La storia di Siracusa in età spagnola fu nel complesso molto turbolenta, non tanto per l'animosità dei suoi stessi abitanti, che in rare occasioni cercarono di ribellarsi alla loro attuale situazione di stenti (alla quale si erano gradualmente abituati, perdurando quella già da diversi secoli), ma, principalmente e soprattutto, per fattori esterni come le ragioni belliche, su di essa concentrate, e le calamità naturali, che furono estremamente violente. Entrambi questi fattori accompagnarono, in maniera pressoché assidua e costante, la storia aretusea per tutta l'epoca moderna e finirono per mutare il volto fisico e il contesto sociale della millenaria città.
Il suo ruolo primario difensivo militare, voluto dalla Spagna, se da un lato la fece protagonista di numerose e importanti cronache belliche, dall'altro lato le costò la rinascita del proprio commercio (bruscamente interrotto durante l'intensificarsi della minaccia turca e mai più ripreso) e il mancato incremento (nonostante i presupposti in precedenza vi fossero tutti) di un'attrattività culturale e politica che, di conseguenza, si spostò altrove, lontano da essa (un esempio di ciò fu l'emigrazione della nobilità cittadina dopo l'abolizione della Camera della regina o l'isolamento dell'Ordine gesuitico siracusano).
Il rigido controllo (effettuato su tutti i campi: gli Spagnoli avevano sempre l'ultima parola su ciò che riguardava la vita militare, politica e relazionale della città aretusea) unito ai tormenti delle catastrofi geografiche (dal '500 al '700 Siracusa venne attraversata, ripetutamente, da terremoti, epidemie, carestie e inondazioni) misero la sua economia e la sua società in ginocchio e fecero sopraesaltare i paragoni con la sua celebre epoca antica, dati dai tanti storici e intellettuali del tempo che, visitandola, rimanevano grosso modo sorpresi da ciò che era divenuta la città alla fine del Settecento (situazione che non cambierà con l'ascesa italica della casata dei Borbone). Alcuni storici piemontesi definirono come qualcosa di miracoloso il suo essere riuscita a sopravvivere a tutto ciò:
Mentre il francese Abel-François Villemain, sullo stesso periodo, di essa scrisse:
Germana de Foix, l'ultima regina di Siracusa
La carestia e l'attesa della fine del mondo Negli anni che furono a cavallo tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, Siracusa poteva dirsi una città che stava socialmente ed economicamente abbastanza bene (fu in questo periodo di prosperità economica che si popolarono pure le sue campagne e nacque, o rinacque, l'affitto rurale detto enfiteusiTouring Editore, Siracusa e provincia, 1999, p. 15.); certo non arrivò mai a raggiungere i livelli demografici della sua età classica (all'epoca, in tutta Europa, solamente l'antica Atene poteva appena compararsi al numero di abitanti che vantava la metropoli sicilianaSull'argomento vd. Michael Grant, The Civilizations of Europe, 1965, p. 23; ISCRE, Rivista storica siciliana (16-23), 1981, p. 28; Anna Masecchia, Metropolis: atti della Scuola europea di studi comparati: Pontignano, 8-15 settembre 2008, 2010, pp. 6-7.), ma considerando il superamento dei secoli bui (durante i quali le fonti arabe tacciono del tutto ciò che ne fu della popolazione siracusana da essi conquistata) e il superamento della peste bubbonica (che nel Trecento flagellò i siciliani così come il resto del vecchio continente, dimezzandone la demografia), con i suoi 5190 fuochi (ovvero nuclei familiari composti da quattro persone ciascuno) nel 1497 (avendo triplicato in soli cento anni i 1755 fuochi del 1376) Siracusa si poneva tranquillamente nella media di una benestante città europea del periodo ed era nuovamente tra i maggiori centri di Sicilia (nell'isola essa era seconda solamente alle due capitali regie, Palermo e Messina, mentre aveva già superato per popolazione sia Noto, che aveva rappresentato il capo valle orientale scelto dagli Arabi, e sia Catania, che durante il primo periodo aragonese siciliano era stata sede di re e regine).
