Catania, città siciliana capoluogo dell'omonima provincia, ha una storia lunga ventotto secoli, nel corso dei quali ha vissuto sotto le dominazioni greca, romana, ostrogota, bizantina, araba, normanna, germanica, francese, aragonese e spagnola fino all'annessione al regno d'Italia nel 1860.

Preistoria Il territorio urbano di Catania si articola su due altipiani, ovvero la collina di Monte Vergine (49 m s.l.m.), nata da un'eruzione preistorica, ed il terrazzo di Acquicella, separato da una vallata (poi colmata dalle lave dell'eruzione dell'Etna del 1669) nella quale scorreva il fiume Amenano, (che sfociava nei pressi dell'attuale Piazza del Duomo e ad oggi sfocia nel porto) e sulla maggiore pianura di Sicilia, la Piana di Catania, su cui si sviluppò un vasto abitato preistorico.

Nel monastero di San Nicolò l'Arena sono stati rinvenuti reperti che coprono il periodo compreso tra il Neolitico e la tarda Età del rame, come, ad esempio, una tomba a fossa polisoma dell’antica Età del rame. In via Teatro GrecoNicoletti 2015 sono state individuate 2 fasi neolitiche: la prima, datata al radiocarbonio alla seconda metà del VI millennio a.C., è relativa alla probabile frequentazione di uno o più ripari sotto la roccia, la seconda fase, datata al radiocarbonio alla fine del V millennio a.C., appartiene ad un abitato di capanne. Sebbene ci siano stati rinvenimenti sporadici relativi all'Età del Bronzo e all'Età del ferro, l'area era probabilmente disabitata quando, nel 729 a.C., i greci euboici provenienti da Calcide, guidati da Tucle (nonostante poi gli abitanti riconosceranno come fondatore l’ecista Evarco), vi fondarono la colonia di Katane.

Età antica 729 a.C.: la fondazione di Katane

La città di KataneIn greco diventa Kατάvη, sebbene secondo Gesualdo Iatrino invece l'etimologia avrebbe un'origine egizia; cfr. G. Iatrino, «Katana - ovvero dell'archeologia della cultura dei vinti» , in Agorà n. 25-26, 2006, p. 43, secondo il racconto di Tucidide nella sua narrazione della guerra del Peloponneso, fu fondata nel 729 a.C. dai greci calcidesi partiti dalla colonia di Naxos., che 5 anni prima avevano fondato la vicina Siracusa, estromettendo con le armi i Siculi e ampliando rapidamente la loro influenza politica ed economica nelle regioni dei fiumi Salso e Simeto. Così vengono fondate, dapprima Leontini, e successivamente Katane.

La nuova città fu insediata in un'area dove già esisteva una comunità sicula, ai piedi del Monte Etna. Nonostante fosse stato Tucle a guidare i greci verso il sito della città e durante la fondazione di quest’ultima, i nuovi abitanti elessero come loro ecista Evarco (detto anche Euarco), militare siceliota che ricevette successivamente onori eroici, rimpiazzando simbolicamente il ruolo di Tucle quale fondatore della colonia.

Il primo nucleo abitativo e l'acropoli si trovavano sulla collina di Monte Vergine, la quale oggi ospita la chiesa di San Nicolò l'Arena e il monastero dei Benedettini, nei pressi di piazza Dante Alighieri, e i cui scavi archeologici ne confermano l'occupazione, come area protetta e difendibile, e dalla quale la città andrà a svilupparsi... Com’era di norma per le poleis greche, anche Katane era munita di una cinta muraria, testimoniata dal ritrovamento di blocchi poligonali, la quale cingeva l’acropoli di Montevergine e che verrà rimaneggiata e modificata sotto il dominio siracusano.

Nel corso del tempo, Katane, crebbe rapidamente, affermandosi come una colonia di rilievo. Lo dimostra il fatto che la città divenne un importante centro culturale con poli di sviluppo che accolsero uomini illustri, come il legislatore Caronda, esiliato da Reggio CalabriaAristotele, Politica, II 1274a., e gli intellettuali Senofane da Colofone, Ibico e Stesicoro. Quest'ultimo morì a Katane, e più tardi la porta principale a nord della città prenderà il suo nome, Porta Stesicorea. Fervente era anche l’attività teatrale, i greci, infatti, costruirono un teatro, poi modificato in epoca romana, a testimonianza del fervore culturale della colonia.

