Larcidiocesi di Torino () è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Italia appartenente alla regione ecclesiastica Piemonte. Nel 2023 contava 1.942.420 battezzati su 2.025.553 abitanti. È retta dall'arcivescovo cardinale Roberto Repole.

Santi patroni Patroni dell'arcidiocesi sono San Giovanni Battista e Maria Santissima Consolatrice.

Territorio L'arcidiocesi comprende buona parte della città metropolitana di Torino (137 comuni), nonché 15 comuni in provincia di Cuneo e 6 comuni in provincia di Asti.

L'arcidiocesi confina a nord con la diocesi di Ivrea, ad est con la diocesi di Casale Monferrato, la diocesi di Asti e la diocesi di Alba, a sud con la diocesi di Cuneo-Fossano, ad ovest con la diocesi di Susa, la diocesi di Pinerolo, la diocesi di Saluzzo e l'arcidiocesi di Chambery, quest'ultima in territorio francese.

Sede arcivescovile è la città di Torino, dove si trova la cattedrale di San Giovanni Battista. Nell'arcidiocesi sorgono 4 basiliche minori: a Torino la basilica del Corpus Domini, il santuario della Consolata e il santuario di Maria Ausiliatrice, e a Colle Don Bosco la basilica di San Giovanni Bosco.

Parrocchie

Il territorio è suddiviso in 60 zone pastorali che raggruppano le 346 parrocchie.

Provincia ecclesiastica La provincia ecclesiastica di Torino comprende le seguenti suffraganee: Diocesi di Acqui; Diocesi di Alba; Diocesi di Aosta; Diocesi di Asti; Diocesi di Cuneo-Fossano; Diocesi di Ivrea; Diocesi di Mondovì; Diocesi di Pinerolo; Diocesi di Saluzzo; Diocesi di Susa.

Storia Sulle origini del cristianesimo in Torino non abbondano gli elementi storicamente documentati. Si possono probabilmente riconoscere i santi Avventore, Ottavio e Solutore (vissuti nel III secolo) come i protomartiri torinesi o almeno quelli di cui ci è noto il nome, già venerati al tempo di san Massimo. Le comunità cristiane dell'attuale Italia nord-occidentale si organizzarono in chiese (ossia in diocesi), con a capo un vescovo, prevalentemente in epoca costantiniana.

Secondo la tradizione, il primo vescovo di Torino è san Massimo (conosciuto anche come Massimo I): non si hanno notizie di altri vescovi prima di lui; Massimo I morì tra il 408 ed il 423. Si ricorda un altro vescovo di nome Massimo, il primo documentato storicamente, che partecipò a due sinodi, a Milano nel 451 e a Roma nel 465.

Originariamente la diocesi di Torino si estendeva alle valli della Moriana, di Susa e di Lanzo, che sul finire del VI secolo passarono sotto la giurisdizione del vescovo di Saint-Jean de Maurienne. Nel 1033 la diocesi di Torino riacquistò le valli di Susa e di Lanzo.

Durante il Medioevo al capitolo della cattedrale spettava l'elezione del vescovo, ma a partire dal XIV secolo la Santa Sede esercitò la sua influenza nell'elezione. Nel 1300 Bonifacio VIII annullò l'elezione di Tommaso di Savoia (figlio cadetto di Tommaso III di Savoia, fondatore del ramo sabaudo poi detto dei Savoia-Acaia) fatta dal capitolo e impose sulla cattedra torinese Teodisio Revelli. Nel 1411 i diritti dei canonici erano già estinti e Giovanni XXII eleggeva Aimone da Romagnano, senza concedere al capitolo di avanzare una proposta.Goffredo Casalis, Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, Torino, 1851, vol. XXI, pp. 499-500

Il 6 giugno 1453 le cronache riportano il famoso miracolo del Corpus Domini, che è all'origine della basilica omonima. Secondo le cronache del tempo un'ostia presente in un ostensorio rubato si sarebbe levata rimanendo sospesa in aria, sopra molti spettatori. Sopraggiunto il vescovo, l'ostia rimase sospesa, finché si posò su un calice. Le specie eucaristiche incorrotte si sarebbero conservate ancora oltre l'erezione della basilica (1521), finché da Roma fu ordinato di consumarle sacramentalmente.

Per tutto il medioevo restò suffraganea dell'arcidiocesi di Milano fino a quando il 21 maggio 1515 papa Leone X con la bolla Cum illius la elevò al rango di arcidiocesi metropolitana, dandole con l'altra bolla dello stesso giorno Hodie ex certis come diocesi suffraganee quella di Mondovì e quella di Ivrea.

