Offida (AFI: ; Ufìdë in dialetto offidano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Ascoli Piceno nelle Marche.
Nel centro storico è custodito il teatro Serpente Aureo dichiarato dall'UNESCO Patrimonio dell'umanità nel 2026, insieme ad altri nove teatri del centro Italia.
Geografia fisica È un borgo del subappennino marchigiano, il cui territorio è posto interamente tra le valli del fiume Tesino (a nord) e del fiume Tronto (a sud). Il centro abitato deve la sua pianta irregolare allo sperone roccioso sul quale sorge, ritagliato dai due rami sorgentizi del torrente Lama, affluente di sinistra del Tronto.
Il borgo capoluogo si trova a un'altitudine di 293 ed è classificato come rischio sismico nella zona 2 (sismicità media).
Origini del nome Il toponimo è attestato in epoca medievale come Ofida, Ophida, Offida, ma anche come Aufida; sulla base di quest'ultima forma si potrebbe pensare a un legame con l'antico nome Aufidena o Aufidus; si potrebbe citare anche la gens Aufidia; del tutto fantasiosa è da considerarsi l'ipotesi di una derivazione .
Storia Piuttosto dibattute sono le origini di Offida. Lo stesso toponimo è oggetto di diverse interpretazioni e non aiuta a formarsi un'idea certa su come sia sorto il centro abitato. Nel territorio offidano sono presenti tombe picene (VII-V secolo a.C.) e vestigia romane, ma non c'è traccia storica certa fino al 578 d.C. quando gli Ascolani in fuga per l'invasione longobarda fondarono diversi castelli nei colli piceni, compresa Offida.
Secondo alcuni storici Offida già nel VII secolo sarebbe stato un centro di una certa importanza, divenendo sede di un Gastaldato. Dello stesso ci sarebbero tracce in epoca carolingia e sotto il Sacro Romano Impero quando la città assunse grande importanza.
Al 1039 risale la prima testimonianza storica certa, quando Longino d'Azone cede all'Abbazia di Farfa il castello di Ophida. Nel 1261 una bolla di papa Urbano IV conferma i poteri dell'Abbazia di Farfa istituendo il Presidato Farfense, una sorta di governatorato distaccato da Farfa e indipendente da qualsiasi diocesi.
Nel 1292 papa Niccolò IV concede ai comuni marchigiani la facoltà di eleggere podestà, consoli e priori. Per Offida e per altri grandi centri marchigiani dell'epoca si tratta di un riconoscimento ufficiale per delle istituzioni già operanti e "collaudate".
Analogamente a tutto il territorio piceno, il periodo che va dal XIII al XVI secolo è caratterizzato dalle guerre tra Ascoli e Fermo con gli offidani che presero le parti di quest'ultima. Risalgono alla prima metà del Cinquecento le terribili lotte interne tra guelfi e ghibellini sfociate in numerosi fatti di sangue.
Alla metà del XVI secolo Offida stipula una tregua con Ascoli e negli stessi anni tutto quello che sottostava al Presidato di Farfa passa sotto la giurisdizione dello Stato della Chiesa. Dopo un secolo sotto la diocesi di Montalto, Offida passa sotto la diocesi di Ascoli.
Nel 1831 papa Gregorio XVI eleva Offida al rango di città.
Con la fine del XIX secolo inizia il passaggio da un'economia esclusivamente agricola ad una con marcata presenza artigianale fino ad arrivare allo sviluppo di piccole industrie di una cittadina che, oggi, non è più quell'importante punto di riferimento che è stato per secoli.
Durante la seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, la famiglia Talamonti nascose e protesse dalla deportazione i componenti di una famiglia di profughi ebrei greci, i Ventura, giunti a Offida nel 1942 in domicilio coatto. Per questo loro impegno di solidarietà, il 19 novembre 1979, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni ad Adelino Talamonti e a suo figlio Fides, e a Camillo Talamonti e ai suoi figli Fernando ed Emma (suor Fernanda).Israel Gutman, Bracha Rivlin e Liliana Picciotto, I giusti d'Italia: i non ebrei che salvarono gli ebrei, 1943-45, Milano, Mondadori, 2006, pp. 226-227..
Nel giugno 1944 le truppe tedesche fecero saltare il ponte della tramvia elettrica che collegava Offida con la stazione ferroviaria di Castel di Lama e il ponte della "strada Mezzina" sul torrente Lava, due ponticelli sistemati sotto i dirupi che circondavano Offida e, nel centro storico, furono distrutte le principali fonti di comunicazione (telefono e telegrafo) ed il trasformatore che forniva la corrente elettrica alla borgata Cappuccini.
Nel 2010 è stata sede dei campionati mondiali di ciclismo juniores ai quali hanno partecipato ben 49 nazioni, manifestazione davvero imponente per un paese così piccolo se si pensa che la sede precedente è stata Mosca e la successiva Copenaghen. Alla cerimonia di apertura ha partecipato Valentina Vezzali.
Simboli
Lo stemma e il gonfalone comunale sono stati riconosciuti con decreto del Capo del Governo del 27 settembre 1935.
La blasonatura allegata al decreto di riconoscimento è imprecisa, poiché si tratta di uno scudo di azzurro, alla banda di rosso…
Il gonfalone è un drappo di bianco caricato di una particolare versione dello stemma ove una torre d'oro è direttamente fondata sulla banda abbassata di rosso.Immagine del gonfalone.