Si narra di un’eruzione violentissima, nel 693 a.C., la quale avrebbe quasi distrutto la città, tuttavia essa appartiene più alla tradizione popolare e letteraria che alla realtà dei fatti: in essa si celebra il gesto eroico dei cosiddetti "Fratelli Pii" Anfimono e Anapia, i quali, secondo la leggenda, salvarono i loro genitori attraversando una colata lavica che si aprì miracolosamente. Studi indicano come nel II secolo a.C. fossero state erette a Catania 2 statue, oggi perdute, dedicate ad Amphinomos e Anapias (o Anapis, o Anapi). Onorati come semidei, essi furono riprodotti sul conio delle monete catanesi e elogiati da poeti e musici. Questa storia ha una funzione simbolica e culturale indubbiamente importante, ma l'esistenza di tale eruzione non è confermata da dati geologici o vulcanologici certi, e individuabili nel database Dante.

Nel VI secolo a.C., Caronda, legislatore storico di Catania, introdusse un codice di leggi noto per la sua precisione e severità, ispirato da modelli politici di equilibrio e giustizia sociale.

La dominazione siracusana Negli anni 490 a.C. Catania venne conquistata da Ippocrate, tiranno di Gela. Nel 476 a.C. Gerone I, tiranno di Siracusa, deportò gli abitanti della città etnea a Leontinoi, e li sostituì con nuovi abitanti, in parte siracusani e in parte peloponnesiaci, e la diede ad amministrare a suo figlio, Dinomene.Diodoro Siculo, XI 49, 1 sgg. Il nome della città venne, inoltre, modificato in Aitna (Etna): con tale nome è celebrata nella Pitica I di Pindaro, scritta in onore di Gerone, e nella tragedia perduta di Eschilo, Le Etnee, rappresentata per l'occasione. Nel 461 a.C., dopo la morte di Gerone, avvenuta nel 466 a.C., Ducezio, re dei siculi, insieme ai siracusani, costrinse i nuovi abitanti a spostarsi a Inessa (che assunse allora, a sua volta, il nome di Aitna), centro forse corrispondente alla città di Paternò. Catania recuperò così il suo nome e i suoi antichi abitanti.Diodoro, XI 76, 3; Strabone, VI 2, 3.

Durante la guerra tra Sparta e Atene(v. spedizione ateniese in Sicilia), Catania, inizialmente neutrale, prese poi posizione a favore di Atene dopo un celebre discorso che Alcibiade avrebbe pronunciato davanti all'assemblea cittadina, riunita nel teatro della città,Tucidide, VI 50, 3 sgg.; Sesto Giulio Frontino, Strateg. III 2, 6. subendo, per questo, un'offensiva di Siracusa. Dopo la sconfitta degli Ateniesi nel conflitto e il conseguente scoppio della seconda guerra greco-punica, Catania fu salvata dall'invasione cartaginese della Sicilia del 409 a.C. Ma poco dopo il 403 a.C., Dionisio I di Siracusa, riuscì a conquistarla e ne vendette parte degli abitanti come schiavi. I superstiti si rifugiarono in un primo tempo a Milazzo, ma da qui poi furono espulsi e si dispersero in varie località della Sicilia, Dionisio I ripopolò allora la città con i suoi mercenari campani.Diodoro, XIV 15, 1 sgg.; 58, 2; 87, 1-3. Nel 345 a.C. fu tiranno di Catania il sabellico Mamerco, che in un primo tempo si alleò con Timoleonte, ma successivamente si schierò con i cartaginesi.Diodoro, XVI 69, 4. Sconfitto da Timoleonte nel 338 a.C., si rifugiò a Messina; caduto nelle mani dei siracusani, sarebbe stato crocifisso dopo aver subito un processo nel teatro di Siracusa.Plutarco, Vita di Timoleonte, 30; 31; 34.

