La diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino appartenente alla regione ecclesiastica Toscana. Nel 2023 contava 67.700 battezzati su 71.700 abitanti. È retta dal vescovo cardinale Augusto Paolo Lojudice.

Territorio La diocesi comprende i comuni della provincia di Siena di Abbadia San Salvatore, Cetona, Chianciano Terme, Chiusi, Montepulciano, Pienza, Radicofani, San Casciano dei Bagni, Sarteano, Torrita di Siena e Trequanda; fanno parte della diocesi anche il centro comunale di Sinalunga con le sue frazioni di Bettolle, Scrofiano e GuazzinoLe altre frazioni di Sinalunga (Farnetella e Rigomagno) appartengono alla diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro., e San Giovanni d'Asso, dal 2017 frazione di Montalcino.

Sede vescovile è la città di Montepulciano, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. A Pienza e a Chiusi sorgono le due concattedrali, dedicate rispettivamente a Santa Maria Assunta e a San Secondiano.

Parrocchie e vicariati Il territorio si estende su 1.068 km² ed è suddiviso in 46 parrocchie, raggruppate in 3 vicarie foranee: la vicaria di Chiusi-Chianciano-Montepiesi comprende 17 parrocchie: nel comune di Abbadia San Salvatore: Santa Croce e Santissimo Salvatore; nel comune di Cetona: San Michele Arcangelo e San Lazzaro (Piazze); nel comune di Chianciano Terme: San Giovanni Battista e Santa Maria della Stella; nel comune di Chiusi: San Francesco, San Secondiano, Santa Maria della Pace (Chiusi Scalo), Santa Maria Bambina (Montallese), Santissimo Nome di Maria (Querce al Pino); nel comune di Radicofani: San Pietro; nel comune di San Casciano dei Bagni: San Cassiano, Santa Maria Assunta (Palazzone), San Paolo Converso (Celle sul Rigo); nel comune di Sarteano: San Lorenzo e San Martino; la vicaria di Pienza-Val di Chiana-Val d'Asso comprende 18 parrocchie: nel comune di Pienza: Santi Vito e Modesto, Santi Leonardo e Cristoforo (Monticchiello), Sant'Anna in Camprena; nel comune di Sinalunga: San Martino, San Pietro ad Mensulas (Pieve di Sinalunga), San Cristoforo (Bettolle), Santa Maria delle Grazie (Guazzino), San Biagio (Scrofiano); nel comune di Trequanda: Santi Pietro e Andrea, Santa Maria Assunta (Castelmuzio), Santi Pietro e Paolo (Petroio); nel comune di Torrita di Siena: Nostra Signora del Rosario, Santi Costanzo e Martino, San Leonardo (Montefollonico); nel comune di Radicofani: Santa Maria Assunta (Contignano); nel comune di Montalcino: San Lorenzo (Monterongriffoli), Santissima Annunziata (Montisi), San Giovanni Battista (San Giovanni d'Asso); la vicaria di Montepulciano comprende 11 parrocchie nella città e nelle frazioni di Montepulciano: Sant'Agnese, Sant'Agostino, San Biagio, Santa Maria delle Grazie, Santissimo Nome di Gesù, San Pietro (Abbadia), San Vittorino e Santissima Concezione (Acquaviva), Sant'Egidio (Gracciano), Sacro Cuore (Montepulciano Stazione), Sant'Albino (Sant'Albino) e San Lorenzo (Valiano). Le vicarie rispecchiano il territorio delle tre diocesi di Montepulciano, Chiusi e Pienza al momento dell'unione nel 1986.

Storia L'odierna diocesi è frutto della "piena unione", stabilita nel 1986, di tre antiche sedi episcopali: la diocesi di Chiusi, documentata agli inizi del IV secolo, la diocesi di Pienza, eretta nel 1462, e la diocesi di Montepulciano, costituita nel 1561.

Diocesi di Chiusi Secondo la tradizione, di nessun valore storico, la fede cristiana sarebbe stata predicata nel territorio di Chiusi dai santi Apollinare di Ravenna e Marziale di Limoges, discepoli di san Pietro. Le evidenze archeologiche documentano una presenza cristiana tra II e III secolo; a queste si devono aggiungere due importanti catacombe, quella di Santa Caterina d'Alessandria e quella di Santa Mustiola.

