La diocesi di Massa Marittima-Piombino () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino appartenente alla regione ecclesiastica Toscana. Nel 2023 contava 125.200 battezzati su 127.667 abitanti. È retta dal vescovo Carlo Ciattini.
Territorio La diocesi comprende parti delle province di Livorno, Pisa e Grosseto. Fanno parte del territorio diocesano anche le isole d'Elba, di Pianosa e di Montecristo. La parte continentale della diocesi confina a nord e ad est con la diocesi di Volterra, ad est e a sud con la diocesi di Grosseto.
I comuni compresi nel territorio diocesano sono quelli di Campiglia Marittima, Castagneto Carducci, Follonica, Massa Marittima,Fanno eccezione le frazioni di Tatti e di Prata che appartengono rispettivamente alle diocesi di Grosseto e di Volterra. Monteverdi Marittimo, Monterotondo Marittimo,Appartiene alla diocesi la sola frazione di Frassine, il resto del territorio comunale si trova nella diocesi di Volterra. Piombino, San Vincenzo, Sassetta e Suvereto sulla terraferma; e quelli di Campo nell'Elba, Capoliveri, Marciana, Marciana Marina, Porto Azzurro, Portoferraio e Rio sull'isola d'Elba.
Sede vescovile è la città di Massa Marittima, dove si trova la cattedrale di San Cerbone. A Piombino sorge l'abbazia concattedrale di Sant'Antimo.
Il territorio si estende su 1.200 km² ed è suddiviso in 53 parrocchie, raggruppate in 4 vicariati: Massa Marittima e Follonica, Piombino, Campiglia e Castagneto Carducci, Isola d'Elba.
Santuari diocesani Sono riconosciuti come santuari diocesani i seguenti edifici religiosi: Santuario della Madonna del Frassine (Frassine) Santuario della Madonna delle Grazie (Capoliveri) Santuario della Madonna del Monte (Marciana) Santuario della Madonna di Monserrato (Porto Azzurro) Oratorio della Madonna della Neve (Lacona) Abbazia di San Mamiliano (Isola di Montecristo)
Comunità religiose In diocesi sono presenti i seguenti ordini e congregazioni religiose: Congregazioni maschili Congregazione vallombrosana (Follonica) Ordine dei frati minori (Piombino) Oblati di San Giuseppe (Donoratico)
Congregazioni femminili Suore Carmelitane di Santa Teresa di Firenze (Massa Marittima) Minime suore del Sacro Cuore (Piombino) Figlie della carità di San Vincenzo de' Paoli (Porto Azzurro) Figlie di Maria Ausiliatrice (Rio Marina) Missionarie figlie di San Girolamo Emiliani (Gavorrano) Suore francescane dell'Immacolata (Venturina Terme) Missionarie della Carità (Piombino) Missionarie di Sant'Antonio Maria Claret (Marciana) Suore serve di Maria Santissima Addolorata (Follonica)
Storia La diocesi di Massa Marittima-Piombino è erede dell'antica diocesi di Populonia, la cui sede vescovile venne trasferita a Massa Marittima nell'XI secolo.
La più antica menzione della diocesi di Populonia risale agli inizi del VI secolo, grazie alla presenza del vescovo Asello ai concili indetti durante l'episcopato di papa Simmaco il 23 ottobre 501 e il 6 novembre 502; è probabile che sia da identificare con il vescovo populoniese il vescovo Asello, indicato senza la diocesi di appartenenza, che prese parte al concilio indetto da papa Gelasio I il 13 maggio 495.Charles Pietri, Luce Pietri (a cura di), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. I, Roma, 1999, p. 204.
La diocesi di Populonia è in particolar modo legata alla memoria del santo vescovo e patrono san Cerbone, vissuto nel VI secolo, di cui parla Gregorio Magno nei suoi Dialoghi, e che una passio leggendaria, attribuita all'VIII secolo, dice originario dell'Africa. Secondo Gregorio Magno, a causa dell'invasione dei Longobardi (tra il 571 e il 574) Cerbone si rifugiò sull'isola d'Elba dove morì. Con la sua morte iniziò un lungo periodo di sede vacante, documentata dall'epistolario dello stesso pontefice, che nel gennaio 591 affidò la cura della diocesi di Populonia a Balbino, vescovo di Roselle.
