Lungro (Ungra in arbëresh) è un comune italiano di abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.
Sito a 600 metri s.l.m. e posto a nord-ovest del capoluogo della omonima provincia, nel medioevo era già noto come casale "Lungrum" e, nel XV secolo, fu terra di approdo per gli esuli dall'Albania in fuga dai turco-ottomani.
Tra i maggiori centri della comunità albanese d’Italia (arbëreshe), è la capitale religiosa degli italo-albanesi continentali, sede dell'Eparchia bizantina, che raccoglie sotto la propria giurisdizione tutte le comunità albanesi d'Italia continentale che hanno conservato il rito bizantino. L'antica lingua albanese (arbërishtja), i riti religiosi orientali e i tipici costumi della cultura d'origine sono tramandati e conservati gelosamente dai suoi abitanti.
Geografia fisica Territorio
L'abitato è situato alle falde del monte Petrosa a 600 metri s.l.m. ed è fiancheggiato da due fiumi: il Galatro (o Fiumicello) e il Tiro. Il Mar Ionio dista poco più di 40 km raggiungibili attraverso la SS 534 e la SS 106. Confina ad est con il territorio del comune di Saracena, a sud e sud-ovest con quelli di Firmo e Altomonte (il torrente Fiumicello delinea il confine), a nord-ovest con il territorio di Acquaformosa e sulle zone montuose all'interno del Parco nazionale del Pollino, rispettivamente a nord-ovest e nord, con San Donato di Ninea, Orsomarso e Verbicaro. L'ambiente è prevalentemente montano nella parte settentrionale, con boschi di faggio e castagno, mentre scendendo verso sud, ad una minore altitudine, vi si trovano oliveti, vigneti e colture miste a rotazione. Il paese apre un'ampia veduta che si estende sino alla piana di Sibari, ed è circondato da campi coltivati, a parte il lato a monte ove è presente vegetazione spontanea che anticipa le amenità floreali e faunistiche. È uno dei comuni in cui è presente il Pino Loricato. Dal punto di vista idrologico Lungro è un paese ricco di acqua (Lungro, Ungros in greco, significa umido) con le sue numerose sorgenti di acqua ed il suo torrente Tiro che non va mai in secca. Negli anni '30 il servizio idrografico nazionale registrava circa 40 sorgenti, alcune delle quali perse; tra le restanti vi sono: le sorgenti Buldano che alimentano l'acquedotto comunale ed hanno una portata di oltre 20 l/s, sorgente Kreres in zona Mumurro, una sorgente sita in contrada Scornavacca, che sgorga acqua con una elevata presenza di sale ed altre piccole sorgenti. Una menzione va fatta per le sorgenti Venaglie, nel comune di Saracena, ma al confine con Lungro, che nascono dal monte Cernistaso ed hanno una portata di oltre 50 l/s. Queste, captate dall'azienda So.Ri.Cal. alimentano gli acquedotti dei comuni di Firmo, Altomonte, Zoccalia (frazione di Saracena), Tarsia, San Lorenzo del Vallo, Terranova da Sibari e Spezzano Albanese.
Il clima è prevalentemente caldo nella stagione estiva e temperato nel periodo invernale. La temperatura media annua è tra i 14° e i 16° gradi, mentre le precipitazioni medie si attestano tra i 1200 e i 1400 mm annui. Il paese fa parte della zona climatica D con circa 2010 gradi giorno. Non mancano, tra i mesi di gennaio e febbraio, precipitazioni nevose principalmente nelle zone alte del paese.