È proprio in quest'ultima catacomba che è stata trovata la più antica attestazione dell'esistenza della diocesi di Chiusi, con l'epitaffio del vescovo Lucius Petronius Dexter, sposato e padre di cinque figli, morto a 66 anni il 10 dicembre 322.Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. I, Roma, 1999, p. 559. Nella stessa catacomba si sono rinvenuti gli epitaffi del diacono Sulpicius Felicissimus e dell'esorcista Sentius Respectus, che attestano un'articolata organizzazione ecclesiale a Chiusi nel IV secolo, cosa che fa supporre l'esistenza della diocesi già nella seconda metà del III secolo.

A metà del VI secolo è documentata l'esistenza del vescovo Fiorentino, menzionato in una lettera di papa Pelagio I del marzo 559. Basandosi su un'iscrizione scolpita in un capitello del duomo di Chiusi, la tradizione ha attribuito a questo vescovo la costruzione della cattedrale di San Secondiano.Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, I, pp. 835-836.

In epoca longobarda, nella prima metà dell'VIII secolo, il duca longobardo di Chiusi, Gregorio, e sua moglie, Austreconda, su istanza del vescovo Arcadio, fecero ricostruire nel 729 la basilica di Santa Mustiola, oggi non più esistente, nella zona subdiale delle sue catacombe.Valeria Cipollone, Manuel de Martino, Note per una prima sistemazione del materiale epigrafico altomedievale di Chiusi, in «Goti e Longobardi a Chiusi», a cura di Carla Falluomini, Chiusi, Edizioni Luì, 2009, pp. 55-56. Questa costruzione contribuì a rinnovare e a divulgare il culto verso la santa chiusina.

La presenza monastica benedettina è attestata nella diocesi di Chiusi a partire dall'VIII secolo e numerosi furono i monasteri, priorati ed eremi che fiorirono nel territorio chiusino. Tra questi sono da menzionare tre grandi abbazie benedettine: San Salvatore sul Monte Amiata, Sant'Antimo e FarnetaQuest’ultima oggi si trova nella diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.. Per la loro potenza e le loro ricchezze, queste abbazie ottennero ben presto l'esenzione da ogni giurisdizione del vescovo di Chiusi, cosa che innescò inevitabili contrasti e lunghe vertenze con corsi e ricorsi alla Sede Apostolica. In particolare i vescovi chiusini intrapresero una lunga lotta con gli abati dell'Amiata, che ottennero la definitiva esenzione dalla giurisdizione vescovile a metà dell'XI secolo. L'abbazia di Sant'Antimo, invece, perse il diritto di nullius dioecesis nel 1462, quando entrò a far parte della diocesi di Montalcino.

Sul finire del XII secolo ai vescovi di Chiusi fu concessa la sovranità temporale sulla città episcopale e sul territorio circostante. Tale diritto fu concesso dall'imperatore Enrico VI al vescovo Teobaldo II nel 1196 e rinnovato dagli imperatori successivi ai vescovi Gualfredo e Ermanno, rispettivamente nel 1209 e nel 1219.

Nel 1191 papa Celestino III indirizzò al vescovo Teobaldo II una bolla di conferma dell'immediata soggezione dalla Sede Apostolica della diocesi chiusina.Kehr, Italia pontificia, III, p. 234, nº 15. Lo stesso documento elenca tutte le pievi dipendenti direttamente dall'autorità ecclesiastica dei vescovi di Chiusi, che danno un'idea dell'ampiezza della diocesi alla fine del XII secolo.L'elenco in: Barni-Bersotti, La Diocesi di Chiusi, 1999. Secondo Maroni, «i Santi titolari di queste pievi, tutti venerati in età prelongobardica, e l'ampiezza dei territori al centro dei quali furono edificate, ci stanno ad indicare che l'elenco riflette un'organizzazione ecclesiastica del territorio chiusino, che si è mantenuta sostanzialmente integra dal IV-V secolo quando le pievi vennero fondate fino al 1191».A. Maroni, Prime comunità cristiane e strade romane nei territori di Arezzo, Siena e Chiusi, Siena, 1973, p. 219.

