Il suo impegno politico ebbe inizio nel 1988, quando ritornò in Birmania dopo molti anni trascorsi all'estero. Quell'anno fu uno dei fondatori e primo segretario generale della Lega Nazionale per la Democrazia (LND), partito di opposizione alle dittature militari che caratterizzarono la storia birmana a partire dal 1962, e nel 1989 fu posta per la prima volta agli arresti domiciliari dalla giunta militare. Era ancora agli arresti quando l'anno dopo l'LND trionfò alle elezioni conquistando l'81% dei seggi, ma i militari rifiutarono di cedere il potere e annullarono le elezioni. Nel 2003 scampò all'agguato nel quale persero la vita circa 70 sostenitori dell'LND. Trascorse quasi 15 anni in carcere o agli arresti domiciliari tra il 1989 e il 2010, anno in cui fu definitivamente liberata.
Con il suo partito vinse con ampio margine le elezioni suppletive del 2012 e soprattutto quelle del novembre 2015, considerate le prime consultazioni libere tenutesi nel Paese dal 1962. Nel marzo 2016 le furono affidati diversi Ministeri e in aprile fu nominata Consigliere di Stato, una delle cariche politiche più importanti in Birmania. Pur rimanendo molto popolare in Birmania, è stata in seguito molto criticata a livello internazionale per la sua politica di governo, incapace di fermare la dura repressione dell'esercito nei confronti di alcune minoranze, in particolare quella dei Rohingya. Tra le accuse mosse nei suoi confronti vi fu quella di aver avallato i massacri commessi dai militari, rifiutandosi di ammettere che fossero da considerare un genocidio. Rimase in carica fino al colpo di Stato militare del 1º febbraio 2021, che ne provocò la destituzione e l'arresto.
Biografia Origini e formazione Figlia del generale Aung San (capo della fazione nazionalista del Partito Comunista della Birmania, di cui fu segretario dal 1939 al 1941) e di Khin Kyi. Suo padre,In merito alle cui idee politiche la figlia poi scrisse: Aung San Suu, Kyi, "THE TRUE MEANING OF BOH", in Asian Survey, settembre 1991, Vol. 31 Issue 9, p793-797, 5p. uno dei principali esponenti politici birmani, dopo aver negoziato l'indipendenza della nazione dal Regno Unito nel 1947, fu infatti ucciso da alcuni avversari politici nello stesso anno, lasciando la bambina di appena due anni, oltre che la moglie e altri due figli, uno dei quali sarebbe morto in un incidente.
Dopo la morte del marito, Khin Kyi, la madre di Aung San Suu Kyi, divenne una delle figure politiche di maggior rilievo in Birmania, tanto da diventare ambasciatrice in India nel 1960. Aung San Suu Kyi fu sempre presente al fianco della madre, la seguì ovunque ed ebbe la possibilità di frequentare le migliori scuole indiane e successivamente inglesi, tanto che nel 1967, presso il St Hugh's College di Oxford, conseguì la prestigiosa laurea in Filosofia, Scienze politiche ed Economia. Continuò poi i suoi studi a New York, dove lavorò per le Nazioni Unite e dove incontrò il suo futuro marito, Michael Aris, studioso di cultura tibetana, che sposò nel 1971 e col quale ebbe due figli, Alexander nel 1972, e Kim nel 1977. Ritornò in Birmania nel 1988 per accudire la madre gravemente malata.
