Di seguito un elenco dei principali attacchi terroristici compiuti dall'ISIS nel mondo. Si precisa che non vengono indicati come attentati gli scontri armati avuti tra l’ISIS e le forze militari siriane, turche, curde o irachene nel contesto della guerra in Siria, nè gli attacchi armati mirati contro forze militari o para-militari affiliate o sostenitrici delle forze armate regolari dei tre Stati.
Attentati rivendicati e attribuiti allo Stato Islamico 2015
7 gennaio 2015, Parigi, Francia: un uomo uccide una poliziotta in centro e quattro persone in un supermercato ebraico Kosher, sincronizzando i suoi attacchi con l'attentato alla sede di Charlie Hebdo. Mentre quest'ultimo viene rivendicato da Al-Qāʿida nella Penisola Arabica, gli altri attacchi sono attribuiti allo Stato Islamico; 17 gennaio 2015, Tripoli, Libia: bombe contro l’ambasciata algerina in Libia, ferite tre guardie della sicurezza; 27 gennaio 2015, Tripoli, Libia: un commando di almeno cinque uomini armati fa irruzione in un hotel dopo aver fatto detonare un'autobomba, uccidendo 10 persone tra ospiti e personale della sicurezza. La branca locale dello Stato Islamico rivendica l'attentato; 16 marzo 2015, Tripoli, Libia: attentato dinamitardo contro un posto di blocco della polizia, 1 morto e 5 feriti; 20 marzo 2015, Sana'a, Yemen: quattro attentatori suicidi si fanno esplodere in una moschea sciita causando 142 morti e 350 feriti. La branca yemenita dello Stato Islamico rivendica l'attentato; 18 aprile 2015, Jalalabad, Afghanistan: un attentatore suicida si fa esplodere all'interno di una banca causando 33 morti e circa 100 feriti. La branca locale dello Stato Islamico rivendica l'attentato; 19 Aprile 2015, Parigi, Francia. Sid Ahmed Ghlam, algerino studente di informatica, viene arrestato a Parigi con l'accusa di aver ucciso una donna e di preparare un imminente attacco contro una chiesa a Villejuif, nella periferia sud di Parigi. In possesso di armi da guerra, era conosciuto dai servizi di intelligence come islamista radicale. Ammette di aver programmato altre azioni. 27 aprile 2015, Zvornik, Bosnia Erzegovina: un uomo è entrato in un commissariato di polizia inneggiando ad Allah e ha sparato uccidendo un agente, prima di essere a sua volta colpito e ucciso da altri poliziotti. 13 maggio 2015, Islamabad, Pakistan: un commando armato dell’ISIS fa irruzione su un bus turistico uccidendo 45 cittadini israeliani. 22 maggio 2015, Qatif, Arabia Saudita: un attentatore suicida fa esplodere se stesso in una moschea sciita causando 22 morti e più di 100 feriti. Lo Stato Islamico rivendica l'attentato; 29 maggio 2015, Dammam, Arabia Saudita: un attentatore suicida si fa esplodere in una moschea frequentata da sciiti causando almeno 4 morti. Lo Stato Islamico rivendica l'attentato; 17 giugno 2015, Sana’a, Yemen: in quattro diversi attacchi con autobomba sono morte tra le 30 e le 50 persone. L’ISIS ha rivendicato. 26 giugno 2015, Susa, Tunisia: un attentatore armato di AK-47 spara sui turisti in spiaggia, provocando 38 morti e 39 feriti prima di essere ucciso dalle forze di sicurezza. La branca algerina dello Stato Islamico rivendica l'attentato; 26 giugno 2015, Chassieu, Francia: un uomo uccide il suo datore di lavoro e, brandendo bandiere dell'Isis, cerca di far saltare in aria l'impianto di Air Products a Saint-Quentin-Fallavier facendo finire il suo furgone contro le bombole di gas. 26 giugno 2015, Al Kuwait, Kuwait: nello stesso giorno dell'attacco sulla spiaggia tunisina, un attentatore suicida si fa esplodere in una moschea sciita; le vittime dell'attacco ammontano a 27 morti e 227 feriti. L'ISIS