Manoscritti miniati bizantini furono prodotti in tutto l'impero romano d'Oriente, alcuni nei monasteri ma altri nelle officine imperiali o commerciali. Le raffigurazioni sacre o icone (grc. , "eikóna") sono state realizzate nell'arte bizantina "greco-romana" in diversi media: mosaici, dipinti, piccole statue e manoscritti miniati.. I monasteri hanno prodotto molti dei manoscritti miniati dedicati alle opere religiose utilizzando le illustrazioni per evidenziare parti specifiche del testo, ad esempio un martirio di santi, mentre altri sono stati utilizzati per scopi devozionali simili alle icone. Questi manoscritti religiosi erano per la maggior parte commissionati dai mecenati e venivano usati per il culto privato, ma anche donati alle chiese per essere utilizzati nei servizi..
Esistono ad oggi 40.000 manoscritti greco-romani dell'impero romano d'Oriente: un quarto circa presenta una qualche decorazione ma solo una minima parte è caratterizzata da immagini figurate e può quindi essere considerata "miniata". Non tutti i manoscritti miniati bizantini sono poi di argomento religioso: soggetti profani sono infatti rappresentati nelle cronache come il celebre "Scilitze di Madrid", nei testi medici come il Dioscoride di Vienna e in opere di narrativa come i manoscritti della versione greca del Romanzo di Alessandro. Oltre alla maggior parte dei manoscritti, in greco, ci sono anche manoscritti della Chiesa ortodossa siriaca, come i Vangeli Rabbula, e manoscritti miniati armeni che sono fortemente influenzati dalla tradizione bizantina..
In ultimo, a differenza dei manoscritti miniati occidentali, i manoscritti greco-romani "di lusso", massicciamente miniati ed impreziositi da coperte in oro/avorio, era molto rari. Il fenomeno si spiega, forse, con la precisa volontà dell'élite greca di avere sempre a disposizione per la lettura il testo, non volendosi limitare nel farne una sorta di reliquia come invece fu per l'Europa continentale dai tempi di Carlo Magno. Tuttavia, ci sono esempi, sia letterari (per lo più antichi) sia religiosi (per lo più successivi), di manoscritti bizantini particolarmente sontuosi.
L'iconoclastia (727-843) sospese per molti decenni la produzione di arte figurativa nei manoscritti miniati e provocò la distruzione e/o la mutilazione di molti esempi esistenti.
La miniatura bizantina influenzò direttamente la produzione artistica dell'ambiente culturale gravitante intorno a Costantinopoli (Slavi, Armeni, Georgiani, Copti, Stati Latini d'Oriente) ma anche la miniatura dell'Europa occidentale, in particolar modo quella Ottoniana, nonché quella dell'Impero ottomano che all'impero romano d'Oriente pose fine.
Storia La storia della miniatura bizantina è suddivisa in tre grandi periodi, separati tra loro da due nette cesure socio-politiche: le origini (324-726), anche nota come epoca pre-iconoclastia o epoca tardoantica/paleocristiana, i cui manoscritti sono però assegnati a un periodo più circoscritto (475-625); la cesura dell'iconoclastia (727-843); l'epoca medio-bizantina (843-1204), suddivisa a seconda delle dinastie regnanti in fase macedone e fase comnena; la cesura dell'occupazione latina di Costantinopoli (1204-1261) che pur non ha segnato un'interruzione nello sviluppo della miniatura bizantina, ad eccezione della sola capitale; l'epoca tardo-bizantina (1261-1453) o paleologa, dal nome della dinastia regnante.
Origini (324-726) Causa la mancanza di manoscritti coevi, è difficile conoscere la situazione della miniatura durante i primi secoli dell'Impero Romano d'Oriente. Costantino I installò uno scriptorium nel Gran Palazzo di Costantinopoli ed è probabile che vi foraggiasse miniatori ed amanuensi ma nessuno dei manoscritti eventualmente prodotti da quest'opificio è stato conservato. Ci sono solo alcuni frammenti di papiri miniati trovati in Egitto che dimostrano l'esistenza d'una prima tradizione bizantina di miniatura.
I primi manoscritti miniati risalgono al VI secolo e mostrano evidenti influenze di antiche tradizioni stilistiche. È il caso del più antico di questi codici, il Dioscoride di Vienna, commissionato dalla principessa Anicia Giuliana (463-528) a Costantinopoli all'inizio del secolo ma ciò vale anche per i manoscritti posteriori come la Genesi di Vienna,ÖNB, Vind. theol. gr. 31 il Codex SinopensisBNF, Suppl. gr. 1286 e il Codex RossanensisRossano, Museo diocesano e del Codex (il più antico manoscritto del Nuovo Testamento oggi esistente, proveniente dai domini bizantini nell'Italia meridionale) o anche il Codex Cottonianus, molto probabilmente realizzato in Egitto. La tendenza artistica è più orientata verso figure ieratiche e più astratte rispetto al periodo precedente. Tre dei manoscritti citati (la Genesi di Vienna, il Sinopensis ed il Rossanensis) costituiscono poi i capostipiti dei c.d. "Codici purpurei": lussuosi manoscritti miniati nei quali il testo è scritto in genere in oro e argento su pergamena tinta in porpora con una mistura di carminio e azzurro. I Vangeli Rabbula,Biblioteca Laurenziana, Plut. I, 56. provenienti dalla Mesopotamia e datati al 586, si allontanano ulteriormente da questo stile, con colori più contrastanti e forme più geometriche..
