La sede suburbicaria di Velletri-Segni () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea della diocesi di Roma appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. Nel 2022 contava 127.245 battezzati su 136.120 abitanti. È retta dal vescovo Stefano Russo, mentre il titolo è del cardinale Francis Arinze.
Territorio La sede suburbicaria di Velletri-Segni confina a nord con la sede suburbicaria di Palestrina, a est con la diocesi di Anagni-Alatri, a sud con quella di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, e a ovest con le sedi suburbicarie di Albano e di Frascati.
La diocesi comprende i territori dei comuni di Velletri, Segni, Artena, Colleferro, Gavignano, Lariano, Montelanico, Valmontone nonché una parte del territorio dei comuni di Genzano e LanuvioAppartiene alla sede suburbicaria la frazione di Landi del comune di Genzano, la cui parrocchia (Santissimo Nome di Maria) estende la sua giurisdizione anche su una porzione del comune di Lanuvio..
Sede vescovile è la città di Velletri, dove si trova la cattedrale di San Clemente. A Segni sorge la concattedrale di Santa Maria Assunta.
Parrocchie Il territorio si estende su 397 km² ed è suddiviso, nel 2017, in 28 parrocchie: Artena: Santa Croce, Santa Maria di Gesù e Santo Stefano Protomartire; Colleferro: Maria Santissima Immacolata, Santa Barbara, San Bruno, San Gioacchino; Gavignano: Santa Maria Assunta; Genzano di Roma: Santissimo Nome di Maria; Lariano: Santa Maria Intemerata; Montelanico: San Pietro Apostolo; Segni: Santa Maria Assunta (concattedrale), Santa Maria degli Angeli; Valmontone: Santa Maria Maggiore, Sant'Anna, San Sebastiano Martire; Velletri: Santissimo Salvatore, San Clemente I (cattedrale), Madonna del Rosario, Resurrezione, Regina Pacis, San Giovanni Battista, Santa Lucia, Santa Maria del Carmine, Santa Maria in Trivio, San Martino Vescovo, San Michele Arcangelo, San Paolo Apostolo.
Storia L'odierna diocesi nasce nel 1986 dall'unione di due antiche sedi vescovili, Velletri e Segni, entrambe attestate a partire dal V secolo.
Velletri Le origini della diocesi di Velletri sono molto antiche. Secondo una tradizione papa Clemente I, titolare della cattedrale, sarebbe stato vescovo di Velletri nel I secolo. Adeodato è il primo vescovo di cui si serba sicura menzione, avendo partecipato al concilio romano indetto da papa Ilario nel 465.Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), I, p. 18.
Il successivo vescovo noto è Bonifacio (o Celio Bonifacio), che visse alla fine del V secolo; in una lettera indirizzatagli da papa Gelasio I si fa menzione per la prima volta della ecclesia sancti Clementis, sede episcopale della diocesi.Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), I, pp. 326-327. Suo immediato successore fu il vescovo Silvino, che prese parte ai concili simmachiani del 501 e del 502.Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), II, p. 2073. Alla fine del VI secolo, papa Gregorio I ordinò al vescovo Giovanni di trasferire momentaneamente la propria sede in loco qui appellatur arenata ad sanctum Andream Apostolum per sfuggire alle scorrerie dei Longobardi; lo stesso vescovo partecipò al concilio del 595 indetto dallo stesso pontefice.Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), I, pp. 1107-1108.
Gli altri vescovi di Velletri del primo millennio sono noti per la loro partecipazione ai concili celebrati dai papi a Roma. Tra questi si distinse in particolare Gauderico, il quale, «insieme con alcuni altri personaggi, quali Anastasio Bibliotecario, il diacono Giovanni Immonide, e, in posizione meno facilmente definibile, Zaccaria vescovo di Anagni e lo stesso Formoso, vescovo di Porto, che dovevano essere pressappoco tutti suoi coetanei, si pone come uno dei personaggi di spicco del mondo romano della seconda metà del sec. IX, esprimendo, come questi ultimi, un'attività politico-diplomatica che si svolge parallelamente a un impegno, a vari livelli, in campo culturale e letterario».Federico Marazzi, Gauderico, Dizionario biografico degli italiani, vol. 52, 1999.
