Con il termine economicismo (o economismo; ) si indica una corrente della socialdemocrazia russa sorta alla fine dell'Ottocento. Per i suoi rappresentanti – E. D. Kuskova, S. N. Prokopovič, К. М. Таchtarev, В. N. Кričevskij e altri – il compito principale della socialdemocrazia doveva consistere nell'appoggiare le rivendicazioni economiche dei lavoratori e, rifiutando la natura di classe del partito e ogni prospettiva rivoluzionaria, unirsi ai liberali per condurre un'opposizione legale all'autocrazia zarista.

Storia

In Russia, nell'ultimo quindicennio del XIX secolo, alla crisi del populismo aveva corrisposto una lenta crescita del movimento socialdemocratico. Ispirati alle teorie di Marx, i socialdemocratici si ponevano due obiettivi: come fine ultimo il socialismo e come compito immediato la conquista delle libertà politiche, ossia la fine dell'autocrazia, la libertà di parola, di stampa, di riunione, il diritto di sciopero, ecc. Furono così sviluppate nelle fabbriche, in quanto i socialdemocratici vedevano nella classe operaia la sola forza autenticamente rivoluzionaria, sia la propaganda per la democrazia e il socialismo, sia l'agitazione sindacale basata sulle rivendicazioni di aumenti salariali, di diminuzione dell'orario di lavoro, di migliori condizioni di lavoro.

Nel 1897 un gruppo di operai e d'impiegati di Pietroburgo fondò il giornale clandestino «Rabočaja Mysl'» (Il pensiero operaio) che nel suo primo numero indicò gli obiettivi che il movimento operaio avrebbe dovuto porsi: «La lotta per una posizione economica, la lotta contro il capitale sulla base dei quotidiani interessi essenziali, e gli scioperi come mezzo di tale lotta, ecco il motto del movimento operaio. Questa lotta rimane comprensibile a tutti, tempra le forze e unisce gli operai».In V. Zilli, La Rivoluzione russa del 1905. La formazione dei partiti politici (1881-1904), 1963, p. 275. Pur scrivendo dell'«arbitrio rappresentato dallo zarismo» e del «dispotismo dei capitalisti e del governo», il giornale non faceva parola di una lotta concreta per ottenere qualche libertà politica. Nel quarto numero diffuso nell'ottobre del 1898, la «Rabočaja Mysl'» scriveva di voler lottare «con tutti i mezzi, a partire dagli scioperi per l'aumento dei salari e per la riduzione della giornata lavorativa fino alle unioni operaie segrete e a quelle di mutuo soccorso, dai sindacati e dalle associazioni di lavoratori [...] con le previste associazioni dei consumatori, le casse di mutuo soccorso, i centri educativi e ricreativi [...]».In V. I. Nevskij, Storia del Partito bolscevico. Dalle origini al 1917, 2008, pp. 103-104.

In questo modo, non indicando obiettivi politici e tacendo del socialismo e della costituzione di un partito organizzato a questo scopo, la lotta puramente sindacale rimaneva nell'ambito del vigente sistema autocratico. Il gruppo della «Rabočaja Mysl'» costituì poi un circolo denominato Organizzazione operaia, così descritta successivamente da uno dei suoi fondatori, l'operaio Semënov: «L'organizzazione doveva essere puramente operaia, autonoma, indipendente dallintelligencija. Gli operai dovevano costruire da soli l'organizzazione, dovevano fare ogni cosa per proprio conto, perché "l'emancipazione degli operai è compito degli stessi operai" [..] Lintelligencija era stata isolata dall'Organizzazione operai affinché non potesse inquinare la "purezza" del movimento operaio, non s'intromettesse nella causa operaia, ma si limitasse a servirla». Semënov specificava che lui e i suoi compagni «non avevano paura della politica, non erano economicisti per principio, ma non comprendevano la lotta politica e la interpretavano in chiave tradeunistica».K. S. Semënov, Il primo anno dell'Organizzazione operaia pietroburghese, in «Minuvšie Gody», 12, 1908; V. I. Nevskij, cit., pp. 102-103.

