Le consacrazioni di Ecône furono le quattro ordinazioni episcopali conferite a Ecône, in Svizzera, il 30 giugno 1988 dall'arcivescovo cattolico Marcel Lefebvre e dal vescovo Antônio de Castro Mayer a quattro sacerdoti della Fraternità sacerdotale San Pio X: Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta. Le consacrazioni, conferite contro l'ordine esplicito di papa Giovanni Paolo II, rappresentarono una pietra miliare nella travagliata relazione di monsignor Lefebvre e della Fraternità sacerdotale San Pio X con la Santa Sede. La Congregazione per i vescovi emanò un decreto firmato dal cardinale prefetto Bernardin Gantin che dichiarava che monsignor Lefebvre aveva subito la scomunica latae sententiae consacrando i vescovi senza il consenso del papa.
Il 24 gennaio 2009 papa Benedetto XVI revocò le scomuniche ai quattro vescovi - Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta - consacrati dall'arcivescovo Lefebvre. Fellay, superiore generale della Fraternità sacerdotale San Pio X, rilasciò una dichiarazione in cui la Fraternità espresse la sua "filiale gratitudine al Santo Padre per questo gesto che, al di là della Fraternità sacerdotale di San Pio X, andrà a beneficio di tutta la Chiesa", e che "[la Fraternità] desidera essere sempre più in grado di aiutare il papa a rimediare alla crisi senza precedenti che attualmente scuote il mondo cattolico e che papa Giovanni Paolo II aveva designato come uno stato di silenziosa apostasia".
Le reazioni alla revoca delle scomuniche furono diverse. Molti cattolici tradizionalisti attribuirono la decisione all'intercessione della Beata Vergine Maria. Altri cattolici, specialmente quelli di posizione progressista, si dissero sorpresi del fatto che il papa avesse agito in modo così positivo verso vescovi che detengono tali posizioni reazionarie. L'inclusione del vescovo Richard Williamson nella misura fu particolarmente controversa perché alcune delle sue osservazioni - della quale la Santa Sede all'epoca non era a conoscenza - erano considerate una negazione dell'Olocausto. La revoca della sua scomunica generò problemi nelle relazioni tra cattolici ed ebrei culminati nell'interruzione dei legami con la Santa Sede del Gran Rabbinato d'Israele del 28 gennaio 2009 in segno di protesta.Israel's chief rabbinate severs ties with Vatican, 24 gennaio 2009.
Diritto canonico La critica delle consacrazioni di Ecône era incentrata sul fatto che erano state eseguite contro l'ordine esplicito dell'allora papa Giovanni Paolo II. Secondo il Codice di diritto canonico, la consacrazione di un vescovo richiede il permesso del papa,Canone 1013 del Codice di diritto canonico e (a meno che non sia stata concessa una dispensa papale) almeno tre vescovi come consacranti. La violazione della norma sul permesso del papa espressa nel canone 1013 ha comportato, dal 1951, la scomunica latae sententiae (automatica) riservata alla Sede Apostolica sia per il consacratore che per il destinatario della consacrazione. In questo caso non c'era solo un'assenza di permesso ma un vero e proprio divieto da parte del pontefice.
Monsignor Lefebvre e i suoi sostenitori affermarono che le circostanze in cui si svolsero le consacrazioni erano tali che nessuno degli ecclesiastici coinvolti era veramente scomunicato. Uno dei loro argomenti era che esisteva uno "stato di necessità" in cui le disposizioni ordinarie del diritto canonico potevano essere messe da parte. Lo stesso papa Giovanni Paolo II respinse tuttavia queste argomentazioni, affermando nella sua lettera apostolica Ecclesia Dei che "non c'è mai la necessità di ordinare vescovi contrari alla volontà del Romano Pontefice". La consacrazione di un vescovo senza approvazione papale era però già stata condannata da papa Pio XII dopo che l'istituzione da parte del governo cinese dell'Associazione patriottica cattolica cinese controllata dallo Stato. Papa Pio XII affermò che l'attività sacramentale dei vescovi illecitamente consacrati era "gravemente illecita, cioè criminale e sacrilega" e respinse la difesa della necessità avanzata da coloro che erano coinvolti.Enciclica Ad Apostolorum Principis)
Annuncio delle consacrazioni Negli anni '70 monsignor Lefebvre aveva dichiarato che non avrebbe consacrato dei vescovi per continuare il suo lavoro con la Fraternità sacerdotale San Pio X. Si presume che nel 1974, all'età di 69 anni, disse a un confidente che non poteva fare un simile passo "perché ciò significherebbe che farei ciò che fece Martin Lutero e perderei lo Spirito Santo".Thomas W. Case, The Society of St. Pius X Gets Sick, Fidelity, ottobre 1992. Recuperato da il 5 ottobre 2017.
