Torre San Patrizio (La Torra o La Tora in dialetto fermano; più modernamente La Torre) è un comune italiano di abitanti della provincia di Fermo nelle Marche.
Geografia fisica Torre San Patrizio è un comune situato nella provincia di Fermo, nelle Marche, caratterizzato da una peculiare conformazione geografica che ne ha influenzato la storia e lo sviluppo.
Posizione e altitudine Il centro abitato sorge su una collina, a un'altitudine di circa 224-225 metri sul livello del mare. L'intero territorio comunale presenta un'altimetria variabile, oscillando tra i 45 e i 279 metri s.l.m., a testimonianza della sua natura collinare. Questa posizione elevata offre spesso scorci panoramici suggestivi sul paesaggio circostante.
Territorio e idrografia Il comune si estende su una superficie di circa 11,93 km². Il territorio è prevalentemente collinare, incastonato in una zona che si può definire come la media Valtenna. Torre San Patrizio è situata tra due importanti corsi d'acqua: il fiume Tenna a nord e il fiume Ete Morto a sud. Questi fiumi, pur avendo carattere torrentizio, hanno storicamente segnato i confini naturali del territorio e contribuito alla fertilità delle valli. L'Ete Morto, in particolare, è un affluente di destra del fiume Chienti e attraversa principalmente la provincia di Fermo.
Clima Il clima di Torre San Patrizio è di tipo temperato mediterraneo, con caratteristiche tipiche delle zone interne marchigiane. Le estati sono generalmente calde e prevalentemente serene, con temperature che possono raggiungere i 28°C e raramente superano i 32°C. Gli inverni sono lunghi e piuttosto freddi, spesso parzialmente nuvolosi, con temperature che in genere vanno dai 3°C e raramente scendono sotto i -1°C. Le precipitazioni si distribuiscono durante l'anno, con una tendenza a essere più concentrate in autunno e primavera. La vicinanza al mare Adriatico, pur non essendo diretta, mitiga in parte le temperature estreme.
Paesaggio e ambiente Il paesaggio è dominato da colline coltivate, tipiche della campagna marchigiana, con una prevalenza di seminativi, uliveti e vigneti. La presenza del Parco di Villa Zara, un polmone verde di circa tre ettari, testimonia l'attenzione verso la conservazione delle aree naturali all'interno del contesto urbano. La morfologia del terreno, con i suoi saliscendi, contribuisce a definire l'aspetto pittoresco del borgo e delle aree circostanti.
Storia
Dalle origini al Medioevo Le prime tracce di insediamenti umani nel territorio di Torre San Patrizio risalgono al periodo piceno, come attestato dal ritrovamento nel 1934 di tombe e corredi funerari risalenti al VII e VI secolo a.C.. Ulteriori scoperte di reperti di epoca repubblicana e imperiale suggeriscono che l'antica Turris Patritia fosse un pagus (villaggio rurale).
Le fonti storiche tornano a menzionare la località solo nell''XI secolo. In una "precaria" del luglio 1059 si fa riferimento a "et in Colle Patritio", mente già dal 1000 il toponimo "Collis Sancti Patritii" appare nell'elenco delle cose più notabili della città di Fermo collegandolo con il futuro patrono San Patrizio.
