Lipotesi solutreana sul popolamento delle Americhe asserisce che degli europei potrebbero essere stati tra i primi colonizzatori delle Americhe. I suoi proponenti includono Dennis Stanford dello Smithsonian Institution e Bruce Bradley dell'Università di Exeter. Questa ipotesi contrasta con l'ortodossia archeologica tradizionale che il continente nordamericano sia stato popolato da persone provenienti dall'Asia, o mediante il ponte continentale di Bering (cioè la Beringia) 11.500 anni a.C., o mediante un viaggio marittimo lungo la costa pacifica, o mediante entrambi.

Secondo l'ipotesi solutreana, il popolo della cultura solutreana, tra 21.000 anni a.C. e 17.000 anni a.C., nell'Europa dell'era glaciale migrò in Nord America in barca lungo la banchisa dell'Oceano Atlantico settentrionale. Essi portarono con sé i loro metodi di fabbricazione di utensili litici, che rimasero inutilizzati per circa sei millenni (perché non esistevano giacimenti di selce sulla banchisa) e furono poi miracolosamente recuperati al momento del loro arrivo sul continente nordamericano, circa 11.500 anni a.C., fornendo la base per la successiva (circa 11.000 anni a.C) tecnologia Clovis che si diffuse in tutto il Nord America. L'ipotesi si basa sulle somiglianze tra le tecnologie litiche del Solutreano europeo e di Clovis.

I sostenitori dell'ipotesi solutreana si riferiscono a recenti ritrovamenti archeologici come quelli presso Cactus Hill in Virginia, Meadowcroft Rockshelter in Pennsylvania e Miles Point in Maryland come prove di una fase transitoria tra la tecnologia litica solutreana e quella che divenne la tecnologia Clovis.

Nel 2009, l'antropologo David J. Meltzer criticò l'ipotesi, affermando: "Pochi archeologi, ammesso che ve ne siano — o, in quanto a ciò, genetisti, linguisti o antropologi fisici —, prendono seriamente l'idea di una colonizzazione solutreana dell'America."

Caratteristiche

La cultura solutreana si sviluppò nelle attuali Francia, Spagna e Portogallo, fra 21.000 anni a.C e 17.000 anni a.C. La fabbricazione di utensili di pietra di questo periodo è caratterizzata da punte bifacciali, scheggiate mediante percussione e pressione. L'industria solutreana della fabbricazione degli utensili scomparve dall'Europa intorno a 19.000 anni fa, sostituita dalla tecnologia litica della cultura magdaleniana.

Gli utensili di Clovis sono caratterizzati da un tipo distintivo di punta di lancia, noto come la punta di Clovis. Le punte solutreane e di Clovis hanno effettivamente tratti comuni: le punte sono sottili e bifacciali, ed entrambe usano la tecnica "outrepassé", o di scheggiatura sporgente, che riduce rapidamente lo spessore di un bifacciale senza ridurne la larghezza. La punta di Clovis differisce da quella solutreana in quanto alcune del primo tipo hanno la scanalatura, che si riferisce al lungo solco scavato nel bordo inferiore di una punta per aiutare ad attaccarla alla testa di una lancia. La scanalatura bifacciale descrive le lame sulle quali questa caratteristica appare su entrambi i lati.

La tecnologia di fabbricazione degli utensili di Clovis appare nella registrazione archeologica in gran parte del Nord America tra 11.500 anni a.C. e 10.800 anni a.C.Mann (novembre 2013).

Attraversamento dell'Atlantico

L'ipotesi solutreana teorizza che gli europei dell'era glaciale potrebbero avere attraversato l'Oceano Atlantico settentrionale lungo il bordo della banchisa che si estendeva dalla costa atlantica della Francia al Nord America durante l'Ultimo massimo glaciale. Il modello postula che i primi abitanti possano aver fatto l'attraversamento in piccole barche, usando abilità simili a quelle dei moderni Inuit: tirare in secco le imbarcazioni sui lastroni di ghiaccio galleggianti di notte; raccogliere acqua dolce dagli iceberg che si sciolgono o dalle parti della banchisa congelatesi per prime; cacciare foche e pesci per cibo; e usare grasso di foca come combustibile per il riscaldamento. Tra le altre prove, i sostenitori dell'ipotesi citano la scoperta nel corredo degli utensili solutreani di aghi di osso usati per cucire indumenti impermeabili da pelli animali simili a quelli ancora in uso tra i moderni Inuit.