Monumenti e luoghi d'interesse Offida è entrata il 2 maggio 2008 nel club dei Borghi più belli d'Italia.Articolo su Sambenedetto Oggi del 2 maggio 2008 Vi sono resti di mura medievali con torri, mentre della rocca cinquecentesca restano un tratto di muraglia e due torrioni cilindrici.
Architetture religiose
Chiesa di Santa Maria della Rocca: sita all'estremo occidentale dell'abitato, risulta circondata su tre lati da altrettanti dirupi che la ritagliano, esaltandone l'imponenza e aprendola allo sguardo di due vallate. La grande costruzione in laterizio in stile romanico-gotico si deve al Maestro Albertino, che la eresse nel 1330 sulla preesistente piccola chiesa benedettina. Santuario di Sant'Agostino. In seguito all'arrivo delle reliquie relative al miracolo eucaristico, l'originale chiesa della Maddalena venne sostituita da una chiesa più grandiosa, che gli Agostiniani decisero di intitolare proprio a Sant'Agostino. La sua costruzione si protrasse dal 1338 al 1441. La facciata è barocca (1686). L'interno fu modificato e ampliato nel XVIII secolo con pianta a croce latina, con cupola entro tiburio e una veste tardobarocca di stucchi e arredi lignei pregevoli (coro e confessionali in radica di noce dell'ebanista offidano Alessio Donati). Sempre all'interno si conservano una preziosissima croce reliquiaria (la "croce santa", che conserva la reliquia del suddetto miracolo), opera in argento dorato realizzata a Venezia nel Trecento, e un altro reliquiario di arte marchigiana del Quattrocento. Chiesa della Madonna del Suffragio. La chiesa, dedicata a Sant'Antonio abate e collegata all'ospedale omonimo fondato nel 1450 dall'offidano Vannarello di Giovan Pietro e sede della Compagnia del Suffragio, fu ristrutturata negli ultimi anni del Cinquecento. Sulla facciata originaria, posta ad oriente, vi sono due piccole porte del secolo XIV in travertino, murate alla fine del Cinquecento, un fregio in terracotta di stile romanico e un architrave in travertino con fregi bizantini. Sempre sulla stessa facciata è anche un affresco di Simone de Magistris raffigurante il titolare Sant'Antonio Abate, realizzato intorno al 1590, molto deteriorato in quanto esposto all'esterno.Francesco De Carolis, Simone De Magistris, Sant'Antonio Abate, in Simone De Magistris. Un pittore visionario tra Lotto e El Greco, catalogo della mostra a cura di Vittorio Sgarbi, Venezia, 2007, pag. 301. L'interno a tre navate fu ristrutturato nel oSettecento. Vi si conserva una statua lignea del Quattrocento e uno scheletro ligneo del Seicento raffigurante "la Morte", che un tempo la Compagnia del Suffragio portava come emblema in processione. Monastero di San Marco. Sorto come monastero francescano nel Trecento su un preesistente sito benedettino, ha vissuto diversi cambiamenti nel corso dei secoli. Dal 1655 ospita le monache benedettine, mentre l'attuale chiesa di San Marco, in stile barocco, fu fatta costruire nel 1738, occupando la parte centrale di quella originale eretta nel 1359 in stile romanico-gotico e della quale sono tornati alla luce un ampio portale con sovrastante rosone (attualmente non visibili perché racchiusi nel muro di cinta). Il lato sud su piazza Baroncelli, oltre al portale a edicola di accesso alla chiesa (1574), presenta gli originali archetti gotici e monofore chiuse, così come sul lato nord, che però non è visibile perché racchiuso dalle mura di cinta del monastero. Nel monastero sono conservati alcuni affreschi del XIV-XV secolo, una croce lignea policroma e una croce reliquiario di pietra e perle preziose. Chiesa dell'Addolorata. Chiesa quattrocentesca a navata unica con un'elegante loggetta cinquecentesca sul fronte ed un elaborato cornicione in cotto. All'interno vi è esposta la "bara", cioè quel carro con baldacchino finemente decorato, sul quale è sistemata la statua del Cristo morto, che viene portata in processione il Venerdì santo. Collegiata di Santa Maria Assunta. Costruita tra il 1785 e il 1798 dall'architetto ticinese Pietro Maggi, che andò a sostituire e modificare profondamente il disegno dell'ascolano Lazzaro Giosafatti; ha un interno in stile neoclassico Luigi XVI e una facciata realizzata solo alla fine dell'Ottocento in stile eclettico di laterizio e travertino. All'interno, fra l'altro, vi si conservano un cofanetto ligneo duecentesco con 26 figurette eburnee di arte settentrionale, una croce astile del Trecento, un reliquiario del Quattrocento, un gruppo ligneo del Cinquecento, un crocifisso ligneo di Desiderio Bonfini (1612), pitture dei secoli XIV, XV e XVI (scuola crivellesca e scuola di Pietro Alemanno). Il coro, intagliato con colonnine tortili e specchi in radica di Verona a due ordini di 14 stalli, fu realizzato da Alessio Donati per la chiesa di Santa Maria della Rocca, ma venne trasferito nel 1794 nella Collegiata, insieme alle reliquie di San Leonardo di Noblac conservate in un'urna posta all'interno dell'altare maggiore, anch'esso in legno. Il 12 novembre 1994 è stato collocato nel terzo altare di sinistra il corpo del beato Corrado da Offida, traslato solennemente da Perugia, dove era stato custodito nella ormai non più consacrata chiesa di San Francesco al Prato. La chiesa, nonostante la distanza, ha risentito della forte scossa di terremoto verificatasi a L'Aquila il 6 aprile 2009: infatti il giorno del terremoto si sono staccati alcuni pezzi di intonaco dal campanile.