Montefortino è un comune italiano di abitanti della provincia di Fermo nelle Marche.
Situato alle pendici dei Monti Sibillini, è il secondo comune della provincia per estensione territoriale, preceduto solo dal capoluogo.
Geografia fisica Il paese è sito in posizione digradante dal versante sud-occidentale di un colle sulla destra del fiume Tenna. È abbracciato dall'anfiteatro dei Monti Sibillini cui se ne scorgono in ampi panorami i più alti picchi: dal Monte Vettore a sud, al Monte Sibilla, al Monte Priora (tutti superanti i 2000 metri d'altitudine), fino al Monte Amandola e in lontananza verso nord il Pizzo di Meta.Il territorio comunale è solcato da ovest a nord-est dall'alta valle del fiume Tenna, la cui sorgente è incassata tra le pendici del Monte Priora a nord, del Monte Sibilla a sud, e della cima Cannafusto a ovest. Presso le sorgenti si apre un ampio pascolo che prende il nome di Capotenna o Prati di S.Antonio, in quanto anticamente vi era sito un eremo dedicato al Santo, dal quale passò anche il Guerrin Meschino durante la sua ascesa alla grotta della Sibilla. Da Capotenna, una vallata glaciale sale verso ovest fino a Passo Cattivo (nel comune di Castelsantangelo sul Nera), un ripido valico che separa le vallate del Tenna e del Nera. Nella prima parte del suo tragitto, il fiume Tenna scava le rocce dei monti Priora e Sibilla, dando vita alle impervie e suggestive pareti rocciose delle Gole dell'Infernaccio. È qui che su di un pianoro abbarbicato sopra alle pareti rocciose delle gole sorge l'eremo di San Leonardo al Volubrio, meta escursionistica molto gettonata per la suggestività del luogo e per la sua facile accessibilità.
Più a valle, presso la località denominata Tre Ponti (nome dovuto alla presenza dei tre corsi d'acqua), il Tenna incontra il torrente Ambro (proveniente da nord) e il torrente Cossudro (proveniente da sud, originato nei pressi di Isola S.Biagio di Montemonaco). Qui veniva prelevata l'acqua minerale commercializzata come "Tinnea". Ricevuti i due affluenti, il Tenna prosegue il suo percorso deviando gradualmente a settentrione, verso il comune di Amandola.Il M. Priora fa da spartiacque tra la vallata del Tenna e quella del torrente Ambro poco più a nord. Similarmente al Tenna, anche l'Ambro scava le proprie gole tra M. Priora e M. Amandola, parallele a quelle dell'Infernaccio, e denominate per analogia Infernaccetto. Lungo il corso del torrente sorge il Santuario della Madonna dell'Ambro, luogo di culto dell'XI secolo, sovrastato a sud da M. Pizzo (propaggine orientale del M.Priora), e a nord dall'alta scogliera di Balzo Rosso, un impervio dirupo sul versante meridionale del M.Amandola. A est, più lontano dalle montagne, il territorio fortinese è attraversato da sud verso nord dal torrente Vetremastro, affluente destro del Tenna nel comune di Amandola, originato presso la frazione Ferrà di Montemonaco. Il torrente separa il paese di Montefortino dalla zona del Consilvano, dove è sita la frazione di S.Lucia, verso la vicina Comunanza. Tutto il resto del comune è un susseguirsi di colline solcate da molteplici ruscelli e torrenti tra i quali vanno menzionati il Fosso Rio, nella zona tra il Monte Oto e la frazione Pretattoni, e il Fosso del Corvo (Rio Curvo secondo le fonti storiche) nel Consilvano.
Tra i colli principali: Colmartese (sulla sponda sinistra dell'Ambro), Monte Oto (che sovrasta il capoluogo a est) e il vicino Montespino (sul quale sorge la pievania di S. Michele Arcangelo, la più antica chiesa del territorio), il complesso del Consilvano (tra le frazioni di Baldoni, S.Lucia, Teglia, Montatteglia, Collina, Serra, Lontignano).
