La diocesi di Nardò-Gallipoli () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Lecce appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2023 contava 201.222 battezzati su 203.167 abitanti. È retta dal vescovo Fernando Filograna.
Territorio
La diocesi comprende la porzione occidentale del Salento.
Sede vescovile è la città di Nardò, dove si trova la basilica cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine. A Gallipoli si trova la basilica concattedrale di Sant'Agata.
Parrocchie e zone pastorali
Il territorio è suddiviso in 66 parrocchie, raggruppate in 6 zone pastorali o foranie: "Beata Vergine Maria della Coltura", comprendente le parrocchie dei comuni di: Casarano, Matino, Parabita e Tuglie; "Sant'Agata", comprendente le parrocchie dei comuni di: Alezio, Gallipoli e Sannicola con le frazioni di Chiesanuova, Lido Conchiglie e San Simone (tale giurisdizione rispecchia quasi esattamente i confini della vecchia diocesi di Gallipoli; il territorio del comune di Tuglie era diviso, infatti, con la diocesi di Nardò); "Santa Maria, Madre della Chiesa", comprendente le parrocchie dei comuni di: Alliste con le frazioni di Capilungo e Felline, Melissano, Racale e Taviano; "San Giuseppe da Copertino", comprendente le parrocchie dei comuni di: Copertino e Porto Cesareo con le località di Boncore, Pittuini e Torre Lapillo; "San Gregorio Armeno", comprendente le parrocchie della città di: Nardò e frazioni; "Santissimo Crocifisso", comprendente le parrocchie dei comuni di: Aradeo, Galatone, Neviano e Seclì.
Rettorie
Nelle 6 zone pastorali o foranie vi sono alcune chiese che godono dello status di rettorie essendo, la gran parte, sedi di confraternite.
Santuari In diocesi sono presenti i seguenti santuariElenco dei Santuari diocesani dal sito ufficiale della diocesi.: Santa Maria dell'Alizza, Alezio; Santissimo Crocifisso della Pietà, Galatone; Santa Maria della Grazia, Galatone; Maria Santissima del Canneto, Gallipoli; Beata Vergine Maria Addolorata, Matino; Madonna della Coltura, Parabita; Beata Vergine Maria Addolorata, Taviano;
Luoghi spirituali di interesse diocesano San Giuseppe da Copertino, Copertino; Santa Maria della Grottella, Copertino.
Strutture formative e residenziali
Episcopio (Gallipoli); Il Palazzo vescovile è attiguo alla Cattedrale di Gallipoli. Il vescovo Massa nel 1652 fece demolire la struttura preesistente in quanto in stato fatiscente e, nel 1700, il vescovo Oronzo Filomarini lo abbellì di suppellettili, mobili pregiati, tele e affreschi realizzati dall'artista gallipolino Michele Lenti. L'edificio è ampio e disposto in tre ampi piani e dispone di un giardino e di una cappella privata del vescovo. Nel corso degli anni vi hanno fatto visita sovrani e personalità eminenti del panorama politico e religioso. È doveroso citare la visita svolta nel 1844 da re Ferdinando II con la consorte Maria Teresa d'Austria. In passato ha ospitato diverse istituzioni scolastiche, tra cui il Liceo Quinto Ennio ed è stato dimora fissa dei vescovi che negli anni si sono succeduti nella chiesa gallipolina.
Dopo anni di chiusura dovuta ad una ristrutturazione radicale, il 15 ottobre 2015 il vescovo Filograna ha inaugurato l'episcopio che ospita anche la "Mensa della Carità" per i poveri e il Centro ascolto diocesano. Seminario diocesano - Gallipoli; L'edificio, sede del Museo diocesano di Gallipoli è utilizzato per mostre, convegni e riunioni. Casa per ferie e campiscuola "La Lizza" - Alezio; La struttura, ristrutturata recentemente, adiacente al santuario mariano di "Santa Maria della Lizza", è predisposta per incontri spirituali o culturali, vacanze e campiscuola. Complesso formativo residenziale "Oasi Tabor" - Cenate; L'opera, realizzata sotto l'episcopato di Corrado Ursi, con annessa l'antica villa estiva dei vescovi di Nardò, fu realizzata per la formazione del clero e dei fedeli. Negli ultimi anni, dopo la ristrutturazione, la struttura è stata adibita anche a casa di vacanza o location per eventi culturali. Seminario diocesano - Nardò; L'edificio è utilizzato, in alcuni periodi dell'anno, per campiscuola, esercizi spirituali o convegni Casa per ferie "Elvira" - Santa Caterina. Residenza destinata ai gruppi parrocchiali per incontri spirituali o formativi.
