La cappella di Sant'Agostino, o della Croce si trova nella navata sinistra della basilica di San Frediano a Lucca. È soprattutto nota per il ciclo di affreschi di Amico Aspertini (1508-1509), considerato tra i capolavori dell'artista.
Storia La cappella venne ristrutturata a partire dal 1505 da Pasquino Cenami, priore della basilica, che divenne poi suo luogo di sepoltura. Il religioso chiamò per la sua decorazione il bolognese Aspertini, che tra 1506 e 1508 circaMassimo Ferretti, Amico Aspertini, Madonna col Bambino in gloria e i santi Giorgio, Giuseppe, Giovanni Evangelista, Sebastiano, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, 2004, pagg. 550 - 551. eseguì un ciclo di affreschi raffiguranti una celebrazione dell'ordine agostiniano e dei santi venerati in chiesa e a Lucca.
Nel 1508 è documentata la commissione, da parte del Cenami, al fabbro Michele da Ciciana, della cancellata oggi perduta. La cappella era completata da un altare ligneo intagliato da Masseo Civitali, nipote di Matteo, di cui rimangono due statue raffiguranti Sant'Agostino e San Frediano, oggi collocate nella cappella di San Biagio della stessa basilicaMassimo Ferretti, Masseo Civitali, Sant'Agostino; San Frediano, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, 2004, pagg. 493 - 495.. L'altare ligneo è andato perduto nella costruzione del nuovo altare nel XVIII secolo, che ha comportato anche la distruzione della scena centrale degli affreschi.
Descrizione e stile
Gli affreschi, più tardi ammirati da Vasari e definiti "cosa degna di lode", si dispiegano sull'arcone centrale (pilastri a monocromo e sott'arco), e sulle pareti con due grandi riquadri per lato (280x280 cm ciascuno), sormontati a due a due da un lunettone.
La parete destra presenta in basso la scena di San Frediano che argina il Serchio (scena trattata in modo inconsuetamente realistico, con il santo in secondo piano e una serie di operai che piantano palafitte nell'alveo del fiume, mentre altri abbattono alberi per il legname, alla presenza di una serie di personaggi in costume contemporaneo in cui Vasari riconobbe vai notabili lucchesi dell'epoca, compreso un autoritratto del pittore).
Accanto ad esso la Natività di Cristo, scena meno spregiudicata, che risente di schemi tradizionali ispirati a Francesco Francia, maestro dell'Aspertini.
Nel lunettone è rappresentata l'Approvazione della regola di sant'Agostino.
Sulla parete centrale restano solo due spicchi del Giudizio Universale alle estremità, in cui si vedono alcuni beati accompagnati in paradiso a sinistra e una rappresentazione dell'Inferno a destra.
Segue in senso orario, sulla parete sinistra, Sant'Ambrogio che battezza sant'Agostino, impostata secondo uno schema simmetrico, in cui spicca un articolato ciborio e un paesaggio punteggiato di ruderi romani, tra cui si riconosce l'Arco di Tito.
La scena successiva è la più celebre del ciclo, il Trasporto del Volto Santo da Luni a Lucca, che vuole omaggiare la preziosa reliquia lucchese che sostò proprio appena arrivata in città, nella preesistente cappella un tempo qui situata, detta della Croce. Basandosi sul racconto di Leobino, la scena mostra il Volto Santo (nella forma cinquecentesca), che è portato in processione su un carro tirato da giovenche, preceduto dal clero e da un gruppo di cantori. Sullo sfondo si nota una veduta del porto di Luni. In primo piano trovano posto alcune scene minori, come la vecchia incurvata che assiste, o i due putti rincorsi da un cane.
Sul lunettone superiore il Compianto sul Cristo morto deposto nel sepolcro.
La volta mostra, su uno sfondo azzurro il Dio Padre tra profeti, sibille e angeli. Vi sono rappresentati Isaia, Geremia, Ezechiele, Elia e le Sibille libica, delfica, cumana e tiburtina.
I pilastrini dell'arcone di ingresso presentano grottesche a monocromo (di ispirazione romana, con influssi bolognesi e ferraresi), e figure di santi (Pietro, Simone, Simone e Giacomo, Andrea e Giovanni). Sull'arcone, entro riquadri prospettici, storie di Cristo a monocromo e busti di santi colorati (Zita, Cassio, Fausta e Riccardo).
Le scene sono lodate dalla critica per la loro originalità anticlassica, in cui confluiscono molte influenze legate alle personalità più eccentriche della scena europea (Cranach, Dürer e Luca di Leida, tenuti a mente attraverso le incisioni).
La lastra tombale di Pasquino Cenami, che si trova sul pavimento, è attribuita a Nicolao Civitali, forse su disegno dello stesso Aspertini oppure allo stesso artista emiliano.
Note
Bibliografia Maurizia Tazartes, Aspertini da Bologna a Lucca: gli affreschi della cappella di Sant’Agostino in San Frediano, in «Ricerche di storia dell’arte», XVII, 1982, pp. 29-48. Maria Teresa Filieri, Il rinnovamento delle chiese lucchesi alla fine del Quattrocento, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo 2004, pp. 207 - 235. Isa Belli Barsali, Lucca, guida alla città, Maria Pacini Fazzi Editore, 2005. AA. VV., Basilica di san Frediano, Itinerario spirituale-storico-artistico, Editore Comunità Cristiana del Centro Storico di Lucca, Lucca, 2016.
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