Dal 1932 al 1945 il comune ha assunto la denominazione di Comunanza del Littorio. Il paese è il terzo polo industriale della provincia di Ascoli Piceno.

Geografia Territorio

Il territorio comunale si colloca nel circondario dei monti Sibillini, a ridosso dell'appennino umbro-marchigiano, ed è attraversato dal fiume Aso.

Esso ha una superficie di 54,4 km², e confina con il Comune di Amandola (FM) a nord-ovest, con il Comune di Montefalcone Appennino (FM) a nord, con il Comune di Force (AP) a nord-est, con il Comune di Palmiano (AP) a est, con il Comune di Roccafluvione (AP) a sud-est, con il Comune di Montegallo (AP) a sud, con il Comune di Montemonaco (AP) a sud-ovest, ed infine con il Comune di Montefortino (FM) a ovest.

Il capoluogo è situato a 448 metri di altitudine s.l.m., e sorge lungo la valle dell'Aso, che divide il centro storico (posto sulla sponda destra) dall'area urbana di costruzione più recente (posta sulla sponda sinistra).

Il territorio comunale è prevalentemente collinare nella porzione settentrionale e centro-settentrionale, mentre diviene montuoso nella parte centro-meridionale e meridionale, con l'approssimarsi ai monti Sibillini. Di conseguenza, la porzione collinare è utilizzata prevalentemente per le coltivazioni agricole, mentre la porzione montuosa risulta coperta da boschi e pascoli.

La valle formata dal fiume Aso è sostanzialmente pianeggiante e, pur non superando la larghezza massima di 1,5 km, ha permesso l'edificazione del nucleo storico del capoluogo, le coltivazioni agricole e l'impiantamento di numerose imprese industriali. La presenza del fiume ha consentito inoltre la costruzione della diga di Villa Pera ad est del capoluogo (opera che ha formato il lago di Belloca), nonché della diga di Gerosa a sud-ovest del capoluogo: quest'ultima opera ha formato il lago di Gerosa.

Essendo situato a ridosso dell'appennino umbro-marchigiano, il territorio comunanzese è stato frequentemente sconvolto da terremoti, anche molto forti. Tra il 100 a.C. ed il 99 a.C. l'antica città di Novana (l'attuale Comunanza) venne con ogni probabilità colpita da due eventi sismici che interessarono in successione, rispettivamente, il Piceno centrale (5,86 MW) e la città di Norcia (5,57 MW). Tre secoli dopo la fondazione dell'attuale nucleo abitativo di Comunanza (1294), essa venne sconvolta dal sisma del 7 Ottobre 1639, caratterizzato da una magnitudo momento di 6,26 MW, con epicentro situato tra Amatrice ed Arquata del Tronto (evento molto simile al più recente terremoto del 24 Agosto 2016). Nel XVIII secolo Comunanza e l'intero circondario dei monti Sibillini dovettero patire le conseguenze del Grande Terremoto del 1703, che colpì in sequenza Norcia e Cascia il 14 Gennaio (6,81 MW) e l'alta valle del fiume abruzzese Aterno il 2 Febbraio (6,65 MW). Il XVIII secolo si chiuse col sisma del 28 Luglio 1799, caratterizzato da magnitudo momento di 6,18 MW ed epicentro situato nei pressi di Camerino, nel maceratese. Nel XIX secolo un nuovo terremoto colpì il territorio dei monti Sibillini, precisamente il 22 Agosto 1859, con una scossa caratterizzata da magnitudo momento di 5,70 MW ed epicentro nei pressi di Norcia. Il 12 Marzo 1873 si verificò un sisma di magnitudo momento pari a 5,88 MW, con epicentro nei pressi di San Ginesio, nel maceratese: ingenti furono i danni, ma fortunatamente non si registrarono vittime. Nel XX secolo, Comunanza subì gravi danni per effetto del terremoto che colpì le città ascolane di Offida e Castignano il 3 Ottobre 1943, caratterizzato da una magnitudo momento di 5,67 ± 0,08 MW. L'8 Agosto 1951 un sisma di magnitudo momento di 5,28 ± 0,06 MW colpì il circondario dei monti della Laga e provocò effetti anche nel territorio comunanzese. Il 26 Novembre 1972 Comunanza è stata sconvolta dal terremoto delle Marche meridionali, caratterizzato da una magnitudo momento di 5,48 ± 0,11 MW e da un'intensità di VIII grado Mercalli (MCS). L'epicentro è stato individuato al confine tra i Comuni di Comunanza e Montefalcone Appennino, con ipocentro localizzato ad 1 km di profondità. Il sisma ha cagionato danni ad edifici, ma non ha provocato vittime. Nel XXI secolo, Comunanza è stata colpita dal terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017, il quale, pur avendo provocato danni anche gravi, fortunatamente non ha fatto registrare vittime nel territorio comunale.

