Biografia La giovinezza

Fratello del generale Alessandro il vecchio fu Lucantonio, nato a Terni nel 1511 e morto nel 1592. Iniziò giovanissimo la carriera militare, a quindici anni, nel 1526 come alfiere delle truppe di Carlo II duca di Savoia, detto il Buono (1486-1553). Come capitano militò nelle truppe del pontefice Clemente VII che difendevano Castel S. Angelo in occasione del sacco di Roma del 6 maggio 1527 di cui parla una coeva cronaca romanaEssere capitano a 16 anni non era cosa rara alla sua epoca. Francesco Angeloni, nella sua Historia di Terni, menziona il nipote di Lucantonio, Stefano Ciancherotti, in relazione agli avvenimenti del 1593, divenne capitano a soli 16 anni.. Nel 1536 partecipò con l’esercito savoiardo alla campagna contro i Francesi.

La carriera militare

Lucantonio dunque:

Con l'avvento della pace nel Ducato, conseguenza del trattato di Cateau Cambrésis, e il passaggio a un esercito piemontese costituito di arruolati in loco e non da mercenari, Lucantonio nel 1561 cambiò committente e si ingaggiò nell'esercito pontificio agli ordini diretti di Pio IV. Grazie alla sua esperienza accumulata in terra di Francia venne subito impiegato contro i Calvinisti, partecipò alle operazioni contro gli Ugonotti in Provenza e nell'AvignoneseAlla sua partecipazione alla strage della notte di S. Bartolomeo fanno riferimento Bassani-Bellini, 1994.. Pio IV aveva posto a difesa di Avignone il cugino Fabrizio Serbelloni, che aveva ai suoi ordini Lucantonio Tomassoni:

Lucantonio nel 1563 liberò la città dagli Ugonotti, inseguendoli e sterminandoli. Dopodiché andò in soccorso di Onorato di Sumaripa, principe di Tenda, e comandante delle truppe cattoliche in Provenza. Lucantonio assediò la città di Sisteron, la espugnò e uccise seimila Ugonotti. Per le imprese compiute il re di Francia Carlo IX lo premiò con una catena d'oro. C'è chi definisce, non a torto, il valente Tomassoni: il principale "eroe antieretico" italianoGiovanna Sapori, Fiamminghi nel cantiere Italia, 1560-1600, 2007. Non bisogna dimenticare che la Francia in quel periodo si era fatta odiare dai paesi europei a causa della sua politica ai danni della Spagna, in puro odio antagonistico e velleitario, senza ragioni di rilievo che avrebbero potuto giustificare una tal presa di posizione. Fu un tradimento nei confronti del resto della cristianità; i francesi si allearono di sotterfugio con i sanguinari Ottomani pur di prevalere sulla Spagna, ma questa loro mossa non risparmiò problemi ovunque e i primi che ne fecero spesa furono proprio tutti gli stati del sud Europa affacciati sul Mar Mediterraneo brulicante di schiere di corsari e predoni turchi. Gli stati italiani in particolar modo persero molte vite, soldati e soldi per difendersi dalle invasioni islamiche dovute ai magheggi politici della Francia ai danni della Spagna Imperiale di Carlo V. Per di più la discesa in Italia del re Carlo VIII di Francia nel 1494, motivata solamente da un lontano e presunto diritto di ritornare in possesso di suoi ex possedimenti in sud Italia, non aveva risparmiato, danni, saccheggi e stupri anche al nord e al centro Italia e questo generò un grande risentimento nei popoli italici. Compiuta la sua missione contro gli Ugonotti, Lucantonio nel 1564 passò con il suo reggimento in Grecia per contrastare l'espansione di Solimano il Magnifico. Arrivò a Porto Germano, nel golfo di Corinto, con alcune galee e penetrò nell'interno, sconfiggendo gli Ottomani in Boezia. Tornato a Roma, venne ingaggiato, sempre per conto di Pio IV, proprio per i suoi meriti bellici e per la sua ormai indiscussa fama di ottimo comandante, di guidare le truppe italiane in soccorso dei cavalieri cristiani assediati a Malta dalle orde Turche. Tuttavia, prima di partire, avendo 53 anni, il Tomassoni domandò al pontefice, anche in virtù dei suoi sforzi e vittorie passate, per il fatto anche di non aver riportato e avuto premio alcuno se non fama e gloria, di ricevere almeno una provvigione per i figli e le figlie in caso fosse morto. Pio IV si sdegnò per la richiesta, gli revocò il comando affidando la compagnia a Pompeo Colonna. Il contributo di Lucantonio, commenta lo storico umbro Sandro Bassetti:

