Idea (dal greco antico ἰδέα,Etimologia consultabile su etimo.it, dal Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani. dal tema di ἰδεῖν,Voce in Vocabolario Treccani: ἰδεῖν, «percepire, vedere, scorgere con la mente». vedere)«I termini idea e eidos derivano entrambi da idein, che vuol dire "vedere"» (G. Reale, Il pensiero antico, pag. 120, Vita e Pensiero, Milano 2001 ISBN 88-343-0700-3). Secondo Giovanni Semerano, idein è derivante dall'accadico idû, edû, «prendere conoscenza di» (Le origini della cultura europea, vol. II, in Dizionari etimologici. Basi semitiche delle lingue indoeuropee, Giovanni Semerano, p. 124). è un termine usato sin dagli albori della filosofia, indicante in origine un'essenza primordiale e sostanziale, ma che oggi ha assunto nel linguaggio comune un significato più ristretto, riferibile in genere ad una rappresentazione o un "disegno" della mente.Ubaldo Nicola, Atlante illustrato di filosofia, p. 100, Giunti Editore, 2003.
Platone
Platone è il primo a fare dell'"idea" il perno del suo sistema filosofico, ponendo le basi di tutta la storia della filosofia occidentale. Bisogna intendere però l'idea platonica non come "concetto" bensì come "forma" e difatti Platone utilizza indifferentemente i termini idea, eidos ed ousìa ad indicare la forma comune di tutti i concetti.«Nel linguaggio moderno "Idea" ha assunto un senso che è estraneo a quello platonico. La traduzione esatta del termine sarebbe "forma"» (G. Reale, Il pensiero antico, pag. 120, Vita e Pensiero, Milano 2001 ISBN 88-343-0700-3). L'idea platonica sottintende un'uniformità naturale, in cui alle diverse manifestazioni degli oggetti fa capo un'unica forma pura, o "idea", che le accomuna tutte, in maniera simile a un modello o un archetipo.Le manifestazioni degli oggetti sensibili possono essere considerate, rispetto alle idee, secondo un rapporto di imitazione, di partecipazione, di comunanza, oppure di presenza (cfr. Fedone 74 d - 75 b, e 100 c-e), anche se questi quattro concetti vengono presentati da Platone soltanto come semplici proposte di comprensione senza alcuna pretesa esaustiva (cfr. M. Montuori, Per una nuova interpretazione del "Critone" di Platone, a cura di Giovanni Reale, Vita e Pensiero, Milano 2003, pag. 211, ISBN 88-343-1036-5). L'idea platonica è quindi trascendente, immateriale, universale e reale. Platone colloca tutte le "idee" in un mondo distinto, il mondo "iperuranio" (dal greco ὑπέρ "oltre" e οὐρανός "cielo"), da cui sgorgano come da una fonte per poi arrivare alla coscienza dell'umanità.La natura dell'iperuranio e delle idee che vi dimorano è descritta da Platone nel dialogo Fedro, mentre il tema del rapporto tra l'idea e la realtà sensibile è esposto con particolare efficacia suggestiva nel mito della caverna delibro VII della Repubblica (514 b – 520 a).
Per Platone le idee hanno queste due caratteristiche:Domenico Pesce, Scritti platonici, p. 44, Edizioni Zara, 1988. Come le Idee sono principio dell'essere e principio del conoscere, così a sua volta il Bene non solo fa essere ma fa anche conoscere queste ultime, simile al sole che dà la vita agli oggetti sensibili e al contempo li rende visibili (paragone formulato da Platone in Repubblica, V, 580 a). Esse sono il fondamento ontologico della realtà: costituiscono cioè il motivo che fa essere il mondo, sono le “forme” con cui il Demiurgo lo ha plasmato. Come conseguenza del primo punto, le idee sono anche il fondamento gnoseologico della realtà: esse sono la causa che ci permette di pensare il mondo, costituiscono cioè il presupposto della conoscenza.