Impianto urbanistico
Completamente diversa dal primo borgo medioevale le cui case davano su strade parallele con qualche strada trasversale per il passaggio (simile all'accampamento romano), la struttura architettonica del paese arbëreshë è per lo più a forma circolare. Infatti gli edifici venivano costruiti attorno ad una piazzetta a forma circolare. Tutte le aperture principali danno su una piazzetta. Ogni agglomerato di case costituisce una gjitonia il cui nome deriva da elementi presenti nel territorio: Kastjeli (presenza di un castello), Bregu (zona più alta dell'abitato, 780 m.s.l.m.), Konxa (Icona - Presenza della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli con l'icona della Madonna), Shin Lliri (Presenza della chiesa di Sant'Elia, Kriqi (presenza di un crocefisso), Abati (presenza, un tempo, dell'Abbazia di S. Maria delle Fonti), Burgu (il primo borgo medievale), Taverna (il corso principale), Quenga (la piazza del "commercio"), Sheshi (in piazza XVI Luglio).
Tra le strette vie del centro storico, le tipologie architettoniche sono distinte per gjitonia, ossia vicinato in albanese, le porte del borgo medioevale e gli antichi palazzi signorili. La gjitonia è un settore del rione, ha rappresentato e rappresenta tuttora, anche se in maniera più limitata essendosi il centro storico svuotato a seguito dello sviluppo edilizio che ha spostato gran parte degli abitanti verso zone nuove e con caratteristiche cittadine, un vero e proprio nucleo sociale con regole proprie. Qui si possono percorrere itinerari suggestivi storici per riscoprire gli ambienti e le vicende di un popolo che ha mantenuto la propria identità, esaltando la propria diversità etnica e culturale. Il paese conserva emergenze architettoniche religiose e civili, nonché poche altre strutture industriali ridotte ad archeologia. Forti sono ancora le espressività riconducibili alla “protezione” simbolica, in particolare le edicole votive come quelle di San Leonardo e Sant'Elia, sulle omonime strade. Le due piazze principali sono piazza Giuseppe Garibaldi, famosa per il mercato ortofrutticolo, e piazza Agostino Casini (dov'è stato collocato il busto di Scanderbeg) dalla quale si snoda la più imponente via del paese, corso Giorgio Castriota Scanderbeg (si estende lungo la ex SS105, ora SP263) dove esistono due ville comunali poste l'una di fronte all'altra. Il paese è dislocato in declivio, presentando un'articolazione compatta ma irregolare nell'aggregazione delle singole unità, alquanto preservate nella destinazione d'uso, nei caratteri architettonici e nell'uso dei materiali.
Origini del nome Il nome Lungrum appare per la prima volta nella storia, intorno al XII secolo.. L'etimo Lungrum o Ugrium sembra riferirsi alla particolare umidità del suo territorio.. Secondo Domenico De Marchis, il suo nome deriva dal greco ugros ("umido", "fluido", "acqua").. Tale teoria sarebbe avvalorata anche dal nome dell'antico monastero del casale di Lungro, "Santa Maria delle Fonti".
Secondo un'altra ipotesi, il nome del borgo deriverebbe invece da una colonia di Ungari stanziatasi sul territorio alcuni secoli prima dell'arrivo delle genti Arbëreshë.
Storia Il nome Lungrum appare per la prima volta nella storia, intorno al XII secolo. Nel 1193, Ogerio (o Ruggero) e Basilia, feudatari Brahalla (antico nome di Altomonte), con il beneplacito di Soffrido, vescovo di Cassano, concessero il territorio antistante la chiesetta di Santa Maria de Fontibus nei pressi del casale di Lungrum (anche Hungarium) ai monaci basiliani «totum casale […] Lungrum, cum omnibus vassallis, angariis, & villani qui sunti ibi»"Tutto il casale [di] Lungro, con tutti i vassalli, guardiani e contadini che ci sono"...
Attorno al monastero si sviluppò un piccolo agglomerato rurale abitato da gente autoctona.. Dopo il dissolvimento del Regno dei Normanni (1194) e sotto il dominio degli Svevi (1266), l'abbazia e il casale di Lungrum attraversarono un lungo periodo di crisi e le cose peggiorarono ulteriormente con il dominio degli Angioini (1266-1442) prima, degli Aragonesi poi (1442-1495).
