Brentino Belluno (Brentìn e Belùm in venetoLa Rena Domila.it https://www.larenadomila.it/storia/provincia-veronese.html) è un comune italiano sparso di abitanti della provincia di Verona in Veneto.

Prende il nome da due delle sue frazioni (Brentino e Belluno Veronese) ma la sede comunale si trova in una terza frazione, Rivalta.

Il comune è il risultato dell'accorpamento, avvenuto nel 1929, dei due comuni di Brentino e Belluno Veronese.

Geografia fisica Situato a a nord-ovest di Verona, comprende oltre a quelle sopra citate anche la frazione di Preabocco, a sud di Brentino. Il comune copre la parte meridionale della Vallagarina, dalla sponda occidentale del fiume Adige fino al Monte Baldo.

Confina a est con Dolcè, con cui condivide la Vallagarina veronese, a sud con Rivoli Veronese, a ovest con Caprino Veronese e Ferrara di Monte Baldo (da cui è separato tramite il Monte Corna), a nord con il Trentino-Alto Adige (provincia di Trento, comune di Avio).

Copre una superficie di circa e si trova ad un'altitudine, in media, di 137 m s.l.m.. Nei pressi della contrada di Pian di Festa, che si trova sul versante del monte Baldo a ovest di Rivalta, l'altitudine raggiunge i

Il comune è percorso nella sua lunghezza da due strade parallele, una carrabile e l'altra ferroviaria, che discendono dal Trentino verso Verona. L'attraversamento dell'Adige è garantito da un ponte carrabile che collega la frazione di Rivalta al comune di Dolcè.

Origini del nome Il nome può condividere il medesimo etimo dell'omonimo Belluno sul Piave. In particolare osserva G.B. PellegriniG.B. Pellegrini, Ricerche di Toponomastica Veneta, Padova, CLESP, 1987, p.212. che qualche attestazione antica come Βελοῦνον o Βελουνῶν (Tolomeo III, 1, 26-28), può alludere alla località veronese per quanto la documentazione sia abbastanza confusa. Altra ipotesi etimologica vede, invece, un'origine che parta da una base bel, ″splendente” di origine celtica, forse un antico composto Bel(o)-dunumAA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 2006, p. 82..

Quanto a Brentino, invece, viene connesso alle voci germaniche brenta o brento, ″vasca″, oppure a brunn o brunnen, ″fontana″, ″acqua che scorre″, per un terreno a forma di conca o per la presenza di sorgenti o specchi d'acquaD. Olivieri,Toponomastica Veneta, Firenze, Leo Olshki, 1961, p. 122.. Nelle tavole annesse alla Veronensis Agri Topographia del marchese Jacopo Dionisi (Verona 1758), insieme ad altri toponimi di epoca medievale dedotti da fonti scritte e fonti epigrafiche, compare il nome Bretinum in corrispondenza dell'odierna Brentino.

Curiosamente, anche il nome di Preabocco sembra derivare da un precedente "Petrabucco-Preambuco", che potrebbe indiziare l'antico sbocco (bucco) di acque risorgiveD. Olivieri, Toponomastica Veneta, Firenze, Leo Olshki, 1961, p. 94..

Storia

Il territorio del comune fu abitato sin dalla preistoria e fu particolarmente importante come transito fra la Valpadana e la Germania rispetto all'altra riva dell'Adige. Il motivo è spiegato dal bisogno di saltare la chiusa di Ceraino nei percorsi via terra, anticipando il percorso della romana Via Claudia Augusta.

Di età preistorica sono alcuni ritrovamenti sparsi tra le frazioni del comune. I più antichi risalgono al Paleolitico Medio, tra cui una grande pietra incisa trovata in una stalla nei pressi di Belluno (CIL, V, 4006)Ricerca Archivi e Pratiche per la Tutela Operativa Regionale.. A questi si aggiungono ulteriori rinvenimenti appartenenti a siti plurifase, come quello rinvenuto sul pianoro di Pian di Festa, che comprende una pozza di materiali litici con datazione compresa tra il Paleolitico Tardo (X millennio a.C.) e l'Età del Bronzo (III millennio a.C.).

