Il Governo Văcăroiu è stato il quarto governo della Romania post-comunista, l'unico della II legislatura. Fu guidato dal primo ministro Nicolae Văcăroiu.
Cronologia del mandato Nomina In seguito alla rivoluzione romena del 1989 la guida delle istituzioni fu assunta da un gruppo di potere composto essenzialmente da ex membri del Partito Comunista Rumeno (PCR) costituitosi intorno a Ion Iliescu. Nel 1990 questi fu eletto presidente della repubblica, mentre il suo partito, il Fronte di Salvezza Nazionale (FSN), gestì il governo nei successivi due anni. Nel 1992 la corrente conservatrice del FSN facente capo a Iliescu formò un nuovo partito, il Fronte Democratico di Salvezza Nazionale (FDSN), che vinse le elezioni parlamentari del 1992 con il 28% dei voti. La riconferma di Iliescu a capo di Stato fu decretata dal ballottaggio delle elezioni presidenziali dell'11 ottobre 1992, mentre la definizione di una maggioranza parlamentare netta da parte del FDSN fu un processo più complicato.
Il presidente della Romania invitò a colloquio per la formazione di un governo di grande coalizione anche il maggior oppositore del FDSN, il gruppo di centro-destra della Convenzione Democratica Romena, ma in mancanza di obiettivi condivisi l'alleanza fu impossibile.. Iliescu, quindi, optò per un primo ministro tecnico, Nicolae Văcăroiu, ex funzionario del comitato statale per la pianificazione ed ex membro del PCR, promotore di un mite riformismo e di una politica di dirigismo in campo economico.. La scelta di Văcăroiu come premier rispecchiava il desiderio del capo di Stato di riconoscere al governo le prerogative riguardanti la gestione dell'amministrazione del paese, mentre le strategie politiche sarebbero appartenute alla presidenza della repubblica.
Il governo Văcăroiu fu investito dal parlamento il 19 novembre 1992 (260 voti pro e 203 contro) con i voti favorevoli, oltre che del FDSN, anche delle forze nazionaliste del Partito dell'Unità Nazionale Romena (PUNR), del Partito Grande Romania (PRM) e del Partito Socialista del Lavoro (PSM), che insieme disponevano del 12% dei seggi., che garantirono il proprio supporto esterno senza partecipare all'esecutivo.. Sebbene non ufficialmente affiliato al FDSN, anche il Partito Democratico Agrario di Romania (PDAR), rappresentato solo al senato, fornì in diverse occasioni il proprio appoggio parlamentare al nuovo esecutivo.
Nel luglio 1993 il FDSN assorbì altre formazioni minori e assunse il nome di Partito della Democrazia Sociale di Romania (PDSR).
Prime riforme e apertura all'occidente Il 13 novembre 1992, prima ancora dell'insediamento, il premier designato presentò al parlamento una bozza del programma di governo, che prevedeva l'attraversamento in condizioni normali dell'inverno 1993, lo stop al declino della produzione industriale nella seconda metà del 1993 e la sua crescita nel 1994.. Il 4 marzo 1993 Văcăroiu illustrò alle camere la «Strategia di riforma economico-sociale», che approfondiva gli argomenti del programma di governo. Il documento si concentrava sul rafforzamento delle misure di protezione sociale, sulla stabilizzazione e sulla ristrutturazione dell'economia e sulle riforme sociali e amministrative. Secondo le previsioni del governo nel 1993 si prospettava una continua decrescita del tenore di vita degli abitanti e un'inflazione sul 70%, parametri che sarebbero migliorati solamente nel 1994, insieme alla ripresa della produzione industriale. In base al programma fino al 1994 sarebbe stato privatizzato il 5-6% delle aziende di proprietà dello Stato, pari a circa 2.500 piccole e medie imprese..
Ereditando il compito di trasformare il paese in una democrazia capitalista, nel 1993 il governo emanò le sue prime misure di consolidamento fiscale. Il 1º luglio 1993 fu introdotta l'imposta sul valore aggiunto, mentre i prezzi della maggior parte dei beni di consumo per la popolazione furono liberalizzati, con la totale rimozione del calmiere di retaggio socialista. Per il proprio finanziamento lo Stato si rivolse soprattutto agli organismi internazionali, tra i quali la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale.. Furono realizzate principalmente politiche di ampio interventismo, oltre alla svalutazione della moneta nazionale, il leu, mentre il programma di destatalizzazione delle società di proprietà pubblica, varato nel 1991 dal governo Roman, non fu intensamente sostenuto, con il risultato di ritardare il processo di privatizzazione. Iliescu e Văcăroiu, infatti, preferirono mantenere la grande industria e il settore bancario sotto il controllo statale, pur in perdita, temendo le potenziali ricadute sociali e occupazionali che una netta politica di privatizzazione avrebbe generato.. La formazione di una piccola imprenditoria fu favorita soprattutto da politiche fiscali leggere e dalla garanzia del credito da parte dello Stato.
Tra il 1993 e il 1994 sul piano delle relazioni estere il governo riuscì a conseguire diversi successi per l'allineamento diplomatico ai paesi occidentali. Il 1º febbraio 1993 fu firmato l'accordo di associazione alla Comunità economica europea e nel settembre 1993 ottenne l'ammissione come membro titolare del Consiglio d'Europa, a condizione di rispettare determinati punti riguardanti i diritti umani. Nel gennaio 1994 il ministro degli esteri Teodor Meleșcanu firmò l'accordo quadro per la partecipazione della Romania al programma Partenariato per la pace della NATO. Nel 1995 fu predisposto il piano per l'adesione all'Unione europea....
