I superstiti dell'Olocausto sono tutte quelle persone che sopravvissero alle misure di persecuzione razziale e politica, di pulizia etnica e al genocidio messo in atto dalla Germania durante il regime nazista e dai suoi alleati, tra il 1933 e il 1945.
Definizione Esistono modi diversi di definire la categoria di "superstiti dell'Olocausto". Il dibattito è tuttora aperto, specialmente in riferimento alle sue implicazioni legali, legate al diritto individuale di ricevere compensazioni per le persecuzioni subite."Who Counts as a Holocaust Survivor?", Haaretz. In senso stretto, il termine si riferisce in primo luogo agli ebrei che sopravvissero nei ghetti e nei campi di concentramento, lavoro coatto e sterminio nazisti e quindi a tutti gli ex-deportati non ebrei (rom, disabili, omosessuali, ecc.) che condivisero per motivi razziali o politici la stessa sorte. In senso più ampio, il termine si applica anche a tutti coloro che a questo destino si sottrassero con la fuga come rifugiati, o vivendo in clandestinità, nascosti sotto falsa identità, o unendosi alla lotta partigiana.È questa la posizione ufficialmente assunta dallo United States Holocaust Memorial Museum: "The Museum honors as a survivor any person who was displaced, persecuted, and/or discriminated against by the racial, religious, ethnic, social, and/or political policies of the Nazis and their allies between 1933 and 1945. In addition to former inmates of concentration camps and ghettos, this also includes refugees and people in hiding." "Office of Survivor Affairs", United States Holocaust Memorial Museum. In quanto sottoposto a un progetto collettivo di sterminio, ogni ebreo (o rom) che si trovò a vivere nei territori controllati dal regime nazista è stato in qualche modo un superstite dell'Olocausto. Lo stesso vale per le migliaia di persone che per motivi razziali o politici furono sottoposte a lavoro coatto e a misure di detenzione o comunque esposte a situazioni e condizioni di vita che misero a repentaglio la loro esistenza. In base alla definizione data, cambia specularmente, in senso più stretto o più ampio, anche la definizione della categoria delle "vittime dell'Olocausto".
In ambito ebraico, Sh'erit ha-Pletah (in ebraico: שארית הפליטה, letteralmente: il superstite) è il termine biblico (Libri delle Cronache 4:43) usato dagli ebrei sopravvissuti alla Shoah per riferirsi a sé stessi e le comunità che essi formano, in seguito alla loro liberazione nella primavera del 1945.
Statistiche relative ai superstiti della Shoah, paese per paese Gli ebrei furono il gruppo più direttamente esposto a genocidio. La percentuale dei superstiti varia da paese a paese. Fu più alta laddove lo sterminio fu evitato, limitato o ritardato da fattori logistici o dall'opposizione dei governi locali o dalla resistenza delle popolazioni non ebree. Quasi tutti gli ebrei che vivevano in Albania, Bulgaria, Danimarca e Finlandia sopravvissero all'Olocausto. Alte percentuali di sopravvivenza (attorno all'80%) si ebbero anche in Italia e in Francia (dove l'antisemitismo era più debole). In Polonia, nei Paesi baltici, nelle zone dell'Unione Sovietica e dei Balcani occupate dai tedeschi si ebbero invece percentuali di sopravvivenza inferiori al 20%. Per quanto riguarda gli ebrei tedeschi e austriaci va tenuto presente che per molti di loro si offrirono inizialmente maggiori opportunità di emigrazione. Le percentuali dell'Unione Sovietica si riferiscono al dato complessivo degli ebrei ivi residenti, il quale annovera tra i superstiti anche i circa 1.500.000 ebrei che vivendo nei territori non soggetti all'occupazione nazista non furono direttamente toccati dall'Olocausto (nelle zone occupate le percentuali di sopravvivenza furono comparabili a quelle della Polonia, ovvero non superiori al 10%).