Catania romana Nel 263 a.C., all'inizio della prima guerra punica, Catania (lat. Catĭna o Catăna) venne conquistata dai romani, sotto il comando del console Manio Valerio Massimo Messalla.Eutropio, II 19. Del bottino faceva parte un orologio solare che fu collocato nel Comitium, a Roma.Plinio il Vecchio, Naturalis historia, VII 214. Da allora la città divenne civitas decumana, ovvero soggetta al pagamento di un'imposta a Roma.

È noto che nella seconda metà del III secolo a.C., il conquistatore di Siracusa Marco Claudio Marcello, a Catania fece costruire un ginnasio.Plutarco, Vita di Marcello, 30.

Intorno al 135 a.C., nel corso della prima guerra servile, fu conquistata dagli schiavi ribelli.Strabone, VI 2, 6 Un'altra rivolta capeggiata dal gladiatore Seleuro, nel 35 a.C., fu domata probabilmente dopo la morte del condottiero.Strabone, Geografia.

Nel 122 a.C., a seguito dell'attività vulcanica dell'Etna, fu fortemente danneggiata dalle ceneri vulcaniche piovute sui tetti della città che crollarono sotto il peso.Paolo Orosio, V 13, 3. Il territorio di Catina, dopo essere stato interessato dalle intense attività eruttive del 50 a.C., del 44 a.C., del 36 a.C. e infine del 32 a.C. (quest’ultima particolarmente disastrosa in quanto danneggió campagne e abitati etnei), nonché dai fatti della disastrosa guerra civile che aveva visto la Sicilia terreno di scontro fra Ottaviano e Sesto Pompeo, tra il 39 ed il 36 a.C., si avviò sulla lunga e faticosa strada della ripresa socio-economica già in epoca augustea. Tutta la Sicilia, alla fine della guerra, viene descritta come gravemente danneggiata, impoverita e spopolata in diverse zone. Nel libro VI della Geografia di Strabone, in particolare, si accenna alle distruzioni subite dalle città di Syrakusæ, Katane e Kentoripai.

Dopo la guerra, nel 21 a.C., Augusto vi dedusse una colonia, forse sotto suggerimento del suo principale collaboratore, Marco Vipsanio Agrippa, grande proprietario terriero della zona. Plinio il Vecchio annovera la città che i romani chiamano Catina, fra quelle che Augusto, dal 21 a.C., elevò al rango di colonie romane assieme a Syracusæ e Thermæ. Solo nelle città che avevano ottenuto il nuovo status di colonia furono insediati gruppi di veterani dell'esercito romano. La nuova situazione politica certamente contribuì a cambiare quello che era stato, fino ad allora, lo stile di vita cittadino, a favore di una nuova "classe media", e comportò un notevole ampliamento del territorio urbano grazie all'acquisizione della fertile pianura a sud del Simeto, precedentemente controllata da Leontini. Tutto ciò, sommato ai vari privilegi connessi con lo status coloniale, favorì la crescita e lo sviluppo economico della città, durante l'epoca imperiale.

Dopo l'istituzione della colonia, era necessario dare un'impronta romana alla città, venne così realizzata l'area forense presso l'attuale cortile di San Pantaleone, un odeon ed un acquedotto. Allo stesso periodo inoltre sembra risalire una decisa azione di riordinamento del tessuto viario della città. Sulla base di recenti scavi condotti in via Crociferi e di una carta manoscritta del XVI secolo, la rete stradale della colonia risulta in qualche modo ancora rintracciabile nella zona che ruota intorno a via Vittorio Emanuele II, nel tratto compreso tra Piazza Duomo e via Plebiscito. Nei secoli dell'impero, il tracciato augusteo, fornì le direttrici per l'espansione dell'area urbana, in particolare verso sud, dove fu anche edificato il circo per le corse dei carri. Il limite nord della città imperiale, invece, fu rappresentato dall'anfiteatro: costruito nel II secolo d.C., l'edificio, nella sua grandiosità, può ritenersi il coronamento del processo di arricchimento iniziatosi a Catania con l'elevazione al rango di colonia. Esso, considerato insieme alle altre infrastrutture della città, come il teatro, l'odeon, i numerosi complessi termali e l'efficientissimo sistema di approvvigionamento idrico, è significativo dell'alto livello di qualità della vita che dovette caratterizzare Catania durante l'età imperiale.