La diocesi di Patti () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela appartenente alla regione ecclesiastica Sicilia. Nel 2023 contava 161.170 battezzati su 166.270 abitanti. È retta dal vescovo Guglielmo Giombanco.

Territorio La diocesi comprende la città di Patti e altri 41 comuni della città metropolitana di Messina: Acquedolci, Alcara Li Fusi, Brolo, Capizzi, Capo d'Orlando, Capri Leone, Caronia, Castel di Lucio, Castell'Umberto, Cesarò, Ficarra, Floresta, Frazzanò, Galati Mamertino, Gioiosa Marea, Librizzi, Longi, Militello Rosmarino, Mirto, Mistretta, Montagnareale, Motta d'Affermo, Naso, Oliveri, Pettineo, Piraino, Raccuja, Reitano, San Fratello, San Marco d'Alunzio, San Piero Patti, San Salvatore di Fitalia, San Teodoro, Sant'Agata di Militello, Sant'Angelo di Brolo, Santo Stefano di Camastra, Sinagra, Torrenova, Tortorici, Tusa e Ucria. Confini naturali della diocesi sono la fascia tirrenica che va da Oliveri a Tusa, per una lunghezza di circa 102 chilometri, e la catena montuosa dei Nebrodi.

Sede vescovile è la città di Patti, dove si trova la basilica cattedrale di San Bartolomeo, un antico edificio ad unica navata all'interno del quale sono custodite oltre al simulacro e al reliquiario di santa Febronia, anche la tomba in stile rinascimentale della regina Adelasia del Vasto, moglie del gran conte Ruggero I d'Altavilla. Sempre a Patti è presente la concattedrale dei Santi Martiri del XX secolo, consacrata nel 2012B. Scalisi (a cura di), La basilica blu dei martiri del XX secolo. Concattedrale di Patti, Patti, 2012. Nel territorio diocesano sorge anche l'importante santuario mariano di Tindari, basilica minoreDecreto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, 30 luglio 2018; Prot. 297/18..

Vicariati e parrocchie Il territorio si estende su 1.648 km² ed è suddiviso in 84 parrocchie, raggruppate in 6 vicariati foranei.

Vicariato foraneo di Patti, che comprende le parrocchie di Patti, Montagnareale, Oliveri, Gioiosa Marea, San Piero Patti e Librizzi. Vicariato foraneo di Brolo, che comprende le parrocchie di Brolo, Ficarra, Gioiosa Marea, Piraino, Raccuja, Sant'Angelo di Brolo, Sinagra e Ucria. Vicariato foraneo di Capo d'Orlando, che comprende le parrocchie di Capo d'Orlando, Castell'Umberto, Naso, San Salvatore di Fitalia e Tortorici. Vicariato foraneo di Rocca di Capri Leone, che comprende le parrocchie di Capri Leone, Frazzanò, Galati Mamertino, Longi, San Marco d'Alunzio e Torrenova. Vicariato foraneo di Sant'Agata di Militello, che comprende le parrocchie di Sant'Agata di Militello, Acquedolci, Alcara Li Fusi, Cesarò, Militello Rosmarino, San Fratello e San Teodoro. Vicariato foraneo di Santo Stefano di Camastra, che comprende le parrocchie di Santo Stefano di Camastra, Capizzi, Caronia, Castel di Lucio, Castel di Tusa, Mistretta, Motta d'Affermo, Pettineo, Reitano, Torremuzza-Villa margi e Tusa.

Storia Le origini della diocesi di Patti, erede dell'antica diocesi di Tindari, eretta all'inizio del VI secolo, risalgono alla fine dell'XI secolo, quando il conte Ruggero intraprese la riconquista della Sicilia sottraendola agli arabi. Ruggero fondò a Patti l'abbazia benedettina intitolata al Santissimo Salvatore (prima di marzo 1094)Diploma di fondazione in: Pirri, Sicilia sacra, vol. II, p. 770., che fu unita a quella che il medesimo aveva fondato sull'isola di Lipari, di modo che le due abbazie furono governate da un solo abate, Ambrogio, benché avessero distinti priori.

Il 14 settembre 1131Testo della bolla pontificia in: Luciano Catalioto, Il Vescovato di Lipari-Patti in età normanna (1088-1194). Politica, economia, società in una sede monastico-episcopale della Sicilia, Messina, Intilla, 2007, pp. 86-88, e doc. 30 e 31. l'antipapa Anacleto II, con l'appoggio di Ruggero II, eresse in vescovato le due abbazie, nominando come vescovo l'abate Giovanni. Questi atti furono tuttavia abrogati da papa Innocenzo II nel 1139, nel corso del secondo concilio lateranense, ed il vescovo Giovanni fu deposto.