Nel 1894 fu fondata a Ginevra lUnione dei socialdemocratici russi all'estero su iniziativa del gruppo Emancipazione del lavoro di Plechanov. Presto tra le due organizzazioni si manifestarono dissensi. Nel suo primo Congresso tenuto a Zurigo nel 1898, lUnione dei socialdemocratici russi all'estero aderì all'economicismo, dichiarandosi favorevole a una lotta limitata alle sole rivendicazioni sindacali. Per sottolineare il suo distacco da Plechanov, il «padre del marxismo russo», lUnione fondò un proprio giornale, la «Rabočee Delo» (La causa operaia). Nel suo primo numero, il redattore del giornale, Boris Kričevskij, dichiarava che erano «completamente valide le tesi del socialismo scientifico, che ogni lotta di classe è lotta politica e che l'emancipazione sociale della classe operaia è impossibile senza la sua emancipazione politica», e tuttavia si anteponeva la lotta economica a quella politica.V. Zilli, cit., pp. 274-276.

Nei numeri successivi Kričevskij espose la teoria dello sviluppo graduale e pacifico della società capitalistica, rifiutando il metodo violento della rivoluzione e chiamando alla collaborazione con le forze politiche liberali per realizzare una società democratica. Erano posizioni sostanzialmente coincidenti con quelle del «marxismo legale» russo di Struve e Tugan-Baranovskij e con le idee esposte dal socialdemocratico tedesco Eduard Bernstein ne Le premesse del socialismo e i compiti della socialdemocrazia. Il gradualismo programmatico propugnato dalla «Rabočee Delo» prevedeva che prima ancora di battersi per la libertà politica il movimento operaio doveva ottenere il riconoscimento dei diritti di associazione sindacale e di sciopero, ancora negati in Russia.V. Zilli, cit., pp. 276-277.

Uno dei documenti più noti e discussi dell'economicismo russo è il cosiddetto Credo di Ekaterina Kuskova,Fu Anna Ul'janova a chiamare Credo lo scritto della Kuskova, trasmettendone il testo al fratello Vladimir quando questi era esiliato in Siberia. Una traduzione del Credo e della replica di Lenin è in V. I. Lenin, Opere, IV, 1957, pp. 167-181. Il Credo è anche in V. Zilli, cit., pp. 679-683. che la dirigente dellUnione degli emigrati russi, giunta clandestinamente a Pietroburgo nella primavera del 1899, espose in una riunione di socialdemocratici della capitale. La Kuskova rifiutava «il marxismo intransigente, il marxismo negatore, il marxismo primitivo» che a suo dire concepiva troppo schematicamente la divisione in classi della società, in favore di un «marxismo democratico», che doveva ripensare la «collocazione sociale del partito». I socialdemocratici dovevano «riconoscere»«Accettare» nella traduzione di V. Zilli, cit., p. 681. la società e trasformare la loro «aspirazione alla conquista del potere» nell'aspirazione a «riformare la società odierna in senso democratico», dando «il proprio sostegno alla lotta economica del proletariato» e partecipando «all'attività dell'opposizione liberale».In V. I. Lenin, cit., pp. 171-173.

Nella concezione della Kuskova, discutere in Russia su «un partito politico operaio indipendente» significava trasporre «compiti e risultati» appartenenti ad altri paesi.In V. I. Lenin, cit., p. 172. In politica, i socialdemocratici russi dovevano invece limitarsi a seguire il movimento liberale, evitando di «propagandare tra gli operai l'abbattimento dell'autocrazia, cioè la rivoluzione», perché ciò avrebbe fatto correre a loro «il più grave pericolo», secondo le parole di un altro economicista, Sergej Prokopovič, per il quale «la rivendicazione dei diritti politici degli operai non ha nulla in comune con l'abbattimento dell'autocrazia».Citato in G. V. Plechanov, Opere, XII, 1923-1927, pp. 477 e 488.