Per quanto riguarda l'epoca protostorica (III millennio - II sec.a.C. circa), manufatti litici e ceramici risalenti all'età del Bronzo Antico(seconda metà del III millennio a.C.) sono stati ritrovati al di sopra di una rupe a strapiombo sull'Adige nei pressi di Preabocco. Presso il Museo civico di Rovereto, inoltre, è conservato uno spillone in bronzo proveniente da Belluno Veronese e risalente all'Età del Bronzo Recente (XIII sec. a.C.).

In età preromana il territorio fu probabilmente occupato degli Arusnati, una popolazione di ascendenza retica che in età storica abitava prevalentemente la Valpolicella (il Pagus Arusnatium), ma che, tra il VI e il II sec. a.C., occupò presumibilmente anche la VallagarinaS. mazzarino, Note di storia giuridica in territorio cenomano e problemi di storia culturale veneta, in Bullettino dell’istituto di diritto Romano Vittorio Scialoja, s. iii, 12, 1970, pp. 35-37.. Non ci sono fonti dirette che attestino con certezza la presenza degli Arusnati nel territorio di Brentino-Belluno ma, se si tiene fede all'ipotesi che questo popolo fosse disceso dalla Rezia dopo il VI sec. lungo il corso dell'AdigeRiccardo Bertolazzi, Regio X Venetia et Histria. Arusnatium pagus, in Supplementa Italica, Nuova Serie 26, vol. 26, 2012, p. 199., dobbiamo presumere che le propaggini del loro stanziamento si estendessero fino a Preabocco o fino all'attuale frazione di Ossenigo (comune di Dolcè), a nord-est di Belluno Riccardo Bertolazzi, Regio X Venetia et Histria. Arusnatium pagus, in Supplementa Italica Nuova Serie 26, vol. 26, 2012, p. 197.. Le fonti romane, e primo tra tutti Plinio il Vecchio, ricordano gli Arusnati per la loro produzione vitivinicola di qualitàPlinio il Vecchio,Naturalis Historia, XIV.: ancora oggi, la viticoltura è uno dei capisaldi dell'economia di Brentino Belluno e in generale di tutta la Val d'Adige.

La Via Claudia Augusta, costruita a partire dal I sec.d.C. ricalcando probabilmente un tracciato già presente in età protostorica, si sovrappone in molti punti alla nuova autostrada Modena-Brennero e questo creò problemi durante la costruzione della moderna arteria carrabile. Infatti, oltre ai tratti dell'antica strada ancora integri, nel corso dell'ultimo secolo sono venute alla luce vestigia romane e preromane. Nel 1968, durante i lavori autostradali presso Brentino, in località Servasa, si trovarono resti di strutture murarie, nonché reperti in ceramica, bronzo, vetro e osso. Si scoprì, con la collaborazione dell'Università di Lancaster, una mansio, ovvero una locanda/stazione di posta lungo la Claudia Augusta, dove i viaggiatori potevano fermarsi per mangiare, dormire e cambiare i cavalli. La struttura fu intensamente attiva per tre secoli, dal I al III secolo d.C., con un uso ridotto per altri tre secoliP. Basso e E. Zanini (a cura di), Statio Amoena. Sostare e vivere lungo le strade romane, pp. 131-139; la sua presenza è da collegare a quella di altre piccole strutture abitative e di servizio riportate alla luce negli ultimi decenni in tutta la Vallagarina P. Basso e E. Zanini (a cura di), Statio Amoena. Sostare e vivere lungo le strade romane, p. 133.. Al di sotto della Mansio Servasa, durante gli scavi condotti dall'Università Ca'Foscari di Venezia tra il 2004 e il 2010, furono trovate le tracce di un precedente insediamento preromano, a dimostrazione del fatto che il tracciato della Via Claudia Augusta esistesse già prima dell'epoca romana. I reperti sia romani che preromani provenienti dall'area archeologica della Mansio Servasa sono ora custoditi nei musei di Verona e Rovereto.

