Le fortificazioni di Vicopisano sono l'insieme delle torri presenti nel paese e la cinta muraria, un circuito fortificato che circonda il centro storico, dove in origine sorgeva il castello medievale.

Storia L’esistenza del castello di Vicopisano è attestata fin dal X secolo; la fortezza è celebre per le numerose cronache del tempo che la vedono come importante punto di contesa in campo bellico e politico. Il castello sorgeva infatti su un colle alla confluenza di due importanti corsi d’acqua: il fiume Arno, che collegava Vicopisano con Firenze, Pisa e il mare, e l’Auser, che comunicava con la Lucchesia. Il castello assunse le sembianze di piccola città fortificata grazie alla Repubblica di Pisa, che dal XIII secolo ne aumentò l’importanza. A seguito della sconfitta di Pisa a opera dei Fiorentini, nel 1406, Vicopisano diventò dominio di Firenze mantenendo un’importante funzione amministrativa, diventando anche sede di Vicariato. Nel 1560 il Granduca Cosimo I de' Medici avviò i lavori per la deviazione del corso dell’Arno, nell’intento di aumentare la superficie di terreno coltivabile e di migliorare le colture già esistenti in zona. Vicopisano perse così la sua via d’acqua principale e assunse lentamente le caratteristiche di centro agricolo, mantenendo comunque intatto il suo patrimonio di edilizia fortificata nonostante la cessazione di ogni attività bellica.

Le mura sono situate nel tratto che, dalla Torre del Soccorso, va verso la Torre delle Quattro Porte e poi procede ancora verso la Pieve. Sul lato sud del paese resta conservato un altro tratto di mura, visibile percorrendo via Trombi.

Sono state edificate a partire dalla metà del XIII secolo e hanno subito diverse opere di rinforzo e ristrutturazione nel corso dei vari secoli, con l'aggiunta di torri circolari in mattoni, alcune delle quali sono divenute parti di abitazioni private. Le diverse fasi costruttive che presentano, individuabili dai materiali utilizzati e dalle diverse tecniche di assemblamento, sono utili per ricostruire la datazione e la storia dell'opera architettonica. Le mura presentano infatti una fascia inferiore costruita in laterizio, con prevalenza di pietre di fiume locali, unite da malta in maniera irregolare. Al di sopra di questa fascia in pietra si incontra una fascia in mattoni, la quale si suppone che in origine terminasse con una merlatura quadrata. Per finire, la parte superiore è frutto di una soprelevazione delle mura; è anche essa in laterizio, ma costituita da un materiale più scadente.

Mura Secondo quanto indicato da attestazioni rilevate fra il XII e il XIII secolo e in base all'individuazione di fasi costruttive differenti nei tratti superstiti, la fase di costruzione più antica delle mura si può collocare nella seconda metà del XII secolo. Rispetto al circuito murario originale si conservano solo gran parte del tratto a Nord e piccola parte di quello Sud. Il tratto conservato più consistente, tra la Torre delle Quattro Porte e l'angolo nord-ovest del tracciato, è segnato da almeno quattro diverse fasi costruttive. Pietre locali in verrucano di piccola e media grandezza compongono la fascia muraria inferiore, mentre una fascia in mattoni assemblati ordinatamente "alla senese" rappresenta la prima soprelevazione delle mura. In seguito, un'ulteriore fascia di mattoni rappresenta una fase costruttiva successiva.

La prima e più antica fascia di muratura poggia sulla Torre delle Quattro Porte, che è databile fra XII e XIII secolo. È quindi possibile collocare la prima fase costruttiva delle mura di Vicopisano entro la metà del XIII secolo; la prima soprelevazione merlata segue a breve distanza cronologica, prima della fine del XIII secolo. Per concludere, l'ultimo intervento di soprelevazione è riferibile al XIV secolo, come riporta esplicitamente la documentazione archivistica.