Un altro circolo economicista fu il Gruppo per l'autoemancipazione della classe operaia, fondato a Ginevra nel 1898 da V. D. Gurari, V. Koževnikov e K. A. Popov. In un loro appello, sostenevano che la politica era «una sovrastruttura» dell'economia e che perciò l'agitazione politica, in quanto sovrastruttura dell'agitazione economica, doveva seguirne le finalità, intese alla «lotta per migliorare le condizioni di vita e di lavoro».In V. I. Nevskij, cit., p. 112.

Al Credo si opposero Lenin e altri sedici socialdemocratici deportati in SiberiaLa Protesta dei socialdemocratici russi portava la firma di Lenin, N. K. Krupskaja, O. Engberg, V. V. Starkov, A. M. Starkova, G. M. Kržižanovskij, Z. P. Kržižanovskaja, A. S. Šapovalov, N. N. Panin, F. V. Lengnik, E. V. Baramzin, A. A. Vaneev, V. A. Vaneeva, M. A. Sil'vin, V. K. Kurnatovskij, P. N. Lepešinskij e O. B. Lepešinskaja. attraverso una Protesta che fu inviata in Svizzera al gruppo dellEmancipazione del lavoro di Plechanov e Aksel'rod. Questi la fecero pubblicare nello stesso giornale economicista «Rabočee Delo». Nella Protesta Lenin contestava l'analisi dello sviluppo del movimento operaio in Europa e in Russia fornita dalla Kuskova e ricordava che già Aksel'rod aveva posto due alternative alla socialdemocrazia: o fondare un partito politico autonomo o diventare un'appendice del liberalismo, e quest'ultima gli sembrava la strada che gli economicisti stavano percorrendo.In V. I. Nevskij, cit., pp. 112-113.

L'obiettivo del partito socialdemocratico doveva invece essere quello di «prendere il potere politico per organizzare una società socialista», partecipando intanto a tutta la vita politica e sociale, appoggiando i partiti progressisti e ogni movimento rivoluzionario contro l'ordine sociale esistente, proteggendo le nazionalità e le minoranze religiose oppresse, le donne private dei diritti elettorali, ecc. Il Credo mostrava «solo il desiderio di nascondere la natura di classe della lotta del proletariato», indebolendone la lotta con un «riconoscimento della società» senza senso, per ridurre il marxismo rivoluzionario a una corrente riformista.V. I. Lenin, cit., p. 172.

Analoghe critiche di «opportunismo» furono rivolte al Credo e all'economicismo dalle altre due maggiori personalità socialdemocratiche russe del tempo, Julij Martov e Plechanov. Quest'ultimo pubblicò nel marzo del 1900 l'opuscolo polemico Vademecum per la redazione della Rabočee Delo, abbandonò lUnione dei socialdemocratici russi all'estero e fondò il Gruppo rivoluzionario Social-Demokrat, a sottolineare che rivoluzione e socialdemocrazia erano inscindibili. Da parte sua, lUnione degli emigrati ribadì a maggioranza le proprie posizioni economiciste in un congresso tenuto nell'aprile del 1900 a Ginevra.V. Zilli, cit., pp. 280-281.

L'asprezza delle reciproche critiche era tuttavia accompagnata da tentativi di accordo. La stessa Unione era divisa in correnti, tra le quali quella rappresentata dalla redazione della «Rabočee Delo» aveva assunto dall'aprile del 1901 una posizione nuova, a seguito alle manifestazioni studentesche dei primi mesi del 1901, represse con durezza dal regime zarista, e all'uccisione del ministro dell'Istruzione Bogolepov da parte dello studente socialrivoluzionario Karpovič. Kričevskij scrisse di «svolta storica», incitando alla lotta a fondo contro l'autocrazia utilizzando metodi terroristici.B. N. Kričevskij, Una svolta storica, «Listok Rabočego Dela», 6, 1901. Anche lo sciopero del maggio 1901 della fabbrica Obuchov di Pietroburgo, represso con le armi, influì sulle scelte politiche del giornale.D. B. Rjazanov, Obuchovskoe delo. Materiali per la storia della celebrazione del 1º maggio in Russia, Pietrogrado, 1918.