Clima Il clima locale è di tipo appenninico, caratterizzato da inverni rigidi e freddi, con frequenti nevicate, e da estati calde. Umidità considerevole nella valle del fiume Aso, soprattutto nei mesi autunnali ed invernali.

Storia Età antica Le scoperte archeologiche dei secoli XX e XXI hanno evidenziato come il territorio comunanzese risultasse abitato, fin dall'antichità, dai Piceni e dai Romani, dopo la vittoria conseguita da questi ultimi nella guerra picentina (267 a.C.).

Per lungo tempo si è creduto che l'odierna Comunanza potesse essere identificata con l'antico abitato di Interamnia Poletina (o Pollentina) Piceni (o Picena), di fondazione picena e successivamente conquistato dai Romani. A partire dagli anni '10 del XXI secolo questa ricostruzione è stata messa in discussione da nuove scoperte archeologiche, alla luce delle quali l'antica Interamnia Poletina (o Pollentina) Piceni (o Picena) sarebbe identificabile con un abitato posto nell'attuale territorio comunale di Amandola.

Le campagne di ricerca condotte dall'Università di Pisa tra il 2014 ed il 2015 hanno comunque rilevato che, nell'area oggi occupata da Comunanza posta sulla sponda sinistra del fiume Aso, sorgeva l'antica ed importante città di Novana.

Il popolamento del circondario dei monti Sibillini in età picena è comprovato dal rinvenimento, a Comunanza e in Amandola, di reperti particolarmente significativi (fibulae, spilloni, armi), i quali denotano «il ruolo fondamentale che le élite locali detenevano nel controllo delle strutture economiche e nella gestione delle attività produttive».

Le ricerche svolte dall'Università di Pisa nel 2014 e nel 2015 hanno inoltre permesso l'individuazione di piccoli insediamenti rurali (capanne o case), grazie a resti di materiali edilizi o di antichi manufatti.

Il processo di "romanizzazione" dell'attuale territorio di Comunanza e di Amandola sarebbe stato molto marcato dopo la fine della guerra picentina (267 a.C.). Molti siti piceni, infatti, hanno restituito materiali di fattura tipicamente romana. Inoltre, al termine del conflitto, una parte della popolazione picena autoctona sarebbe stata deportata dai Romani nell'odierna area dellAgro Picentino, una zona dell'Italia meridionale posta al confine tra le attuali Regioni della Campania e della Basilicata.

Nel 232 a.C., per effetto della Lex Flaminia de agro Gallico et Piceno viritim dividundo, il territorio di Novana fu sottoposto a centuriazione. Una parte di esso divenne quindi parte dell'ager publicus, il resto fu assegnato in proprietà individuale ai cives (cioè viritim adsignatus). In questo modo, i Romani avrebbero innescato un fitto popolamento rurale della zona, mediante la costituzione di piccole fattorie, databili a partire dalla fine del III secolo a.C., ubicate in una griglia centuriale di 20 × 20 actus, póste agli angoli delle centuriae e presso gli assi principali e i limites intercisivi.

Questo territorio si avvaleva, come polo di aggregazione amministrativa, economica e sociale, di Novana, centro abitato identificabile con l'attuale Comunanza, posizionato lungo i principali assi stradali dell'epoca: da una parte, lungo l'asse nord-sud, la Via Salaria Gallica (strada romana che collegava Asculum ad Urbs Salvia); dall'altra, lungo l'asse ovest-est, la via della val d'Aso, che collegava i monti Sibillini (Tetrica o Tetricus Mons) al mare Adriatico.