La porzione di mura esposta a sud-ovest è suddivisibile in due diverse parti, di cui la prima costituisce appunto il fronte sud-ovest delle abitazioni in schiera affacciate su via del Lante. Questo fronte non è del tutto visibile poiché è stato intonacato o anche ristrutturato in certi punti. La seconda parte è la prosecuzione della precedente e presenta una fascia inferiore in verrucano e una superiore in mattoni piuttosto deteriorati.

Un tratto di mura del tutto scomparso è quello un tempo compreso tra l'angolo di nord-est e quello di sud-est; si sviluppava con forma ad arco e comprendeva due porte, di Cisano e dell'Arno, entrambe dotate di ponti che valicavano la Serezza Vecchia e, forse, l'Arno.

Torri A Vicopisano sono presenti molte torri, delle quali la maggioranza è ben conservata nella totalità mentre il resto è stato inglobato o riadattato ad abitazione.

A partire dal XII secolo iniziò a comparire, nel territorio pisano, l'importante tipologia architettonica di "case-torri", edifici caratterizzati da un'ampiezza maggiore rispetto alle normali torri e dalla presenza di pilastri con archi sommitali al loro culmine. Le strutture prevedevano una facciata stretta, un ingresso e finestre ampie ai piani superiori che conducevano a balconi in legno. La maggiore particolarità di questi edifici era il duplice utilizzo di abitazione nei periodi di pace e di torre nel corso delle battaglie. Erano presenti inoltre sporti lignei esterni che, lasciando inalterata la pianta dell'edificio, aumentavano in modo notevole lo spazio disponibile all'interno. A livello sociale, maggiore era l'altezza di una torre e maggiore era il prestigio che garantiva alla famiglia che la possedeva. Infatti, l’edificazione di torri sempre più alte, oltre a maggior prestigio, offriva anche un vero predominio nei confronti delle altre famiglie. L’incremento della popolazione e il conseguente aumento di abitazioni favorì l’accorpamento e la costruzione di edifici contigui, meno alti e dalla pianta più ampia, con l’intento di sfruttare mura già esistenti per diminuire le spese. Anche l’edilizia minore iniziò a essere edificata con maggior cura, con domus in pietra o case in laterizio.

Dal XIV secolo si ha un progressivo abbandono delle torri oppure il loro inserimento, per accorpamento, in palazzi, nei quali risiedevano interi nuclei familiari. Anche i ballatoi lignei vengono pian piano abbandonati in questo periodo, a causa della loro instabilità e della facilità con cui potevano essere incendiati. D’altro canto, la ricerca di comodità promosse la diffusione di abbellimenti in marmo sulle pareti. In seguito alla conquista fiorentina del 1406, quindi, le case-torri subirono una serie di mutamenti con lo scopo di seguire i nuovi canoni edilizi imposti dalla città dominante: frequente fu la riduzione delle dimensioni delle aperture verso l’esterno o addirittura la loro copertura, con le caratteristiche medievali pisane che vennero meno in favore dei pregevoli elementi architettonici cinquecenteschi o seicenteschi importati da Firenze. Solo dal XIX secolo in poi si cercò di ripristinare l’aspetto più antico di queste strutture, mettendo nuovamente in luce i particolari elementi dell’architettura pisana, come le mensole in verrucano, i timpani o gli archi a sesto acuto.

Rocca di Vicopisano

A seguito della conquista di Vicopisano da parte dei Fiorentini nel 1406, l’originaria rocca medievale di Vicopisano fu distrutta. Tuttavia il governo di Firenze decise di costruire una nuova e possente torre di guardia della nuova e preziosa conquista, commissionando il lavoro a Filippo Brunelleschi. La causa che maggiormente spinse i fiorentini a edificare la “Rocca Nuova” fu il ritorno della minaccia rappresentata dalla famiglia Visconti del Ducato di Milano; essi intendevano conquistare la città di Pisa approfittando dell’incerta situazione politica toscana di quegli anni. L’alleanza dei Visconti con Lucca, timorosa di un’imminente conquista fiorentina, spinse Firenze a dotare di fortificazioni aggiuntive i luoghi più importanti sottoposti al suo dominio. In più, le milizie fiorentine avevano bisogno di un presidio fortificato al fine di poter meglio controllare Vicopisano nei frequenti casi di rivolte o sommosse popolari. Oltre a ciò era consuetudine, per i fiorentini, quella di costruire in ogni città conquistata una nuova fortezza che li aiutasse a mantenerne il controllo; si ricordino, a proposito, le fortezze di Pisa, Volterra, Arezzo, Poggibonsi, Siena e altre, la cui costruzione spesso implicava un cambiamento totale di interi quartieri urbani.