Nelle idee consiste pertanto l'unione immediata di essere e pensiero che era stata enunciata la prima volta da Parmenide. Trovandosi tuttavia a dover conciliare la staticità di Parmenide col divenire di Eraclito, Platone le concepisce gerarchicamente, da un minimo fino a un massimo di essere, per rendere ragione della molteplicità del mondo. In cima a tutte sta l'idea del Bene, quella che possiede più propriamente l'Essere. Platone attribuiva infatti alle Idee una terza caratteristica: Esse sono un valore, in maniera simile al significato odierno di "ideale" o principio morale.AA.VV., La trasmissione della filosofia nella forma storica, a cura di Luciano Malusa, vol. II, p. 136, nota 38, Milano, FrancoAngeli, 1999. Le idee sono il modello assoluto di riferimento per una vita giusta e saggia. E questo vale non solo in ambito etico, ma anche in quello estetico, poiché esse rappresentano la qualità somma di ogni oggetto terreno.«Platone esprime col termine "paradigma" quella che, con linguaggio moderno, si potrebbe chiamare la "normatività ontologica" dell'Idea, cioè il come le cose devono essere, ossia il dover essere delle cose» (G. Reale, Per una nuova interpretazione del "Critone" di Platone, pag. 212, op. cit.). Mentre nel mondo sensibile queste qualità sussistono solo come predicati o attributi delle singole realtà (per cui ad esempio si considera “bello” un quadro, “vero” un enunciato, “buona” una condotta), nel mondo iperuranio le idee costituiscono il Vero in sé, il Buono in sé, il Bello in sé, di cui quelle realtà sono semplici partecipazioni.«Le Idee sono dette da Platone "in sé" e "per sé" (αὐτὸ καθ'αὑτὸ); anzi, egli usa l'espressione "in sé" come sinonimo di Idea, e invece che di Idea del bello, Idea del bene, ecc. egli parla addirittura di "Bello-in-sé", "Bene-in-sé", e così di seguito» (G. Reale, ibidem, pag. 178). Via via che si sale nella gerarchia, ad ogni aumento di essere corrisponde un aumento di valore.
Poiché le idee sono anche il fine e la destinazione di ogni entità empirica, compito della filosofia è risalire dai dati sensibili fino alle idee, che si trovano ad un livello trascendente rispetto a quelli, nel senso che superano le loro particolarità transitorie e relative. Le idee infatti sono la realtà compiuta, l'essere in sé e per sé, e sono perciò assolute,«Assoluto» vuol dire infatti etimologicamente «sciolto da» (dal latino ab-solutus). perché sussistono autonomamente e indipendentemente dagli oggetti del mondo fenomenico; questi ultimi invece esistono solo "in relazione" alle idee, e sono pertanto relativi, essendo mescolati al non-essere.Alessandro Pestalozza, Elementi di filosofia, vol. II, p. 619, Milano, Redaelli, 1857.
Strumento di elevazione è la dialettica, che permettendo il raffronto tra realtà diverse, rende possibile il sapere (che delle idee è emanazione). Così ad esempio bianco e nero rimangono termini contrapposti e molteplici sul piano sensibile; tuttavia, è solo cogliendo questa differenza di termini che si può risalire al loro fondamento e comune denominatore, cioè l'Idea di Colore. Non si può infatti avere coscienza del bianco senza conoscere il nero. L'Idea resta comunque al di sopra della dialettica stessa, perché può essere colta solo con un atto di intuizione: non è dimostrabile logicamente, né è ricavabile dall'esperienza.G. Salmeri, Il discorso e la visione. I limiti della ragione in Platone, Studium, Roma 1999. Quest'ultima svolge tuttavia una funzione importante, che è quella di risvegliare la reminiscenza (o ricordo) delle idee, le quali infatti si trovano già all'interno dell'anima, e sono perciò innate. L'uomo non le cercherebbe con tanto desiderio se non le avesse già viste con gli occhi dell'anima, prima di nascere; le idee platoniche costituiscono quindi un sapere interiore, corrispettivo sotto molti aspetti del daimon socratico.In particolare nel Fedone Platone insiste sulla parentela tra l'anima e le idee (cfr. Emmanuel Lévinas, Totalità e infinito. Saggio sull'esteriorità, p. 69, Milano, Jaka Book, 1977).
