Lezioni di Commercio o sia d'Economia civile è un'opera a prevalente carattere economico dell'abate e filosofo Antonio Genovesi pubblicata nel 1765 a Napoli, "appresso i Fratelli Simone".

L'economia civile Stanco di trattare temi filosofici e morali

Genovesi si dedicò infatti negli ultimi quindici anni della sua vita ai temi economici, etici e antropologici: in particolare questa opera raccoglie il suo pensiero economico sviluppato nel corso delle lezioni tenute dalla cattedra di economia a Napoli nel biennio 1757-58.

L'opera è dedicata al conte Gian Rinaldo Carli, di origine istriana, scrittore, economista, storico e numismatico italiano del tempo, quando questi era presidente del neo istituito "Supremo Consiglio di economia" e consigliere della nuova "Deputazione per gli studi nel ducato di Milano", con il compito di dirigere e coordinare l'economia lombarda.

L’intento dell’opera è quella di offrire una guida tramite i ministri ai sovrani sui temi riguardanti l'Economia, che va «spogliata dai pregiudizi e bassezze, e timori dei secoli barbari» così come hanno fatto grandi dotti «di questo luminoso secolo»A.Genovesi, Lezioni di Commercio o sia d'Economia civile, 1769, p.LXI

Nella prima parte l'opera tratta dell’economia civile, con riferimento alle questioni italiane, mentre nella seconda affronta temi particolari.

Importante perché alla base dell'economia degli Stati è l'economia privata:

Sull'esempio dei sapienti greci e latini dell'antichità, esperti delle virtù e delle arti, occorrono filosofi che possano offrire quelle conoscenze che formino e rendano grandi per ricchezza quelle agiate famiglie che, altrimenti, sono inevitabilmente destinate a decadere per i vizi e l'ignoranza.Op,cit. ibidem I governatori della comunità, considerata come una famiglia allargata, non possono affidarsi per regolare la vita civile soltanto alla giurisprudenza, «l'arte del giusto e dell'ingiusto», ma anche all'economia e al commercio sulle quali si fondano le ricchezze del sovrano, la potenza delle nazioni e la «pubblica felicità»Op.cit. p.23.

Il commercio, soddisfacendo i bisogni individuali e contemperando quelle due forze che convivono nell'individuo, l’interesse per sé e la solidarietà, assicura non solo la convivenza sociale ma anche la pace tra le nazioni:

La società umana Come l'uguaglianza tra gli uomini è assicurata dalla natura così anche i diritti devono essere gli stessi e uguali per tutti poiché essi derivano da Dio e quindi esigono, per legge divina, di essere rispettati.

L'uomo è un animale sociale non solo per un istinto naturale ma perché egli segue la pietà e la ragione di modo che si origini la pubblica felicità che può essere assicurata quando si formino le famiglie sottoposte all'imperio civile:

Il pubblico imperio garantisce allora, la continuità politica, la comodità e la felicità e tali obiettivi sono tanto più raggiunti quanto più grande è il numero delle famiglie che compongono il corpo civile.Op.cit. p.41

Edizione Antonio Genovesi, Lezioni di commercio o sia d'economia civile, a spese Remondini di Venezia, 1769

Note

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