motivi cari al repertorio dell'epoca. Alcuni elementi, i nastri ed i festoni, ritornano nell'intaglio ligneo che sormonta gli armadi seicenteschi. Nell'armadio situato nella parete d'ingresso, al centro dell'intaglio si trova una ghirlanda di rose in legno dorato, sormontato da una corona, al cui interno è raffigurato lo Sposalizio mistico di santa Caterina d'Alessandria.
Sacrestia
Usata fin dal XVII secolo come aromateria, era la stanza dove si conservavano le acque distillate e per questo chiamata “Stanza delle acque”. Le pareti sono completamente affrescate con storie della passione di Cristo da Mariotto di Nardo tra 1385 e 1405. Nel 2012 per i 400 anni dell'azienda tutti i locali di via della Scala sono stati restaurati. Nell'affresco originale del XIV secolo, l'intervento ottocentesco è stato il più impattante: la volta fu infatti interamente ridipinta in quel periodo e, su uno sfondo di cielo stellato, furono rappresentati i quattro evangelisti.
Con l'attuale restauro Daniela Dini è riuscita a liberare completamente la volta dalla pittura ottocentesca riportandola all'originale dipinto di Mariotto di Nardo. I quattro evangelisti ottocenteschi hanno dato posto a tre santi ed un vescovo: un francescano (San Bernardo di Quintavalle), un benedettino (San Benedetto), un domenicano (San Tommaso) ed un vescovo (San Niccolò).”