Ricerche genetiche

I sostenitori dell'ipotesi solutreana sottolineano la presenza dell'aplogruppo X, la cui distribuzione globale è più forte in Anatolia e nel nordest dell'America, uno schema che essi sostengono sia coerente con la loro posizione. Michael Brown in un articolo del 1998 identificò questo come prova di una possibile popolazione fondatrice caucasica di primi americani che si diffondevano dalla costa nordorientale.

Tuttavia, un articolo del 2008 pubblicato sullAmerican Journal of Human Genetics di ricercatori in Brasile sollevò un argomento contro la soluzione solutreana. "I risultati sostengono fortemente l'ipotesi che l'aplogruppo X, insieme agli altri quattro principali aplogruppi mtDNA, facesse parte del corredo genetico di un'unica popolazione fondatrice nativa americana; perciò essi non sostengono i modelli che propongono migrazioni indipendenti dagli aplogruppi, come la migrazione dall'Europa posta dall'ipotesi solutreana."

Un articolo nel numero di gennaio 2012 dellAmerican Journal of Physical Anthropology tende a portare argomenti contro la teoria solutreana su basi genetiche. Ricercatori in Italia sostenevano che il C4c distintamente asiatico e il discusso X2a avessero "storie genetiche parallele". La sintesi di questo articolo afferma anche che "[l]e somiglianze nelle età e nelle distribuzioni geografiche per il lignaggio del C4c e quello precedentemente analizzato dello X2a forniscono sostegno allo scenario di un'origine duale per i Paleoindiani. Tenendo conto che il C4c è profondamente radicato nella porzione asiatica della filogenesi dell'mtDNA ed è indubbiamente di origine asiatica, la scoperta che il C4c e l'X2a siano caratterizzati da storie genetiche parallele liquida definitivamente la controversa ipotesi di una rotta glaciale atlantica di entrata in Nord America." (Richiede abbonamento).

Un'analisi genetica del 2014 pubblicata sulla rivista Nature riferì che il DNA dello scheletro di un ragazzo risalente a 22.000 anni a.C. portato alla luce in Siberia centrale forniva prove genetiche mitocondriali, cromosomiche Y e autosomiche che suggeriscono che fra il 14 e il 38% dell'ascendenza nativa americana si origina da un'antica popolazione eurasiatica occidentale. Il genoma mitocondriale dello scheletro dell'era Mal'ta era apparteneva all'aplogruppo U mtDNA, che è stato trovato con grandi frequenze anche tra i cacciatori-raccoglitori europei mesolitici. Gli autori affermano che i loro ritrovamenti hanno quattro implicazioni, la terza delle quali è così descritta: "tale presenza a est in Asia di una popolazione imparentata con Eurasiatici occidentali contemporanei fornisce una possibilità che le caratteristiche craniche non asiatiche dei Primi Americani siano derivate dal Vecchio Mondo via migrazione attraverso la Beringia, piuttosto che da un viaggio transatlantico dall'Iberia come proposto dalla soluzione solutreana". (Richiede abbonamento).