L'impegno politico e sociale Quell'anno la Birmania era scossa da un grande movimento di protesta che portò in luglio alle dimissioni del dittatore militare Ne Win, il quale deteneva il potere dal colpo di Stato del 1962. Il potere rimase comunque ai militari, le proteste continuarono e culminarono nella rivolta 8888 che ebbe inizio l'8 agosto 1988 a Rangoon e si estese in tutto il Paese. Fortemente influenzata dagli insegnamenti del Mahatma Gandhi e dai concetti buddisti, Aung San Suu Kyi aderì alle proteste e il suo primo atto fu il 15 agosto la lettera aperta con cui chiese al governo la formazione di un comitato per preparare libere elezioni. Il 26 agosto tenne un comizio alla Pagoda Shwedagon davanti a mezzo milione di persone, diventando subito un simbolo del movimento democratico nazionale. Le proteste aumentarono e il 18 settembre l'esercito mise in atto un colpo di Stato guidato da Saw Maung, un generale particolarmente vicino alle posizioni dell'ex dittatore Ne Win, che impose la legge marziale e si mise a capo della giunta militare chiamata Consiglio di Stato per la Restaurazione della Legge e dell'Ordine. I militari stroncarono le proteste con la violenza e a fine mese si contarono circa morti tra i dimostranti, dei quali nella sola Rangoon.
Nel suo primo comunicato, la nuova giunta militare annunciò la volontà di indire elezioni democratiche con il sistema multipartito. In vista delle future elezioni, la Lega Nazionale per la Democrazia (LND) fu fondata il 27 settembre 1988 da importanti ex militari democratici e da Aung San Suu Kyi, che fu eletta segretario generale. Malgrado la proibizione del regime, nei mesi successivi Suu Kyi tenne diversi comizi in giro per il Paese. Il 20 luglio 1989, il regime militare la confinò agli arresti domiciliari senza averla processata e in seguito le diede la possibilità di lasciare il Paese, ma Aung San Suu Kyi rifiutò la proposta di andarsene. In quel periodo alcuni degli anziani militari democratici che avevano fondato l'LND lasciarono il partito in contrasto con le posizioni radicali di Aung San Suu Kyi, la quale ebbe invece il supporto dei giovani attivisti del partito.
Il regime militare fissò per il maggio 1990 le elezioni generali, che videro la schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, la quale sarebbe quindi diventata primo ministro; tuttavia i militari mantennero il potere con la forza, annullando il voto popolare. Quell'anno le fu assegnato il premio Sakharov per la libertà di pensiero e l'anno successivo vinse il premio Nobel per la Pace, che fu ritirato dai suoi figli; investì i soldi del premio in un trust per costituire un sistema sanitario e di istruzione a favore del popolo birmano. Sempre nel 1991, Suu Kyi e il presidente dell'LND Tin Oo, che erano ancora agli arresti domiciliari, furono espulsi dal partito dopo che la giunta aveva minacciato di scioglierlo se i due non fossero stati espulsi.
Gli arresti domiciliari Gli arresti domiciliari le furono revocati nel 1995 e fu reintegrata nel partito, rimase comunque in uno stato di semilibertà e non poté mai lasciare il Paese perché in tal caso le sarebbe stato negato il ritorno in Birmania. Nonostante le pressioni del governo statunitense, del segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e di papa Giovanni Paolo II, in seguito ai suoi familiari non fu mai permesso di visitarla. Al marito, che l'avrebbe incontrata per l'ultima volta nel dicembre 1995 , nel 1997 fu diagnosticato il cancro che nel 1999 lo avrebbe ucciso, lasciando Aung San Suu Kyi vedova.
Nel 2002, a seguito di forti pressioni delle Nazioni Unite, ad Aung San Suu Kyi fu riconosciuta una maggiore libertà d'azione in Myanmar, ma il 30 maggio 2003, mentre si trovava in un convoglio automobilistico con numerosi sostenitori dell'LND, alcune centinaia di persone collegate ai militari tesero un agguato e massacrarono circa 70 degli attivisti per la democrazia, e riuscì a salvarsi solo grazie alla prontezza di riflessi del suo autista Ko Kyaw Soe Lin, ma fu di nuovo messa agli arresti domiciliari. Da quel momento la sua salute andò peggiorando, tanto da richiedere interventi e ricoveri ospedalieri. Il "caso" Aung San Suu Kyi incominciò a essere un argomento internazionale, tanto che gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea fecero grosse pressioni sul governo del Myanmar per la sua liberazione, ma gli arresti domiciliari furono rinnovati per un anno nel 2005 e ulteriormente nel 2006 e nel 2007.
