Cesino (pronunzia: tʃɛːzino; Çexìn in ligure) è un borgo collinare della città di Genova, di antichissima origine, compreso nell'unità urbanistica di Pontedecimo del Municipio V Valpolcevera. Il centro storico sorge lungo l'antica Via consolare Postumia, principale arteria di comunicazione fra Genova e la Val Padana durante il periodo romano e medioevale; una posizione strategica che ne ha influenzato gli eventi storici e lo sviluppo. Località di villeggiatura di famiglie aristocratiche genovesi, presto seguite dall'alta e media borghesia mercantile, Cesino presenta architetture barocche, ville storiche e villini suburbani di pregevole fattura, affiancate ad abitazioni rurali a testimonianza dell'antica vocazione agreste, in un ben conservato contesto ambientale e paesistico.
Origine del nome Il nome di Cesino ("Sexino") è citato per la prima volta in un documento notarile del 1047. Il toponimo potrebbe derivare dal termine ligure çêxin ('piccolo ciliegio'), a testimonianza di antica vocazione agricola per la frutticoltura. Oppure, secondo un'interpretazione alternativa, potrebbe derivare dalla voce latina caedere ('tagliare'), ad indicare il taglio di alberi necessario a creare la radura ove sorse il paese.
Geografia fisica Il borgo è situato nell'alta Val Polcevera al confine nord del Comune di Genova, a circa , tra le valli dei torrenti Riccò e Gioventina (affluente del Verde), tutti affluenti del torrente Polcevera. Il territorio del borgo confina a sud con il quartiere genovese di Pontedecimo, a nord con il Comune di Mignanego, a ovest con il Comune di Campomorone, a sud-ovest con il Comune di Ceranesi. L'unica vetta del territorio è il monte Passese (), al confine con il Comune di Mignanego, sul crinale che sale al Passo della Bocchetta.
Storia Epoca pre-romana e romana In epoca pre-romana, il territorio dove ora sorge Cesino era abitato dai Viturii Langenses, una popolazione ligure dedita all'agricoltura che abitava tra le valli del torrente Verde e del torrente Riccò.
Nel II secolo a.C., mentre Roma stava consolidando il suo potere sull'entroterra genovese, sorse una disputa riguardo all'uso dei terreni comuni fra i Viturii Langenses e i Genuates, altra popolazione ligure che abitava la valle del Polcevera. La disputa fu presentata in arbitrato al Senato Romano, la cui sentenza fu emessa il 13 dicembre dell'anno 117 a.C. e incisa sulla Tavola Bronzea di Polcevera, dividendo le terre fra le due popolazioni in cambio di un tributo da versare a Roma.
Nel 148 a.C. veniva ultimata la via consolare Postumia, per volontà del console Spurio Postumio Albino Magno, al fine di congiungere per via di terra i due principali porti romani dell’Italia settentrionale: Genova e Aquileia. La via Postumia, attraversato il Pons ad decimum miliarium, cioè il ponte sul torrente Riccò al decimo miglio da Genova nell'odierna Pontedecimo, attraversava l'attuale centro storico di Cesino e risaliva la dorsale collinare fino al monte Passese e all'abitato dei Viturii Langenses, oggi Langasco, per poi raggiungere i valichi appenninici.
Dalla Tavola Bronzea e da altre testimonianze risulta che i Viturii Langenses adorassero gli Dei Mani e che anche in Cesino vi fosse un tempio, probabilmente nel luogo dove oggi sorge la chiesa attuale.
Gli albori del Cristianesimo Nel IV secolo d.C., si ha notizia di una prima chiesa in Cesino, la quale dipendeva direttamente dal vescovo e inizialmente non aveva un sacerdote stabile: secondo la prassi del tempo, infatti, i fedeli si riunivano intorno al vescovo in una o nell'altra chiesa, oppure il vescovo inviava un sacerdote in circostanze particolari.
L'esistenza di una chiesa in epoca tardo-romana sembra essere testimoniata anche dal fatto che fu dedicata a Sant'Antonino di Piacenza, un soldato romano della Legione Tebea morto martire a Travo nel 303 d.C. durante la persecuzione di Diocleziano, che la tradizione indica come evangelizzatore dei Viturii Langenses durante un suo passaggio lungo la via Postumia.