Negli anni '80 la posizione di monsignor Lefebvre cambiò. Nel 1983, all'età di 78 anni, mentre era negli Stati Uniti, a quanto si dice, disse ai suoi sacerdoti americani di avere in prospettiva di consacrare dei vescovi. Di conseguenza i superiori che contestarono la sua proposta furono rimossi dai loro incarichi."Ma nel 1983 era negli Stati Uniti, sondando i suoi sacerdoti sulla possibilità di consacrare i vescovi, chiedendo a ciascuno a sua volta il suo punto di vista sull'argomento. I superiori della Frternità che avevano obiettato a ciò che lui e loro sapevano avrebbero essere un atto formalmente scismatico nel giro di un anno sono stati tutti rimossi dai loro incarichi e sono stati rimpiazzati da quei sacerdoti che avevano seguito l'idea." Thomas W. Case, The Society of St. Pius X Gets Sick, Fidelity, ottobre 1992. Recuperato da il 5 ottobre 2017. Tra il 1986 e il 1987 i seguaci della Fraternità del St. Mary's College, nel Kansas, dovettero partecipare a una serie di sedute di catechesi in cui furono preparati per le prossime consacrazioni e le loro ricadute.Lettere in risposta a "The Society of St. Pius X Gets Sick", Fidelity, dicembre 1992. Recuperato da il 5 ottobre 2017.
Il 29 giugno 1987, all'età di 82 anni, monsignor Lefebvre annunciò pubblicamente la sua intenzione di consacrare dei vescovi nella predica per una messa di ordinazione presbiterale a Ecône in cui dichiarò che "Roma è nelle tenebre, nell'oscurità dell'errore" e che "i vescovi di tutto il mondo stanno seguendo le false idee del Concilio con il loro ecumenismo e il loro liberalismo". Concluse dicendo: "Ecco perché è probabile che prima di rendere conto della mia vita al buon Dio, dovrò consacrare alcuni vescovi".Testo del sermone "Vescovi per salvare la Chiesa", Marcel Lefebvre, giugno 1987.
Discussioni con Roma
Monsignor Lefebvre e la Santa Sede si impegnarono nel dialogo e il 5 maggio 1988 monsignor Lefebvre e il cardinale Joseph Ratzinger firmarono il testo di un accordo destinato a porre fine alla disputa e aprirono la strada alla consacrazione di un successore di Lefebvre con il permesso del papa.Protocol of Agreement between the Holy See and the Priestly Society of Saint Pius X Traduzione in inglese dell'originale in francese Nella prima parte del documento, di stampo dottrinale, monsignor Lefebvre, a nome proprio e per conto della Fraternità sacerdotale San Pio X promise fedeltà alla Chiesa cattolica e al papa, accettò la dottrina contenuta nella sezione 25 della costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II Lumen gentium sul magistero della Chiesa, si impegnò a non avere un atteggiamento polemico nelle comunicazioni con la Santa Sede sugli aspetti problematici del Concilio Vaticano II, riconobbe la validità dei sacramenti rivisti e promise di rispettare la comune disciplina della Chiesa e la sua legge. La seconda parte del documento, di stampo legale, prevedeva che la Fraternità sacerdotale San Pio X sarebbe diventata una società di vita apostolica con alcune esenzioni, avrebbe avuto la facoltà di celebrare secondo gli antichi libri liturgici,Per il culto pubblico, la cura delle anime e l'attività apostolica sarebbe stata eretta una commissione speciale che includeva due membri della Fraternità sacerdotale San Pio X per risolvere i conflitti e che un sacerdote della Fraternità sarebbe stato consacrato vescovo.