La serie episcopale riprende verso la metà del VII secolo con i vescovi Mariniano e Sereno, che furono presenti ai concili che condannarono l'eresia monotelita, il primo al concilio del 649 indetto da papa Martino I, e il secondo al concilio del 680 indetto da papa Agatone.
In seguito alla devastazione opera dai Saraceni nell'809, la città di Populonia fu abbandonata dagli abitanti e dal suo vescovo, che trovò rifugio nell'entroterra, nella val di Cornia, probabilmente nei pressi di Suvereto.Gabriella Garzella, Populonia, Cornino, Massa Marittima: l'itinerario di una sede diocesana, in Anna Benvenuti (a cura di), Da Populonia a Massa Marittima: i 1500 anni di una diocesi, Firenze, 2005. Al concilio romano dell'861 il vescovo Paolo firmò gli atti come vescovo Cornitus (o Corninus). Nell'XI secolo la sede fu traslata definitivamente a Massa Marittima, dove i vescovi sono documentati per la prima volta nel 1062.Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web. In un primo momento, nei documenti coevi, si alternarono i due titoli Populoniensis e Massensis (che appare per la prima volta nel 1115);Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, vol. XVII, p. 684. poi, a partire dal XII-XIII secolo, la diocesi assunse in via definitiva il doppio titolo, Massa e Populonia, che durò fino al XX secolo.
Limitata fu la presenza monastica nel territorio della diocesi, benché le più antiche attestazioni risalgano ai primi secoli della cristianizzazione. Infatti, la prima documentazione in materia è una lettera di Gregorio Magno del giugno 591 ai monaci eremiti dell'isola di Montecristo, ai quali il pontefice inviò come visitatore l'abate Orosio. Oltre al monastero di San Mamiliano, sono documentate anche altre fondazioni monastiche verso il IX secolo, come il monastero di San Pietro in Palazzuolo presso Monteverdi Marittimo, attestato nel 754; il monastero di San Giustiniano di Falesia presso Piombino, eretto nel 1022; il monastero di San Quirico di Populonia, attestato nel 1029; il monastero di San Pietro di Acquaviva presso Campiglia Marittima, la cui più antica menzione risale alla fine del XII secolo; e il monastero femminile di Santa Maria di Asca presso Castagneto Carducci, attestato per la prima volta nel 1087.
Nel corso dell'XI secolo una controversia sui confini diocesani con la diocesi di Roselle fu risolta a favore di quest'ultima da papa Gregorio VII nel 1076.Kehr, Italia pontificia, III, p. 259, nº 4; e p. 270, nº 7. Il 20 novembre 1074 lo stesso papa aveva dichiarato la diocesi immediatamente soggetta alla Santa Sede, concedendo ai suoi vescovi la giurisdizione anche sull'isola d'Elba.Kehr, Italia pontificia, III, p. 270, nº 6. Il 25 maggio 1133 papa Innocenzo II aggregò la diocesi di Populonia alla provincia ecclesiastica di Pisa.Kehr, Italia pontificia, III, p. 324, nº 23, e p. 271, nº 10.
Fino agli inizi del XIII secolo i vescovi esercitavano anche il potere civile sulla città di Massa e su alcuni insediamenti del territorio diocesano, tra cui si possono ricordare Tricasi e Marsiliana nel territorio di Massa, Accesa nel comune di Gavorrano, Valli e Montioni in quello di Follonica, San Lorenzo nel territorio di Suvereto. Inoltre i vescovi avevano anche il diritto sulle decime minerarie di tutta l'isola d'Elba.
Il 23 aprile 1459 la diocesi entrò a far parte della provincia ecclesiastica di Siena.
A partire dal XIV secolo, il territorio della diocesi era, dal punto di vista civile, sottoposto all'autorità di diverse sovranità politiche, tra cui il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino. Questo rese in più occasioni difficile l'esercizio del governo spirituale da parte dei vescovi. «Segnale di questa debolezza dell'autorità vescovile fu la vicenda della nascita del monastero femminile di Sant'Anastasia a Piombino, nei primi anni del Seicento: il vescovo dovette accettare le condizioni poste dai maggiorenti locali, che con la loro tenace resistenza ai precetti romani impedirono che le loro figlie e sorelle dovessero subire il regime della clausura» (questo monastero era annesso alla chiesa di Sant'Antimo sopra i Canali).