rivendica l'attentato; 30 giugno 2015, Sana’a, Yemen: bomba contro l’abitazione di un leader Houthi durante una veglia funebre, 28 morti; 11 luglio 2015, Il Cairo, Egitto: una bomba esplode sotto il consolato italiano nella capitale egiziana, causando un morto e quattro feriti. L'ISIS rivendica l'attentato; 20 luglio 2015, Suruç, Turchia: un kamikaze si fa esplodere davanti a un centro culturale durante un incontro del Partito Socialista degli Oppressi, una formazione politica marxista-leninista turca: nell'attacco muoiono 33 persone e 104 rimangono ferite. Il giorno seguente l'ISIS rivendica l'attentato; 6 agosto 2015, Abha, Arabia Saudita: un attentatore suicida si fa esplodere in una moschea frequentata da membri delle forze di sicurezza saudite, uccidendo 17 persone; l'attentato è rivendicato da un gruppo locale affiliato allo Stato Islamico; 10 agosto 2015, Hwayder, Iraq: un’autobomba esplode in un quartiere sciita causando 20 morti e 50 feriti; 10 agosto 2015, Provincia di Diyala, Iraq: un’autobomba esplode in alcune località a maggioranza sciita causando la morte di 25 persone; 7 ottobre 2015, Aden, Yemen: due kamikaze si fanno esplodere contro alcune truppe inviate dai paesi del Golfo Arabico in sostegno del governo yemenita contro i ribelli Houthi, 15 morti per lo più soldati provenienti dagli Emirati Arabi Uniti; 24 ottobre 2015, Dacca, Bangladesh: tre uomini hanno lanciato alcune bombe contro un tempio sciita dove si stava svolgendo una cerimonia religiosa. Una delle bombe è esplosa, uccidendo una persona e ferendone 87. L’attacco è stato rivendicato dall’ISIS; 31 ottobre 2015, penisola del Sinai, Egitto: un aereo passeggeri russo precipita nel deserto del Sinai, uccidendo tutte le 224 persone a bordo; l'ISIS dichiara sua la responsabilità nell'aver piazzato un ordigno che è esploso durante il volo, disintegrando l'aereo; 12 novembre 2015, Beirut, Libano: un doppio attentato suicida uccide 43 persone e ne ferisce più di 200 in un quartiere meridionale della città, abitato in prevalenza da sciiti. L'ISIS rivendica l'attacco; 13 novembre 2015, Parigi, Francia: una serie di attacchi coordinati in vari punti della città portati a termine da un commando dell'ISIS formato da nove esecutori materiali e da fiancheggiatori uccidono 130 persone e ne feriscono 350. Vengono colpiti da sparatorie a colpi di AK-47 il teatro Bataclan e vari ristoranti e locali nel centro parigino, mentre tre kamikaze si fanno saltare in aria all'esterno dello Stade de France durante l'amichevole di calcio Francia-Germania. Si tratta del peggior attentato mai avvenuto in Francia e il secondo più grave in Europa dopo quelli di Madrid nel 2004; 24 novembre 2015, El Arish, Egitto: due attentatori suicidi tentano di penetrare in un albergo della città e, benché uno venga fermato dalle forze di sicurezza, l'altro riesce a farsi esplodere, uccidendo sette persone. La sezione dell'ISIS attiva nella penisola del Sinai rivendica l'attacco nelle ore immediatamente successive; 24 novembre 2015, Tunisi, Tunisia: lo stesso giorno dell'attacco in Egitto un attentatore suicida si fa esplodere su un minibus di guardie presidenziali, causando la morte di 13 persone; anche questo attentato viene rivendicato dall'ISIS; 26 novembre 2015, Dacca, Bangladesh: assalto armato contro una moschea, viene ucciso il muezzin; 6 dicembre 2015, Aden, Yemen: un'autobomba viene fatta detonare a distanza al passaggio del corteo di veicoli del governatore cittadino Jaafar Mohammed Saad, che rimane ucciso insieme a sei dei suoi collaboratori. La branca yemenita dello Stato Islamico rivendica l'attentato.