Fra i primi evangelizzatori, la tradizione indica anche i santi vescovi Siro di Genova (... - 381) e Evenzio di Pavia (381-397). Sono inoltre documentati il passaggio sulla via Postumia di San Martino di Tours nel 360 d.C. e di Sant'Agostino d'Ippona con la madre Santa Monica durante il loro viaggio a Milano nel 387 d.C.
L'Alto Medioevo Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 d.C. e le invasioni barbariche, l'alta Val Polcevera fu soggetta ad un calo demografico e al probabile spopolamento di molti insediamenti rurali, anche se è documentata la continuità del transito lungo i principali percorsi viari. Nel 641 d.C., durante la discesa dei Longobardi sulla Liguria, il re longobardo Rotari passo' da Cesino distruggendo o danneggiando il ponte romano sul Riccò. La Val Polcevera entrò così a far parte del Regno Longobardo fino alla conquista da parte di Carlo Magno avvenuta alla fine dell'VIII secolo.
A partire dal X secolo, quando Genova passò sotto il Sacro Romano Impero, iniziò il ripopolamento dell'entroterra genovese, testimoniato anche da atti notarili che fanno riferimento ad estese colture di vigna e frutticultura.
Nell'anno 966, il vescovo Teudolfo di Genova concesse la rinnovazione di un feudo a favore della chiesa di Cesino su richiesta dei fratelli Leone, Martino e Venerio, affinché un sacerdote vi potesse vivere stabilmente. Dato che il feudo era preesistente, istituito secondo le fonti da tale Giovanni Lavandario alcuni secoli prima, gli storici presumono che la chiesa di Cesino fosse parrocchiale da tempo e che il borgo sia rimasto popolato durante l'Alto Medioevo.
Il Basso Medioevo
All'inizio del Basso Medioevo, da un atto notarile dell'anno 1003, risulta che i confini di Cesino si estendessero fino al ponte romano posto alla confluenza dei torrenti Verde e Riccò, una zona allora ricoperta da prati irrigui e vegetazione igrofila a quel tempo disabitata, che a seguito dell'urbanizione sette-ottocentesca oggi si trova nel centro cittadino di Pontedecimo. Poco distante sorgeva il Castello di Pontedecimo, allora situato nel territorio di Cesino, che da tempo immemorabile vegliava sul passaggio di coloro che, percorrendo la via Postumia, passavano il torrente Riccò sul ponte romano.
Il nome di Cesino ("Sexino") è citato per la prima volta in un documento notarile del 1047, il quale riporta anche i nomi di località ancora oggi esistenti (Ciunchi, Fontane, Passese). Nel 1143, la chiesa di Sant'Antonino Martire in Cesino fu inserita nell'elenco delle decime dell'Arcidiocesi di Genova e, nel 1158, un atto notarile fa menzione del primo parroco, prete Oberto.
Nel 1191, l'imperatore Enrico VI di Svevia, percorrendo la via Postumia sostò a Cesino e, ospite del Castello di Pontedecimo, emise un documento ufficiale riguardante i Savonesi.
Il Trecento e il Quattrocento: i Dogi della famiglia Guarco Intorno 1096, Genova iniziò a rendersi autonoma dal Sacro Romano Impero come libero Comune, poi come repubblica marinara. Dal 1339 fino all'estinzione dello stato nel 1797, la massima carica della Repubblica di Genova fu il Doge, originariamente eletto con carica perpetua e, dopo il 1528, eletto con carica biennale fra gli esponenti delle più influenti famiglie nobili, divise tra loro in una fazione guelfa e una fazione ghibellina.
Una delle famiglie più influenti, la famiglia Guarco, proveniente da Parodi Ligure, si trasferì a Cesino nel XII secolo, costruendovi un vasto patrimonio immobiliare e commerciale. I Guarco utilizzarono la posizione strategica di Cesino sulla più importante arteria di collegamento con la Pianura Padana e il controllo delle risorse economiche locali quali solide basi per esercitare un crescente potere politico un periodo di grande instabilita politica e sociale. I possedimenti dei Guarco si estendevano dal borgo di Cesino, in posizione elevata e facilmente difendibile, fino al torrente Verde e al torrente Riccò, di cui sfruttarono le acque per costruire una fiorente attività di ferriere e mulini che permise loro una rapida ascesa nella politica della Repubblica in seno alla fazione ghibellina, alleati dei Montaldo e dei Boccanegra, in opposizione ai Fregoso e agli Adorno.