Il territorio rientrava nel ministerium de plebe Sancti Cassiani, confinante con quello di San Severino. Questo ministerium comprendeva i castelli di Cerreto e Alteta, e forse anche Gabbiano estendendosi oltre il confine montegiorgese fino al torrente Ete Morto. Questo ministerium figura in un solo documento redatto nell'aprile del 1100 del codice 1030 dove Masso vicedominus chuede al vescovo Azzo dei benefici: "idest ipso castello de filiis, quondam Teuzonis a vocabulo iuxta fluvio Tenna qui est infra ministerio de plebe Sancti Cassiani [...] et cum ipsa ecclesia Beata Sancta Maria que est de ipso castello [...] et cum medietate de ipsa ecclesia Beato Sancto Virgilio [...] et cum ipsa quarta parte de Beato Sancto Polo [...] habet finis de capo via de Loriano qui vadit in Sancto Severino et pergit in Tenna et vadit in putio de Cabiano er pergit in Eta, de pede via de Eta Morta qui vadit Sancro Petro de Patrinioni et vadit in vado del a Preta et vadit in Lauro et pergit in Eta , ab unno (sic) lato fine fluvio medio Eta, ab alio lato fine medio fluvio Eta Morta. L'area del ministerium si estendeva con confini ben definiti, ipotizzando che includesse anche i territori di Monte San Pietrangeli e Ripa di Cerreto
Nel Agosto del 1091, Adalberto di Adamo con una precaria chiede in usufrutto vitalizio al vescovo Azzo diversi appezzamenti di terreno sulla sponda sinistra del fiume Tenna. La pieve di San Cassiano è citata tra i Firma servitia debitalia e compare cinque volte nelle Rationes tra il 1290 e il 1299. i documenti riportano dei versamenti, di cui la prima e ultima rata viene versata dal pievano Andrea, come un cappellano Andrea è ricordato per l'ecclesie S. Cassiani nel 1291, nel 1292. Ne diventa pievano Girardo e dal 1290 al 1299 il cappellano di S. Cassiano risulta omonimamente un Girardo. La prima chiara localizzazione geografica della Pieve di San Cassiano viene documentata nel 1406 e nel 1407 specificando che è ubicata nel territorio di Torre San Patrizio. L'ipotesi attuale è che la pieve sorgesse a nord dell'abitato nell'attuale contrada San Cassiano dove fino a metà anni cinquanta sorgeva una chiesina dedicata ai SS. Ippolito e Cassiano dei quali le reliquie sono state traslate nella chiesa del SS. Salvatore. La chiesina dei SS Ippolito e Cassiano è riportata nelle relazioni del visitatore apostolico del 1573, sul poggio ove sorgeva in origine la chiesa ora si trova una casa colonica abbandonata. I due santi venivano invocati durante la processione delle <<rogazioni>>, nella sosta che si effettuava presso la porta del lato nord del paese (ex porta marina).
Dal libero comune alle Signorie Nel 1229 gli homines di Torre San Patrizio vengono citati nei patti di Fermo per insubordinazione sociale. Il borgo doveva già essersi costituito in libero comune nel 1258, quando Manfredi, re di Sicilia assoggettò con proprio editto "Turris Sancti Patritii" insieme ad altri comuni al dominio fermano.
Torre San Patrizio prese parte allo scontro tra guelfi e ghibellini, schierandosi con questi ultimiA riprova di questa adesione, il 25 settembre del 1301 Pietro Caetani, nipote di Papa Bonifacio VIII, rettore della Marca di Ancona infliggerà al podestà di Torre San Patrizio la fortissima multa di 1000 marchi d'argento.
Il 13 dicembre del 1414, Galeazzo Malatesta, dopo aver conquistato il castello di Rapagnano, si accampò lungo il fiume Ete Morto tra Torre San Patrizio e Monte Urano. Il [..] dicembre assoggetta il castello di Torre San Patrizio e senza colpo ferire il 22 dicembre occupa Monte Urano. L'8 giugno 1416 il comune di Fermo riottenne il controllo del castello di Torre San Patrizio, che tornò alla signora di Lodovico Migliorati.
Nel 1433, con l'arrivo nella marca fermana di Francesco Sforza e la sua investitura a signore di Fermo da parte di papa Eugenio IV, anche Torre San Patrizio passa sotto il suo controllo.
A settembre 1435 a Fermo viene fissata una tassa sui focolai contro la quale tra gli altri protestano alcuni cittadini appena insediati nei castelli del contado tra i quali Vanne di Torre San Patrizio. La protesta si spingerà fino a Todi dove tiene campo Francesco Sforza, che tuttavia non accoglie le richieste.
L'8 novembre 1443 il generale Paolo di Sangro al comando delle truppe del re di Aragona muovendo dal castello di Montegiorgio pone in assedio, espugna e brucia il castello di Torre San Patrizio per poi attaccare il 27 novembre il castello di Monte Urano che seguirà la medesima sorte.
Il 15 aprile 1445, con pubblico bando viene dato ordine di pagare entro 8 giorni le quote per il restauro delle cinta murarie di Torre San Patrizio e Monte Urano prevedendo un contributo secondo le condizioni economiche da 10 a 40 soldi. All'origine di questa disposizione la tradizione vuole far risalire l'associazione del leone sforzesco (dorato sormontante un ramo di cotogno) nello stemma cittadino, che inizialmente presentava solo una torre.