La punta meridionale del territorio (frazione di Arato) tocca una parte del Lago di Gerosa, bacino artificiale alimentato dal fiume Aso. Parte delle acque che alimentano la centrare idroelettrica di Gerosa provenivano da un laghetto artificiale situato a cavallo tra le vallate dell'Aso e del torrente Vetremastro (approssimativamente tra le frazioni di Arato e Poggio di Pietra di Montemonaco). Il laghetto, attualmente fuori funzione, viene chiamato comunemente "il bacile".
Storia
I riferimenti storici fanno risalire i primi insediamenti al periodo dell'Impero di Augusto (29 a.C. – 19 d.C.), quando il territorio di Montefortino viene centuriato ed assegnato ai soldati romani come residenza di fine carriera. Alcuni toponimi della zona testimoniano la presenza del culto pagano di Marte, dio della guerra, quali: Colmartese, Santa Maria de Marte, San Giovanni de Marte, Campo d'Arte (derivato da "Campo Marte"), dislocati nell'area denominata appunto Fundum Martis.
L'origine romana si desume da un'antica incisione lapidare, oggi andata perduta, che recitava: "C.LUCIO ROSCIO Q:F:PATRONO ET RESTAURAT FORTINI". L’umanista Palmieri (1650) asserisce che la Casa Roscia, insigne famiglia fortinese, fosse una delle tante famiglie consolari inviate nel Piceno ai tempi di Pompeo, facendo così risalire a quell'epoca la fondazione di Montefortino.
Tra il VI e l'VIII secolo fa parte dei territori longobardi ed a questo periodo risale la costruzione della pieve di Sant'Angelo in Montespino, baluardo dei monaci farfensi nel X e XI secolo. All'inizio dell'XI secolo invece risale la costruzione della chiesa di Santa Maria in Amaro, trasformata nel seicento nel santuario della Madonna dell'Ambro a seguito del miracolo dell'apparizione della Madonna ad una pastorella muta dalla nascita, che riacquistò la parola.
La costruzione del borgo fortificato sulla dorsale di un colle sulla riva destra del Tenna risale, invece, al XII secolo.
Del 1066 è documentata una battaglia per il controllo dei pascoli montani contro il comune di Visso, combattutasi a Capotenna. In onore della vittoria i fortinesi scolpirono una statua di fico dedicata a Sant'Antonio, la quale fu posta presso l'allora esistente eremo intitolato al Santo, situato proprio a Capotenna, presumibilmente dove si trova attualmente il Casale Rosi.
Diventa libero comune nel 1084 con un proprio statuto, modificato nel 1126. Il periodo comunale vede Montefortino schierato con il castello di Monte Passillo (l'attuale Comunanza), in contrapposizione alle vicine Amandola, Montemonaco e Visso, lotte al termine delle quali nel 1265 venne costruita la Chiesa della Madonna della Pace.
Dopo essere stato possedimento di Fermo, Montefortino passò sotto Camerino nella prima metà del Quattrocento e poi nella Signoria degli Sforza. Nel 1586 venne incorporata nel Presidiato di Montalto dello Stato Pontificio.
Nel quadro della Marca Anconitana e dello Stato Pontificio, l’assetto istituzionale cittadino conobbe in età moderna (XVI-XVIII secolo) una tendenza alla chiusura degli organi di governo. Il restringimento dell’accesso ai consigli e alle magistrature favorì il consolidamento dell’oligarchia cittadina come nobiltà civica.
Nel 1860 votò per il passaggio dalla Diocesi di Fermo dello Stato Pontificio al Regno d'Italia.
Monumenti e luoghi d'interesse
Edifici e luoghi di interesse nel Capoluogo Il paese è tutto costituito di antiche case in pietra e cotto che gli donano un carattere medievale assai suggestivo. Del borgo fortificato sono rimaste la porta di Santa Lucia, la porta San Biagio (o Portarella) e la porta di Valle (o di Vetice). Queste porte immettono in una serie di vicoli che portano in piazza Re Umberto I, caratterizzata da un'ampia vista panoramica sui Monti Sibillini.