Nella seconda metà del IX secolo fu incorporata in Velletri l'antica sede di Tre Taverne, che le era già stata unita una prima volta da papa Gregorio I nel 592. Verso la fine del X secolo anche la piccola diocesi di Norma fu unita a Velletri: di questa sede si conosce il nome di un solo vescovo, Giovanni, documentato nei concili del 963, 964 e 967/968.Monumenta Germaniae Historica, Die Konzilien Deutschlands und Reichsitaliens 916-1001, seconda parte (962–1001), a cura di Ernst-Dieter Hehl, Hannover, 2007, pp. 232, 244, 291.
A partire dalla metà dell'XI secolo, con san Pier Damiani, i cardinali vescovi di Ostia ebbero anche il titolo di vescovi di Velletri. Questa unione de facto fu ufficializzata da papa Eugenio III nel 1150.
«Il titolo di episcopus Ostiensis et Veliternus non indicava, peraltro, uguale peso giurisdizionale: infatti, mentre, da una parte Ostia non ebbe più né capitolo né canonici, dall'altra crebbe maggiormente l'importanza di Velletri. L'arciprete di Velletri aveva il diritto di intervenire alla consacrazione del papa, qualora fosse irreperibile il cardinale vescovo; il vicario capitolare esercitava giurisdizione ordinaria in Ostia. Gli stessi vescovi considerarono sempre Velletri come sede primaria: vi tenevano le principali funzioni, vi trovava sede il tribunale, vi riunivano i sinodi.»Diocesi di Ostia in Beweb - Beni ecclesiastici in web.
Tra i vescovi delle sedi unite ricordiamo: il beato Oddone I di Lagery (1078-1088), il primo vescovo a diventare papa con il nome di Urbano II; il beato Latino Malabranca Orsini (1278-1294), grande statista e diplomatico; Niccolò Alberti (1303-1321), noto come il pacificatore della Toscana; e numerosi cardinali-vescovi che divennero in seguito papi. Nel 1181 si svolse a Velletri il conclave che portò al soglio pontificio il vescovo veliterno Ubaldo Allucingoli, che prese il nome di Lucio III.
Durante la cattività avignonese, tutti i vescovi di Ostia e Velletri furono francesi, residenti ad Avignone o in servizio come legati; il più famoso fra loro fu Pierre d'Estaing (1373-1377) che persuase papa Urbano V a tornare a Roma. Durante il grande scisma, ognuno dei papi rivali nominò un proprio vescovo. Fra i vescovi legittimi possono essere menzionati Guillaume d'Estouteville (1461-1483) e Giuliano della Rovere (1483-1503, futuro papa Giulio II), che si impegnarono per la ricostruzione di Ostia.
A causa delle continue assenze dei cardinali-vescovi, a partire dal cardinalato di Francesco Pisani (1564-1570) la sede di Velletri ebbe un proprio vescovo suffraganeo per il governo pastorale della diocesi. Il successivo cardinale Giovanni Gerolamo Morone istituì il seminario veliterno e celebrò nel 1573 il primo sinodo diocesano per l'attuazione dei decreti di riforma del concilio di Trento.
Il 5 maggio 1914, con il motu proprio Edita a nobis, papa Pio X separò le sedi di Ostia e di Velletri. Motu proprio Edita a nobis, AAS 6 (1914), pp. 219-220.
Nel 1950 la Congregazione concistoriale stabilì che i confini tra i comuni di Latina e di Sabaudia fossero anche quelli tra le diocesi di Velletri e di Terracina, Sezze e Priverno; questo portò ad uno scambio di territori fra le diocesi coinvolte. Sacra Congregazione Concistoriale, Decreto In agro Pontino, AAS 42 (1950), pp. 643-644. Nel 1967 ci fu una drastica riduzione del territorio della diocesi di Velletri, quando, con decreto del 12 settembre 1967, la diocesi veliterna perse tutti i territori in provincia di Latina a favore della diocesi di Terracina, che assunse contestualmente il nome di Terracina-Latina. Sacra Congregazione Concistoriale, Decreto Quo aptius, AAS 59 (1967), pp. 986-987. Furono così ceduti i comuni di Latina, Cisterna di Latina, Cori, Norma e Rocca Massima; alla diocesi veliterna rimase una manciata di parrocchie nel comune di Velletri, a Lariano, che all'epoca era ancora una frazione di Velletri, e nel territorio di Landi, frazione di Genzano di Roma.