L'aristotelismo Attraverso il cosiddetto «argomento del terzo uomo», con cui metteva in discussione la trascendenza delle idee rispetto alla realtà sensibile, Aristotele muoverà un'obiezione nei confronti della dottrina platonica che, nei fatti, «si riduce ad escludere una soverchia separazione tra le idee e gli enti reali».Antonio Rosmini, Aristotele, pag. 194, Società editrice di libri di filosofia, 1857. Ciò condurrà ad una differenza tra la concezione gnoseologica di Platone e quella aristotelica, per la quale non esistono idee innate nell'intelletto: quest'ultimo rimane vuoto se prima non percepisce qualcosa attraverso i sensi.Seguendo Aristotele, il principale esponente della scolastica medioevale, Tommaso d'Aquino, ribadirà che la conoscenza nasce sempre dai cinque sensi, e che solo a partire da questi l'intelletto procede per astrazione verso le realtà immateriali:
Plotino e il neoplatonismo Plotino e i neoplatonici ripresero, in forme più o meno simili, la concezione dell'Idea che era stata formulata da Platone, integrandola con gli apporti dell'aristotelismo. Plotino fece così delle Idee la seconda ipostasi del processo di emanazione dall'Uno, chiamandola Intelletto, da lui concepito aristotelicamente come un riflessivo "pensiero di pensiero".Vittorio Mathieu, Come leggere Plotino, pp. 53-63, Milano, Bompiani, 2004. Ma l'originalità di Plotino rispetto ad Aristotele sta proprio nel collocare in esso le idee platoniche: in tal modo, egli sottrae l'Intelletto all'apparente astrattezza aristotelica, dandogli un contenuto e rendendolo più articolato. Le idee platoniche così concepite, ovvero come infinite sfaccettature dell'unico Intelletto, vanno quindi a costituire il principium individuationis degli individui, poiché Plotino le considera non solo trascendenti, ma anche immanenti, in quanto vengono veicolate dall'Anima in ogni elemento del mondo sensibile: esse diventano la forza che "plasma" gli organismi dall'interno secondo un fine prestabilito, la ragione del loro costituirsi (in maniera simile ai caratteri genetici).Enneadi, a cura di G. Faggin, p. 939, Rusconi, 1992. Plotino si avvicina in tal modo al concetto di entelechia aristotelica, o al Logos dello stoicismo.
Anche Agostino riprese la concezione neoplatonica delle idee, sottolineando che esse non erano in contrasto con la dottrina cristiana, ma anzi le si adattavano perfettamente. Da un lato, rifacendosi al pensiero biblico, egli affermò che Dio aveva creato il mondo dal nulla, dall'altro però, prima di creare il mondo, le idee esistevano già nella Sua mente. Le idee platoniche quindi erano in Dio, e in tal modo Agostino poté conciliare la creazione cristiana con le idee eterne.«Le idee sono infatti forme primarie o ragioni stabili e immutabili delle realtà: non essendo state formate, sono perciò eterne e sempre uguali a se stesse, e sono contenute nell'intelligenza divina. Non hanno origine né fine: anzi si dice che tutto ciò che può nascere e morire, e tutto ciò che nasce e muore, viene formato sul loro modello. […] Partecipando di esse, esiste tutto ciò che esiste, qualunque sia il modo di essere» (Agostino d'Ippona, Questione 46 in 83 Questioni diverse, in Opere di Sant'Agostino, Città nuova editrice, Roma, vol. VI/2, pp. 85 e 87).