Nel 1578 l'antica reliquia della Sacra Sindone fu trasferita da Chambéry a Torino.

Il 15 aprile 1592 l'arcidiocesi cedette una porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Fossano.

Dal 1º al 3 maggio 1729 si tenne il primo sinodo diocesano, presieduto dall'arcivescovo Francesco Arborio Gattinara.Giuseppe Tuninetti, I seminari diocesani di Torino. Dal Concilio di Trento (1563) al Concilio Vaticano II (1965) tra memoria e storia, Effatà Editrice, 2013, pp. 51-52

Nel XVIII secolo acquistò grande importanza soprattutto per merito dei vescovi Francesco Luserna Rorengo di Rorà, Giambattista Roero di Pralormo, che celebrò il secondo sinodo diocesano il 20 e 21 aprile 1755, e Vittorio Maria Baldassare Gaetano Costa d'Arignano.

Il 23 dicembre 1748 e il 3 agosto 1772 cedette altre porzioni di territorio a vantaggio dell'erezione rispettivamente delle diocesi di Pinerolo e di Susa.

In occasione del riordino delle diocesi piemontesi voluto da Napoleone Bonaparte, furono soppresse 9 diocesi della regione, tra cui anche quella di Susa, come stabilito dal breve Gravissimis causis di papa Pio VII del 1º giugno 1803, il cui territorio fu unito a quello di Torino.Testo del breve pubblicato in edizione latina e traduzione francese in: Bulletin des lois de l'Empire français, quarta serie, tomo terzo, pp. 58-69. A seguire la lettera esecutoria del cardinale Caprara (pp. 69-92). La sede di Susa fu ristabilita il 17 luglio 1817 con la bolla Beati Petri dello stesso Pio VII, ricavandone il territorio dall'arcidiocesi torinese. Bolla Beati Petri, Bullarii Romani continuatio, vol. XIV, Romae, 1849, pp. 344-358.

Nel XIX secolo l'arcidiocesi di Torino si popola di numerose figure di santi: san Giuseppe Benedetto Cottolengo, fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza; san Giovanni Bosco fondatore dei Salesiani; san Leonardo Murialdo, fondatore della Congregazione di San Giuseppe; san Giuseppe Cafasso, il rincuoratore degli impiccati al Rondò della forca; santa Maria Domenica Mazzarello; san Domenico Savio; il beato Francesco Faà di Bruno; seguiti poi dal beato Giuseppe Allamano, nipote di san Giuseppe Cafasso, fondatore dei Missionari e Missionarie della Consolata, e da San Pier Giorgio Frassati.

Dal 2 al 6 settembre 1894 si svolse a Torino il secondo congresso eucaristico nazionale, celebrato dall'arcivescovo Davide Riccardi con il concorso di circa cinquanta vescovi.

Nel 1947 ha ceduto porzioni del suo territorio alla diocesi di Gap (oggi diocesi di Gap-Embrun) e alla diocesi di Saint-Jean de Maurienne.

Dal 6 al 13 settembre 1953 Torino ospitò il XIV congresso eucaristico nazionale.

Il 13 ottobre 1961, con la lettera apostolica Quam Ecclesia, papa Giovanni XXIII ha proclamato la Beata Maria Vergine della Consolazione patrona principale dell'arcidiocesi. Lettera apostolica Quam Ecclesia, AAS 54 (1962), pp. 156-157.

Dal 1983 l'arcivescovo ha l'incarico, da parte del Papa, di custode della Sindone.

Dal 19 febbraio 2022 è unita in persona episcopi alla diocesi di Susa.