Questo documento doveva però essere presentato al papa per la sua approvazione. Tuttavia, Lefebvre si rese subito conto che era stato travolto da una trappola. Il giorno dopo, dichiarò di essere stato obbligato in coscienza a procedere, con o senza l'approvazione papale, a ordinare un vescovo come suo successore il 30 giugno dello stesso anno.Ecco perché, tenendo conto della forte volontà delle attuali autorità romane di ridurre la Tradizione a nulla, di riunire il mondo allo spirito del Vaticano II e allo spirito di Assisi abbiamo preferito ritirarci e dire che non possiamo continuare. Non è stato possibile. Saremmo evidentemente sotto l'autorità del cardinale Ratzinger, presidente della Commissione romana, che ci avrebbe diretto; ci stavamo mettendo nelle sue mani, e di conseguenza mettendoci nelle mani di coloro che desiderano attirarci nello spirito del Concilio e nello spirito di Assisi. Questo semplicemente non era possibile. Omelia nella messa di ordinazione episcopale, Marcel Lefebvre, giugno 1988
Un ulteriore incontro si svolse a Roma il 24 maggio. A Lefebvre venne promesso nuovamente che il papa avrebbe nominato un vescovo tra i membri della Fraternità sacerdotale San Pio X, scelto secondo le normali procedure, e che la consacrazione avrebbe avuto luogo il 15 agosto, alla fine dell'anno mariano. In cambio, monsignor Lefebvre avrebbe dovuto chiedere la riconciliazione con il papa sulla base del protocollo del 5 maggio. Lefebvre tuttavia chiese per iscritto che la consacrazione di tre vescovi avvenisse il 30 giugno e che la maggioranza dei membri della commissione speciale dovessero appartenere alla Fraternità. Su istruzioni del papa, il cardinale Joseph Ratzinger il 30 maggio rispose a monsignor Lefebvre riguardo a queste richieste: "Per la questione della commissione, il cui scopo era quello di favorire la riconciliazione, di non prendere decisioni, il Santo Padre ha pensato che fosse meglio rispettare l'accordo che Lefebvre aveva firmato il 5 maggio". Sulla questione dell'ordinazione dei vescovi, il papa ribadì la sua disponibilità ad accelerare il consueto processo in modo da nominare un membro della Fraternità da consacrare il 15 agosto.Il testo completo di questa lettera e dell'intero scambio di corrispondenza dall'8 aprile al 19 giugno è disponibile nel sito della Fraternità DICI
Consacrazione di quattro vescovi
Il 3 giugno monsignor Lefebvre scrisse da Ecône affermando che intendeva procedere con le consacrazioni. Il 9 giugno il papa gli rispose con una lettera personale in cui lo invitava a non procedere con un disegno che "sarebbe visto come nient'altro che un atto scismatico, le cui conseguenze teologiche e canoniche sono note". Lefebvre non rispose e la lettera fu pubblicata il 16 giugno.
Il 17 giugno, il cardinale Bernardin Gantin, prefetto della Congregazione per i vescovi, inviò ai sacerdoti candidati all'ordinazione episcopale un formale avvertimento canonico secondo il quale sarebbero automaticamente incorsi nella pena della scomunica se fossero stati consacrati da monsignor Lefebvre senza il permesso del papa.
Il 29 giugno il cardinale Ratzinger inviò il seguente telegramma a monsignor Lefebvre:
Nonostante ciò, il 30 giugno monsignor Marcel Lefebvre consacrò vescovi quattro sacerdoti della Fraternità sacerdotale San Pio X: Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta. Coconsaratore fu monsignor Antônio de Castro Mayer, vescovo emerito di Campos.
Mons. Lefebvre nell'omelia delle consacrazioni episcopali affermò quanto segue:
Il principe Sisto Enrico di Borbone-Parma, considerato reggente di Spagna dalla maggior parte dei carlisti, era presente alla cerimonia di consacrazione e fu il primo a congratularsi pubblicamente con monsignor Lefebvre.
Scomunica