Questa situazione si modificò a partire dal XIV secolo, quando il vasto territorio chiusino fu smembrato per dare origine ad altre circoscrizioni ecclesiastiche: nel 1325 per l'erezione della diocesi di CortonaFurono cedute a Cortona le parrocchie di Cerreto, Creta, Cignano, Fasciano, Gabbiano, Centoia, Ronzano, Frutticciola e forse Farneta. Barni-Bersotti, La Diocesi di Chiusi, 1999, p. 18.; nel 1462 per l'erezione delle diocesi di Pienza e di MontalcinoFurono cedute a Montalcino le parrocchie di Montenero, Sant'Angelo in Colle, Castel Nuovo dell'Abbate e Sant'Antimo, Seggiano, Ripa d'Orcia. Barni-Bersotti, La Diocesi di Chiusi, 1999, p. 20.; nel 1561 per l'erezione della diocesi di Montepulciano; nel 1600 per l'erezione della diocesi di Città della PieveL'elenco delle pievi, delle parrocchie e delle chiese curate cedute a Città della Pieve in: Barni-Bersotti, La Diocesi di Chiusi, 1999, pp. 22-23..

Il 23 aprile 1459, per volontà del papa senese Pio II, ebbe termine l'immediata soggezione alla Santa Sede e la diocesi chiusina divenne suffraganea della sede metropolitana di Siena.

A partire dal Seicento, a causa della depressione economica della città chiusina, del suo impoverimento demografico e del rischio della malaria, i vescovi presero l'abitudine di risiedere per lunghi periodi durante l'anno nel palazzo vescovile di Chianciano. Nello stesso periodo, gli abati di San Salvatore del monte Amiata rivendicarono la giurisdizione su alcune parrocchie della diocesi, il cui numero era di molto diminuito dopo le cessioni dei secoli precedenti; la causa intercorsa presso le curia romana tra gli abati e i vescovi di Chiusi fu vinta da questi ultimi all'inizio del Settecento, riuscendo finalmente ad imporre la propria autorità su tutto il territorio diocesano.

Il 15 giugno 1772 la diocesi di Chiusi fu unita aeque principaliter con quella di Pienza, in forza della bolla Quemadmodum di papa Clemente XIV.L'Archivio diocesano di Pienza, Inventario a cura di Giuseppe Chironi, 2000, p. 26. Contestualmente, un'ulteriore decurtazione del territorio chiusino portò alla cessione alla diocesi di Montalcino dei territori di Monticello, Montelaterone, Castel del Piano e Arcidosso.Barni-Bersotti, La Diocesi di Chiusi, 1999, p. 24.

Diocesi di Pienza

Non solo l'istituzione della diocesi, ma anche la fondazione della stessa città di Pienza sono dovute alla ferma volontà di papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini, nativo di Corsignano, antico nome della città pientina. Questi atti «rappresentano senza ombra di dubbio il caso limite di una piccola comunità rurale (Corsignano), che non avrebbe mai potuto in alcun modo aspirare a diventare sede vescovile, trasformata in città (Pienza) dalla sola volontà di un Pontefice».L'Archivio diocesano di Pienza, Inventario a cura di Giuseppe Chironi, Pubblicazioni degli Archivi di Stato - Strumenti CXLI, 2000, p. 15. Per alcuni autori, la diocesi di Pienza non fu nient'altro che una «creatura artificiale, nata per il capriccio di un papa umanista».Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.

La prima testimonianza della volontà del papa di erigere la diocesi di Pienza è la decisione presa in concistoro il 15 febbraio 1462 e trasmessa, con un breve apostolico, alla Signoria di Siena lo stesso giorno.Il breve in: L'Archivio diocesano di Pienza, Inventario a cura di Giuseppe Chironi, 2000, p. 515. La diocesi fu eretta il 13 agosto successivo con la bolla Pro excellenti di Pio II, che eresse a cattedrale della nuova diocesi la chiesa di Santa Maria di Corsignano, debitamente ricostruita su ordine pontificio da Bernardo Rossellino. Con la stessa bolla il papa eresse anche la diocesi di Montalcino, che fu unita aeque principaliter alla sede di Pienza; entrambe le diocesi furono rese immediatamente soggette alla Santa Sede.