Cronotassi dei vescovi Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati. San Massimo I † (390 - 420 deceduto) Massimo II † (prima del 451 - dopo il 465) Vittore † (menzionato nel 494) Tigridio † (prima del 501 - dopo il 502) Ruffo † (prima del 562) Ursicino † (562 - 20 ottobre 609 deceduto) Rustico † (prima del 680 - 15 settembre 691 deceduto) Valcuno o Walcuno ? † (menzionato nel 739)Ignoto a Semeria e a Savio; menzionato da Cappelletti (p. 21) al 739, mentre la cronotassi del sito diocesano pone la data del 770. Come riporta Cappelletti, questo vescovo è menzionato nel testamento di Abbone, fondatore dell'abbazia di Novalesa, dove però non è mai riportata la sua sede di appartenenza; assegnato alla diocesi di Torino da alcuni autori, più probabilmente era vescovo di Embrun oppure di Moriana. C. Cipolla, Monumenta Novaliciensia vetustiora, in «Fonti per la Storia d'Italia», XXXI, Roma 1858, pp. 13-38; in particolare nota 1, p. 7-8. Andrea † (menzionato in un'epoca compresa tra il 773 e l'800) Claudio I † (circa 818 - dopo l'8 maggio 827)Secondo Cappelletti muore nell'830 circa. Witgario o Vitgario † (prima del 22 gennaio 832 - dopo l'8 maggio 838)Escluso da Semeria, è riconosciuto dagli altri autori come autentico vescovo di Torino. Regimiro † (IX secolo)Ignoto al Cappelletti, è collocato da Semeria, sulla scia del Pedemontium sacrum di Meiranesio, sul finire dell'VIII secolo; l'unica menzione di questo vescovo è che visse prima del 1047 e che istituì la vita comune dei canonici della sua cattedrale. Savio lo pone dopo Vitgario senza particolari indicazioni cronologiche, mentre la cronotassi della diocesi riporta le date 838-860. Guglielmo I ? † (circa 840)Sconosciuto a Savio e alla cronotassi diocesana, è collocato in questo periodo da Semeria e Cappelletti. Claudio II † (circa 873)Sconosciuto a Savio, è collocato in questo periodo da Semeria e Cappelletti; la cronotassi del sito della diocesi indica le date 860-878. Lancio ? † (menzionato nell'887)Menzionato in un diploma dell'887, questo vescovo è ammesso da Semeria, Cappelletti e dalla cronotassi diocesana (nell'888). Savio lo esclude, perché la lezione Lancio è frutto di un errore del copista medievale, mentre la lezione autentica è Amolo. Amulo † (prima di aprile 880 - dopo il 21 maggio 898)A causa della presenza di Lancio nell'887, Cappelletti distingue un Amulo I e un Amulo II. Eginolfo † (menzionato nel 901) Guglielmo II † (prima del 906 - dopo il 920 ?)Per Savio e per la cronotassi del sito della diocesi, si tratta di Guglielmo I. La cronotassi diocesana inoltre, dopo Guglielmo, pone un Amulo II con queste indicazioni cronologiche: 904-906?. Ricolfo ? † (menzionato nel 945)Escluso da Semeria, è collocato da Cappelletti nel 928, mentre Savio lo indica tra i firmatari del testamento del vescovo Attone di Vercelli il 15 maggio 945; secondo quest'ultimo autore, la data del 928 è frutto di un'errata interpretazione del Meiranesio. La cronotassi diocesana indica come cronologia per questo vescovo: 906?-945; la stessa cronotassi riporta dopo Ricolfo tre vescovi (Alberto, Gebisio e Gumberto) sconosciuti agli altri autori.Resta tuttavia problematica l'esistenza storica del vescovo Ricolfo, documentato unicamente dal testamento di Attone, considerato un falso: Simona Gavinelli, Il testamento di Attone di Vercelli, in Verbanus 32 (2011), pp. 22-44 (). Amalrico † (prima di giugno 955 - dopo novembre o dicembre 969)Dopo Amalrico, Savio e la cronotassi del sito della diocesi collocano il vescovo Guglielmo II. Inoltre la cronotassi diocesana aggiunge, dopo Guglielmo II, un Oberto I menzionato nel 989. Aunuco ? †Menzionato da Cappelletti nel 960 e nel 980, non è considerato da Semeria, mentre Savio ritiene che Aunuco sia un errore di lettura per Amico (ossia il vescovo Amizone); ed aggiunge (con il Cappelletti) che la data con cui il Meiranesio lo colloca nel 966 è un frutto di un errore, trattandosi invece del 999. Amizone (Amizo) † (prima del 989 - dopo il 1º settembre 998) Gezone † (inizio dell'XI secolo)Secondo il Savio non ci sono date certe per questo vescovo, se non che il suo episcopato è compreso tra 1º settembre 998 e il 1011. Bonifacio ? †Questo presunto vescovo di Torino è sconosciuto sia a Semeria che a Savio; la cronotassi del sito della diocesi lo colloca nel 1012, mentre il Cappelletti nel 1013. Landolfo † (circa 1011 - circa 1037) Pietro ? (antivescovo)Questo prelato, sconosciuto a Semeria e a Savio, è datato dalla cronotassi del sito diocesano al 1039, mentre Cappelletti lo segnala nel 1029. Guidone (o Widone) † (gennaio/marzo 1039 - 20 gennaio 1046 deceduto)