Prineide è un poemetto satirico scritto nel 1816 da Tommaso Grossi in dialetto milanese e relativo alla tragica fine del Ministro napoleonico Giuseppe Prina.
Contesto storico
Il Prina, novarese, era stato ministro delle Finanze del Regno d'Italia napoleonico dal 1802. Pur dimostrando una onestà cristallina, le sue severissime politiche fiscali volte a cercare di rafforzare le deboli casse del Regno stremarono la popolazione «taglieggiando spietatamente il popolo, accumulando un'infinità di dolori, di lacrime, di odii.». Quando ormai, con le sconfitte napoleoniche, la sorte del Regno appariva segnata, i segnali di odio contro il Ministro si erano fatti più frequenti, con l'esposizione di cartelli che apparivano ovunque a Milano e in cui si minacciava: Morte al Prina! Prina! Prina! il giorno s'avvicina..
L'11 aprile 1814 la notizia dell'abdicazione di Napoleone aveva raggiunto Milano sollevando in alcuni speranze di indipendenza dai francesi. Nei complessi fermenti politici che seguirono quella data si discuteva con forza se offrire la corona del Regno a Gioacchino Murat o se restaurare il potere austriaco, cosa che effettivamente accadde con la caduta del Regno il 25 maggio 1814; forse appoggiata da nobili ed emissari vicini agli Asburgo, scoppiò una rivolta passata alla storia come la Battaglia delle Ombrelle: il 20 aprile la residenza di piazza San Fedele dello sventurato Prina, Palazzo Sannazzaro, venne presa d'assedio, il Ministro defenestrato e linciato a colpi di punta di ombrelli nella zona di fronte al teatro della Scala. Al termine del linciaggio, durato quattro ore, i resti massacrati e sanguinolenti del Ministro furono frettolosamente sepolti al cimitero della Mojazza, presso il quale il Grossi incontra l'ombra del Prina. La tradizione vuole che nei giorni successivi all'assassinio fossero apparsi all'ingresso del cimitero i seguenti versi: «PER L'OCCULTA PIETÀ DI UOMINI ONESTI / GIACCIONO QUI DEL PIÙ FEDEL MINISTRO / I MASSACRATI MISERANDI RESTI».
Descrizione Nella Prineide l'autore finge che gli appaia in sogno l'ombra del Prina: il fantasma gli domanda come vadano le cose, e che guadagno abbiano tratto i milanesi dal cambiamento di governo: egli si sfoga contro i nuovi padroni, le lentezze, le pedanterie austriache; aggiunge anche le pretese dei nobili di tornare alla condizione e ai privilegi goduti prima del 1796, le arie che si danno di disprezzare i plebei, di trascurare il merito, di escludere dalla Corte la Verità priva dell'abito di gala.
Identificazione dell'autore
La satira fu diffusa a Milano come manoscritto anonimo all'inizio del 1816, quando la Lombardia era ormai parte del Regno Lombardo-Veneto. Nonostante il contenuto offensivo verso l'imperatore Francesco I, apparentemente non ci furono indagini. Solo nel gennaio 1817 si chiese di far luce sull'origine del poema, verificando se fosse stata scritta da Carlo Porta, impiegato pubblico, che in una poesia indirizzata ad un certo "Sur Frigee", funzionario di polizia a capo di una "nota combriccola anti-Italica", esige la restituzione della sua reputazione in seguito a quest'accusa infondataCarlo Porta, Le poesie, Milano, Feltrinelli, 1976 (5ª ed.) vol. II, pp. 728-729, n. 153 e vol. I, n. 66 p. 455)..
La lettera giunse a Milano intorno al 15 gennaio. Si occupò del caso Antonio de Raab, direttore generale della polizia, in carica solo dal 16 settembre dell'anno precedente. Il 16 gennaio vennero svolte perquisizioni in casa di Carlo Alfonso Maria Pellizzoni e di Tommaso Grossi, noti come poeti dialettali, per verificare la presenza di eventuali copie manoscritte della satira..
