La storia della grafica è la storia dell'attività che consiste nel combinare tipografia, illustrazione, fotografia e stampa per fini persuasivi, informativi o educativi. L'espressione graphic design (letteralmente "progettazione grafica") fu coniata da William Addison Dwiggins nel 1922, differenziando perciò questa attività dalle Belle Arti. Tale denominazione, fino al secondo dopoguerra, fu utilizzata raramente. Fino ad allora, i "graphic designers" erano chiamati "commercial artists". Il graphic designer contemporaneo è erede di un'illustre ascendenza: gli scribi sumeri che inventarono la scrittura, gli artigiani egizi che combinarono parole e immagini nei manoscritti papiri, gli stampatori di blocchi cinesi, i miniatori medievali, e gli stampatori e compositori del XV secolo che progettarono i primi libri europei, fanno tutti parte della ricca eredità e storia della grafica. Il settore del graphic design si è sviluppato drammaticamente negli ultimi decenni del XX secolo, quando l'alta tecnologia ha iniziato a giocare un ruolo preminente. Di conseguenza, oggi la professione non è più limitata a libri, poster e pubblicità, ma include anche motion e interactive media e altro.

Storia della grafica fino al XX secolo

Preistoria La storia della grafica inizia nel periodo compreso tra il primo Paleolitico e il Neolitico (35.000-4.000 a.C.). I protagonisti dell'alba della comunicazione visiva furono i primi uomini africani ed europei che, per scopi di sopravvivenza, utilitaristici e rituali, realizzarono pitture e incisioni nelle caverne. Nel mondo, dall'Africa al Nord America, fino alle isole della Nuova Zelanda, gli uomini preistorici lasciarono numerose incisioni rupestri. Le figure disegnate, fra cui animali e scene di caccia, sono oggi dette "pittogrammi", ovvero figure elementari o schizzi che rappresentano la cosa ritratta. L'apparizione dei primi pittogrammi comportò l'inizio dell'arte pittorica (gli oggetti e gli eventi del mondo vennero registrati con fedeltà ed esattezza incrementale col passare dei secoli), ma non solo. L'immagine di un bisonte potrebbe far venire in mente il pensiero di un reale bisonte, e potrebbe suggerire in seguito la parola assegnatagli. Le immagini "leggibili", che sono immagini associate a parole, sono state il primo passo nel lungo viaggio che ha portato a un linguaggio scritto. Gli artisti del Paleolitico svilupparono una tendenza verso la semplificazione e la stilizzazione: le figure saranno sempre più abbreviate ed espresse con un minimo numero di linee. Dal tardo periodo Paleolitico alcuni graffiti e pittogrammi si ridussero al punto da assomigliare a lettere. 15.000-10.000 a.C. – La grotta di Lascaux, scoperta per caso da due ragazzi nel 1940, propone ben 600 figure dipinte di animali e simboli di colori giallo, rosso, marrone e nero. Probabilmente gli autori misero ocra, ematite e manganese polverizzati in tubi d'osso, e li applicarono, dopo aver inumidito la parete, con pennelli e tamponi. Ma lo stupendo dipinto di un cavallo giallo, presente in questo sito, fa addirittura pensare che il colore sia stato applicato a spruzzo.