Nicolò Guarco (Cesino, 1325 – Lerici, 1385) nacque a Cesino intorno al 1325 da Montanaro Guarco e divenne l'ottavo Doge della Repubblica dal 1378 al 1383. Dal matrimonio con Linò Onza ebbe vari figli, tra i quali si ricordano il Doge Antonio Guarco (Cesino, 1360 – Pavia, 1405), ventesimo Doge nel 1394, e il Doge Isnardo Guarco (Cesino, 1380–Genova, 1458), venticinquesimo Doge nel 1436. A suggellare l'influenza della famiglia, la figlia Benedetta Guarco sposò Battista, figlio del primo Doge della Repubblica Simon Boccanegra.
Isnardo Guarco, nominato nel 1429 capitano delle podestarie di Voltri, Polcevera e Bisagno, pose il proprio quartier generale a Cesino, dove chiamò a raccolta i suoi partigiani e, unite le forze con quelle del duca di Milano Filippo Maria Visconti con cui si era alleato, sconfisse il doge Barnaba Adorno. In quell'occasione, il Visconti gli concesse il marchesato di Godiasco e lo nominò podestà di Milano, dove rimase per sei anni. In seguito alla ribellione di Genova al dominio visconteo nel 1435, i Genovesi lo richiamarono a Genova offrendogli la carica di Doge nel 1436, nella speranza che ciò avrebbe facilitato un accordo con i Visconti. Presto, tuttavia, fu costretto all'esilio dalla fazione avversa e ritornò a Milano. Nel 1445 rientrò a Genova cercando di riprendere il potere con l'ausilio degli alleati e dei suoi fedeli partigiani dell'alta Val Polcevera, ma fu messo definitivamente in fuga da Carrozzo Spinola, alleato del Doge Raffaele Adorno.
Il Cinquecento e il Seicento
All'inizio dell'Età Moderna, dal 1499 al 1528, la Repubblica di Genova si trovava sotto l'occupazione francese, in una situazione politica ed economica precaria. Nel 1528, tuttavia, l'ammiraglio Andrea Doria si alleò con l'imperatore Carlo V per ristabilire l'indipendenza di Genova, aprendo nuove prospettive economiche e politiche: molte famiglie aristocratiche genovesi accumularono fortune enormi facendo affari con l'impero asburgico, che allora estendeva il suo dominio sulla Spagna, parte dell'Italia e sul Sacro Romano Impero Germanico. Genova entrava nel Rinascimento, il cosiddetto 'secolo dei genovesi'. La ricchezza accumulata e l'incremento demografico portarono ad un aumento della domanda di beni e servizi, incentivando la produzione agricola e lo sviluppo urbano anche in Val Polcevera. Alcuni contadini iniziarono a godere del benessere portato da una certa di mobilità sociale, mentre i nobili si dedicarono ad abbellire le proprie dimore e a costruirne di nuove. Si diffuse anche la pratica del mecenatismo: le famiglie più abbienti iniziarono a riedificare le chiese e ad impreziosirle con sontuose cappelle.
Nel XVI secolo, la costruzione della nuova strada alternativa alla via Postumia per un più agevole attraversamento degli Appennini, da un lato riduceva la millenaria posizione strategica del borgo; dall'altro il minore traffico veicolare avrebbe permesso di ampliare la chiesa di Cesino e favorito gli insediamenti abitativi in una fiorente economia di villa. Il nuovo tracciato, infatti, inaugurato nel 1585 e oggi ancora esistente come strada provinciale 5 della Bocchetta, passava poco più a valle del borgo di Cesino e toccava il paese di Campomorone, prima di intraprendere la salita degli Appennini per attraversarli al Passo della Bocchetta. Ciononostante, la cartografia secentesca riporta Cesino ("Segino") ancora in posizione prominente.