Critiche di opposizione e opinione pubblica Pur riuscendo in un primo momento a contrarre la crisi economica, realizzando i propri obiettivi a breve termine, il governo si scontrò con la realtà sociale del paese, che vedeva intensificarsi il numero e l'intensità degli scioperi, coincidenti con il consolidamento delle associazioni sindacali e con il generale peggioramento delle condizioni di vita della popolazione. A tal proposito tra il 5 e il 6 maggio 1993 fu organizzato il primo sciopero generale dal 1989..
Gli sforzi del governo in tema di riforma economica, ritenuta troppo lenta e conservativa, furono accolti negativamente dall'opposizione e dalle istituzioni finanziarie internazionali... Il discorso politico del PDSR, infatti, si richiamava ad appelli populisti facenti riferimento alla necessità della riforma dell'economia, mentre la pratica politica si basava sull'attendismo e sulla volontà di non disancorarsi eccessivamente dal modello socialista di protezione sociale.
Tra i problemi principali del mandato di Văcăroiu vi fu quello della corruzione dilagante, che secondo la stampa coinvolgeva persino i membri del suo gabinetto.. La tolleranza nei confronti di tali sistemi, l'esplosione del clientelismo, che favorì la nascita di un'oligarchia economica legata al potere politico, e il permissivismo mostrato verso schemi finanziari piramidali diedero la percezione di un governo corrotto, che a lungo termine ebbe effetti negativi sulla popolarità del PDSR...
Le azioni del governo furono alacremente criticate dall'opposizione, che nei primi due anni di mandato presentò delle mozioni di sfiducia ad ogni sessione parlamentare (19 marzo 1993, 6 settembre 1993, 17 dicembre 1993 e 30 giugno 1994). Pur bocciate dal voto delle camere, queste sottolinearono la necessità del governo di rafforzare la propria posizione. A tal riguardo nel marzo 1994 fu realizzato un rimpasto che, però, fu ritenuto non sostanziale e più vicino alle ambizioni di Iliescu che non a quelle del primo ministro.
Dopo aver promulgato una legge sulla tassazione dei terreni agricoli, il 28 giugno 1994 il governo perse il sostegno politico del PDAR, che passò ufficialmente all'opposizione, accusando Văcăroiu di promuovere politiche fallimentari che non davano risposte alla povertà e all'incertezza del paese..
Il "quadrilatero rosso" La dipendenza del PDSR dal sostegno dei partiti nazionalisti si rese sempre più palese con l'emergere delle voci critiche. Il PUNR chiese di entrare nel governo e nel gennaio del 1994 i due partiti firmarono un protocollo di collaborazione, che fu reso pubblico nel mese di agosto, quando la formazione di Gheorghe Funar ottenne ufficialmente due ministeri (Valeriu Tabără all'agricoltura e Adrian Turicu alle comunicazioni). Già dal marzo 1994, tuttavia, facevano parte del governo anche Iosif Gavril Chiuzbaian (giustizia) e Aurel Novac (trasporti) che, pur membri del PUNR, avevano aderito al consiglio dei ministri in qualità di indipendenti, per placare i timori di Iliescu e del PDSR di dare una percezione negativa all'occidente per via del potenziale pericolo rappresentato dall'ufficializzazione di un'alleanza di governo con un partito nazionalista xenofobo.
Nel 1994 il PDSR cedette alla pressioni a causa dell'immediata necessità di far passare la legge sulla privatizzazione, considerata un passo fondamentale per la trasformazione dell'economia e per l'avvicinamento ai partner internazionali e che, in assenza di una formale coalizione di governo, il PUNR aveva minacciato di bocciare.. Dopo un lungo dibattito la legge sull'accelerazione della privatizzazione (Legge 55/1995), che completava l'analogo atto emanato nel 1991 dal governo Roman, fu approvata dal voto parlamentare del 21 marzo 1995 e trasferì ai cittadini rumeni tramite speciali coupon il 30% delle azioni detenute dal Fondo delle proprietà dello Stato (FPS)..
Il 25 gennaio 1995 fu firmato presso il Palazzo di Elisabetta di Bucarest un ulteriore accordo politico, che coinvolse il PDSR e tutti e tre i partiti nazionalisti PUNR, PRM e PSM. L'alleanza fu ribattezzata dai suoi detrattori "quadrilatero rosso", poiché presentava caratteri di stampo neocomunista. Il patto prevedeva il coordinamento delle politiche di governo e la realizzazione di decisioni consensuali. Una clausola voluta dal PRM contemplava la condanna di qualunque azione ritenuta anti-rumena. Pur senza entrare nella squadra di governo, nel quadro dell'accordo il PRM ottenne tre posizioni di segretario di Stato e un prefetto, mentre il PSM un prefetto.
L'alleanza non risolse le tensioni, né le rivendicazioni estremiste dei suoi contraenti. Il 19 ottobre 1995 il primo vicepresidente del PDSR Adrian Năstase annunciò la fine dell'intesa con il PRM per vie di alcuni attacchi personali e razziali contro Iliescu da parte del suo presidente Corneliu Vadim Tudor. Il PRM, per reazione, rincarò le accuse, chiedendo l'interdizione del partito filoungherese dell'Unione Democratica Magiara di Romania per presunte minacce all'unità del paese e ritirandosi dal governo il 10 novembre 1995.. Il 16 marzo 1996 lasciò la coalizione anche il PSM.
Fine del mandato