La nascita della scrittura in Mesopotamia (VIII millennio a.C.-XVI secolo a.C.) I Sumeri, che arrivarono in Mesopotamia attorno alla fine del quarto millennio a.C., furono i responsabili del salto dalla cultura dei villaggi all'alta civilizzazione. L'origine dei Sumeri – che si stabilirono nella parte meridionale della Mezzaluna Fertile prima del 3000 a.C. – rimane un grande mistero. Fra le numerose invenzioni a loro attribuite, l'invenzione della scrittura portò a una rivoluzione intellettuale che ebbe un vasto impatto nell'ordine sociale, nel progresso economico, e nei successivi sviluppi tecnologici e culturali. circa 8000-3000 a.C. – Sono testimoniati in una vasta area geografica, che comprende l'Iran, la Bassa e Alta Mesopotamia, la costa siro-palestinese, la Turchia e la Susiana, dei piccoli oggetti in argilla dalle forme per lo più geometriche (coni, sfere, dischi, cilindri, tetraedri, spirali, ecc.), ma anche, in misura minore, figurative (vasi, animali, strumenti di lavoro, ecc.) che, definiti calculi, contrassegni o gettoni (in inglese tokens), sono stati correttamente interpretati come elementi di un sistema di calcolo e comunicazione oggettuale, in grado di registrare semplici transazioni economiche e amministrative. Si tratta di un sistema all'origine molto semplice, basato sull'attribuzione di un valore "qualitativo" specifico e riconoscibile ai diversi tokens, ognuno dei quali ha la funzione di denotare una precisa e misurabile derrata e dove le quantità dei diversi beni sono indicate dall'iterazione del simbolo stesso. I tokens rappresentano segni di tipo concettuale, indipendenti dalla fonetica e pertanto decodificabili, una volta in possesso della chiave interpretativa, da genti di lingue completamente diverse. circa 3700-2600 a.C. – La titolarità delle proprietà e la specializzazione dei commerci e dei mestieri, rendono necessaria un'identificazione visuale. C'è bisogno di un segno che identifichi l'autore di una tavoletta cuneiforme di argilla, certifichi i documenti commerciali e i contratti e fornisca l'autorità di proclamazioni religiose e regali. Sono utilizzati perciò dei cilindri che, quando vengono rullati lungo una tavoletta umida, lasciano un rilievo di quanto vi è in essi scavato – ciò consiste in un "marchio" del proprietario. Poiché l'immagine scavata nella pietra appare sulla tavoletta come un disegno a rilievo ben definito, è virtualmente impossibile duplicarlo o contraffarlo. Un sigillo a cilindro ha sia un'immagine sul profilo, per rullare, sia un'immagine sul fondo, per timbrare. Molte di queste pietre hanno una perforazione che le attraversa in modo che possano essere indossate, appendendole attorno al collo o al polso. I primi sigilli sono incisi con semplici immagini di re, bestiame o creature mitiche. Dopo, saranno sviluppate immagini più narrative; per esempio, un dio che presenta un uomo (probabilmente il proprietario del sigillo) a un altro dio, o un uomo che figura bene in vista mentre combatte in una battaglia o uccide un animale selvatico. Durante il successivo periodo Assiro, nel nord della Mesopotamia sarà approcciato un design più stilizzato e araldico. circa 3300-3100 a.C. – Una teoria sostiene che il linguaggio visivo si sia originato dalla necessità di identificare il cibo all'interno dei contenitori. Risalgono a questo periodo piccole etichette di argilla che identificano il contenuto con un pittogramma e dove viene indicata la quantità con un elementare sistema di numerazione decimale basato sulle dieci dita umane. Le prime testimonianze della scrittura sono tavolette che apparentemente elencano le merci con disegni pittografici di oggetti, accompagnati da numeri e nomi di persone inscritti in colonne. L'abbondanza di argilla di cui dispongono i Sumeri la rende il materiale con cui logicamente vengono registrate le cose da ricordare, e uno stilo di canna, dalla punta affilata a un'estremità, è utilizzato per disegnare le fini e curve linee dei primi pittogrammi. La tavoletta di argilla umida è tenuta con la mano sinistra, e i pittogrammi vengono graffiati sulla superficie con lo stilo di legno. Dall'angolo destro superiore della tavoletta, le linee vengono scritte in attente colonne verticali. La tavoletta, una volta scritta, viene lasciata asciugare al sole o cotta in una fornace di roccia dura. circa 2400-2300 a.C. – Gli scribi mesopotamici ruotano i pittogrammi di 90° e iniziano a scrivere in righe orizzontali, da sinistra a destra e dall'alto in basso (probabilmente per evitare il danneggiamento dei caratteri che poteva verificarsi con il precedente metodo di scrittura). Inoltre, la velocità della scrittura viene aumentata grazie alla sostituzione dello stilo affilato, con uno dalla punta triangolare. Lo stilo viene spinto nell'argilla piuttosto che essere trascinato. Questa innovazione altera radicalmente la natura della scrittura; i pittogrammi si evolvono in segni astratti chiamati "cuneiformi". Da una prima fase, in cui i pittogrammi rappresentavano oggetti animati e inanimati, si passa a una seconda fase, in cui dei segni detti "ideogrammi", rappresentano idee astratte. Il simbolo per il sole, per esempio, comincia a rappresentare idee come "giorno" e "luce". Il più alto sviluppo della scrittura cuneiforme sarà l'uso di segni astratti per rappresentare le sillabe. Ma tra queste due fasi, il passo più importante e decisivo per l'evolversi della scrittura è certamente la scoperta del "fonetismo". Sono infatti i Sumeri a inventare la scrittura fonetica (gli Egizi la apprenderanno da loro). Dapprima le immagini corrisponderanno a suoni il più delle volte sillabici, costituiti cioè, da una consonante e da una vocale e, con il passare dei secoli, quelle immagini saranno stilizzate e trasformate in segni cuneiformi, incisi su tavole di argilla o lastre di pietra, graffiati su metalli oppure dipinti sul legno o ceramica.