Tommaso Grossi fu interrogato una prima volta il 22 gennaio in relazione ad alcuni scritti rinvenuti durante la perquisizione. Il 24 gennaio, sulla base «di confidenziali comunicazioni che mi autorizzavano a creder autore del noto scritto il suenunciato avvocato Grossi», il direttore de Raab lo interrogò nuovamente. Il poeta negò ogni coinvolgimento nella realizzazione del testo, ma venne posto in arresto sulla base di «inattendibilità ed inverosimiglianza assoluta di fatti dallo stesso introdotti»..
Il 25 gennaio fu nuovamente interrogato e confermò la propria estraneità.. Nello stesso giorno però rilasciò una confessione in cui tuttavia rigettava la paternità delle parti ingiuriose nei confronti dell'Imperatore.
Grossi fu immediatamente rilasciato senza conseguenze. La confessione non fu certamente estorta, perché il Grossi rimase in buoni rapporti con il governatore Saurau, offrendosi nell'aprile del 1817 di dedicargli La fuggitiva..
Il 29 gennaio il direttore de Raab convocò il Porta e lo informò che era stato indicato da alcuni come l'autore della satira; gli consigliò di modificare il proprio contegno per non dare adito a sospetti e per non «obbligarlo ad un rigoroso procedere».. Per difendersi dalle accuse egli scrisse il sonetto Gh'hoo miee, gh'hoo fioeu, sont impiegaa (Ho moglie, ho figli, sono un impiegato) che gli portò diverse critiche. Il sonetto Carlo Porta poetta Ambrosian, spesso erroneamente legato alla Prineide, fu invece scritto nel 1815 ed era riferito al sospetto che fosse il Porta l'autore di alcune poesie dialettali contro nobili milanesi..
Per quanto riguarda il Grossi, l'imperatore stesso dichiarò che l'incidente era chiuso e che non si dovesse considerare il fatto per la sua futura carriera. Però nel 1838, quando egli intendeva iniziare l'attività di notaio, qualcuno ne mise in dubbio l'approvazione a causa della Prineide; Antonio Mazzetti, presidente del tribunale d'appello, dichiarò «essere improprio rinfrescar fatti sì antichi, e dover più che la colpa ricordarsi l'assoluzione sovrana che l'aveva sanata».
Testo Il poemetto è composto da 40 sestine di endecasillabi con rime secondo lo schema ABABCC.
Esistono diverse versioni del componimento, manoscritte e a stampa, compreso un autografo del Grossi.Autografo di Tommaso Grossi in Archivio Storico Civico, Fondo Grossi, c. 1, fasc. 26, n. 7b; copia manoscritta in Biblioteca Ambrosiana, S.P.XII.57. Cfr.
Titolo Il poema originariamente era citato con diversi titoli come «Vision» (Visione), «El dì d'incoeu» (Il giorno d'oggi) e «El sogn de Prina» (Il sogno di Prina) anche tradotti in italiano.. Nel 1826 venne pubblicato come «La Prineide. Sogn».
Varianti Per la trascrizione si è qui utilizzata la versione pubblicata nel 1877,La Prineide in indicata in alcuni studi come migliore perché basata su manoscritti del Grossi.. Si riportano anche le varianti presenti nella lezione comune che includeva una strofa apocrifa.Varianti alla Prineide in
Nelle prime versioni era premessa una citazione dal capitolo XX dell'Apocalisse (Iudicatum est de singulis secundum operam ipsorum) ma con un errore in varie edizioni (Indictum invece di Iudicatum). La citazione è riportata nella forma corretta da Stendhal nel 1832.
Testo e traduzione
Note esplicative al testo
Traduzioni Italiano La Prineide, «versione scritta in dialetto milanese da Tommaso Grossi, portata in italiano dal ligure padre M. Tommaso Buffa dell'Ordine dei Predicatori» Visione della giornata, traduzione di Vincenzo Cesati Francese Stendhal realizzò tre traduzioni della Prineide: nel 1822, nel 1825 e nel 1832. L'ultima indica il poema come «El dì d'incoeu» (Il giorno d'oggi in milanese), tradotto in francese come «Le Jour d'aujourd'hui»).
Note
Bibliografia
Voci correlate Tommaso Grossi Carlo Porta Giuseppe Prina
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