Nel 1157 papa Eugenio III eresse le diocesi di Patti e di Lipari, unite aeque principaliter, e nominò il primo vescovo, Gilberto. Papa Alessandro III nel 1166 assoggettò le due diocesi alla sede metropolitana di Messina.

Nel XIV secolo Lipari e Patti entrarono a far parte di due entità politiche diverse, il regno di Napoli e il regno di Sicilia, cosa che portò inevitabilmente alla separazione delle due diocesi.Sulle complesse vicende che portarono alla separazione delle due sedi, vedasi: Infatti, l'unione rimase fino al 18 aprile 1399, quando papa Bonifacio IX, con il breve Dudum ex certisBreve in Sicilia sacra, vol. II, pp. 956-957., separò le due diocesi e trasferì il vescovo Francesco Gattolo alla sede di Lipari, e nominò Francesco Hermemir per la sede di Patti. Con un'altra bolla, lo stesso papa dovette determinare i possedimenti di ciascuno, sui quali i due prelati avevano trovato modo di litigare. Con queste decisioni la diocesi di Patti comprendeva i centri di Patti, Gioiosa, Librizzi, Montagnareale e Sorrentini e parte del territorio di San Salvatore di Fitalia.

Nel 1588 il vescovo Gilberto Isfar y Corillas, assegnando una rendita stabile per l'educazione dei chierici, istituì il seminario diocesano, anche se l'atto di fondazione fu promulgato il 16 dicembre 1656 dal vescovo Ludovico Alfonso de Los Cameros. Nel 1865 due terzi dell'edificio del seminario furono incamerati dallo stato, che si appropriò anche di quattro conventi di Patti, per adibirli a scuole, caserme e cimitero. Solo nel 1924 il vescovo Ferdinando Fiandaca vinse una causa civile e riottenne parte degli edifici sequestrati. Sulle complesse vicende del Seminario diocesano, B. Rinaudo Il Seminario Vescovile di Patti e la Biblioteca Divus Thomas. Profilo storico documentato (1588-2008), Patti, L'Ascesa, 2009. Fino all'abolizione del feudalesimo in Sicilia i vescovi di Patti esercitavano, su larga parte del territorio della diocesi, i diritti e i doveri di signore feudale, potendosi fregiare anche dei titoli di gran castellano di Patti, barone di Gioiosa Guardia, principe o dinasta del Santissimo Salvatore e conte di Librizzi. In età normanna, sveva ed angioina, come si evince dalla ricca documentazione dell'archivio storico diocesano, la diocesi di Patti possedeva un cospicuo patrimonio immobiliare e terriero non solo nella città episcopale e nella diocesi, ma nell'intera isola.

Tra i vescovi di Patti si possono ricordare: san Pietro Tommaso (1354-1359), che ebbe importanti incarichi di pacificazione tra i principi cristiani; Arnaldo Albertin (1534-1544), che indisse il primo sinodo diocesano nel 1537; Bartolomé Sebastián de Aroitia (1549-1567) e Gilberto Isfar y Corillas (157-1600), che furono tra i principali vescovi attuatori delle riforme introdotte dal concilio di Trento; Michelangelo Celesia (1860-1871), che a causa dei dissidi con il governo italiano non poté mai prendere possesso della diocesi; Antonio Mantiero, che per un breve periodo (1935-1936) assommò anche la carica di prelato di Santa Lucia del Mela.

Con bolla di papa Pio VII del 22 marzo 1822, divenuta esecutiva nel 1824, la diocesi ingrandì notevolmente il proprio territorio con l'annessione di ventiquattro centri abitati sottratti all'arcidiocesi di Messina. Ulteriori annessioni furono effettuate nel 1844 con dieci abitati provenienti dalle diocesi di Cefalù (Castelluccio, Mistretta, Motta d'Affermo, Pettineo, Reitano, Santo Stefano di Camastra, Tusa) e di Nicosia (Capizzi, Cesarò, San Teodoro). Da allora il territorio diocesano è rimasto immutato.

Giovanni Previtera, vescovo di Patti dal 1888 al 1903, commissionò e sovvenzionò la ristrutturazione dell'antico santuario mariano di Tindari, i cui lavori furono completati dopo la sua morte. Fondò l'istituto della Sacra Famiglia per l'educazione di giovani fanciulle e la Banca Cattolica di Patti per la promozione del microcredito e l'assistenza sociale. Fondò la rivista "Il tindari".

Il 12 giugno 1988 la diocesi ha ricevuto la visita pastorale di papa Giovanni Paolo II.