I geroglifici egiziani (XXXI-IV secolo a.C.) Da quando il faraone Menes unificò la terra d'Egitto e formò la Prima Dinastia intorno al 3100 a.C., un certo numero di invenzioni sumere raggiunse l'Egitto, fra cui il sigillo a cilindro, il design architettonico dei mattoni, i motivi stilistici decorativi, e i principi della scrittura. A differenza dei Sumeri – la cui scrittura pittografica evolvette in quella cuneiforme astratta – gli Egiziani conservarono il proprio sistema di scrittura a immagini, i cui elementi sono detti "geroglifici", per quasi tre millenni e mezzo.

I geroglifici consistevano in pittogrammi che ritraevano oggetti o esseri viventi. Dal punto di vista funzionale, analogamente a quanto avviene nel sistema cuneiforme, uno stesso geroglifico può assumere, a seconda dei contesti, tre diversi valori: può essere adoperato come ideogramma, come fonogramma o segno fonetico, e infine come segno classificatore o determinativo. Quando i primi scribi Egiziani si confrontarono con parole complicate da esprimere in una forma visiva, concepirono un rebus, utilizzando le immagini per i suoni, per scrivere la parola desiderata. Allo stesso tempo, designarono un simbolo illustrato per ogni suono di consonante o combinazione di consonanti presenti nel loro discorso. Per l'intero periodo della sua storia, la scrittura geroglifica documenta più di 6000 grafemi, gran parte dei quali è però attestata unicamente nelle iscrizioni templari di epoca greco-romana, quando, per motivi religiosi e forse esoterici, il numero dei segni si moltiplicò a dismisura. Nei periodi precedenti, il nucleo fondamentale e stabile dei segni standard non superò mai il migliaio, e durante il Medio Regno, cioè nella fase classica, è intorno ai 700.

I determinativi erano usati dopo queste parole per assicurarsi che il lettore le interpretasse correttamente: "Hinew", per esempio, poteva riferirsi all'unità di misura per i liquidi o ai vicini di casa. Nel primo caso, essa era seguita dal glifo per la tazza di birra; nel secondo dai glifi per l'uomo e per la donna. Presentando molte più possibilità rispetto alla scrittura cuneiforme, i geroglifici erano usati per documenti storici e commerciali, poesia, miti, epica, e si rivolgevano alla geografia, scienza, astronomia, medicina, farmacia, la concezione del tempo, e altri argomenti.

Il nostro uso di simboli visivi si originò dagli Egizi; da loro abbiamo ereditato lo zodiaco, la bilancia della giustizia, e l'uso degli animali per rappresentare concetti, città e persone. In Grecia, la civetta simboleggiava Atena, e l'immagine di una civetta su una moneta greca indicava che era stata coniata ad Atene. Oggi noi abbiamo l'aquila americana, gli Atlanta Falcons, i Carolina Gamecocks, e la colomba che simbolizza la pace.