2016
1º gennaio 2016, Tel Aviv, Israele: un uomo israeliano di origine araba entra in un pub nel centro della capitale israeliana e apre il fuoco uccidendo due persone e ferendone una decina, prima di fuggire; nei giorni successivi verrà individuato e ucciso dalla polizia. In seguito l'ISIS dichiarerà che l'attentatore era un proprio sostenitore; 7 gennaio 2016, Zliten, Libia: un camion bomba viene lanciato contro un centro di addestramento di polizia, provocando 74 vittime. L'azione viene immediatamente rivendicata dall'ISIS, nel pieno di una nuova offensiva nel Paese nord-africano; 8 gennaio 2016, Egitto: un albergo a Hurghada, sul Mar Rosso, viene attaccato da due attentatori armati di coltelli; due ospiti sono feriti prima che le forze di sicurezza uccidano uno degli attentatori e catturino l'altro. Contemporaneamente, a Giza degli spari colpiscono un pullman di turisti israeliani senza causare feriti. L'ISIS rivendica entrambi gli attacchi; 11 gennaio 2016, Baghdad, Iraq: una ventina di uomini armati fanno irruzione in un centro commerciale aprendo il fuoco, dopo aver fatto esplodere un ordigno all'esterno. I morti sono 38, tra cui 18 civili, oltre ai 20 terroristi uccisi dalla polizia. Nello stesso giorno un uomo si fa saltare in aria in un casinò nell'est del Paese a 80 km dalla capitale; all'arrivo dei soccorsi viene fatta esplodere un'autobomba all'esterno provocando una strage: almeno 23 le vittime. Lo Stato Islamico rivendica entrambi gli attacchi in un comunicato; 14 gennaio 2016, Giacarta, Indonesia: un commando di terroristi attacca vari obiettivi nella capitale indonesiana, con esplosioni di bombe e sparatorie, provocando la morte di quattro persone e diversi feriti. Quattro attentatori che si erano asserragliati in un edificio dove è situata la sede di un'agenzia dell'ONU vengono uccisi dalla polizia. L'ISIS rivendica gli attentati terroristici, i primi compiuti in Indonesia; 21 gennaio 2016, Il Cairo, Egitto: durante un blitz contro un covo dell'ISIS esplode una bomba che provoca 10 morti; 29 gennaio 2016, Aden, Yemen: autobomba contro un posto di blocco della polizia causa 7 morti. 31 gennaio 2016, Damasco, Siria: due attentatori suicidi e un'autobomba dello Stato Islamico provocano oltre 70 vittime nel cuore della capitale siriana sotto il controllo dell'esercito di Assad in lotta contro il califfato.; 21 febbraio 2016, Damasco e Homs, Siria: una serie di attentati suicidi rivendicati dall'ISIS provocano 180 morti in varie zone delle due città; 28 febbraio 2016, Baghdad, Iraq: in 4 distinti attacchi kamikaze rivendicati dall’ISIS vengono complessivamente uccise 101 persone e oltre 100 rimangono ferite. In particolare si tratta di una duplice esplosione avvenuta nel mercato centrale di Sadr City; un assalto armato contro un centro di comando militare; due attacchi dinamitardi contro un sobborgo a maggioranza sunnita pochi chilometri a sud della capitale; 29 febbraio 2016, Muqdadiya, Iraq: l’ISIS ha rivendicato un attentato dinamitardo ad un funerale di un miliziano sciita che ha provocato 25 morti; 22 marzo 2016, Bruxelles, Belgio: nella mattinata due distinti attacchi colpiscono dapprima l'Aeroporto di Zaventem, dove avvengono due esplosioni provocate probabilmente da attentatori suicidi, e poi la metropolitana tra le stazioni di Maelbeek e Schuman, a pochi passi dal Parlamento europeo; le vittime totali sono 32 e oltre 300 i feriti. Nelle ore seguenti lo Stato Islamico rivendica l'attacco; 25 marzo 2016, Iskandariya, Iraq: un attentatore suicida si fa saltare in aria allo stadio durante una partita di calcio a 50 km dalla capitale Baghdad, causando oltre 40 morti. L'ISIS rivendica l'attacco; 25 marzo 2016, Aden, Yemen: tre autobombe guidate da attentatori suicidi colpiscono alcuni posti di blocco delle forze di sicurezza, causando 26 morti tra militari e civili. La branca yemenita dello Stato Islamico rivendica l'azione; 7 aprile 2016, Penisola del Sinai, Egitto: attacco contro due convogli militari con esplosivi, 7 morti e 15 feriti. L’ISIS ha rivendicato l’attentato; 1 maggio 2016, Samawah, Iraq: due autobombe contro uffici governativi è una stazione dei bus causano 32 morti. L’attacco viene rivendicato dall’ISIS; 2 maggio 2016, Baghdad, Iraq: un kamikaze dell’ISIS si fa esplodere in un quartiere sud della città causando 16 morti e 42 feriti; 8 maggio 2016, Sadr City, Iraq: un ordigno esplosivo dell’ISIS causa la morte di 64 persone in un quartiere sciita; 10 maggio 2016, Baghdad, Iraq: autobomba esplode in un mercato centrale causando oltre 50 morti e altrettanti feriti. Attacco rivendicato dall’ISIS;