Santi della diocesi e patroni

San Bartolomeo Apostolo, patrono principale della diocesi Santa Febronia, vergine e martire, patrona della città di Patti Santi Alfio, Filadelfio e Cirino, martiri, patroni di San Fratello San Benedetto da San Fratello, religioso, patrono di Acquedolci San Calogero, eremita, patrono di San Salvatore di Fitalia e di Cesarò San Cono da Naso, anacoreta, patrono di Naso San Lorenzo da Frazzanò, sacerdote, patrono di Frazzanò San Nicolò Politi, eremita, patrono di Alcara li Fusi San Pietro Tommaso, vescovo di Patti San Felice da Nicosia, religioso, compatrono di Mistretta Santa Marina Pandarita da Castania, antica patrona di Castania (oggi Castell'Umberto) Maria Santissima del Tindari (Patrona di Patti, in particolare di Tindari) Immacolata Concezione (Padrona di Landro di Gioiosa Marea) San Teodoro (Martire padrono di Sorrentini) San Giorgio Martire (Padroni di San Giorgio di Gioiosa Marea)

Cronotassi dei vescovi Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati. Giovanni I, O.S.B. † (1131 - 1139 deposto) (antivescovo) Gilberto † (1157 - dopo il 1166) Stefano, O.S.B. † (prima del 1179 - dopo il 1201)La sede risulta essere vacante nel 1206; Kamp, op. cit., p. 1081. Anselmo, O.S.B. † (prima di marzo 1207 - dopo il 1216) P., O.S.B. † (1219) (vescovo eletto)In un diploma del 1219 è menzionato un "vescovo eletto", indicato semplicemente con la lettera iniziale del suo nome. In un altro documento del medesimo anno, del 19 settembre, la sede di Patti risulta essere vacante e gestita da un R. administrator temporalium. Kamp, op. cit., p. 1083. Giacomo † (prima di ottobre 1221 - 25 settembre 1225 nominato arcivescovo di Capua)Il trasferimento a Capua ebbe breve durata o forse non si realizzò, perché il 27 marzo 1227 Giacomo è ancora documentato come vescovo di Patti e Lipari; Kamp, op. cit., p. 1083. Pagano † (prima del 22 settembre 1229 - ?)Secondo Ughelli (Italia sacra, vol. I, col. 778), Pagano sarebbe morto il 22 marzo 1246; tuttavia il suo episcopato non durò fino a quella data, essendo documentati altri vescovi, ignoti a Ughelli e a Pirri. Gregorio Mustazio di Messina † (circa 1232/1233) (vescovo eletto) Pandolfo I † (prima di febbraio 1235 - dopo il 1244)Pirri e gli autori che ne dipendono inseriscono dopo Pagano un vescovo di nome Rinaldo (dal 1248), frutto però di un'errata lettura dei manoscritti; si tratta in realtà di Rainaldo di Agrigento; Kamp, op. cit., p. 1095, nota 137. Filippo † (prima di maggio 1247 - circa aprile-maggio 1255 deceduto) Matteo Aldigerio † (28 agosto 1255 - 4 novembre 1256) (amministratore apostolico intruso) Leone de Pando † (menzionato nel 1260) (amministratore apostolico intruso) Bonconte di Pendenza † (3 settembre 1261 - 16 settembre 1265 dimesso) (vescovo intruso) Bartolomeo Varelli di Lentini, O.P. † (5 gennaio 1254Restano a tutt'oggi inspiegabili i motivi che spinsero il papa a confermare la nomina di Bartolomeo mentre era ancora in vita Filippo. Bartolomeo tuttavia riuscì a prendere possesso della propria Chiesa solo nel 1266. - dopo il 27 settembre 1283 deceduto)Sulle intricate vicende che videro coinvolti i vescovi Filippo, Bonconte di Pendenza e Bartolomeo vedasi: Matteo (Aldigerio ?) † (menzionato nel 1284) (amministratore apostolico) Pandolfo II † (25 febbraio 1286 - dopo il 1296 deceduto) Giovanni II † (31 gennaio 1304 - 1324 deceduto) Pietro I, O.P. † (prima del 1325 - ?) Francesco di Pietro † (1342 - ?) (vescovo eletto)Secondo Eubel (vol. I, p. 384, note 7 e 8) Pietro I e Francesco di Pietro, documentati da Gams, sarebbero lo stesso vescovo, la cui elezione, fatta dal capitolo, fu respinta dalla Santa Sede. Vincenzo, O.F.M. † (27 novembre 1342 - 1346 deceduto) Pietro II, O.F.M. † (15 febbraio 1346 - 21 gennaio 1354 deceduto)