Velletri ha dato alla Chiesa universale ben 14 pontefici compreso Benedetto XVI, che ha ceduto il titolo di Velletri-Segni al cardinale Francis Arinze.
Al momento dell'unione con Segni, la diocesi di Velletri comprendeva 13 parrocchie nei comuni di Genzano di Roma (frazione di Landi), Lariano e Velletri (11).Gazzetta ufficiale, Serie generale, Anno 127, nº 240, decreto del 7 ottobre 1986, p. 28.
Segni Incerte sono le origini della diocesi di Segni, documentata solo a partire dalla fine del V secolo con il vescovo Santolo, che prese parte al concilio romano indetto da papa Simmaco nel marzo 499 e che probabilmente fu anche tra i padri del concilio celebrato da papa Gelasio I nel 495.Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), II, p. 1986.
Pochi sono i vescovi riportati nella cronotassi episcopale per il primo millennio cristiano, noti per lo più per la loro presenza ai concili indetti dai pontefici: Giusto (501 e 502), Albino (649), Gaudioso (679 e 680), Giovanni I (721 e 743), Giordano (761 e 769), Adriano (826), Boniperto (853) e Giovanni II (861 e 869). Secondo il Liber Pontificalis, papa Vitaliano, che governò la Chiesa di Roma dal 657 al 672, era originario di Segni.Liber Pontificalis, ed. Louis Duchesne, Parigi, 1886, vol. I, p. 343.
Tra i vescovi che dettero maggior prestigio alla sede segnina ci fu san Bruno (1079-1123), ricordato il 18 luglio nel Martirologio romano come vescovo e confessore; cancelliere e bibliotecario della Santa Sede, si segnalò per la grande competenza teologica e per i suoi numerosi scritti.
Nel 1182 papa Lucio III, come già aveva fatto il suo predecessore Alessandro III, confermò al vescovo Pietro l'immediata soggezione della sua Chiesa alla Santa Sede e tutti i possedimenti che dipendevano dalla sua giurisdizione spirituale, che vengono espressamente menzionati nella bolla Et ordo rationis expostulat del 2 dicembre;Kehr, Italia pontificia, II, p. 132, nº 4. Testo della bolla in: Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, vol. VI, pp. 626-629. facevano parte della diocesi, «oltre la città di Segni, diversi castelli, dei quali alcuni decaddero e finirono diruti (Collemezzo, Sacco e Piombinara) e altri si sono sviluppati in seguito nei comuni di Colleferro, Valmontone, Artena (già Montefortino), Gavignano e Montelanico».Da Beweb - Beni ecclesiastici in web.
Tra XII e XIII secolo Segni visse il suo momento di maggior splendore. Papa Eugenio III (1145-1153) fece costruire a Segni il suo palazzo estivo; Alessandro III vi dimorò per un certo periodo e nel 1173 canonizzò solennemente nella cattedrale san Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury; nel 1183 a Segni papa Lucio III canonizzò il santo vescovo Bruno; tre anni dopo lo stesso papa fu nuovamente a Segni per consacrare la nuova cattedrale. Infine Gavignano, territorio della diocesi, diede i natali a Innocenzo III, papa dal 1198 al 1216.
Nel XVII secolo, dopo i danneggiamenti causati dal sacco di Segni del 1557, venne ricostruita l'antica cattedrale romanica in forme barocche. I lavori, iniziati all'epoca del vescovo Ludovico degli Atti (1625-1631), furono portati a termine nel 1657; il nuovo edificio venne consacrato dal vescovo Francesco Maria Giannotti il 23 aprile 1684.
Dal 1708 al 1726 la diocesi fu retta dal benedettino Philip Michael Ellis, nobile inglese e cappellano dell'ultimo re cattolico Giacomo II. Egli dette avvio ad una serie di riforme per l'attuazione dei decreti del concilio di Trento; indisse un sinodo, l'unico di cui restano gli atti stampati, fece diverse volte la visita pastorale della diocesi, e fondò il seminario diocesano all'interno del palazzo fatto erigere nel XII secolo come palazzo apostolico e in seguito diventata residenza episcopale. Oggi questo palazzo ospita l'Archivio storico Innocenzo III, in cui sono state riunite le carte degli archivi della cancelleria vescovile di Segni, del capitolo della cattedrale, del seminario e di alcune parrocchie.