Anton Francesco Cirni e Giulio Accolto, Comentarii d'Antonfrancesco Cirni corso, ne quali si descriue la guerra ultima di Francia, la celebratione del Concilio Tridentino, il soccorso d'Orano, l'impresa del Pignone, e l'historia dell'assedio di Malta diligentissimamente raccolta insieme con altre cose notabili, 1567.

Morto l'ingrato Pio IV il 9 dicembre 1565, Lucantonio riprese la carriera di comando, restando uomo di fiducia anche per i papi che si succedettero sul soglio pontificio. Finalmente, Gregorio XIV, appena eletto, riconobbe i suoi meriti e gli concesse il 1º dicembre del 1591 la vicecastellania di Castel S. Angelo (vicecastellanus seu locumtenens) in virtù della sua «diligentia et in re militari scientia» e come persona grata al ponteficeStefania Macioce (2010): «Negli anni della residenza romana Lucantonio mantenne i rapporti con Terni, venendo citato nelle Antiche Riformanze del 7 agosto 1586»., in pratica come una pensione, che venne ereditata dal figlio Alessandro (junior). Morì ottantunenne a Roma nel gennaio del 1592 e venne sepolto nella chiesa di Santa Maria ad Martyres, chiamata Santa Maria della Rotonda nell'uso più popolare, più nota universalmente come il PantheonS. Bassetti, 2010.. Secondo altri fu anche luogotenente di Giovanni dalle Bande NereVinceti-Gruppioni-Garofano, 2010..

La moglie Olimpia Giovenci (e considerazioni generali sui figli) Lucantonio si sposò con Olimpia Giovenci (o Iuvenci o de Iuvencis), nobilis et honesta puella, come è indicata nella costituzione di dote del 5 dicembre del 1559, anno in cui si unirono in matrimonio. Olimpia era figlia di Paolo e di Prudenzia de BuoiStefania Macioce (2010): «Lucantonio si sposò tardi con la Giovenci, a 48 anni. Forse non era il suo primo matrimonio».. Rimasta vedova nel 1592, di lei si occuparono i figli: Alessandro (m. 1605), Ottavio, Claudio (n.1569), Giovan Francesco (1573-1628), Mario e Ranuccio (1579 ca.-1606). Le figlie furono Virginia (n.1565) e Plautilla. Non ci sono gli atti di battesimoIn quest'epoca nelle parrocchie veniva indicato solo il battesimo, avvenuto comunque d’abitudine ad un giorno di distanza dalla nascita. dei figli maschi sopravvissuti di Lucantonio e Olimpia, probabilmente nati tra il 15660 e il 1579, infatti in un documento del 5 ottobre 1600 si dice che i fratelli in quell'anno erano tutti di annorum viginti maiores, ad eccezione di Claudio, che fu battezzato nella parrocchia di Santa Maria della Rotonda il 1 settembre del 1569, e che evidentemente era morto infante, in quanto il suo nome non ricorre in età adulta insieme a quello degli altri fratelliStefania Macioce (2010). I nomi dei figli di Lucantonio si allontanarono quindi da quelli della tradizione familiare, fatto spiegabile con quanto scrive l’esperta e storica Stefania Macioce, la quale ricorda come Lucantonio fosse stato al servizio dei Farnese restando, «come attestano i nomi dei suoi figli, molto legato a questa famiglia».