Chiesa di San Francesco (o Santa Maria del Girone), sorge dal 1549 nella parte più alta dell'abitato e conserva al suo interno una "Madonna del Rosario" di Simone De Magistris. Il convento e il chiostro sono andati perduti nel corso del XX secolo a causa dell'incuria. Al posto dell'attuale chiesa sorgeva un tempo una struttura fortificata, presso la quale usavano stabilire la propria dimora i tiranni che di volta in volta nel corso della storia hanno assoggettato Montefortino. Per tale motivo, la rocca (insieme a gran parte delle mura di cinta) venne abbattuta dagli abitanti stessi nel 1442. Chiesa di Sant'Agostino, del XIII-XIV secolo. Un tempo annessa ad un antico convento dei frati agostiniani (di cui oggi rimangono solo i resti del porticato con archi a tutto sesto), si trova al lato nord-occidentale della cittadina, lungo la strada che da largo della Pieve sale verso il Girone in prossimità della chiesa di San Francesco (via dell'Ospedale, via dei Frati). Chiesa di San Michele Arcangelo (o Santa Maria Nuova), è l'attuale pieve e unica chiesa utilizzata nel centro storico del paese. La chiesa venne edificata nel 1444 in seguito allo smantellamento della rocca. In quegli anni vi fu poi trasferita la pievania, precedentemente stanziata nella chiesa di Sant'Angelo in Montespino. L'edificio attuale è stato costruito nella seconda metà del XIX secolo in sostituzione del precedente che si trova a pochi metri di distanza ed è stato convertito in abitazione privata. Chiesa della Madonna delle Grazie o Madonna del Fonte, del XVI-XVII secolo. Chiesetta barocca situata fuori dalle mura di cinta, presso gli attuali giardini pubblici. Chiesa di Sant'Andrea. Addossata alle mura di cinta vicino alla Porta di Valle è attualmente sconsacrata e adibita a centro congressi. Da luglio 2019, viene utilizzata anche come chiesa in quanto le altre sono state rovinate dai terremoti del 2016.
Palazzo Leopardi. Il maestoso palazzo cinquecentesco è sede dal 1996 della Pinacoteca civica Fortunato Duranti, che deve il nome al pittore locale (1797-1863) e collezionista di opere d'arte che provvide a donare al Comune. Fra i tesori conservatisi spiccano il tondo raffigurante il Cristo della Passione del Perugino, proveniente dalla chiesa di San Biagio, la Santa Caterina di Antoniazzo Romano, tre preziose tavole di Pietro Alemanno e una croce veneta del XV secolo. Tempietto dell'Orologio, singolare costruzione del XVI secolo. La facciata è stata disegnata da Fortunato Duranti, il quale abitò l'edificio durante gli ultimi anni della sua vita, e fu in seguito realizzata postuma.
Palazzi storici appartenuti alle famiglie nobiliari fortinesi: Palazzo Papiri (detto "il Girone"), Palazzo Spagnoli, Palazzo (conosciuto come "Asilo Vecchio"), Palazzo Amorosi Vecchio ospedale (precedentemente sede municipale)
Oltre alle chiese attualmente esistenti ve ne erano nel centro storico altre due, ora trasformate completamente in abitazioni: la chiesa di Santa Lucia, presso l'omonima porta. la chiesa di San Biagio, di fronte al Palazzo Leopardi; nella quale, in seguito a recenti lavori di ristrutturazione, è stato rinvenuto un affresco sotto l'intonaco del muro. La chiesa era addossata alle mura di cinta, vicino alla Portarella, e osservandone il muro esterno è possibile scorgere alcuni merli inglobati nella muratura. In tempi recenti la chiesa è stata farmacia, ufficio postale, sede della Casa del Parco, e oggi una delle due sedi congressi comunale. Oggi viene chiamata col nome "Cenacolo San Biagio".
Edifici e luoghi di interesse nel territorio
Chiese isolate Santuario della Madonna dell'Ambro. Luogo di culto mariano di fondamentale importanza nelle Marche (secondo solo al Santuario di Loreto) sorge lungo la valle del torrente Ambro, dove intorno all'XI secolo venne edificata la prima chiesa dedicata alla Madonna, come vuole la tradizione, in seguito ad una apparizione della Vergine ad una pastorella del luogo, che cieca riacquistò la vista.