Periodo iconoclasta (727-843)
L'iconoclastia, entrata nella sua fase più intransigente durante il regno di Costantino V (r. 741–775), minò la produzione artistica delle immagini religiose e attirò su di esse un'ondata di distruzione, provocando una grave rottura nella continuità della tradizione artistica bizantina. Notevole fu l'impatto sulle maestranze produttrici di miniature. L'iconoclastia scatenò infatti un'aperta contesa tra il basileus ed i gruppi monastici, politicamente molto potenti nell'impero, assumendo ben presto i connotati di una mirata persecuzione: negli anni 760, il generale Michele Lacanodracone, favorito da Costantino V, attaccò sistematicamente la monachesi orientale, confiscando proprietà, eliminando dissidenti, ed innescando un importante esodo di cenobiti, tra i quali molti miniatori esperti, verso i domini bizantini nella Penisola italiana (Roma in particolare).
Mentre un certo numero di opere d'arte e in particolare di manoscritti andarono distrutte, alcuni manoscritti furono comunque prodotti tra il VII e la prima metà del IX secolo, in particolare nelle aree periferiche dell'impero, come in Palestina o in Italia . È probabilmente nella Penisola che fu prodotta la copia della Sacra Parallela, attribuita all'iconodulo Giovanni Damasceno, oggi conservata nella Biblioteca nazionale di Francia ,BNF, Parisinus Graecus 923 contenente più di 1600 illustrazioni collocate ai margini del manoscritto. Lo stile è molto distante dai modelli della tarda antichità, si distingue per l'uso di pennellate nere spesse e per la tecnica del fondo oro. Fu invece a Costantinopoli, in uno scriptorium monastico apertamente schierato contro la politica iconoclasta dell'impero, che il Salterio Chludov fu dipinto a metà del IX secolo: contiene numerose decorazioni figurative ai margini, tra cui, appunto, la rappresentazione della distruzione di un'icona..
L'impatto storico-artistico dell'iconoclastia non fu però unicamente negativo. Secondo Arnold Hauser grazie a questa eresia si produsse «quell'effetto stimolante della produzione, che era ormai caduta in un meccanico e monotono formalismo» che svincolò l'arte bizantina dai temi religiosi permettendole di riscoprire l'ellenismo artistico e la rappresentazione di scene di vita quotidiana. Altro importante effetto dell'iconoclastia fu l'accennata diaspora degli artisti che, nel caso specifico della miniatura, permise l'accesso alle specializzate maestranze bizantine ai grandi mecenati dell'Europa occidentale: anzitutto il Papa e successivamente il Sacro Romano Imperatore Carlo Magno. Il re dei Franchi in particolare fece incetta di capaci miniatori per gli scriptoria dipendenti dalle scuole che andava creando nei suoi domini e presso la sua corte ad Aquisgrana, commissionando la realizzazione di sontuose opere in cui la mano degli artisti greci è ben evidente: es. l'opulento Evangeliario dell'Incoronazione,Kunsthistorisches Museum, Weltlichen Schatzkammer, Inv. XIII 18. già parte della Tesoreria imperiale di Vienna e oggi al Kunsthistorisches Museum della capitale austriaca..
Rinascenza macedone e comnena (843-1204)
La miniatura bizantina rifiorì a partire dalla fine del IX secolo e fino al XII secolo. Di questo periodo sono conservate diverse centinaia di manoscritti, il più delle volte sono codici pergamenacei, che hanno la precedenza sui rotoli, sebbene questi ultimi non siano completamente scomparsi come mostrato nel Rotulo di Giosué.BAV, Palat. Grec 431 Tuttavia, sono molto spesso mal conservati. Poiché le tecniche attuate per la colorazione prevedevano o la produzione di uno strato di pittura molto sottile, che non permetteva loro di aderirvi correttamente sulla pergamena, o l'applicazione di uno strato molto spesso che tende a sfaldarsi. Inoltre, spesso è difficile datarli e localizzarne la produzione a causa della frequente assenza del colophon..
La miniatura di questo periodo consiste il più delle volte in miniature a piena pagina o su parte della pagina come decorazioni marginali e meno frequentemente iniziali di semplici decorazioni ornamentali o vegetali o zoomorfe..
I salteri sono i testi miniati più frequenti. Sono di due tipi: (i) i salteri monastici, di modeste dimensioni, le cui decorazioni si trovano ai margini di quasi tutte le pagine, es. il Salterio Chludov e il Salterio Teodoro del 1066;BL, Add. 19352 (ii) i salteri aristocratici sono invece di grandi dimensioni e decorati con sontuose miniature a piena pagina ma in numero ridotto, il più delle volte raffiguranti figure regali bibliche, di cui il salterio di Parigi è l'esempio più famoso, forse realizzato per Costantino VII Porfirogenito. Tra gli altri manoscritti vi sono ottateuchi ed evangelistari, che sono decorati con ritratti di evangelisti, scene della vita di Cristo e Canoni eusebiani. Vengono copiati e illustrati anche molti testi dei padri della Chiesa come quelli di Giovanni Crisostomo e Gregorio Nazianzeno (come il manoscritto parigino Grec 510), oltre alla menologia. Vengono copiate e decorate anche opere profane ereditate dall'antichità, comprese opere mediche con ancora Dioscoride, trattati di caccia come quello di Oppiano di Anazarbo o trattati di guerra. Alcune cronache, come il noto "Scilitze di Madrid"Biblioteca nazionale di Spagna, Graecus Vitr. 26-2 sono miniate..
Tra le fonti di ispirazione era ancora presente la miniatura tardoantica, tuttavia molti manoscritti, anche religiosi, trassero la loro iconografia anche da scene di vita quotidiana, nel solco della riscoperta del realismo promossa dall'iconoclastia. Inoltre, l'Arte islamica fornì modelli per motivi ornamentali e decorazioni zoomorfe che arricchirono il bagaglio iconografico costantinopolitano..