Tutto ciò però cambiò dopo che passarono i primi anni dalla scoperta di quella che gli Spagnoli denominarono essere la «Terra ferma del Mar Oceano» («Tierra firme del Mar Océano»),Real Academia de la Historia, Gonzalo Fernández de Oviedo y Valdés, José Amador de los Ríos, Historia general y natural de las Indias: Islas y tierrafirme del mar oceano, ed. 1855. ovvero dopo che incominciò il commercio con il nuovo mondo (i loro Reinos de Indias): nel 1519 Carlo V riconobbe, per legge, come appartenenti e indissolubilmente legati alla corona spagnola le terre conquistate nelle Nuove Indie (futura America), di cui egli diveniva sovrano.Artola, Miguel (1982), Textos fundamentales para la Historia (Séptima edición), Madrid: Alianza Universidad. p. 227. Carlo V cambiò il motto che vi era, mitologicamente, nelle Colonne d'Ercole (poste sullo stretto di Gibilterra) da « Non Plus Ultra» («nada más allá»; «non vi è nulla oltre questo punto»)José Antonio Jáuregui, España vertebrada, 2004, pp. 189, 246; Víctor Mínguez, Los reyes solares: iconografía astral de la monarquía hispánica, 2001, pp. 92-93. a «Plus Ultra» («más allá»; «esiste un più in là»), adottandolo come simbolo del dinamismo dell'impero spagnolo e come suo lemma personale (e questo stesso motto sarà in seguito effigiato accanto allo stemma di Siracusa, in diversi luoghi della città).
L'intensificarsi dell'attenzione verso le sconfinate terre appena scoperte, portò a un aumento sempre maggiore del traffico marittimo rivolto all'Atlantico e di conseguenza a un improvviso impoverimento delle rotte mediterranee; passate in secondo piano (la Sicilia era al centro di tali rotteIndustria grafica nazionale, Annali della Facoltà di economia e commercio, vol. 10, n. 1-2, 1972, p. 7.). Inoltre vi fu una vertiginosa crescita dell'offerta delle merci che giungevano dal nuovo mondo, facendo crollare i prezzi di quelle siciliane (ed europee in generale). Si aprì dunque una crisi economica nel vecchio continente.Carmelo Trasselli, Mediterraneo e Sicilia all'inizio dell'epoca moderna: ricerche quattrocentesche, 1977, p. 326; Francesca Cantù, Scoperta e conquista di un mondo nuovo, 2007. A ciò si aggiunse il ritorno della peste: già nel 1500-1501 Siracusa ebbe la sua più grave epidemia dell'epoca (nella quale morirono quasi 10.000 cittadini siracusani)Gaetani, Annali, I, f. 276; Pirri 1630, p. 636; Scobar 1520, p. XVI. Vd. anche Emilio Bufardeci, Le funeste conseguenze di un pregiudizio popolare: memorie storiche, 1868, p. 37. e un'altra ondata violenta si verificò a partire dal 1522.
La situazione sociale era aggravata sia dalla nuova povertà cinquecentesca e sia da una serie di particolari calamità naturali che arrivarono a portare all'esasperazione la popolazione aretusea:
Il morbo pare che giunse in città tramite una nave che, respinta da altri porti siciliani, si ancorò presso Fontane Bianche e riuscì a vendere della merce infetta.Salvatore Agati, Carlo V e la Sicilia: tra guerre, rivolte, fede e ragion di Stato, 2009, p. 86. Colpì particolarmente Siracusa, a tal punto che gli abitanti non volevano più dimorare all'interno delle mura, e li si dovette imporre loro, tramite decreti di legge, il divieto di abbandonare la città nonostante il verificarsi della fame, della peste o della guerra (probabilmente tale severità era dettata dal fatto che fuori le mura vi era la seria possibilità di finire rapiti dai pirati Turchi, che stazionavano molto spesso lungo le coste siracusane). La gente allora si mise a rubare persino il pane e, data l'estrema penuria di cibo, Siracusa fece valere, nel giugno del 1522, un suo privilegio spagnolo secondo il quale poteva farsi inviare da chiunque nel Regno, anche forzatamente, il frumento e le vettovaglie che le occorrevano urgentemente (da non confendere con il privilegio datole da Carlo nel 1519)Il privilegio usato nel 1522 le era stato accordato dal re Alfonso V d'Aragona: «qualsivoglia loci di lu regnu del frumento e victuvaglie» (cit. in Gazzè, I Siracusani, III, 1998, n. 15)., per cui obbligò la contea di Augusta a darle il frumento che aveva nei suoi magazzini (Augusta ne aveva sempre parecchio poiché era sede logistica del rifornimento per i militari) e a inviarlo dentro quelli del capoluogo. Nel 1523, dal momento che la peste non cessava, gli ufficiali della Camera reginale vennero eletti da Lentini, poiché tutti avevano paura di entrare a Siracusa (il governatore Almerigo Centelles fu richiamato a corte, in Spagna, e amministrò i siracusani tramite dei vicariNon è chiaro se egli venisse allontanato per il pericolo della peste o per disordini sociopolitici nati dopo il 1518. Sta di fatto che egli, richiamato in Spagna dalla regina Germana, rimase lontano da Siracusa per quattro anni: dal 1524 al 1528. Vd. ;). Si verificò anche una moria di bestiame, per cui iniziò a scarseggiare pure la carne, e la siccità non dava tregua.