Storia Diocesi di Gallipoli Incerte sono le origini della diocesi di Gallipoli. Secondo la "tradizione petrina"Di cui però è completamente all'oscuro Ferdinando Ughelli, che nella sua Italia sacra (vol. IX, seconda edizione 1721, coll. 98-100), pur ricordando l'antichità della diocesi, non accenna affatto a questa tradizione., la città di Gallipoli fu decorata, sin dai primi tempi del cristianesimo, della cattedra vescovile dallo stesso apostolo Pietro che, di passaggio a Gallipoli nel suo viaggio verso Roma, dopo aver fondato la diocesi, avrebbe lasciato la giovane chiesa al suo discepolo san Pancrazio, il quale in seguito si trasferì in Sicilia, subendo il martirio a Taormina.Questa tradizione è completamente ignorata ne La vita e il martirio di san Pancrazio di Taormina, opera agiografica dell'VIII secolo, dove si racconta che Pancrazio fu inviato dall'apostolo Pietro da Antiochia direttamente a Taormina, dove è venerato come protovescovo. Francesco Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604), vol. II, Faenza 1927, pp. 67 e seguenti. Come scrive Nicola Maria CataldiIn: Vincenzo D'Avino, op. cit., p. 243., Pietro sarebbe giunto in Italia sbarcando nel porto di Gallipoli con i discepoli e fedeli provenienti da Antiochia, nell'anno 42 o 43 sotto il regno di Claudio. A testimoniare il passaggio dell'apostolo fu costruita la chiesa di San Pietro dei Samari nel territorio diocesano, dove si crede che san Pietro abbia battezzato i primi fedeli; altro edificio religioso era San Pietro "cucurizzutu" (per via della forma piramidale della cupola), registrato nella visita pastorale di Pellegrino Cibo (1536-1540). Nella vicina Alezio esisteva nel XVI secolo una cappella dedicata al primo vescovo, la quale era affiancata da un pozzo le cui acque si veneravano come miracolose e prodigiose, perché Pancrazio aveva battezzato i fedeli convertiti alla nuova religioneVincenzo D'Avino, op. cit., p. 243. Sui quattro lati del pozzo leggevasi la seguente iscrizione: P.C.A.D. (Pancratio Callipolitano Antistiti Dicatum = Dedicato a Pancrazio primo vescovo gallipolitano). Il vescovo Vincenzo Capece (1596-1620) volle fare immortalare questa tradizione commissionando un'opera a Gian Domenico Catalano (oggi nella sacrestia del santuario della Lizza in Alezio).
Non si hanno delle fonti storiografiche che attestino il nome del Pontefice che elevò Gallipoli a sede vescovile; Ferdinando Ughelli, acuto storico dell'origine delle sedi episcopali, scrisse nel tomo IX della sua opera maggiore "Italia Sacra" che vetustissimus Callipolitanus Episcopatus est(trad. "l'episcopato gallipolino è antichissimo"). È certo però che la diocesi di Gallipoli sia anteriore ai tempi di papa Gregorio I. Primo vescovo attestato storicamente e largamente condiviso dagli storici è Domenico, che sottoscrisse un decreto di papa Vigilio del 551 contro Teodoro, arcivescovo monofisita di Cesarea.
L'accademico e storico Giorgio Otranto, nella sua opera "Italia meridionale e Puglia paleocristiane: saggi storici", sostiene che la diocesi risalirebbe addirittura all'inizio del V secolo o alla fine del IV; certo è che Gallipoli, verso la fine del VI secolo, fosse una sede vescovile latina.
Fino all'VIII secolo era una diocesi immediatamente soggetta alla Santa SedeMemorie istoriche della Città di Gallipoli, pg.430. Successivamente. dall'VIII all'XI secolo le diocesi salentine gravitarono nell'orbita del patriarcato di Costantinopoli, fino alla conquista normanna della regione. In epoca bizantina, Gallipoli era suffraganea dell'arcidiocesi di Santa Severina, come attestato dalla Notitia Episcopatuum attribuita all'imperatore bizantino Leone VI (886-912) e databile all'inizio del X secolo.
Un tempo comprendeva numerosi territori come Nardò, Copertino, Galatone, Seclì, Noha, Neviano, Tuglie, Parabita, Alliste, Felline, Taviano e CasaranoMemorie istoriche della Città di Gallipoli, pg.431. A confermare l'ipotesi che Nardò ne abbia fatto parte, vi è un breve documento spedito da Clemente VI ad Avignone nel 1348.
Il capitolo dei canonici della cattedrale di Gallipoli eleggeva i vescovi fino al XIV secolo, ma numerosi furono i problemi che nacquero tra gli elettori e gli eletti. Clemente V fu il primo romano pontefice che provvide all'elezione dei vescovi gallipolitaniCenni Storici Sulle Chiese Arcivescovili, Vescovili, E Prelatizie (Nullius) del Regno Delle Due Sicilie, Abate Vincenzo D'Avino.
In seguito ai cambiamenti politici nel Salento, subito dopo il sinodo di Melfi del 1067, Gallipoli divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Otranto. Il rito latino si impose nella diocesi solo gradualmente: ancora nel XVI secolo la cattedrale era officiata da sacerdoti di rito bizantino.
Fu mantenuto il rito greco-bizantino fino al 1513 a causa della presenza dei monaci basiliani che si rifugiarono a Gallipoli per scampare alle persecuzioni iconoclaste. A ricordo di questa antica tradizione del rito greco osservato nella diocesi, durante i solenni pontificali di Sant'Agata presieduti dal vescovo, il Vangelo viene proclamato in greco dal canonico del capitolo della cattedrale. La diocesi di Gallipoli, con l'avvento dei Normanni, come attestato da un documento del 1172, dovette cedere la gran parte del suo territorio alla vicina abbazia di Sancta Maria de Nerito.
La diocesi generò molti vescovi tra cui: Filippo Gorgoni (vescovo di Ugento), Antonio Camaldari (vescovo di Montepeloso), Fra Ludovico Bevilacqua (vescovo di Catellammare), Fra Domenico Stradiotti (vescovo di Castro), Giovanni Carlo Coppola (abate e vescovo di Muro Lucano), Abate Ercole Coppola (vescovo di Nicotera), Guglielmo Camaldari (arcivescovo di Rossano) e Filippo D'Aprile (vescovo di Teano e in seguito traslato alla sede di Melfi e Rapolla). È certo che la diocesi gallipolitana generò importanti e conosciute personalità religiose: alcuni vescovi saranno elevati alla dignità cardinalizia come Corrado di Sabina, il cardinale camerlengo Francesco Armellini Pantalassi de' Medici ed Andrea della Valle; il vescovo Alessio Zelodano fu chiamato da papa Giulio II come segretario ufficiale, essendo riconosciuta la sua ottima preparazione in ambito teologico e filosofico; il cardinale Vincenzo Orsini arcivescovo di Benevento e poi eletto papa col nome di Benedetto XIII fu un commendatario dell'abbazia di San Mauro. Filippo V di Spagna chiamò presso la propria corte l'arcivescovo gallipolitano Antonio Maria Piscatori, nominandolo predicatore della Corte, qualificatore della Sacra Inquisizione, Teologo ed esaminatore nell'apostolica Nunziatura del Regno di Spagna"Memorie istoriche della Città di Gallipoli" pg.490, Bartolomeo Ravenna.
Il 47º vescovo di Gallipoli Gonzalo de Rueda, per la sua austera e lodevole vita, fu proposto come modello a tutti i nuovi vescovi da Papa Urbano VIII, il quale affermava spesso: "Speculatevi in quel Santo Prelato di Gallipoli"Don Onofrio Orlandino di Gallipoli nella "Tragedia di Sant'Agata" così affermò: "Quel santo Prelato di felice memoria Don Gonzalo de Rueda, la di cui santità diede dei voli così sublimi, che si poté dire giunto all'apogeo della perfezione, a segno che le sue lettere non solo in Napoli ed Ispagna dai signori viceré, dai grandi e da Filippo IV, ma anco nei famosi bolli del Vaticano, che si ponno dire tante catacombe di Corpi Santi, erano riverite da quei principi porporati come pregiatissime reliquie, e l'istesso Urbano VIII miracolo del mondo soleva dire ai vescovi di presto consagrati di questo Regno: Speculatevi in quel Santo Prelato di Gallipoli.Memorie istoriche di Gallipoli, B. Ravenna, pg.472.