Ciò continuò sino a quando, nel 1486, Paolo Porta (o della Porta), abate dell’Abbazia di Santa Maria delle Fonti, accolse 17 famiglie Albanesi che si stabilirono intorno al monastero basiliano; i nomi dei capo-famiglia erano i seguenti: Straticò, Mattanò, Jerojanni, Cagliolo, Belluscio, Prevati (oggi Loprete) Baccaro (oggi Vaccaro), Musacchio, Brescia, Damisi, Manisi, Marco, Cortese, Tripoli, Cucco (oggi Cucci), Bavasso, Matranga (oggi Matrangolo)..
Intanto l'abbazia di Santa Maria delle Fonti, che da diverso tempo attraversava un periodo di profonda crisi, nel 1525 venne abbandonata dai monaci va basiliani e trasformata in Commenda a disposizione del pontefice..
Nel 1531, Lungrum, casale di Altomonte, venne scorporato per essere infeudato ai Venato che lo tennero sino al 1586, quando passò ai Campilongo (o Campolongo); nel 1621 passò ai Pescara e, infine, nel 1717 passò ai Sanseverino, Principi di Bisignano e conti di Saponara..
Nel 1532, nel casale di Lungrum si contarono 77 fuochi, mentre nel 1545 i fuochi erano 149, ma non tutti erano albanesi; infatti tra i cognomi censiti, troviamo sia cognomi italiani che albanesi; questi erano: Baccaro, Bavasso, Bellezze (Bellizzi), Belluscio, Burrelce, Conte, Cortese, Crisius, Cucchio, Cucchia, Danese (Damese, Damis), De Alfano, Da Falogna, De lo Prevete (Del Prete), De Marco, Dorise, Dorosi (Dorsa), Ferraro, Freca, Fresciva, Gramise, Greco, Lecchadita, (Leccaditi), Marso, Marzo, Matino, Iroianni (Irianni), Mosacchio, Russo, Saxus, Solanus, Stratico..
Gli albanesi ridiedero vita al piccolo insediamento rurale, ponendo la lingua, i costumi, le tradizioni e le credenze religiose del paese di origine. Furono abili allevatori e contadini e in breve tempo diedero una nuova configurazione urbana al centro abitato. Il rapido proliferare delle famiglie albanesi consentì al casale di acquisire nel 1546 il titolo di "Universitas", con il quale si riconosceva agli abitanti il diritto di creare nel suo seno un'amministrazione cittadina.
Nel 1576, l'abate commendatario Camillo Venati riconfermò agli albanesi i capitoli, immunità e grazie concessi loro già nel 1508..
Nella seconda metà del XVII secolo e durante il XVIII secolo, si intensificarono gli scontri tra le famiglie baronali dei Sanseverino di Altomonte ed i Pescara di Saracena. A Lungro si verificarono numerosi scontri politici per l'acquisizione di alcuni diritti baronali su feudi precedentemente contesi. Nel corso degli anni si intensificarono i secolari contrasti religiosi tra il rito greco-bizantino degli albanesi e il rito latino delle popolazioni confinanti. Numerosi preti albanesi subirono il carcere a causa della pratica del rito orientale, ma i lungresi, si strinsero intorno a loro e, lottando con tenacia, riuscirono a conservare la propria identità religiosa. Dal 1768 gli albanesi di Lungro tenacemente intrapresero la difesa del proprio. Per secoli, grazie anche all'opera della Chiesa bizantina, hanno continuato a mantenere il proprio rito come elemento della propria identità. Così si definì religione cattolica perché unita a Roma, e greco-bizantina per l'unione con l'Oriente e il credo bizantino nella liturgia e teologia spirituale.
Secondo l'ordinamento amministrativo disposto dal Generale Championnet nel 1799, Lungro fu assegnato al Cantone di Castrovillari, Dipartimento del Crati. Nel 1807 fu fatto sede di Governo, mentre nel 1811 venne posto nella Giurisdizione di Altomonte. Nel 1820 veniva dichiarato Capoluogo di Circondario al posto di Altomonte.
Risorgimento Lungrese