Invero, nell'area urbana di Comunanza e nel territorio comunale sono stati rinvenuti significativi resti di età romana, a partire dagli stabilimenti termali, riportati alla luce e muniti di una copertura protettiva nel 2019. Sono stati altresì individuati una fornace romana in frazione Colle Terme, una necropoli romana in frazione Santa Maria, resti di manufatti in ceramica, nonché resti di mura in opus caementicium, una cornice di tempio ed un frammento di edicola in calcare nel centro storico. Nella frazione Gerosa è situato un ponte di epoca romana a schiena d'asino, che unisce le due sponde del fiume Aso lungo il tracciato dell'antica Via Salaria Gallica.

Novana assunse dapprima la dignità di forum, venne quindi elevata a praefectura ed infine a municipium, vale a dire il principale centro amministrativo dellAger Novanensis, inserito nella Regio V Picenum dell'Italia romana.

L'Ager Novanensis appariva delimitato a nord dal corso del fiume Tennacola, a nord-est dal fiume Tenna, a sud-est dal fosso dell'Inferno (che attualmente separa i territori di Montefalcone Appennino e di Santa Vittoria in Matenano), infine a sud dal fiume Aso e ad ovest dai monti Sibillini (Tetrica o Tetricus Mons). Il territorio novanense comprendeva quindi aree oggi appartenenti ai Comuni di Comunanza, Amandola, Montefalcone Appennino, Montefortino, Montemonaco, Monte San Martino, Sarnano e Smerillo.

Materiali e manufatti di importazione sono stati rinvenuti soltanto negli insediamenti maggiori dellAger Novanensis (in primis la stessa Novana e l'abitato di Cisiana, nell'attuale territorio amandolese), e non nelle fattorie situate nelle campagne. Da questo fatto si può dedurre che l'economia locale fosse rivolta soprattutto alla sussistenza, presumibilmente basata su attività agricole di non alta produttività, integrate con quelle silvo-pastorali.

Il municipium di Novana viene citato dall'autore latino Plinio il Vecchio nell'opera Naturalis Historia, XIX, 110-111 (risalente al 77-78 d.C.):

Successivamente alla citazione di Plinio il Vecchio, il municipium di Novana non risulta ricordato in nessuna ulteriore fonte letteraria od epigrafica. Pertanto Novana e gli insediamenti rurali situati nellAger Novanensis dovettero subìre una decadenza a partire dal II secolo d.C. Questa sarebbe stata determinata da un mutamento strutturale nell'utilizzo della terra, caratterizzato dalla progressiva riconversione d'uso dei terreni da coltivi a pascoli (soprattutto quelli compresi nell'ager publicus e non assegnati ai privati), con conseguente crisi nel popolamento rurale e corrispondente perdita di importanza del centro amministrativo di Novana

Medioevo Le ultime vestigia di Novana e dellAger Novanensis dovettero con ogni probabilità subìre una grave decadenza in seguito al crollo dell'Impero romano d'Occidente ed alle invasioni barbariche.

L'antica Novana, probabilmente quasi del tutto abbandonata, dovette perciò piegarsi all'invasione degli Ostrogoti (489), alla riconquista bizantina (553) ed infine alla nuova occupazione barbarica dell'Italia operata dai Longobardi (guidati dal re Alboino) a partire dal 568. L'antico Ager Novanensis fu incorporato nel Ducato di Spoleto, facente capo al Regno longobardo.

Documenti dei secoli IX, X ed XI testimoniano che i resti di Novana e dellAger Novanensis dovettero appartenere ai monaci benedettini farfensi, i quali, fuggendo da Farfa in Sabina per sfuggire alle incursioni dei Saraceni, si stabilirono nell'antico Piceno fondando l'odierna città di Santa Vittoria in Matenano. Nell'odierna frazione di Santa Maria sorgevano edifici religiosi facenti capo proprio ai monaci farfensi: in particolare le chiese di Santa Maria de Teràmo (cioè l'odierna chiesa di Santa Maria a Terme), San Biagio de Teràmo e San Michele de Teràmo, queste ultime successivamente cadute in rovina o probabilmente distrutte. La denominazione "de Teràmo" fa riferimento alle antiche terme romane (thermae) presenti nella città di Novana.