A conferma di questo, si aggiunge che, il Lucantonio che difendeva Castel S. Angelo contro gli imperiali nel 1527 aveva come compagno d’arme un Ranuccio Farnese. I prolifici Lucantonio e Olimpia ebbero dunque almeno nove figli. Lucantonio lasciò loro una discreta eredità, indicata nella divisione dei beni fatta tra i figli maschi il 5 ottobre del 1600Stefania Macioce (2010): «Si trattava soprattutto di proprietà terriere situate a Terni e vicinanze, che andavano a Alessandro, Ottavio, Giovan Francesco, Mario e Ranuccio. Probabilmente la divisione dell’asse ereditario fu fatta solo otto anni dopo la morte di Lucantonio in quanto si attendeva che anche Ranuccio, il più giovane dei fratelli, diventasse maggiorenne».. Il primogenito fu chiamato Alessandro (in onore del fratello maggiore di Lucantonio) e definito in un documento notarile del 3 gennaio 1604 nobilis e nel 1º ottobre 1605 capitaneus«Ill.[ustrissimus] d.[ominus] Alexander Tomassonus Nobilis Interamnen, et civis romanus»., il quale, il 15 settembre del 1599 fu delegato a gestire il patrimonio fondiario familiare, beni che il 5 ottobre del 1600 vennero divisi tra i fratelli TomassoniAlessandro (junior) Tomassoni (1599): «La quale divisione fo io Alessandro per esser maggior dell'altri miei fratelli, e per esser più informato della qualità e quantità di detti beni». Stefania Macioce: «Alessandro si occupava della conduzione delle proprietà agricole di famiglia, infatti il 24 settembre del 1604 sottoscrisse una procura per un atto riguardante l'importazione di olio da Napoli».. Il 1º maggio del 1605 Alessandro, insieme a Giovan Francesco e Ranuccio, fu coinvolto in una rissaIn un documento del 1º maggio 1605 un testimone di nome Giuseppe Dionisi dichiarò che Alessandro era zoppo, a causa dei postumi di una ferita da guerra.. Morirà poco tempo dopo, il 31 luglio del 1605 e sarà sepolto in Santa Maria della Rotonda. Una parte dei suoi terreni vennero dati in affitto a Ranuccio e divisi tra i fratelli superstiti il 2 ottobre del 1606. Si trattava in sostanza dell'accordo sulla spartizione di quanto lasciato dallo zio paterno Alessandro, definito senior, da Alessandro junior, deceduto l'anno precedente, e da Ranuccio morto nel maggio 1606, il tutto a vantaggio di Ottavio, Giovan Francesco e Mario Tomassoni.

Il quartogenito Giovan Francesco Giovan (Gian) Francesco nacque nel 1573 e fu battezzato il 23 marzo. I padrini, ma uno fu rappresentato, furono molto autorevoli:

Questo conferma il forte legame di Lucantonio con i Farnese di Parma. Infatti Giovan Francesco aveva servito con onore sotto il generale dell'esercito pontificio, Giovan Francesco AldobrandiniGraham Dixon (2010): «È da notarsi che gli Aldobrandini, insieme ai Barberini, furono per molti anni nel corso del XVII secolo patroni della città di Terni, da dove provenivano i Tomassoni».. Sarà a Parma che si rifugerà dopo la morte del fratello Ranuccio (per mano del pittore Michelangelo Merisi detto il Caravaggio). Dice Sandro Bassetti:

Riccardo Bassani e Fiora Bellini menzionano come Giovan Francesco avesse seguito l'esempio del fratello Alessandro partecipando agli eventi bellici nelle Fiandre. Ritornato in Italia, si pose al servizio di Mario Farnese e del generale dell'esercito pontificio Giovan Francesco Aldobrandini, passando in Ungheria dove comandò una compagnia, e come scrisse l'Angeloni:

Sempre lo stesso storico autore così lo menzionò:

Giovan Francesco apparteneva dunque a quella categoria di “reduci” che, conclusasi il 29 gennaio del 1598 l'azione militare contro Ferrara, presa dalle truppe pontificie comandate dal cardinale Pietro Aldobrandini, si riversò su Roma.

Un Avviso del 1598 commentava così:

Per impedire queste scorribande venne proibito di girare armati di notte per le strade dove si trovavano i bordelli, dove spesso scoppiavano risse sanguinose.

Peter Robb: