Larcidiocesi di Otranto () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Lecce e appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2023 contava 184.300 battezzati su 187.200 abitanti. È retta dall'arcivescovo Francesco Neri, O.F.M.Cap.

Territorio L'arcidiocesi comprende 41 comuni della provincia di Lecce: Andrano, Bagnolo del Salento, Botrugno, Calimera, Cannole, Caprarica di Lecce, Carpignano Salentino, Castri di Lecce, Castrignano de' Greci, Castro, Collepasso, Corigliano d'Otranto, Cursi, Cutrofiano, Diso, Galatina, Giuggianello, Giurdignano, Maglie, Martano, Martignano, Melpignano, Minervino di Lecce, Muro Leccese, Nociglia, Ortelle, Otranto, Palmariggi, Poggiardo, San Cassiano, San Donato di Lecce, Sanarica, Santa Cesarea Terme, Scorrano, Sogliano Cavour, Soleto, Spongano, Sternatia, Surano, Uggiano la Chiesa e Zollino.

Sede arcivescovile è la città di Otranto, dove si trova la cattedrale di Maria Santissima Annunziata. Nel territorio diocesano sorgono anche l'ex cattedrale dell'Annunziata di Castro, e la basilica minore di Santa Caterina d'Alessandria a Galatina.

Parrocchie e vicariati

Il territorio si estende su 800 km² ed è suddiviso in 80 parrocchie, raggruppate in 7 vicariati: Calimera Galatina Martano Maglie Otranto Poggiardo Castro

Storia Primo millennio Secondo la tradizione, che non ha alcuna attendibilità storicaD'Angela, Note sull'introduzione del cristianesimo nel Basso Salento, pp. 35-36., la comunità cristiana di Otranto, come molte altre della Puglia, sarebbe stata fondata dall'apostolo san Pietro, nel suo viaggio verso Roma. «Nell'antica Calabria romana – così era denominata l'attuale penisola salentina –, le prime attestazioni di presenza cristiana sono dell'inizio del IV secolo ed è verosimile pensare che le comunità di Gallipoli, Lupiae e Otranto fossero già sedi vescovili».Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.

Tuttavia la prima menzione dell'esistenza della diocesi di Otranto risale alla fine del VI secolo. Nell'epistolario di Gregorio Magno è ricordato in diverse occasioni il vescovo Pietro di Otranto. Nel novembre 595 il papa nomina Pietro visitatore delle chiese di Brindisi, di Lecce e di Gallipoli rimaste prive dei loro rispettivi vescovi, con l'incarico di vegliare sulla preservazione del patrimonio ecclesiastico delle suddette chiese e sulla nomina dei nuovi prelati. Nel luglio 599 il pontefice scrive al suo amministratore in Puglia, Sergio, perché incarichi il vescovo di Otranto a procedere all'arresto dello schiavo fuggitivo Pietro, che appartiene al fratello del papa. Ancora al 599 risale la menzione di Pietro in una lettera all'amministratore Sergio (di giugno o luglio) in relazione ad una controversia tra il vescovo idruntino e il diacono Fruniscendo. Infine, Pietro è documentato nella lettera di settembre 601 ancora come amministratore della Chiesa di Brindisi, e nella quale è incaricato di concedere le reliquie di san Leucio al monastero di San Leucio presso Roma, da cui erano state trafugate.Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), Roma, École française de Rome, 2000 , vol. II, pp. 1776-1777.

Nel VII secolo sono noti altri due vescovi di Otranto, che presero parte a due sinodi romani. Nel 649 il vescovo Andrea partecipò al concilio lateranense convocato da papa Martino I per condannare l'eresia monotelita. Per lo stesso motivo, il vescovo Giovanni fu presente al concilio romano convocato da papa Agatone nel 680, i cui atti furono letti e approvati durante le sessioni del terzo concilio di Costantinopoli, iniziato il 7 novembre dello stesso anno.

La diocesi di Otranto, come tutte quelle dell'Italia meridionale e della Sicilia, continuò a dipendere spiritualmente da Roma anche dopo l'inserimento del Salento nell'impero bizantino a partire dalla metà del VI secolo. Nel 732 circa, tuttavia, l'imperatore bizantino Leone III Isaurico separò le diocesi dell'Italia bizantina dal patriarcato di Roma e le sottomise al patriarcato di Costantinopoli, imponendo progressivamente il rito greco.

Nel IX secolo Otranto fu elevata al rango di arcidiocesi autocefala, ossia non dipendente da nessun metropolita; così appare nella Notitia Episcopatuum di Leone VI il Saggio, databile all'inizio del X secolo.Jean Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae. Texte critique, introduction et notes, Parigi 1981, Notitia 7, p. 273, nº 68 (Idrous).

Sono noti due arcivescovi di Otranto. L'arcivescovo Marco prese parte al concilio di Costantinopoli dell'879 che riabilitò il patriarca Fozio e firmò gli atti tra gli arcivescovi Luciano di Durazzo e Arsenio di Lemno.Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae…, p. 51. Nel 921 un arcivescovo di Otranto non identificato riceveva una lettera dal patriarca di Costantinopoli Nicola I Mistico, in cui tra l'altro si accennava alla morte cruenta di uno stratega bizantino ad Ascoli Satriano nell'aprile di quell'anno.Corsi, L'Episcopato di Otranto nel corso del Medioevo, p. 14.

Nell'ambito di una generale ristrutturazione amministrativa ed ecclesiale dei possedimenti bizantini in Italia, nel 968 l'imperatore Niceforo Foca autorizzò il patriarca PolieucteV. Grummel, Les regestes des actes du patriarchat de Constantinople, I, Paris, 1932, p. 226, nº 792. ad erigere la sede metropolitana di Otranto, dando al metropolita Pietro il titolo di primate del Salento e la facoltà di consacrare i vescovi suffraganei di Acerenza, di Tursi, di Gravina, di Matera e di Tricarico. Non è chiaro se queste disposizioni abbiano avuto reale effetto, in quanto le Notitiae Episcopatuum bizantine dell'XI secolo menzionano una sola sede suffraganea di Otranto, quella di Tursi.Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae…, Notitia 10, p. 333, nº 675; e Notitia 13, p. 370, nº 797 (Toursikon).

L'ultimo metropolita greco di Otranto è stato Ipazio, che nel 1054, unico fra tutti i vescovi dell'Italia bizantina, prese parte al sinodo convocato dal patriarca Michele Cerulario a Costantinopoli durante il quale venne ufficializzata la rottura con la Chiesa occidentale; Ipazio è probabilmente lo stesso metropolita che nel 1066 prese parte al sinodo riunito nella capitale imperiale dal patriarca Giovanni VIII Xifilino. Sembra tuttavia che il titolo di Otranto continuò ad essere assegnato a Costantinopoli, anche dopo la fine del dominio bizantino nella penisola salentina; infatti Giovanni, "arcivescovo di Otranto", è menzionato in un decreto sinodale dell'imperatore Niceforo III Botaniate del 1079.Corsi, L'Episcopato di Otranto nel corso del Medioevo, p. 16. Kehr, Italia pontificia, IX, p. VIII.

Secondo millennio A partire dalla metà dell'XI secolo ebbe fine la dominazione bizantina nel Salento. Questo determinò il ritorno di Otranto sotto l'autorità e l'obbedienza romana. Questo passaggio tuttavia non fu traumatico. Già nel 1067 infatti, è documentato il primo vescovo di rito latino, Ugo, che prese parte al secondo concilio di Melfi; Ugo è ancora menzionato nel 1068, quando partecipò ad un concilio lateranense a Roma, e nel 1071, quando fu tra i consacranti della nuova chiesa abbaziale di Montecassino.Corsi, L'Episcopato di Otranto nel corso del Medioevo, p. 16. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 409.

Nel 1088, alla presenza di Roffredo, metropolita di Benevento e legato pontificio, fu consacrata la nuova cattedrale di Otranto; in quest'occasione fu presente anche l'arcivescovo idruntino Guglielmo. Nel 1105 papa Pasquale II confermò agli arcivescovi idruntini tutti i privilegi goduti in precedenza e in particolare il titolo primaziale e l'uso della croce patriarcale.

Durante l'episcopato di Gionata, tra il 1163 ed il 1165, la cattedrale fu «arricchita dell'eccezionale mosaico pavimentale, unico per ampiezza e per i temi rappresentati».

Ignoto è il periodo in cui fu costituita la provincia ecclesiastica "latina" di Otranto; le prime notizie al riguardo risalgono solo alla seconda metà del XII secoloCorsi, L'Episcopato di Otranto nel corso del Medioevo, p. 17. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 409.; il Provinciale Vetus di Albino (circa 1190) e il catalogo di Cencio Camerario riportano cinque diocesi suffraganee: Castro, Ugento, Alessano, Gallipoli e Lecce.

Benché non più sotto la giurisdizione del patriarcato di Costantinopoli, il rito greco continuò a sopravvivere ancora per molti secoli. Segno di questa continuità fu la fondazione del monastero di San Nicola di Casole, nei pressi di Otranto, eretto nel 1098 per volontà del principe Boemondo di Taranto e della moglie Costanza, che fu un centro di studi greco-bizantini fino alla sua distruzione nel XV secolo.

Nel 1480 la città fu espugnata dai Turchi guidati da Gedik Ahmet Pascià, che fecero strage della popolazione durante la battaglia di Otranto; trovarono la morte centinaia di persone, noti come i santi martiri di Otranto, tra cui anche l'arcivescovo Stefano Pendinelli, uccisi in odium fidei, e per questo beatificati nel 1771 e canonizzati il 12 maggio 2013 da papa Francesco.

Nel XVI secolo Pietro Antonio Di Capua partecipò attivamente al concilio di Trento e nel 1567 indisse un concilio provinciale per l'attuazione delle decisioni tridentine. In questo periodo post-conciliare, si dette avvio al processo di completa latinizzazione della liturgia, su pressione dei pontefici e delle congregazioni della curia romana. Dopo l'obbligo del rito latino imposto dall'arcivescovo Pedro Corderos nel sinodo del 1583, erano ancora dodici, su un totale di quaranta, le parrocchie dell'arcidiocesi officiate in rito greco.Primaldo Coco, Vestigi di grecismo in Terra d'Otranto, Grottaferrata, 1922, p. 151. Storici locali hanno spesso sottolineato come la fine del rito greco nel Salento sia avvenuta spesso in modo cruento, come a Calimera nel 1663, quando «l'ultimo protopapa greco venne ucciso dai latini, quindi il rito greco vi fu distrutto, bruciate le memorie e i documenti e sottoposta la parrocchia all'arcivescovo latino di Otranto».G. Morosi, Studi sui dialetti greci in Terra d'Otranto. In realtà, scrive Mauro Cassoni, a Calimera, come in alti centri dell'arcidiocesi, ancora alla fine del Seicento e nella prima metà del Settecento sono documentati matrimoni di chierici, in "abito clericale", come consuetudine nella Chiesa di rito greco.Mauro Cassoni, Il tramonto del rito greco in Terra d'Otranto, in Rinascenza salentina 1934, pp. 14-15.

«Con il XVII-XVIII secolo, come in tutto il Mezzogiorno d'Italia, anche in Terra d'Otranto si assistette a un massiccio radicamento spagnolo nel territorio, ottenuto con il controllo regio delle nomine episcopali. Dei quattordici vescovi otrantini di questi due secoli, nove provenivano dal Napoletano, 2 da Madrid e uno da Lisbona; molti avevano origini nobili e più di qualcuno si distinse per cultura. Considerevole anche il numero di coloro che giungevano dalle file dei religiosi: troviamo un agostiniano, un mercenario, due benedettini e quattro teatini.»

Anche a Otranto, come in altre diocesi salentine, il seminario fu istituito tardivamente. Nel 1750 i gesuiti avevano fondato a Galatina un collegio per la formazione dei sacerdoti; cinque anni dopo venne fondato dall'arcivescovo Nicolò Caracciolo il seminario a Otranto. Dalle relazioni delle visite canoniche fatte dagli arcivescovi, si ricava che nel Settecento c'erano nel territorio all'incirca quaranta parrocchie, ma solo quattro di queste superavano i 2.000 abitanti; alto era poi il numero delle confraternite, nel 1676 ne vengono censite ottantuno.

Nel 1818, in occasione della revisione delle circoscrizioni ecclesiastiche nel Regno delle Due Sicilie con la bolla De utiliori di papa Pio VII, la provincia ecclesiastica di Otranto fu ridotta a tre suffraganee, Gallipoli, Lecce e Ugento; mentre le altre due diocesi furono soppresse: Alessano fu unita a Ugento, mentre il territorio di Castro fu annesso a quello di Otranto.