Del periodo tardoantico e medioevale ci sono giunte poche tracce archeologiche, ancor meno notizie ci possono fornire le fonti scritte ed epigrafiche. Sappiamo che nel XII secolo il territorio intorno a Brentino fu acquisito dal Comune di Verona insieme ad altri territori limitrofi al lago di GardaA. Castagnetti, Le comunità della regione gardense fra potere centrale, governi cittadini e autonomie nel medioevo (secoli VIII-XIV), in G. Borrelli (a cura di) Un lago, una civiltà: il lago di Garda, vol. 2, Verona, 1983, I, p. 52-107. p. Con gli Scaligeri prima ed i veneziani dopo, la zona servì da difesa e da controllo sui commerci con una base al castello della Corvara, castello citato anche da Francesco Guicciardini nella sua Storia d'ItaliaF. Guicciardini, La Historia d'Italia, Libro XII, Venezia 1561, cap. 22.. Le vestigia dell'antico castello della Corvara (risalente al XII-XIII secolo), sono ancora in parte conservate e si trovano a sud di Preabocco, al confine meridionale del comune. Purtroppo versano in pessime condizioni, sono soggette a rapido degrado e sono poco visibili, motivo per cui nel 2016 è stato avviato un progetto condiviso tra i comuni di Brentino Belluno, Dolcè e Rivoli Veronese sovvenzionato dalla Regione Veneto volto al restauro, recupero e musealizzazione delle antiche rovine.

Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 28 ottobre 1953.

Il gonfalone è un drappo di azzurro con la fascia di bianco.

Monumenti e luoghi d'interesse

Nel paese si possono trovare diversi scorci che richiamano al passato, grazie alle fotografie inserite all’esterno di alcuni edifici, che presentano finestre tipicamente medievali e materiali, come i mattoni, di epoca romana. Inoltre, nella tradizione orale e nei registri parrocchiali, è riportato che nel 1790 circa Napoleone Bonaparte si sia fermato a dormire a Brentino ed è possibile individuare la casa che ospitò il generale mediante una targa. Napoleone si fermò in questi luoghi a causa della posizione strategica di protezione che forniva il paesaggio e la struttura dell’edificio. È possibile osservare anche la "Corte Leona", luogo in cui, ogni anno, si recava il funzionario della Repubblica di Venezia per esatare le tasse dall’inizio del 1400 al 1497. Le tasse venivano esatate con il “carato estimo” che veniva calcolato sulla località e non sull'individuo. Nell’edificio è ancora visibile, anche se non interamente, un affresco che raffigura il Leone di San Marco. Dal 1497 al 1866 Brentino Belluno è stato sotto il potere austriaco. Dal 1866 i piemontesi insieme a Napoleone III cacciarono gli austriaci, annettendo così il comune al Regno d’Italia.

Architetture religiose Chiesa di San Vigilio di Brentino - XVIII secolo Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Preabocco - XVII secolo Chiesa di San Giovanni Battista di Belluno Veronese - XVIII secolo Chiesa di San Giacomo Apostolo di Rivalta - XVII secolo Santuario Cristo della Strada, tra le località Preabocco e Tessari, sorto negli anni sessanta Scalinata per il santuario della Madonna della Corona. È detto l'"antico sentiero del Pellegrino" con i suoi 1740 gradini ed è percorribile solo a piedi, in parte scavato sul costone del monte Cimo. Ogni anno è percorso da decine di migliaia di pellegrini, in un percorso impegnativo, con un dislivello di 600 metri percorribile in due ore. Si tratta perlopiù di un percorso in salita misto che unisce il centro di Brentino al Santuario; è l'ultimo tratto del percorso dei pellegrini che percorrono lunghe strade a volte anche dalla provincia di Vicenza. Dal paese parte una scala selciata che entra nel bosco e si trasforma in un sentiero con più tornanti. Si entra nel Vajo del Santuario e una scalinata scavata nella roccia con un tornante in una grotta arriva sotto la chiesa, nella parte opposta della valle su un terrazzo panoramico. Si unisce in questo punto al secondo percorso che giunge dal paese di Spiazzi. A questo punto, la valle è attraversata da un ponte seicentesco che prende il nome di "Ponte del Tiglio", da un albero cresciuto di traverso alla valle che permetteva lo scavalcamento del burrone. Superato il ponte si procede per il Santuario per una scalinata interamente scavata nella roccia.

Architetture civili

I Mulini della valle delle Pissote sono delle strutture di produzione agricola che si collocano a Nord del comune di Brentino Belluno. Durante il loro periodo di attività venivano alimentati dal Rio Bissolo che nel tempo ha scavato la valle nel suo percorso verso l'Adige.

Aree archeologiche