, tradotto alternativamente come Lo stretto sentiero verso l'interno, è un'importante opera di haibun del poeta giapponese Matsuo Bashō, considerata uno dei maggiori testi della letteratura giapponese del periodo Edo.Bashō 1996b: 7.
Il testo è scritto sotto forma di un diario di viaggio in prosa e in versi, che narra di un epico e pericoloso viaggio a piedi compiuto da Bashō attraverso il Giappone del periodo Edo alla fine del XVII secolo. Mentre l'opera poetica divenne un classico del suo genere, i viaggi del poeta descritti nel testo hanno da allora ispirato molte persone a seguire le sue orme e a ripercorrere il suo viaggio. In uno dei suoi passi più memorabili, Bashō suggerisce che "ogni giorno è un viaggio, e il viaggio stesso la casa".Bashō 2000: 3. Vedi anche Norman 2008. Il testo fu influenzato anche dalle opere di Du Fu, che era grandemente onorato da Bashō.
Di Oku no Hosomichi, Kenji Miyazawa una volta suggerì: "Era come se l'anima stessa del Giappone si fosse scritta da sé."Norman 2008.
Il testo
Frasi di apertura Le frasi introduttive di Bashō sono le più citate di Oku no Hosomichi: Originale giapponeseTraduzione italiana di Cesare BarioliCit. nella bibliografia.Bashō 1996b: 18.I giorni e le notti si alternano fugaci, come perle sfilate da un rosario. Ugualmente gli anni sorgono e tramontano. La nostra vita è un viaggio, che alcuni trascorrono in barca; altri per strada, finché non invecchiano i cavalli del loro carro. Non è la strada la nostra vera dimora? Lo mostrano i poeti d’un tempo che hanno incontrato la morte camminando.
Anche per me giunse il giorno in cui l’infinita libertà delle nuvole mosse dal vento chiamava a vagabondare lungo le coste selvagge di Ki. Quando ritrovai la mia capanna in riva al fiume, l’estate era finita; e nel tempo che impiegai a ripulire il legno vecchio dalle ragnatele, anche l’anno era finito.
Con la primavera nebbiosa tornò il prurito di riprendere la strada verso la dogana di Shirakawa; gli dei del viaggio chiamavano, e io non potevo ignorarli. Rammendai quindi le braghe, infilai un cordone nuovo nei passanti del cappello e, bruciando moxa sul san-ri (bruciature terapeutiche d’artemisia sul punto "tre leghe") per rinforzare le gambe, già vedevo sorgere la luna di Matsushima.
Ho venduto la capanna, ospite per qualche giorno nel padiglione del mio discepolo Sampu, ma prima di lasciare anche quest’albergo, ho pennellato una poesia su una sciarpa che ho appesa al pilastro:
(L'ultima riga allude a Hina-matsuri, la festa delle ragazze, terzo giorno della Terza Luna; le famiglie che hanno figlie, espongono delle bambole su una mensola.)
Questo divenne il primo di una sequenza di otto versi.Bashō 1996b: 19.
Trama
Lo stretto sentiero verso il profondo Nord fu scritto sulla base di un viaggio intrapreso da Bashō nella tarda primavera del 1689. Insieme al suo discepolo e compagno di viaggio Kawai Sora (河合曾良), partì da Edo (l'odierna Tokyo) per la regione interna settentrionale nota come Oku, spinto soprattutto dal desiderio di vedere i luoghi di cui scrivevano gli antichi poetiBashō 1996b: 13. in uno sforzo di "rinnovare la propria arte".Keene 1999a: 311. Specificamente, Bashō stava emulando Saigyō, che lodava come il più grande poeta waka;Nel suo Oi no Kobumi (I ricordi di un bagaglio consumato). Vedi Bashō 1966: 71. Bashō reputava essenziale visitare tutti i siti menzionati nei versi di Saigyō.Keene 1999: 681. Viaggiare in quei giorni era molto pericoloso, ma Bashō coltivava una specie di ideale poetico del vagabondaggio. Viaggiò in tutto per circa 156 giorni, coprendo quasi 2.400 km,Shirane 1998: 20. per la maggior parte a piedi. Di tutte le opere di Bashō, questa è la più nota.