Le percentuali di superstiti paese per paese possono essere così quantificate (i dati sono indicativi per approssimazione e sono misurati in relazione al numero di ebrei che vivevano in un territorio sotto controllo dei nazisti o dei loro alleati prima dell'inizio della seconda guerra mondiale):
Paese Popolazione ebraica Vittime Superstiti Albania ? (0%) ? (100%) Austria (35%) (65%) Belgio (27%) (73%) Cecoslovacchia (73%) (27%) Bulgaria ? (0%) (100%) Danimarca (1%) (99%) Estonia (21%) (89%) Finlandia (0%) (99%) Francia (24%) (76%) Germania (69%) (31%) Grecia (84%) (16%) Italia (18%) (82%)La Città di Assisi (PG) il 17 giugno 2021 ha concesso la propria Cittadinanza onoraria a tutti i sopravvissuti italiani della Shoah. Lettonia (75%) (25%) Lituania (85%) (15%) Lussemburgo (30%) (70%) Norvegia (45%) (55%) Paesi Bassi (73%) (27%) Polonia (90%) (10%) Romania (35%) (65%) Unione Sovietica (44%) (56%) Ungheria (69%) (31%) Jugoslavia (81%) (19%)
Modalità di sopravvivenza Nel periodo tra il 1933 e il 1945, le politiche razziali e repressive del regime nazista posero milioni di persone nella condizione di dover lottare per la propria sopravvivenza. Di fronte a circa 17 milioni di vittime dell'Olocausto (tra cui 6 milioni di ebrei),"DOCUMENTING NUMBERS OF VICTIMS OF THE HOLOCAUST AND NAZI PERSECUTION", United States Holocaust Memorial Museum. i perseguitati che sopravvissero furono una minoranza: non più di un terzo dei 9 milioni di ebrei europei, i 3/4 del milione di rom europei, un numero limitato tra i "politici", disabili, slavi o altri gruppi che furono deportati nei ghetti e nei campi di concentramento e sterminio. La sopravvivenza, quando fu possibile, si realizzò attraverso quattro vie principali: l'emigrazione, la clandestinità, la lotta partigiana, e la resistenza individuale.
Emigrazione
Con l'inizio delle persecuzioni razziali, la fuga e l'emigrazione fu per moltissimi l'unica alternativa possibile."Rifugiati", Enciclopedia dell'Olocausto. Il problema è che furono pochi i paesi disponibili ad accogliere i rifugiati e con quote inferiori alle richieste. Un caso che fece molto scalpore fu quello degli oltre 900 passeggeri della nave St. Louis, costretta a fare ritorno in Europa dalle coste nordamericane. Non sempre l'emigrazione produsse i risultati sperati: circa 100.000 tra i 340.000 ebrei che dalla Germania e l'Austria si erano trasferiti in altri paesi, si rifugiarono nell'Europa continentale per ritrovarsi poi comunque durante la guerra sotto occupazione nazista.
Pur di garantire la loro incolumità, molte famiglie si convinsero ad iscrivere i loro bambini in speciali trasporti (i cosiddetti Kindertransport) cui per ragioni umanitarie fu concesso l'espatrio in Inghilterra, negli Stati Uniti o in Palestina. La maggior parte di quei bambini sarebbe rimasta orfana.
Lo scoppio della guerra, con la conseguente chiusura delle frontiere tra i paesi belligeranti, significò un'ulteriore riduzione delle possibilità di emigrazione, ora limitata ai pochi paesi rimasti "neutrali" in Europa. Furono 100.000 i rifugiati in Spagna e Portogallo, 30.000 in Svizzera. La Svezia accolse significativi gruppi di ebrei norvegesi e la quasi totalità degli ebrei danesi.