L’attribuzione di questo progetto a Brunelleschi è stata in passato controversa, ma la chiarezza dei documenti che attestano come il fortilizio sia stato ideato dall’architetto fiorentino non lasciano oggi spazio a dubbi. Brunelleschi, per progettare la Rocca, collaborò con l’Opera di Santa Maria del Fiore, fabbriceria fiorentina con la quale concepì altre celebri architetture. I lavori di costruzione cominciarono nel 1435 con la demolizione di chiese e palazzi presenti sulla sommità del colle. La fortezza inglobò i resti della rocca distrutta nel 1406 oltre alla Torre di Santa Maria, risalente al XII secolo e appartenente un tempo agli arcivescovi di Pisa, che divenne il mastio della nuova struttura. Esaminando i documenti di Santa Maria del Fiore e gli archivi statali fiorentini, si osserva che la data dell’erezione del fortilizio è ritenuta il 28 luglio 1435, giorno in cui fu deciso di formare una commissione di cinque cittadini incaricati di decidere in che modo e con quali forme congegnare la struttura, oltre che di supervisionare i lavori. Nonostante ciò, il governo fiorentino aveva già manifestato l’esigenza di edificare una fortezza a Vicopisano già all’inizio del 1434, con una delibera risalente al 25 gennaio. Per quanto riguarda i finanziamenti relativi alla costruzione e al completamento della Rocca, il gonfaloniere di giustizia e i priori autorizzarono la vendita dei beni appartenenti ai ribelli e condannati pisani.

La Rocca di Vicopisano è una delle ultime fortificazioni militari medievali costruite con antichi criteri di difesa: le mura sono infatti molto alte, dotate di merlatura poggiata su archetti che ospitavano piombatoie adibite al lancio di pece o olio bollente su eventuali assalitori. Tuttavia, è presente un importante elemento di novità nell’insieme di ponti levatoi che, se ritirati, isolavano varie parti della fortezza rendendone molto più difficoltoso l’assedio: la torre era dotata di una propria cisterna e di un deposito di vettovaglie costantemente rifornito, ed era quindi capace di resistere a lungo anche se privata del resto della fortificazione. Un’ulteriore soluzione concepita da Brunelleschi nell’eventualità di un assedio fu il muraglione che collegava la Rocca alla Torre del Soccorso, posta ai piedi del colle; il muraglione non poteva essere assalito in quanto facilmente difendibile dalle sue due estremità, mentre dalla Torre del Soccorso, che sorgeva sull’Arno, sarebbero facilmente giunti rifornimenti di uomini e materie da Firenze. In più, anche ammettendo una conquista della Torre del Soccorso, sarebbe stato estremamente difficoltoso per gli assedianti riuscire a percorrere il corridoio del muraglione, in quanto era in salita e pienamente esposto a attacchi dalla Rocca. Oltre a ciò, gli assedianti avrebbero trovato interrotto il collegamento con la Rocca, dove esisteva un ponte levatoio che, una volta ritratto, avrebbe costretto i soldati nemici a un salto nel vuoto di circa tre metri.

Torri gemelle

Si tratta di due possenti torri, le quali mostrano tecniche edilizie differenti, con pietra (XII-XIII secolo) e mattoni (XIV secolo). Furono edificate a difesa della vecchia fortezza pisana della Rocca e del principale accesso al castello, la Porta di Mercato.