Questo diario poetico è nella forma conosciuta come haibun, una combinazione di prosa e di haiku. Esso contiene molti riferimenti a Confucio, a Saigyō, a Du Fu, all'antica poesia cinese, e perfino allHeike monogatari. Riesce a raggiungere un delicato equilibrio fra tutti gli elementi per produrre un racconto potente. È principalmente un resoconto di viaggio, e Bashō descrive vivacemente l'essenza poetica unica di ogni fermata dei suoi viaggi. Le fermate nel suo viaggio includono il santuario Tokugawa a Nikkō, la dogana di Shirakawa, le isole di Matsushima, Hiraizumi, Sakata, Kisakata ed Etchū. Lui e Sora si separarono a Yamanaka, ma ad Ōgaki si riunì brevemente con alcuni dei suoi altri discepoli, prima di separarsi di nuovo al santuario di Ise e di concludere il racconto.
Dopo il suo viaggio, trascorse cinque anni lavorando e rilavorando sulle poesie e sulla prosa di Oku no Hosomichi, che però fu pubblicato solo tre anni dopo la sua morte, nel 1702. In base alle differenze tra le versioni in bozza del resoconto, il Diario di viaggio di Sora e la versione finale, è chiaro che Bashō si prese numerose libertà artistiche nella scrittura.Shirane 1998: 225. Keene 1999a: 313–315. Un esempio di questo è che nel Senjūshu ("Selezione di racconti") attribuito a Saigyō, il narratore sta passando attraverso Eguchi quando è spinto da una tempesta a cercare rifugio nella vicina casa di campagna di una prostituta; questo porta a uno scambio di poesie, dopodiché egli passa la notte là. Bashō similmente include in Lo stretto sentiero verso il profondo Nord un racconto di lui che ha uno scambio con delle prostitute che si trovano nella stessa locanda, ma Sora non menziona niente.Keene 1999: 772. Keene 1999a: 313.
Filosofia del testo
Nobuyuki Yuasa nota che Bashō studiò meditazione zen sotto la guida del prete Buccho, benché non sia certo se Bashō abbia mai raggiunto l'illuminazione.Bashō 1966: 27. Lo studioso giapponese D. T. Suzuki ha descritto quella di Bashō nella scrittura poetica come una filosofia che richiedeva che sia "il soggetto che l'oggetto fossero interamente annientati"Suzuki 1980: 72–73. nell'esperienza meditativa. Yuasa parimenti scrive: "Bashō aveva gettato via i suoi attaccamenti terreni, uno per uno, negli anni precedenti al viaggio, e ora non aveva nient'altro da gettare via se non il sé stesso che era in lui come anche intorno a lui. Doveva gettare via questo se stesso, perché altrimenti non sarebbe stato in grado di ripristinare la sua vera identità (ciò che egli chiama 'l'eterno sé che è la poesia')."Bashō 1966: 29-30. Yuasa nota ancora: "Lo stretto sentiero verso il profondo Nord è lo studio di Bashō sull'eternità, e per quanto sia riuscito in questo tentativo, è anche un monumento che egli ha posto contro lo scorrere del tempo."Bashō 1966: 37.
Note
Bibliografia
Traduzioni italiane
Versione in linea: , per gentile concessione di A.I.S.E. (Associazione Italiana Sport-Educazione).
Opere critiche
Versione in linea: (Anteprima su Google Libri)
Altri progetti
Collegamenti esterni
Oku no Hosomichi in giapponese e inglese con note. "Matsuo Bashô: Oku no Hosomichi", 9 diverse traduzioni del paragrafo di apertura Mappa stradale di Oku no Hosomichi dal sito web della prefettura di Ishikawa
Scansioni del manoscritto: 1789, metà del periodo Edo, metà del periodo Edo della Biblioteca dell'Università di Waseda
Categoria:Diari di viaggio