Nel 1466, presso la chieda della Madonna delle Rose, fu realizzato un affresco ritraente "Madonna col Bambino in trono tra San Nicola da Tolentino e San Bernardino da Siena, in alto il Redentore benedicente" dal pittore Pierpalma da Fermo. L'opera che inizialmente venne attribuita a Pietro Alemanno successivamente assegnata a Pietro Alima e ha rappresentato per anni il fulcro del corpus pittorico e stilistico di questo artista. Recentemente si è correttamente attribuita l'opera al maestro crivellesco Pierpalma da FermoM.MAZZALUPI, Un pittore in più (e due in meno) per il Quattrocento marchigiano, in «L’Appennino camerte», XC, 16, 16 aprile 2011, p. 9.M.MAZZALUPI, Due cataloghi, la paleografia e un nome. La vera identità di un pittore marchigiano del Quattrocento, in «Ricerche di Storia dell'Arte», 107, 2012, pp. 75-87.
Nel 1494, con il pretesto dell'ospitalità offerta a Torre San Patrizio a mietitori esiliati da Ascoli Piceno, fu giustificato l'invio di un contingente ascolano in aiuto dei tolentinati.
Il 1497 vede Torre San Patrizio come campo di battaglia e di scorrerie per scontri tra Fermo e Ascoli Piceno che supportava la vicina Monte San Pietrangeli. Nei fatti, Monte San Pietrangeli predava il mulino e distruggeva i campi di grano delle vicine Torre San Patrizio, Francavilla d'Ete e Petriolo. Sfruttando l'instabilità del momento il conte Antonio di Tolentino attaccò i contendenti distruggendone i raccolti. Seguì una rappresaglia di Monte San Pietrangeli che però finì con la rotta degli assaltatori e i contadini dei paesi circostanti che razziarono bestiame per 200 ducati e 20 some di grano dal mulino che fu poi distrutto come rappresaglia per il precedente attacco.
Nel 1498, Monte San Pietrangeli con l'istigazione e il supporto di Ascoli Piceno e Montolmo riprese le scorrerie a danno di Torre San Patrizio, Petriolo e Francavilla d'Ete. La città di Fermo pose a difesa dei castelli vessati il genovese Andrea Doria, inviato del conte di Urbino, con 50 fra uomini d'arme e balestrieri a cavallo. Rapidamente la situazione si capovolse in sfavore di Monte San Pietrangeli,che il 22 maggio 1498, risultava assediato da Andrea Doria con 2000 fanti e 400 cavalieri. Tolto l'assedio a Monte San Pietrangeli e partito il Doria, durante l'estate si assiste alla discesa da Chiaravalle di Ercole Bentivoglio forte di 400 lance che dopo 6 giorni di battaglia rinuncia a prendere il castello di Torre San Patrizio. Da cui si spostò a Montegranaro razziandone il bestiame e catturando due ragazzi per poi muoversi su Grottazzolina e Alteta (dove viene respinto da entrambe) e infine dirigersi a Falerone prima di risalire a Chiaravalle. Successivamente, ripassò da Torre San Patrizio per guadare il Tenna alla volta di Monterubbiano.
Nella seconda metà di agosto 1515, a seguito di un tentativo di Battista Guerrieri di prendere la signoria fermana, verificò uno scontro tra le sue truppe e le forze guidate da Girolamo Brancadoro proprio sotto le sue mura di Torre San Patrizio. Le forze del Guerrieri subirono una pesante sconfitta, e i fuggiaschi si rifugiarono a Monte San Pietrangeli, consegnando la signoria fermana a Lodovico Euffreducci.
L'Età Moderna Il 16 dicembre 1544 su istanza Maestro Francesco Boni di Napoli, fu deliberato da la consiglio di chiamare i Frati Minori Conventuali, come ricordato da una pergamena conservata presso il convento di Montegiorgio, che menziona come in precedenza vi fosse un solo sacerdote.
Nel 1550, Torre San Patrizio fu annoverata tra i castelli di proprietà di Fermo, che vi inviava un podestà e un magistrato con incarichi semestrali.
Tra il 1594 e il 1597, padre Orazio Civalli, Ministro provinciale dell'ordine dei Frati Conventuali delle Marche, compilò una relazione sulla sua visita triennale, in cui per "La torre di S. Patrizio" riporta la presenza di una chiesa nella quale vi è molta devozione per un crocifisso.