In epoca moderna, la diocesi visse un periodo di crisi e di decadenza, non solo per le difficoltà con i governi, ma anche per la povertà economica e demografica del suo territorio, per la penuria del clero, per le difficoltà in cui versava la mensa vescovile. Dal punto di vista strettamente pastorale, i vescovi non si impegnarono molto nell'attuazione dei decreti di riforma decisi dal Concilio di Trento; fanno eccezione Alessandro Petrucci (1602-1615), che però dovette ricorrere spesso al proprio patrimonio personale, creando non pochi problemi finanziari alla sua famiglia; e Pietro Vannucci (1770-1793), a cui si deve l'istituzione del seminario vescovile nei locali del soppresso convento dei minori conventuali.
Agli inizi dell'Ottocento, durante l'occupazione napoleonica, la diocesi rimase vacante per molti anni; inoltre le isole ed il principato di Piombino furono sottomesse dal governo francese alla giurisdizione del vescovo di Ajaccio in Corsica. La diocesi di Massa fu ridotta così a sole 10 parrocchie; nel 1807 ci fu anche il progetto di unire Massa con la diocesi di Livorno, progetto che tuttavia non andò in porto. Con la fine dell'Impero francese, la diocesi di Massa ritornò in possesso di tutti i suoi territori precedenti, ad eccezione dell'isola di Capraia, che rimase alla diocesi di Brugnato, a cui era stata ceduta nel 1787.
Dal 1924 al 1933 Massa Marittima fu unita in persona episcopi alla diocesi di Livorno con il vescovo Giovanni Piccioni.
Il 14 maggio 1978, in forza del decreto Ex historicis documentis della Congregazione per i vescovi, la diocesi ha assunto il nome attuale e Populonia è divenuta una sede titolare.Il decreto dice espressamente: Sacra Congregatio pro Episcopis statuit ut dioecesis Massana-Populoniensis posthac Massana-Plumbinensis cognominetur et titulus Ecclesiae Populoniensis in indicem sedium titularium inseratur.
Cronotassi dei vescovi Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati. Vescovi di Populonia Asello † (prima del 495 ? - dopo il 502)Isidoro Ugurgieri Azzolini (Le pompe senesi o' vero relazione delli huomini e donne illustri di Siena e suo Stato, parte prima, Pistoia, 1649, p. 213) inizia la serie episcopale di Populonia con i vescovi Arsello (504) e Corbinto o Carbinto Africano (535), ignorati da Ughelli, Cappelletti e Gams, ma accolti nelle cronotassi di Populonia da storici ed eruditi locali (Cesaretti, Memorie sacre e profane dell'antica diocesi di Populonia, p. 7). Arsello è da identificare con Asello, e il suo nome è noto dai falsi concili simmachiani del 503 e del 504. Nella serie di Ugurgieri, a Corbinto Affricano segue Cerbone Affricano. Entrambi i vescovi (Arsello e Corbinto/Carbinto) sono esclusi da: G. Garzella, Cronotassi dei vescovi di Populonia-Massa Marittima dalle origini all'inizio del secolo XIII, in «Pisa e la Toscana occidentale nel Medioevo. A Cinzio Volante nei suoi 70 anni», Pisa, 1991, vol. I, pp. 1-21. San Fiorenzo ? † (prima metà del VI secolo)Questo vescovo non è documentato storicamente, ma è noto solo attraverso la leggenda agiografica del suo successore, san Cerbone. È escluso dalla cronotassi di Populonia da G. Garzella (Cronotassi dei vescovi di Populonia-Massa Marittima dalle origini all'inizio del secolo XIII, in «Pisa e la Toscana occidentale nel Medioevo. A Cinzio Volante nei suoi 70 anni», Pisa, 1991, vol. I, pp. 1-21). San Cerbone † (prima del 546 - circa 571/575 deceduto)Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, vol. I, p. 427. Sede vacante (591)Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, vol. I, p. 591. Kehr, Italia pontificia, III, p. 269, nº 1.