Nel 1939 decine di migliaia di ebrei si rifugiarono dalla Polonia occidentale (ora in mano tedesca) alla Polonia orientale (ora in mano sovietica). La maggior parte di loro si ritrovò comunque sotto occupazione nazista con l'inizio dell'invasione tedesca nel maggio 1941. L'Operazione Barbarossa avvenne così rapidamente da non lasciar loro tempo di fuga ulteriore. A trovare scampo furono solo coloro che si erano spinti più ad est nei territori dell'Unione Sovietica o vi erano stati trasferiti o deportati per motivi politici o dall'Unione Sovietica erano riusciti ad emigrare in altri paesi.
Per quanto ai rifugiati fossero risparmiati gli orrori dell'Olocausto, la vita dei rifugiati (separati dai loro familiari e dal loro paese) non fu facile e per i più fu un viaggio senza ritorno alla loro patria di origine.
Clandestinità
Di fronte all'impossibilità dell'emigrazione, la vita in clandestinità rappresentava almeno a livello teorico un'alternativa. In realtà solo un numero relativamente limitato di perseguitati la poté perseguire. In alcuni paesi dove la popolazione ebraica era più integrata fu più facile che in altri. Vivere in clandestinità richiedeva tuttavia soluzioni non facili, soprattutto da sostenersi a lungo termine: bisognava poter contare sulla fedeltà degli amici, l'omertà dei vicini, carte false per i controlli, accesso a fonti di sostentamento. Le leggi naziste, imposte attraverso continui rastrellamenti e ferrei controlli polizieschi, condannavano alla morte chiunque avesse aiutato i perseguitati. Bisognava quindi fare i conti con i diffusi sentimenti antisemiti e le carenze e la povertà generale in tempo di guerra, che rendevano desiderabili le ricompense promesse ai delatori. Alcuni diari dell'Olocausto o Libri di memorie sull'Olocausto ci raccontano alcune di queste vicende, alcune a lieto fine almeno sul piano individuale (Emanuele Pacifici, Joseph Joffo), altre conclusesi tragicamente (Anna Frank, Otto Wolf). Molti bambini e adolescenti, come Géza Vermes e Jean-Marie Lustiger, furono affidati a amici o a istituti religiosi cattolici o, come Roman Polański e Mario Capecchi, vissero in bande di ragazzi di strada."LIFE IN SHADOWS: HIDDEN CHILDREN AND THE HOLOCAUST", United States Holocaust Memorial Museum. Tra le persone sopravvissute in clandestinità nei territori occupati dai nazisti ci sono molte altre personalità famose come Rita Levi-Montalcini, François Englert, Roald Hoffmann, Carlo Levi, Franca Valeri, Guido Alberto Fano, e Curt Lowens, solo per citarne alcune.
Lotta partigiana
Un'altra opzione possibile, seppur limitatamente ad alcune zone ed alcuni paesi, era quella di unirsi ai gruppi partigiani.Reuben Ainsztein. Jewish Resistance in Nazi-occupied Eastern Europe: With a Historial Survey of the Jew as Fighter and Soldier in the Diaspora. New York: Barnes & Noble Books, 1974. Molti di questi gruppi comunque non erano immuni da quegli stessi pregiudizi razziali o politici dai quali si cercava di sfuggire ed erano in genere restii ad accollarsi il peso di provvedere al sostentamento di persone che non fossero armate e "abili" alla lotta partigiana. Solo pochi gruppi di partigiani accolsero nella foresta gruppi di anziani, donne e bambini; tra di essi il più importante fu quello guidato in Bielorussia dai Fratelli Bielski. Per i combattenti furono anni di lotta spietata, in un contesto in cui l'unico modo di sopravvivenza era quello di mettere ogni giorno a repentaglio la propria vita. Numerosi perseguitati si esposero anche in azioni di resistenza civile. In Italia, ebrei come Raffaele Cantoni, Massimo Teglio, Giorgio Nissim, e Settimio Sorani furono tra gli esponenti di maggior rilievo della DELASEM, l'organizzazione che tanta parte ebbe nell'assistenza dei perseguitati tra il 1943 e il 1945. Vittorio Foa e Umberto Terracini furono autorevoli esponenti politici della Resistenza italiana.
Nei campi di concentramento