Le necropoli di Tarquinia sono l'insieme delle aree funerarie della città etrusca di Tarquinia (Tarch(u)na), sviluppatesi senza soluzione di continuità dalla prima età del Ferro all'età romana. La più vasta e celebre è la necropoli dei Monterozzi, con le sue tombe dipinte, alla quale si affiancano i sepolcreti villanoviani dei Poggi orientali, delle Rose, di Villa Bruschi Falgari e delle Arcatelle, e la necropoli orientalizzante della Doganaccia.
Storia delle scoperte Le tombe dei Monterozzi affiorano nella memoria erudita fin dal Quattrocento: un poemetto di Lorenzo Vitelli vi accenna nel 1454, un breve di Innocenzo VIII del 1489 registra un tumulo dal ricco corredo aureo subito disperso, e nel 1546 seimila libbre di bronzi antichi cavati dalle tombe furono fuse per le colonne di San Giovanni in Laterano.. Un ipogeo dipinto rinvenuto nel 1699 è registrato nel De Etruria regali di Thomas Dempster, ma la stagione delle grandi scoperte si aprì nel 1827, con le tombe delle Bighe, delle Iscrizioni e del Barone, e proseguì per tutto l'Ottocento sotto gli occhi dell'Instituto di corrispondenza archeologica prima e della Direzione generale delle antichità poi; al 1878 risalgono fra l'altro la tomba dei Pulena, con i sarcofagi della famiglia, e le prime tombe «a buca», pozzetti quadrangolari tagliati verticalmente nella roccia, colmi di ceramica attica figurata.. Gli scavi comunali del 1874-1896 alimentarono il nascente museo cittadino e portarono, il 16 novembre 1881, alla scoperta delle tombe villanoviane delle Arcatelle;. all'inizio del Novecento seguì l'esplorazione dei Poggi orientali, e dal 1956 le prospezioni geofisiche della Fondazione Lerici rivoluzionarono la conoscenza del pianoro, portando fra l'altro alla scoperta della tomba delle Olimpiadi (1958); i saggi del 1975-1977 in località Calvario rivelarono infine, sotto la necropoli, il villaggio villanoviano.; .
Le necropoli villanoviane I sepolcreti più antichi formano una corona attorno agli abitati dell'età del Ferro: i Poggi orientali (Poggio dell'Impiccato, Poggio Selciatello, Selciatello Sopra), esplorati sistematicamente agli inizi del Novecento, la necropoli delle Rose, scoperta nel 1954 lungo l'Aurelia, quella di Villa Bruschi Falgari e quella delle Arcatelle, sul pianoro dei Monterozzi, dove il 16 novembre 1881 furono identificate le prime tombe villanoviane, esplorate fino al 1885; una scelta dei corredi fu donata nel 1882 al Museo Pigorini di Roma.. Vi domina il rituale incineratorio, con l'ossuario biconico deposto in pozzetto, spesso entro custodie litiche: nelle sepolture maschili il vaso è di frequente coperto da un elmo fittile, secondo un costume caratteristico dell'Etruria meridionale, mentre le urne a capanna di grandi dimensioni, riservate a personaggi di rango, presentano a Tarquinia tratti distintivi propri..
La necropoli dei Monterozzi
A partire dall'età etrusca la necropoli principale si concentrò sul pianoro dei Monterozzi, parallelo alla costa e dirimpetto al pianoro urbano della Civita: vi sono state individuate circa 6.200 tombe di ogni epoca, e le camere ipogee dipinte, circa quattrocento fra l'età arcaica e l'ellenismo, costituiscono il più ampio complesso di pittura funeraria del Mediterraneo preromano. I saggi condotti dalla Fondazione Lerici in località Calvario hanno documentato i tumuli che coronavano le tombe a camera, con crepidini a grossi blocchi o a lastroni poligonali: ogni tumulo copre una sola tomba, in netto contrasto con l'uso di Caere.. Le camere, modellate sugli interni delle abitazioni, trasformano il sepolcro in uno spazio concettuale di comunicazione con l'aldilà; il repertorio delle pitture mette in scena i momenti del rituale funerario, dall'esposizione del defunto ai giochi atletici e alle corse, accanto al simposio e alle scene di caccia, mentre dopo il V secolo a.C. compaiono i demoni dell'oltretomba e si accentuano i toni patetici.. Nel gruppo più antico delle tombe dipinte, aperto dalla tomba della Capanna (580-560 a.C.), la parete di fondo ospita il motivo della porta chiusa, soglia dipinta verso l'oltretomba; attorno al 540 a.C. la Tomba dei Tori introduce l'agguato di Achille a Troilo, che rimane l'unico soggetto mitologico greco della pittura arcaica tarquiniese, e verso il 530 a.C. l'arrivo di maestri dalla Ionia investita dalla conquista persiana rinnova profondamente linguaggio e formati; nelle generazioni successive prevale il gusto attico, e il simposio diventa il tema per eccellenza delle camere gentilizie..
Fra le tombe dipinte più celebri si contano quelle del Guerriero, della Caccia e della Pesca, delle Leonesse, degli Àuguri, dei Giocolieri, dei Leopardi, dei Festoni, del Barone, dell'Orco e degli Scudi. Le pitture di alcune tombe, fra cui quelle delle Bighe, del Triclinio, del Letto Funebre e della Nave, furono staccate negli anni Cinquanta del Novecento per ragioni di conservazione e sono oggi ricomposte al Museo archeologico nazionale di Tarquinia, insieme ai sarcofagi delle grandi famiglie tarquiniesi, come quelli dei Partunu, e ai corredi delle necropoli. Sul pianoro sono stati indagati anche settori con scavi sistematici in estensione, come quello del Fondo Scataglini..
La Doganaccia Fra i tumuli del medio Orientalizzante, come quelli monumentali della Doganaccia, gli studi recenti hanno messo in luce camere precedute da vestiboli a cielo aperto con gradini e banchine per i culti funerari, un tipo accostato alle tombe reali di Salamina di Cipro e rivelatore dei legami di Tarquinia con il mondo vicino-orientale..
Tutela Il sito archeologico dal 1995 è un sito di importanza comunitaria.Cfr. SIC IT6010028 su Le necropoli tarquiniesi fanno parte, con la necropoli della Banditaccia di Cerveteri, del bene Necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia, dichiarato patrimonio dell'umanità UNESCO nel 2004.Cfr.
Note
Bibliografia
Voci correlate Tarquinia (città antica) Necropoli dei Monterozzi Necropoli del Calvario Necropoli del fondo Scataglini Museo archeologico nazionale di Tarquinia
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