Il ragazzo Mal'ta aveva l'aplogruppo R1* YDNA, che è comune sia agli europei sia ai nativi americani. L'aplogruppo R1 (Y-DNA) è il secondo alotipo Y più predominante trovato tra gli amerindi indigeni dopo il Q (Y-DNA). La distribuzione di R1 si crede associata al ripopolamento dell'Eurasia in seguito all'ultimo massimo glaciale. Una teoria avanzata è che esso sia entrato nelle Americhe con la popolazione fondatrice. Una seconda teoria è che esso sia stato introdotto durante la colonizzazione europea. R1 è molto comune in tutta l'Eurasia eccetto l'Asia orientale e l'Asia sudorientale. R1 (M173) si trova predominantemente in gruppi nordamericani come gli Ojibwe (79%), i Chipewyan (62%), i Seminole (50%), i Cherokee (47%), i Dogrib (40%) e i Tohono O'odham (Papago) (38%).

Nel 2014, fu sequenziato il DNA autosomico di un neonato di 12.500 anni proveniente dal Montana. Il DNA fu preso da uno scheletro designato Anzick-1, trovato in stretta associazione con parecchi manufatti di Clovis. I confronti mostrano forte affinità con il DNA proveniente da siti siberiani, e il rapporto affermava che "In accordo con i precedenti studi archeologici e genetici la nostra analisi del fenoma confuta la possibilità che Clovis si sia originata attraverso una migrazione europea (solutreana) nelle Americhe." Il DNA mostrava forti affinità con tutte le popolazioni native americane, il che indicava che tutte loro derivano da un'antica popolazione che viveva nella o vicino alla Siberia, la popolazione Mal'ta del Paleolitico Superiore. L'aplogruppo Y Anzick-1 è Q.

Un rapporto del 2015 rivalutò le prove del DNA. Affermando la possibilità che possano essere scoperte prove che sostengono una migrazione transatlantica, lo studio asserisce che "lo X2a non è stato trovato in alcuna parte dell'Eurasia, e la filogeografia non ci dà una ragione convincente per pensare che sia più probabile venire dall'Europa che dalla Siberia. Inoltre, l'analisi del genoma completo dell'uomo di Kennewick, che appartiene al lignaggio più basale dello X2a identificato finora, non dà nessuna indicazione di un'ascendenza europea recente e sposta la localizzazione del ramo più profondo dello X2a alla Costa Occidentale, coerentemente con l'appartenenza dello X2a alla stessa popolazione ancestrale degli altri aplogruppi mitocondriali fondatori. Né alcuno studio ad alta risoluzione dei dati a livello del genoma provenienti dalle popolazioni native americane ha fornito una qualsiasi prova di un'ascendenza europea pleistocenica o di un flusso di geni transatlantico".

Contestazioni L'ipotesi solutreana è contestata per i grandi divari temporali tra l'era di Clovis e quella solutreana, per la mancanza di prove di viaggi per mare solutreani, per la mancanza di specifiche caratteristiche e utensili solutreani nella tecnologia di Clovis, per le difficoltà della rotta e per altre questioni.

Arthur J. Jelinek, un antropologo che aveva rilevato somiglianze tra lo stile solutreano e quello di Clovis in uno studio del 1971, osservò che la grande separazione geografica e temporale delle due culture rendeva improbabile un collegamento diretto, dal momento che le date dei siti transitori proposti e il periodo solutreano in Europa si sovrappongono solo agli estremi. Egli sostenne anche che l'attraversamento dell'Atlantico con i mezzi disponibili all'epoca sarebbe stato difficile, se non impossibile. L'opinione è condivisa da Lawrence G. Straus, che scrisse che "non vi sono rappresentazioni di barche e nessuna prova di sorta né di viaggi per mare né della capacità di sostentarsi principalmente o esclusivamente con l'oceano durante il Solutreano". Straus portò alla luce manufatti solutreani lungo quella che è ora una linea costiera in Cantabria, che era in qualche modo nell'entroterra durante l'epoca solutreana. Egli trovò conchiglie e pesci di estuario presso i siti, ma nessuna prova che fossero state sfruttate risorse in alto mare. I fautori dell'ipotesi affermano che le linee costiere storiche dell'Europa occidentale e del Nord America orientale durante l'ultimo massimo glaciale sono ora sott'acqua e, così, le prove di viaggi per mare dell'era solutreana possono essere state cancellate o sommerse.