Fu allora che la città aretusea prese in seria considerazione l'ipotesi, che da tempo circolava in Europa, su un'imminente fine del mondo: il primo a dichiarare ciò fu l'astronomo tedesco Johannes Stöffler, il quale asserì che nel febbraio del 1524, a causa della congiunzione dei pianeti Giove e Saturno con Marte nella costellazione dei Pesci,Congiunzione e segno zodiacale che ebbero sempre forti implicazioni bibliche: Pesci, dodicesimo e ultimo segno dello zodiaco, è infatti considerato il segno simbolo di Gesù Cristo; esso veniva preso in considerazione non solo per la fine del mondo, ma anche per la nascita di Gesù bambino. Vd. es. Douglas Baker, Pesci, 2017; La Civiltà cattolica, Firenze 1883. vi sarebbe stato un nuovo diluvio universale. Nel 1519 allora, lo stimato filosofo napoletano Agostino Nifo (colui che predicò l'immortalità dell'anima) scrisse per Carlo V, che come il papa Clemente VII era inquietato da simili voci, il libro De falsa diluvii prognosticatione, che aveva lo scopo di tranquillizzare l'imperatore e di allontanare la minaccia profetica di Stöffler. Tuttavia, man mano che si avvicinava la data prestabilita, il panico aumentò in tutto il vecchio continente: vi era chi costruiva arche e chi, come il generale dei fiorentini Guido II Rangoni, pregava l'imperatore affinché provvedesse allo stabilire dei punti di raccolta in luoghi sicuri per cercare di salvare quanti più uomini e animali fosse possibile.Alfonso Niccolai, Libro della Genesi: 1-6, 1760, pp. 333-335.
Siracusa, dal canto suo, un mese prima del predetto diluvio, il 22 gennaio del 1524, aprì una difficile assemblea cittadina, durante la quale si doveva stabilire il da farsi per affrontare al meglio l'imminente tragedia: a differenza di altre realtà geografiche, questa città pensò ai suoi numerosi poveri (nel 1524 l'economia aretusea era già in ginocchio), ingegnadosi per dar loro rifugio e da mangiare durante i giorni del flagello: non avendo più a disposizione denari contanti, il Senato decise di vendere ai privati gli introiti derivati dalla gabella (l'imposta sui beni materiali). Poi, trovato il modo di sfamare e proteggere la popolazione, si attese l'inevitabile, considerandolo come una punizione divina: era infatti divenuta opinione comune il credere che il secondo diluvio sarebbe giunto a causa dell'efferatezza raggiunta dall'umana società. Ma passato il 19 febbraio, i siracusani valutarono l'allarme come cessato e smisero di dar credito alle voci apocalittiche. La peste cessò in quell'anno, anche se la crisi economica continuò e nei decenni a seguire la città avrebbe trovato altri sistemi giudiziari per tutelare il sempre maggiore numero di poveri.
A seguito del sofferente periodo appena trascorso, la regina Germana concesse ai siracusani, nel 1525, parte della sua rendita regale, che le derivava dalla secrezia aretusea.
L'inizio dell'opera di fortificazione di Carlo V e l'attacco a Scala Greca