L'importanza e lo spessore morale delle sue azioni in favore dei diritti umani raggiunsero vasti consensi nell'opinione pubblica globale e nei più prestigiosi ambienti culturali. Nel 2000 le fu attribuita una laurea honoris causa in filosofia dall'Università di Bologna che poté ricevere ufficialmente solo il 30 ottobre 2013. Il 9 novembre 2007, lasciò l'abitazione dove era confinata agli arresti domiciliari. Per il suo impegno per i diritti umani, il 6 maggio 2008 il Congresso degli Stati Uniti le ha conferito la sua massima onorificenza: la Medaglia d'oro del Congresso.
Il 3 maggio 2009 un mormone statunitense, John William Yettaw, attraversando il lago Inya a nuoto raggiunse la casa in cui era costretta agli arresti domiciliari. A seguito di ciò il 14 maggio la giunta militare arrestò e il 18 successivo processò Aung San Suu Kyi per violazione degli arresti domiciliari. Il termine dei domiciliari e la liberazione dell'attivista birmana dall'ultimo arresto sarebbero scaduti il 21 maggio. Secondo buona parte della stampa internazionale e la stessa Lega Nazionale per la Democrazia, l'impresa di Yettaw fu il pretesto fornito alla giunta militare per mettere fuori gioco Aung San Suu Kyi prima di sottoporre il popolo birmano alla votazione di un referendum per l'approvazione di un testo costituzionale che, di fatto, sancì la continuazione del potere dei militari sotto forme civili, escludendo del tutto la Lega nazionale per la democrazia. L'11 giugno Aung San Suu Kyi fu nuovamente condannata a tre anni di lavori forzati per violazione della normativa della sicurezza, che furono poi commutati dalla giunta militare in 18 mesi di arresti domiciliari.
La liberazione e la carriera politica Il 13 novembre 2010 Aung San Suu Kyi fu liberata. Il 1º aprile 2012 ottenne un seggio al parlamento birmano. Il 16 giugno successivo ritirò il premio Nobel per la Pace che aveva vinto nel 1991. Iniziò quindi a visitare vari Paesi, dato che le era stato finalmente concesso il permesso dal governo birmano. Si recò in Inghilterra dal figlio e in seguito anche in Francia.
Le elezioni dell'11 novembre 2015 videro il trionfo della Lega Nazionale per la Democrazia che ottenne la maggioranza assoluta in entrambi i rami del parlamento. Conquistò alla Camera bassa 255 dei 330 seggi assegnati col voto e dei 440 totali, dei quali 110 seggi erano riservati a parlamentari non eletti ma scelti dalla giunta militare; mentre si aggiudicò 135 dei 168 seggi in palio nella Camera alta composta da 224 membri, 56 dei quali a loro volta scelti dai militari.
Furono le prime elezioni libere dal colpo di Stato del 1962 (escludendo le elezioni del 1990 ignorate dalla giunta militare). Dal 30 marzo 2016, con l'insediamento del governo formato dal nuovo presidente del Myanmar Htin Kyaw, San Suu Kyi divenne ministro degli Affari esteri, della Pubblica Istruzione, dell'Energia elettrica e dell'Energia e ministro dell'Ufficio del presidente. Il 6 aprile successivo lasciò i dicasteri della Pubblica Istruzione, dell'Energia elettrica e dell'Energia per diventare consigliere di Stato, una nuova carica istituita nel Paese appositamente per lei paragonabile a quella di primo ministro in altri Paesi.
Non le fu concesso di diventare presidente del Myanmar per una clausola della Costituzione – che secondo gli osservatori era stata appositamente aggiunta dai militari per impedirle di assumere l'incarico – secondo la quale chi ha figli di un'altra nazionalità non può essere presidente. Fu comunque presidente de facto del Paese, mentre il presidente eletto fu il suo amico d'infanzia e consigliere Htin Kyaw, che si limitò a svolgere esclusivamente formalità celebrative e di rappresentanza e che avrebbe dato le dimissioni nel marzo 2018 per motivi di salute.
Il genocidio dei Rohingya